

Oggi le malattie reumatiche (RD) rappresentano un problema per i sistemi di sicurezza sociale di tutto il mondo. Hanno costi di gestione enormi a causa della cronicità delle malattie stesse. La qualità della vita è di certo povera, la perdita dell’impiego è alta e l’esito a lungo termine è poco soddisfacente, nonostante una risposta iniziale positiva alle terapie immunomodulatorie (cfr.). Per questo motivo le nuove terapie razionali vengono in particolar modo autorizzate per fermare l’evoluzione della patologia evitando il deteriorarsi delle articolazioni e degli organi interni. Il trapianto di cellule staminali autologhe (ASCT) in seguito ad una chemioterapia ablativa ad alto dosaggio è oggi diventato una realtà all’interno di un programma di studio internazionale. Il dosaggio di farmaci come il ciclofosfamide (Cy) è significativamente limitato a causa dei loro effetti collaterali e in particolare della loro tossicità per il midollo osseo. Per questo motivo si è elaborato un progetto internazionale per superare quel limite e salvare i pazienti mediante l’ASCT. Tale studio venne sviluppato secondo linee guida decise all’unanimità e tali che attualmente circa 600 pazienti hanno ricevuto un ASCT soprattutto nel contesto degli studi di fase I/II (cfr. Gerber, Gratwohl, Passegg, Tyndall, Best Clin Haematol 2002). Circa 450 di questi casi sono stati registrati dalla base dati dell’European Group for Blood and Marrow Transplantation (EBMT) e dell’European League Against Rheumatism ( EULAR ). Questa relazione sintetizza i risultati ottenuti dal progetto. Non ci si deve dimenticare che, in patologie come la leucemia, la sopravvivenza a lungo termine in assenza di malattia evidente è oggi possibile per molti pazienti grazie all’attenta conduzione di studi di controllo randomizzati piuttosto che alla piena comprensione della fisiopatologia. Si spera che l’ASCT, una forma di terapia intrinsecamente tossica e pericolosa, cada in disuso per le RD quando si studieranno in futuro delle nuove terapie mirate.
Il
trapianto di Midollo Osseo e l’ASCT
Una delle prime relazioni su un tentativo di trapianto di midollo osseo (BMT)
fu pubblicata nel 1939 (cfr.): venne effettuato su una giovane donna con sospetta
anemia aplastica indotta da sali d’oro, essendo l’oro stato somministrato
per curare una tubercolosi polmonare. E’ interessante come una delle prime
relazioni sul BMT, che per pura coincidenza aveva indotto la remissione di
una AD, fosse su un paziente affetto da anemia aplastica provocata dalla terapia
basata sull’oro e adottata contro l’artrite reumatoide.(cfr). Nell’ultimo
decennio si sono eseguiti molti trapianti di cellule staminali ematopoietiche
prelevate perifericamente (HSC) e un minor numero di trapianti di midollo
osseo e, di recente, anche pochi prelievi di HCS dal sangue del cordone ombelicale
(tabella 1 – EBMT
file gigante).
Dalla prospettiva terapeutica per le AD, esistono significative differenze
fra una fonte periferica e le HSC del midollo osseo.
Il midollo osseo contiene meno cellule T ma richiede un intervento sotto anestesia
generale e un tempo di ricostituzione più lungo a causa della presenza di
poche cellule progenitrici. Nei bambini piccoli affetti dall’artrite idiopatica
giovanile non è talvolta possibile mobilizzare cellule staminali in numero
sufficiente per un prelievo periferico: è risaputo che sono necessari almeno
2 X 10 6 CD34 cellule positive (cellule staminali e progenitrici) per kg di
peso corporeo per assicurare una ricostituzione ematologica affidabile. D’altro
canto una fonte periferica di HSC necessita della mobilitazione di cellule
staminali dal midollo osseo mediante la somministrazione di alte dosi di Cy
e/o di fattori di crescita, soprattutto il G-CSF. Questo presenta nuove prospettive
per i pazienti colpiti dalle AD.
I primi tentativi di mobilizzare le cellule staminali non ebbero successo
in 5 pazienti probabilmente a causa di precedenti trattamenti tossici per
il midollo. Tale risultato non fu così comune come si era anticipato inizialmente
(cfr.) e venne superato unendo al materiale del trapianto una seconda mobilitazione
od optando per un prelievo di midollo osseo. Inoltre il G-CSF può potenzialmente
scatenare un episodio di AD e questo si osservò in alcuni pazienti, soprattutto
RA (8/72) (cfr.). La maggior parte di questi episodi fu relativamente facile
da controllare, ma in almeno uno di loro (sclerosi multipla) l’esito fu fatale
(cfr.). In certi casi dosaggi di 2-4 gms/m2 di Cy somministrati per la mobilitazione
portarono ad un rapido miglioramento delle AD tale che questo metodo venne
adottato in fase di pre-randomizzazione negli studi di fase III per RA e SLE
(vedi sotto). Si è discusso a lungo sul bisogno di purgare intensamente dai
linfociti autoaggressivi il materiale da trapiantare, come pure sul concetto
che solo un omotrapianto potesse sostituire un sistema immunitario difettoso
o “curare” le AD attraverso un trapianto teorico contro una reazione cellulare
autoimmune. Cinque anni e 600 pazienti più tardi è ragionevole dire che i
regimi più aggressivi, come l’irraggiamento o quelli basati sul busulfan/ciclofosfamide,
erano associati ad una maggior tossicità e solo ad una tendenza verso una
remissione duratura (cfr.). Per quanto riguarda il purgare, si notò di nuovo
un’associazione fra l’intensità della purga e il rischio d’infezione, senza
però alcun vantaggio evidente. E’ risaputo che con la chemioterapia o l’irraggiamento
non è possibile effettuare una completa purga cellulare sia in vivo sia in
vitro per cui al massimo si ha un “debulking” autoimmune con l’ASCT. Certi
gruppi non manipolarono il materiale da trapiantare e uno studio (cfr.) randomizzò
i pazienti RA con CD34 con quelli senza, e non si osservò alcun vantaggio
in termini di ricaduta (cfr.); in realtà si notò una minor tendenza verso
le ricadute nel gruppo non purgato (cfr.), presentando quindi la questione
di modulare le cellule T (precedentemente chiamate cellule suppressor) che
servono per controllare il processo autoreattivo. Nell’insieme si è sviluppato
con questo progetto il concetto di riorganizzare la reazione autoimmune piuttosto
di rimuoverla inducendo la tolleranza, come suggerirono esperimenti su modelli
animali.
Le
malattie autoimmuni casuali e l’ASCT
Sono state pubblicate molte cartelle cliniche retrospettive, alcune prognostiche
e molte collane (cfr.) a partire dalle prime relazioni sui miglioramenti e
persino sulle remissioni a lungo termine di RA in seguito all’ASCT (cfr.).
Le prime relazioni sui casi di ASCT furono seguite da benefici a lungo e breve
termine dopo l’auto ASCT (tabella 2). Pur essendo di grande interesse, queste
cartelle cliniche hanno lo svantaggio del taglio dato per la pubblicazione
e dei dettagli incompleti riguardo allo stato delle AD e l’entità dell’esito.
Di recente si sono pubblicati casi di risposte negative o dell’assenza di
esse (cfr.), ed è stato constatato che le AD possono essere passivamente trasmesse
attraverso l’ASCT. Tuttavia si sono fatti degli importanti commenti su queste
cartelle cliniche. Una donna affetta da RA che ricevette un omo-ASCT dal fratello
sano per curare un’anemia aplastica indotta da sali d’oro godette di una remissione
clinica e sierologica di 4 anni del RA seguita da una ricaduta completa. Tutte
le cellule immunocompetenti prelevate dal sangue e dalle articolazioni erano
di tipo donor (contenenti il cromosoma Y), dimostrando quindi la complessità
della fisiopatologia delle AD. In un altro caso un uomo colpito dalla leucemia
ricevette un omo-ASCT dal fratello che aveva un HLA identico ma uno SLE inattivo
(cfr.). Il donatore aveva anticorpi contro C1q, che si manifestò più tardi
per poi scomparire senza segni renali o altre manifestazioni SLE nell’ospite
dopo il trapianto. Entrambi questi casi dimostrano che l’ambiente ospite/rete
di modulazione cellulare gioca un ruolo tanto essenziale nell’espressione
finale delle AD quanto i cloni stimolanti le cellule autoreattive.
Le
patologie delle articolazioni e del tessuto connettivo e l’ASCT
Il progetto combinato dell’EBMT e dell’EULAR per le patologie autoimmuni rilasciò
linee guida decise all’unanimità (cfr.) prima che il primo paziente venisse
trattato e si formò subito una collaborazione con l’America del Nord e il
Registro Internazionale di Trapianti di Midollo Osseo (IBMTR). Simili gruppi
di dati su pazienti trapiantati sono raccolti in tutto il mondo: quelli delle
Americhe si trovano nell’IBMTR e quelli del resto del mondo nella base dati
dell’EBMT/EULAR a Basilea. La base dati EBMT/EULAR contiene informazioni su
450 registrazioni, essendo le malattie più comunemente trapiantate sclerosi
sistemica (SSc), RA , JIA e SLE (tabella 3).
I dati provengono da 82 centri di trapianto in 21 paesi e la mortalità iniziale
da trapianto (TRM) era del 7% (cfr.). Questa era più alta dello stimato 3%
per gli auto-ASCT totali, riflettendo il malessere generale dei pazienti e
il coinvolgimento di più organi di molti pazienti con RD rispetto a, diciamo,
pazienti col carcinoma mammario sottoposti ad alte dosi chemioterapiche e
all’ASCT. C’era infatti una marcata differenza fra i gruppi AD aventi un TRM
di 12,5% in SSc e solo un paziente con RA. Furono pure diversi il tasso e
il tipo di risposta. Più pazienti RA, JIA e SLE risposero subito per poi ricadere
rispetto a quelli SSc.
Sclerosi
sistemica
Fra i primi 45 pazienti, si notò un miglioramento del 25% o più nel 70% di
essi, con un TRM del 17%. (15). Furono usati vari protocolli, basati soprattutto
sul Cy (una mobilitazione di 4g/m2 di Cy e condizionamento di 200 mg di Cy/kg
peso corporeo) o sull’irraggiamento di 8 Gy/Cy per 120mg/kg di peso corporeo.
Aumentando il numero di pazienti presi in considerazione, il TRM scese a 8,6%,
un calo che si pensò dipendesse da una più attenta selezione dei pazienti
stessi. La funzionalità polmonare tendeva a stabilizzarsi e alcuni fattori
furono identificati come potenzialmente rischiosi per l’ASCT, per es. l’ipertensione
polmonare con una pressione arteriosa polmonare media superiore a 50mmHg,
un intenso coinvolgimento cardiaco, un’acuta fibrosi polmonare e un’ipertensione
sistemica non controllata. Quando questi pazienti furono esclusi dall’analisi,
il TRM scese al 7%, suggerendo che lo studio randomizzato controllato proposto
sarebbe stato eticamente accettabile, considerando una mortalità di quasi
50% in 5 anni in questo sottogruppo di pazienti. Nel nuovo protocollo dello
studio, lo studio ASTIS (Autologous Stemcell Transplantation International
Scleroderma), sono stati esaminati solo pazienti con diffusa SSc epidermica
aventi un esteso coinvolgimento cutaneo da meno di 4 anni e segni evidenti
di una malattia progressiva che minacciava gli organi o la vita stessa. Lo
scopo primario di questo studio è raggiungere una sopravvivenza libera da
eventi dopo 2 anni. Il braccio trattato viene mobilitato con Cy 4g/m2 e G-CSF,
seguito da un condizionamento con Cy 200mg/kg di peso corporeo più ATG e un
innesto selezionato di CD 34. Al braccio di controllo viene mensilmente somministrato
endovena CY 750mg/m2 per 12 mesi. Ciascun braccio conta 100 pazienti. L’ASTIS
è tuttora in corso e finora, seguendo questi criteri di selezione, non ci
sono stati decessi dovuti al trapianto. Per ulteriori informazioni visitate
il sito: http://www.astistrial.com
o inviate un messaggio e-mail all’indirizzo: astistrial-fps@unibas.ch .
L’Artrite
Reumatoide
Dei 63 pazienti che subirono un trapianto, l’analisi dei primi 72 dimostrò
un miglioramento significativo: il 78% di essi riusciva ad avere una risposta
ACR 50. Questa è una misura combinata dei parametri clinici e di laboratorio
che dovrebbe migliorare di almeno il 50%. Prima del trapianto la maggior parte
dei pazienti non riusciva a rispondere ad almeno 3 tradizionali farmaci antireumatici
che modificano la malattia (DMARD), come il metotrexato o la sulfasalazina.
Si notarono ricadute di una certa entità nel 73% di pazienti dopo il trapianto,
ma fu relativamente facile controllarle in molti di essi mediante l’uso di
farmaci che si erano dimostrati inefficaci prima del trapianto. Il controllo
medio avvenne dopo 18 (6-40) mesi e la maggior parte dei pazienti ricevette
solo un regime di condizionamento di Cy 200mg/m2, mentre invece ricevette
un ugual numero di cellule staminali prelevate perifericamente dopo la mobilitazione
G-CSF o Cy/ G-CSF. Queste esperienze di fase I e II furono integrate in uno
studio randomizzato di fase III, lo studio ASTIRA (Autologous Stemcell Transplantation
International Rheumatoid Arthritis). Lo studio arruola solo pazienti con RA
attiva che non hanno risposto ad almeno 4 DMARDS (compreso il metotrexato
e l’anti-TNF alpha) in seguito ad una malattia della durata di 2-15 anni.
Una volta mobilitate le cellule staminali con il Cy 4g/m2 e il G-CSF, si passa
alla randomizzazione o verso la terapia tradizionale continuativa con il metotrexato
o il leflunamide o verso il condizionamento mediante la somministrazione di
Cy 200 mg/m2 e ATG. Il materiale trapiantato non viene manipolato e si somministra
una terapia di mantenimento con il metotrexato o il leflunamide. Lo scopo
primario è il numero di pazienti che raggiunge una buona o moderata risposta
EULAR o ACR 20 a sei mesi. Ciascun braccio deve essere formato da 16 pazienti,
calcolati su una differenza di > 50% fra i due gruppi. Per ulteriori dettagli
visitate il sito http://www.EBMT.org o inviate
un messaggio e-mail all’indirizzo: 114077.1034@compuserve.com
L’artrite
idiopatica giovanile
Si è registrato un totale di 51 bambini affetti dall’artrite idiopatica giovanile,
soprattutto nella forma sistemica chiamata malattia di Still. La maggior parte
di questi casi furono trattati in due centri olandesi usando una fonte di
cellule staminali prelevata dal midollo osseo e un protocollo di condizionamento
comprendente Cy 200mg/kg di peso corporeo, TBI 4Gy e ATG (N Wulffraat, comunicazione
personale). Nell’intero gruppo si riferirono 15 remissioni complete e 3 remissioni
parziali. Si poté ridurre il dosaggio di corticosteroidi in quelli che avevano
raggiunto la remissione e alcuni pazienti passarono alla pubertà e sperimentarono
una crescita di compensazione. Tre pazienti morirono della sindrome di attivazione
macrofagica, che si pensò fosse legata ad un’infezione ricorrente o ad un’attività
sistemica incontrollata della patologia stessa al momento del trapianto. I
protocolli furono modificati in modo che l’attività sistemica venisse controllata
prima del trapianto con il metilprednisolone somministrato endovena. Dopo
queste modifiche non si verificarono altri decessi simili. Si condurranno
altri studi pilota delle fasi I e II prima di proporre lo studio randomizzato
ottimale di fase III.
Lupus
Eritematoso Sistemico
Dei 55 registrati, la maggior parte presentava un coinvolgimento renale e/o
CNS, e 21 non aveva risposto alla terapia tradizionale con il Cy. Nella maggior
parte dei casi si usò una fonte di cellule staminali periferiche dopo la mobilitazione
con il Cy e il G-CSF. Ventitré pazienti furono condizionati con Cy e ATG,
undici con Cy e TBI e si usarono anche cinque altri regimi. Ci furono 5 decessi
causati dalla terapia e uno dal progresso della patologia, risultante in un
TRM di 10 calcolato statisticamente (2-20 %). In quei pazienti che presentavano
dati sufficienti per l’analisi, il 72% raggiunse una remissione, definita
SLEDAI (Indice dell’attività del lupus eritematoso sistemico) = 3, e riuscirono
a ridurre gli steroidi a < 10mg/giorno. Altri sei non raggiunsero questa meta.
Metà dei casi di remissione ebbe una ricaduta di una certa entità più facilmente
controllata con agenti standard che si erano dimostrati inefficaci precedentemente.
E’ in corso una più dettagliata analisi dei dati in modo da proporre il protocollo
di fase III più adatto. Traynor e colleghi (34) riferirono di 9 pazienti con
SLE acuta, che furono mobilitati all’interno del protocollo di trapianto.
Uno morì d’infezione in seguito alla mobilitazione e un altro morì invece
3 mesi più tardi da lupus attivo con complicanze a carico del sistema nervoso
centrale, non essendo passato alla fase del trapianto. Un controllo medio
svolto 25 mesi dopo il trapianto dimostrò che i sette pazienti rimasti non
presentavano alcun segno di lupus attivo.
La chemioterapia ad alto dosaggio comprendeva ciclofosfamide 200mg/kg, metilprednisolone
1 gm e ATG equino 90mg/kg. I pazienti idonei presentavano una glomerulonefrite
di classe WHO III-IV; un’encefalite da lupus; una mielite trasversa; una vasculite
da lupus, che coinvolgeva il cuore o il parenchima polmonare - nessuno di
questi ultimi aveva risposto ad almeno sei cicli di ciclofosfamide somministrato
endovena; citopenie acute, perisolose per la vita e associate al lupus, che
non rispondevano alle dosi standard di ciclofosfamide; o la catastrofica sindrome
antifosfolipidica.
Dei 7 pazienti, 2 furono segnalati per lo studio a causa della presenza di
patologie polmonari progressive e ipossia a riposo, ma non erano ventilatore
dipendenti. Un paziente con emorragia alveolare era ossigeno dipendente e
necessitava del sostegno intermittente del ventilatore. Quattro avevano una
glomerulonefrite di classe WHO III-IV e la sindrome nefrosica. Cinque avevano
un clearance della creatina al di sotto della norma. Tutti soffrivano d’ipertensione
incontrollata che richiedeva l’uso di quattro agenti anti-ipertensivi. Due
soffrivano di ipocinesi miocardica. Due ebbero delle convulsioni poco prima
del trapianto.
Citopenie
refrattarie autoimmuni
Le citopenie refrattarie rappresentano un gruppo estremamente eterogeneo.
I meccanismi sembrano essere più chiaramente definiti con anticorpi putativi
diretti contro gli epitopi presenti in una o più linee cellulari ematopoietiche.
Le risposte soddisfacenti furono pubblicate molto presto, ci furono pochi
pazienti con ITP, presto seguiti da insuccessi. La base dati comprende un
totale di nove pazienti, due dei quali presentavano una remissione totale.
La più grande serie di 14 pazienti con ITP viene dal NIH (cfr.). Tutti soffrivano
di ITP refrattaria acuta che non rispondeva ad almeno tre regimi terapeutici
e tutti erano stati splenectomizzati. Otto mostrarono una chiara risposta
e sei una remissione totale prolungata per oltre due anni.
Nessuno morì di complicanze da trapianto. Il condizionamento venne effettuato
con il Cy e tutti i 16 ricevettero un trapianto selezionato di CD34. Gli altri
pazienti colpiti da citopenie erano eterogenei: aplasia eritrocitaria pura
(nr. 4), anemia emolitica autoimmune (nr. 2) e la Sindrome di Evans (nr.1).
L’età media era 31 (4-45) anni e il tempo medio per il trapianto era di 93
mesi (12-236). Molti ricevettero cellule staminali dal sangue mobilitato con
fattori di crescita (nr. 7) o con il Cy assieme a fattori di crescita (nr.
6). Ci furono due prelievi di midollo osseo. I regimi di condizionamento comprendevano
solo Cy (nr. 3), Cy assieme ad altri farmaci o all’ATG (nr. 9), melfalan (nr.
2) o erano basati sulla fludarabina.(nr. 2). Nella maggior parte dei casi
(nr. 12) il materiale da trapiantare venne purgato delle cellule immuni.
Conclusione
L’analisi dei risultati dell’ASCT nelle RD sostiene una nuova possibilità
ed è uno strumento che potremmo avere per interferire con l’evoluzione della
patologia. Nuovi studi stanno ora indagando sugli effetti dell’ASCT nelle
RD. La speranza di molti ricercatori è ora focalizzata sui risultati di queste
prove per affermare definitivamente che l’ASCT è untrattamento efficace. I
dati delle fasi I e II suggeriscono che per alcuni pazienti AD attentamente
scelti, l’ASCT potrebbe offrire una terapia alternativa con un rapporto rischio/beneficio
eticamente accettabile. Tuttavia sarà solo attraverso studi multicentrici
internazionali randomizzati che questa possibilità potrà essere supportata
da prove. Il lavoro duro inizia ora.
Alan
Tyndall
Dipartimento di Reumatologia Università di Basilea
Svizzera
Marco
Matucci Cerinic
Dipartimento di Medicina Sezione di Reumatologia
Università di Firenze Italia Tradotto da Interpres sas
