

"Bisogna
fare uno sforzo culturale serio per capire cos’è un Ospedale: non è una fabbrica,
è un’altra cosa.”
Con queste parole pronunciate dal Ministro della Salute Gerolamo Sirchia al
Forum Sanità futura 2003 svoltosi a Cernobbio lo scorso 26 marzo, si è posta
in evidenza tutta la incongruenza dell’attuale legislazione che, trasformando
in Aziende le strutture ospedaliere, ha di fatto posto al centro dell’interesse
il bilancio al posto della cura del paziente.
Ormai la gestione dell’Ospedale potrebbe essere affidata ad un esperto di
marketing che così come nei supermercati sarebbe interessato esclusivamente
al grafico della produttività finanziaria del posto letto piuttosto che alla
qualità delle prestazioni erogate. In una sorta di catena di montaggio in
cui il posto letto diventa un bancale sul quale i pazienti devono ruotare
a tempi di record si cerca di ottenere il massimo della produttività per poter
far quadrare il bilancio dell’Ospedale.
Mentre nell’assistenza medica di base si cerca di introdurre il budget di
spesa per le prestazioni mediche, nella medicina ospedaliera si è imposto
alla grande il concetto di finanziamento degli Ospedali sulla base del raggruppamento
delle patologie.
Il fatto che il Ministro Sirchia abbia voluto sottolineare questa realtà che
è sotto gli occhi di tutti e che rappresenta il leit-motiv dei discorsi che
si fanno ormai in tutti gli Ospedali italiani dimostra che la situazione è
divenuta insostenibile.
”Non
mi stanco di dire questa cosa perché, pur essendo stato uno che ha creduto
nell’aziendalizzazione degli Ospedali, quando ho visto che la missione dell’Ospedale
è cambiata e che oggi curiamo più i bilanci che i pazienti, questa cosa non
mi piace più”, ha detto
il Ministro. Ma quale è la ricetta per curare questa anomalia accresciuta
esageratamente da quando è stato introdotto il concetto di aziendalizzazione
degli ospedali e delle strutture sanitarie in genere, cui si impongono concetti
di gestione al risparmio tipici delle strutture aziendali di imprese?
Si tratta di attività che non hanno alla base della loro operatività la cura
delle malattie e dei malati. Il sistema dei famosi D.R.G. (diagnosis related
groups) tende ad eliminare il pagamento delle rette ospedaliere sulla base
della durata del ricovero e dell’intervento medico effettuato per il singolo
malato ricoverato in Ospedale, ma impone di controllare la spesa sanitaria
attraverso la raffigurazione di tutti i pazienti ospedalizzati in termini
di diagnosi, procedure eseguite, degenza e costi sostenuti.
Naturalmente non si può far finta di non vedere che da quando questo sistema
è stato introdotto, in Italia c’è stata una modifica sostanziale del tipo
di assistenza al malato che da quel momento è diventato per l’Azienda il perno
finanziario intorno al quale ruota tutta l’economia Ospedaliera.
“Come si
fa a gestire bene un Ospedale? Io non ho la ricetta, ma certamente la ricetta
che ci è stata proposta non è quella giusta o lo è solo in parte.
La riflessione, l’accordo sereno, il dibattito non personalizzato, l’interesse
primario della gente, prima del nostro, ci può venire incontro, ci può aiutare.
Se ponessimo i diritti della gente, intesi non come una astratta rivendicazione
ma come un valore, davanti ai nostri occhi e ci rimettessimo in discussione
alla luce di quel valore, io credo che potremmo avere non solo una sanità
futura migliore di quella attuale, ma dare un contributo all’etica e alla
moralizzazione del sistema che è sempre benvenuta.”
Con
queste parole il Ministro Sirchia ha concluso il suo intervento al forum
Sanità futura 2003 svoltosi a Cernobbio. E’ evidente che il sistema non
può continuare a reggersi sul solo parametro aziendalistico dei bilanci, ma
deve essere affiancato da altri parametri tendenti a qualificare la professionalità
degli operatori sanitari in modo tale da poterne giudicare l’impegno dai risultati
delle loro cure e non dal fatto che i conti tornino secondo lo schema prefissato
a tavolino.
Anche in Germania si vorrebbero introdurre i criteri attualmente in uso in
Italia, ma i medici ospedalieri tedeschi si stanno opponendo ad un sistema
guidato da puri criteri economici in quanto, sostengono, peggiorerebbe la
qualità delle cure e a rimetterci sarebbero alla fine proprio gli ammalati.
In Italia molti medici ospedalieri sono demotivati nella loro attività dovendo
subire quotidianamente una valutazione della loro opera basata soltanto sulla
quadratura dei bilanci e sui rimborsi regionali ed auspicano che presto si
possa giungere a sistemi che premino i risultati, la preparazione scientifica
ed umana, la ricerca e non certo il fatto che il loro intervento abbia o meno
portato in attivo le casse dell’Ospedale.

