

I
medici di medicina generale sono circa la metà dei medici dipendenti e sono
i tutori della medicina sul territorio, assumendo sempre più, in molte zone,
il ruolo del vecchio medico condotto che la legge 833/78 ha voluto cancellare.
Attualmente si accede alla medicina di base dopo un tirocinio biennale cui
si è ammessi mediante una prova a quiz su base nazionale in relazione al numero
di posti messo a disposizione da ciascuna regione. In base ad una graduatoria
e alla disponibilità degli ambiti carenti vengono quindi dati gli incarichi.
I medici di famiglia per oltre l’88 per cento sono uomini. Solo negli ultimi
anni l’accesso è diventato più femminile.
La convenzione attribuisce a ciascun medico di medicina generale un numero
massimo di assistiti e attualmente il massimale è stabilito in 1500 scelte,
fa eccezione Bolzano dove esiste una deroga legata alle particolari condizione
del territorio. Il rapporto ottimale fissato per 1000 assistibili per ogni
medico di famiglia attualmente, per accordi regionali, viene innalzato gradualmente
verso il massimale, per cui negli ultimi anni solo pochi medici hanno potuto
accedere alla convenzione della medicina generale.
Il Veneto è la regione ove mediamente il medico ha il più alto numero di assistiti,
seguito dalla Sardegna e dalla Sicilia. Il numero minore medio di assistiti
per medico è in Basilicata e nel Lazio.
Tuttavia seppur con meno assistiti, nel meridione il medico di famiglia effettua
un maggior numero di prestazioni rispetto ai colleghi del centro-nord e, inoltre,
richiede un minor numero di ricoveri ospedalieri.
A livello europeo, secondo Il Sole-24 ore, hanno più medici ogni mille abitanti
dell’Italia (1, appunto) solo Austria (1,03) e Francia (1,05), mentre Inghilterra,
Svizzera, Portogallo, Danimarca ne hanno appena lo 0,06 e l’Irlanda addirittura
lo 0,04.
