

Aveva
creato molto scalpore in passato un procedimento giudiziario che aveva condannato
un primario di un grosso ospedale per aver ignorate e trascurate le sue funzioni
“in vigilando e in diligendo” sul personale alle sue dipendenze e, al risarcimento
dei danni lamentati dall’infermiera, l’assicurazione, né quella dell’ospedale
né quella del medico, non era intervenuta, in quanto la polizza RC professionale
non comprendeva la copertura per eventuali danni conseguenti alla funzione
di datore di lavoro, infatti il fatto esulava dall’attività medica in senso
stretto. L’episodio, cui peraltro la categoria allora dette
ben poca importanza, è stato dimenticato per diversi anni, ma ultimamente
col cambiamento della figura del medico ospedaliero da semplice professionista
a dirigente medico, le compagnie d’assicurazione prevedono eventuali estensioni
della copertura del rischio oltre che ai danni inerenti all’attività medica,
anche a quelli legati alla nuova atipica figura dirigenziale del medico ospedaliero,
come datore di lavoro, ma non certamente quelli inerenti alla sua nuova figura
collegata all’attività amministrativa e gestionale verso il raggiungimento
degli obiettivi proposti in termini di cifre o non di salute.
Le recenti riforme sia del pubblico impiego che della sanità hanno portato
molti ad affermare che nell’ospedale inteso come azienda, fabbrica della salute,
la figura del medico deve ricalcare quella del dirigente manager del settore
privato ( v.tabella 1).
Ma fino a che punto il medico manager è realmente dirigente: ha oneri e onori
o solo oneri senza poteri? Sino a che punto si può far scivolare l’aziendalizzazione
dell’attività sanitaria nei paradigmi delle attività produttive? I manager
e i medici nei processi decisionali decidono allo stesso modo?
Ricordiamoci che il medico centra il proprio lavoro sulla persona, mentre
il manager lo focalizza sulla struttura.
L’interesse del medico va verso il singolo malato, la tendenza dei dirigenti
è invece quella di massimizzare gli utili per la collettività. Se c’è, come
sembra, quale è la distanza da superare?
Il frutto dell’attività sanitaria non è un prodotto vendibile o visibile,
è invece un bene: la salute individuale che non è apprezzabile dalla collettività,
ma dal singolo individuo, anche se alla collettività torna utile; è un bene
costituzionalmente tutelato.
L’azienda sanitaria è un’industria atipica, ove opera un altissimo numero
di figure ad alta professionalità.
Gli ospedali non sono più il luogo pio dei moribondi e dei poveracci, ma le
fabbriche per la salute; la Sanità è oggigiorno caratterizzata da complessità
tecnologiche, da ambienti in continua evoluzione, da differenziazioni specialistiche
sempre più esasperate, con le conseguenti necessità di progettazioni di strutture
organizzate, ricche di coordinamento, integrate da strumenti gestionali validi
e flessibili.
D’altro canto, l’epoca delle grandi risorse è finita, seppur la domanda di
beni e servizi sia in aumento, e di conseguenza si debbono operare tagli,
restrizioni, controllo agli sprechi, insomma razionalizzare le spese affinché,
insieme a un minor aumento di spesa, consegua anche un miglioramento della
qualità e quantità dei servizi.
Il medico per molto tempo è stato lontano dalle responsabilità economiche,
ora invece è chiamato a rispondere in termini di risultati e utilizzo delle
risorse e per molti aspetti sembra dover sopportare il peso degli amministrativi
che, mentre da un lato vogliono tagli anche sul numero dei sanitari, dal canto
loro si moltiplicano per controllare i consumi, i conti, la produzione dei
medici, schiavizzati talora a compiti che è discutibile se siano di loro competenza
(v.tabella 2).

Il medico-dirigente deve fare la diagnosi, scegliere la cura, organizzare
il personale in corsia, parlare con i malati, ma anche gestire un budget,
fare le ordinazioni del materiale per 12 mesi, dimostrare con esattezza da
ragioniere tutte le entrate e tutte le uscite. Una volta il primario era medicina,
ricerca, terapie, tecnologia e lettura degli esami.
Oggi deve sapere far bene di conto e, soprattutto, deve avere in mano le stesse
conoscenze che ha un manager industriale, ma rispetto a questi ha un doppio
lavoro e una doppia responsabilità cioè deve anche curare i malati.
L’atto medico diagnostico-terapeutico viene ora concepito come un processo
produttivo del bene salute, che non può essere avulso, ma deve invece essere
integrato nelle variabili di contesto come la tecnologia, il personale, gli
spazi operativo-strutturali, i materiali di consumo.
Ma fino a che punto è possibile senza incidere sul bene salute? Ma a chi spetta
la regia amministrativa?
Perché il medico che deve curare, deve distorcere parte della sua professionalità
in compiti amministrativi? Non sarebbe più logico preporre esplicite figure
che in stretta collaborazione col medico, discutendo sulle esigenze avanzate
dal medico, possano costruire il castello amministrativo? Il medico-manager
deve operare secondo una logica centrata su obiettivi con precise responsabilità
per il loro raggiungimento tramite l’uso efficiente delle risorse a disposizione
con una preparazione non adeguata e una mentalità, ma soprattutto una cultura
di servizio imposta e non sentita.
Ma fino a che punto il medico ospedaliero colla patacca di dirigente è realmente
dirigente?
In campo industriale sono dirigenti i prestatori di lavoro che ricoprono nell’azienda
un ruolo caratterizzato da un elevato grado di professionalità, autonomia
e potere decisionale ed esplicano le loro funzioni al fine di promuovere,
coordinare e gestire la realizzazione degli obiettivi dell’impresa.
Tutti i dirigenti sono responsabili del risultato dell’attività svolta dagli
uffici ai quali sono preposti e della realizzazione dei programmi loro affidati.
Ne derivano al medico nuove responsabilità, oltre alla tradizionali responsabilità
dell’attività svolta:
· la responsabilità dei risultati della gestione finanziaria, tecnico e amministrativa
· la responsabilità della realizzazione dei programmi rispetto agli obiettivi
prefissati, assai spesso imposti.
Ma a queste nuove responsabilità corrispondono adeguati riconoscimenti anche
economici, ma soprattutto quali possibilità ha di agire, quando per lo più
deve tirare avanti la baracca con risorse vincolate, organici deficitari,
strumenti inadeguati, larvate imposizioni gestionali?
Sino a che punto non sarebbe più logico una chiara separazione dei processi
e delle responsabilità collegate agli obiettivi dalla responsabilità della
loro realizzazione? In altre parole gli organi di politica amministrativa
non dovrebbero interferire nello svolgimento della attività lavorative, con
distrazione della professionalità dagli scopi istituzionali rivolti alla tutela
della salute del paziente, ora chiamato cliente, che debbono invece essere
governate da personale qualificato da una specifica professionalità manageriale.
In passato, il medico ospedaliero aveva una reale autonomia professionale,
contro la quale la politica e l’apparato burocratico poco poteva.
Le scelte professionali erano tali e come tali non potevano essere contestate
dai burocrati. Il centro del gioco spettava al medico e alla sua autonomia.
Ora è stata spazzata via la vecchia organizzazione di lavoro, disarticolata
la piramide gerarchica. Si può così incidere e condizionare le scelte da parte
dell’amministrativo che però non ha dirette responsabilità. Il medico si deve
dunque assumere ulteriori oneri e responsabilità. Rimane ferma l’assoggettabilità
alla responsabilità civile, amministrativa, penale e contabile, ma viene inoltre
assoggettato alla responsabilità dirigenziale: connesso all’incarico di funzione
dirigenziale deriva la revoca dall’incarico nell’ipotesi di accertata responsabilità
dirigenziale.
Previsto il ruolo unico, ne scaturisce il superamento della precedente articolazione
dirigenziale gerarchica e il principio della sovraordinazione del dirigente
preposto all’ufficio più elevato rispetto al dirigente preposto ad un ufficio
di livello inferiore.
Ne deriva che il Direttore di una Unità operativa non ha il potere di comminare
sanzioni disciplinari nei confronti di altri Dirigenti. Tuttavia soggiace
alla responsabilità dirigenziale e spetta al Nucleo di valutazione l’accertamento
e la verifica secondo determinate procedure: la valutazione può essere annuale,
triennale o al termine dell’incarico e in caso di valutazione negativa vanno
presi i provvedimenti di perdita della retribuzione di risultato, di revoca
dell’incarico secondo determinate modalità, esclusione dal conferimento di
ulteriori incarichi di livello dirigenziale corrispondente a quello revocato,
per un periodo non inferiore a due anni.
Ma ciò che è più sconcertante è che la valutazione guarda per lo più al raggiungimento
dell’obbiettivo economico di poca spesa e maggior guadagno, che mal si concilia
con una buona sanità, e non sembra voler prioritariamente valutare se c’è
stato o meno un buon operato professionale col reale soddisfacimento dei bisogni
del paziente: livello di efficacia, qualità e tempestività del servizio richiesto.
Nelle valutazioni di risultato si guarda di più al raggiungimento degli obiettivi
economici che a quelli prestazionali, qualitativi o strategici (v.tabella
n.3).

Il contenimento dei costi non deve peggiorare il livello qualitativo che andrebbe
monitorato prioritariamente e correlato colla disponibilità delle risorse.
Un attento monitoraggio dovrebbe concentrarsi sulla eliminazione degli sprechi,
delle inefficienze e dei ritardi. La Sanità ha grossi costi, ma quanto è in
realtà speso per la salute e quanto invece è sperperato dall’istituto di parassitologia
che ruota intorno alla salute?
La tutela della salute è un diritto del cittadino, ma si ha l’impressione
che molti vogliano che il cittadino abbia il dovere di ammalarsi. Prima di
chiudere un consiglio ai colleghi:
· prima di accettare una gestione controllare le risorse e le effettive possibilità
della realizzazione e un invito alla categoria:
· rivendichiamo il nostro ruolo e evitiamo di essere i capri espiatori di
situazioni che non abbiamo creato e una constatazione:
· i medici ospedalieri, ora, non solo sono responsabili delle cure, ma anche
dei risparmi e dei razionamenti delle risorse imposti da altri.
BASTA COI MEDICI IN PRIMA LINEA ALLO SBARAGLIO !!! L’Amministratore dica quale
risorse sono a disposizione e il medico dirà, anche all’utenza, quale Sanità
potrà garantire.



FORMAZIONE MANAGERIALE
(Dpr 484/97)
1 Organizzazione
e gestione dei servizi sanitari
2 Finanziamento e bilanci
3 Gestione risorse umane
4 Gestione delle risorse strumentali
5 Organizzazione del lavoro
6 Marketing e qualità
CONTROLLO
DI GESTIONE
Mediante valutazioni comparative dei costi, dei rendimenti, la realizzazione
degli obiettivi, la corretta ed economica gestione delle risorse, l’imparzialità
e il buon andamento della amministrazione raccogliendo dati e informazioni
attendibili e conoscenze precise
GESTIONE DELLE RISORSE UMANE
1 Organizzazione e carichi di lavoro
2 Incarichi e deleghe 3 Rotazione delle funzioni
4 Arricchimento operativo
5 Formazione e aggiornamento
6 Disponibilità verso il personale
RISORSE
STRUMENTALI
1 Acquisto di attrezzature valide e necessarie
2 Acquisto delle attrezzature innovative con riguardo al parametro costi/benefici
3 Sfruttamento delle apparecchiature prima che diventino obsolete
MARKETING
E QUALITA’
1 Quanti sono i clienti ?
2 Chi sono?
3 Quante volte accedono alla struttura?
4 Da dove vengono? 5 Che servizi chiedono ?
6 Quale servizio viene erogato ?
7 Controllo dell’indice di gradimento
8 Controllo della qualità
FINALITA’
DEL CONTROLLO DI GESTIONE
1 Controllo dei costi per singole unità
2 Controllo della redditività
3 Controllo dei costi di iniziative non produttive
4 Controllo dei flussi finanziari e loro programmazione
5 Controllo della rotazione delle scorte 6 Ottimizzazione dell’erogazione
dei prodotti o servizi
7 Valutazione delle attività aziendali non strettamente vincolate a fenomeni
economici