Due
anni fa è stato tradotto in italiano, con il titolo "La medicina impossibile.
Le utopie e gli errori della medicina moderna", il volume di Daniel Callahan
"False Hope", che riprendeva ed approfondiva alcuni argomenti
emersi da un’ampia indagine, promossa nella seconda metà degli anni Novanta
dallo Hasting Center, intitolata "The Goals of Medicine". Partendo
dalla situazione della medicina e della ricerca negli USA, sia la ricerca
dello Hasting Center sia il volume di Callahan cercano di fare, per così dire,
il punto su quali siano gli obiettivi che la medicina può e soprattutto deve
realisticamente proporsi, evitando di scadere in prospettive utopistiche e
di alimentare aspettative ingiustificate.
Il 14 dicembre 2001, anche il nostro Comitato Nazionale
per la Bioetica ha pubblicato un “parere” dedicato all’individuazione degli
Scopi, limiti e rischi della medicina
(1) .
Si tratta dell’ultimo documento prodotto sotto la direzione di Giovanni Berliguer,
che, pur restando presidente onorario del CNB, è stato recentemente sostituito
da Francesco D’agostino.
Il tema affrontato rispecchia, in un certo senso, un’esigenza cara a Berlinguer,
e spesso reiterata: quella di dare maggior spazio alla riflessione sulle questioni
bioetiche “quotidiane”, troppe volte trascurate rispetto agli interrogativi
sollevati dalla “frontiera” della ricerca e delle sperimentazioni biomediche.
L’argomento, quello degli scopi della medicina, è peraltro rilevante sia per
la quotidianità sia per la frontiera.
La medicina può ancora essere definita soltanto in
funzione della salute dell’uomo e, quindi, secondo una caratterizzazione esclusivamente
di stampo terapeutico? Non tutti gli atti medici sono terapeutici,
e non tutti gli atti medici hanno a che fare con la salute: queste distinzioni
sono state più volte evidenziate nelle discussioni etiche riguardanti, per
esempio, la procreazione extracorporea, l’eutanasia, l’interruzione volontaria
di gravidanza, ma anche la cosiddetta medicina dello sport o la chirurgia
estetica, dove è più evidente che non tutto ciò che i medici di fatto compiono
è finalizzato alla salute.
Ma, come è noto, il dibattito sui confini della medicina è oggi complicato
proprio dalla difficoltà di stabilire i confini stessi della salute, non più
pensata soltanto come assenza di malattia.
Se si assume la nozione di salute, velleitaria ma fascinosa, dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità, intesa “come condizione di perfetto benessere fisico,
mentale e sociale”, e si afferma che lo scopo della medicina è la salute,
allora si deve concludere che la medicina si occupa di tutto, che nulla le
è estraneo.
Ma questo piccolo delirio di onnipotenza si frantuma già nella difficoltà
di stabilire in che cosa consista il benessere, specie in un’epoca come la
nostra nella quale non si ritiene che sia possibile tracciare una linea di
demarcazione tra ciò che risponde alle categorie del bisogno e ciò che appartiene
alla categoria del desiderio, tra ciò che è normale e ciò che è patologico:
in che modo occuparsi di indefinite e potenzialmente infinite aspirazioni
che costituiscono l’ideale soggettivo del benessere?
Laddove la medicina non sa fissare i propri compiti, è destinata a vederseli
fissare da altri, siano essi la società civile, il potere pubblico, l’economia,
o, più banalmente, la scelta individuale del singolo paziente, spesso trasformato
in un esigente “cliente” che crede in ciò che gli viene promesso attraverso
i mezzi di comunicazioni di massa, che non sempre sanno distinguere tra scienza
e letteratura.
Il rapporto tra società
e medicina resta, in ogni caso, un rapporto costitutivo, perché la medicina
dipende dalla società, sia per quanto attiene ai mezzi economici del suo sviluppo,
sia per quanto riguarda la sua stessa finalità pratica, che ha sempre una
qualche ricaduta sociale. Il carattere pervasivo della medicina, spesso denunciato
con il termine “medicalizzazione” dell’esistenza, deriva anche dal fatto che,
come ricorda lo stesso documento del CNB, "la medicina si occupa oggi, nella
sua attività quotidiana, anche della “non-malattia”; sia per l’area sempre
più ampia che la teoria e la prassi medica riservano alla prevenzione “primaria”
di malattie, sia per il gran numero di individui che quotidianamente, nel
timore di essere malati (..) si sottopongono ad accertamenti, ai fini della
prevenzione cosiddetta “secondaria”, spesso risultando in “buona salute” ".
La determinazione, perciò, degli scopi della medicina non è, come sembrava
a prima vista, un’impresa semplice e nello stesso risulta essere sempre più
urgente: bisogna dare atto al documento del CNB di essere pienamente consapevole
di tutto ciò. Il testo percorre, in effetti, quasi tutti i temi-chiave della
questione medica: dalla definizione della malattia, all’evoluzione epistemologica
della medicina; dalla valutazione delle pratiche di cura alternative rispetto
alla medicina scientifica, al problema del rapporto tra medico-paziente; dall’analisi
dei limiti e dei rischi della medicina fino alle questioni della giustizia
sociale e delle allocazioni delle risorse. Vale la pena, pertanto, leggerlo,
perché fornisce una sintetica panoramica dei termini del dibattito attuale
e fa comprendere la necessità di individuare criteri precisi per definire
che cosa debba e non debba essere oggi la medicina, perché soltanto così si
potranno dare delle risposte concrete ad alcuni (anche se non a tutti) i problemi
sollevati dalla prassi medica quotidiana e di “frontiera”. Ma, dopo aver ribadito
temi e problemi, sottolineato difficoltà e complessità, il documento si chiude
con un capitolo intitolato Sintesi e raccomandazioni nel quale, al di là,
appunto, della sintesi del già detto, non si trova nessuna indicazione concreta,
nessuna presa di posizione, né dogmatica né argomentata, circa gli scopi e
i limiti della medicina.
Nel primo punto (le sintesi e raccomandazioni si articolano in 8 punti)
c’è forse l’unica raccomandazione “esplicita”, che vale la pena citare.
Dopo aver ricordato che il tema affrontato è "di rilevanza cruciale" e che
esistono dei conflitti tra le diverse concezioni della medicina, il "Comitato
Nazionale per la Bioetica raccomanda, in luogo della contrapposizione, la
ricerca di un dialogo continuo della medicina con la società, al fine di rendere
la medicina consapevole del ruolo sociale che svolge, ecc. ecc.".
Non
si può che restare delusi di fronte a simile conclusione: la vastità dei dati
e dell’informazione, infatti, facevano sperare (False Hopes?) che i componenti
del CNB avessero avuto tempo e modo per maturare proposte concrete da fare,
se non all’Europa, almeno alla comunità scientifica e civile italiana.
Senza spirito polemico, verrebbe la tentazione di parafrasare il titolo di
questo Parere per proporre un’altra riflessione, sugli scopi, i limiti e i
rischi di un Comitato Nazionale per la Bioetica.
Gli scopi, a dire il vero, dovrebbero essere chiari, visto che alla voce “compiti”
(2) del CNB è prevista anche l’indicazione di “soluzioni” che possano
servire ad elaborare delle leggi. Sui limiti, intrinseci ed estrinseci, di
un CNB sarebbe opportuno svolgere un’articolata riflessione, che però dovrebbe
essere fatta dal CNB stesso. Possiamo, invece, indicare quali sono i rischi
nei quali può incorrere il CNB nel tentare di rispondere al difficile compito
a cui è chiamato. Essi sono, mi sembra, potenzialmente di tre tipi:
1) il rischio di non andare oltre la descrizione dello status quaestionis
e di non riuscire a formulare delle motivate e concrete linee guida;
2) il rischio di esercitare un arbitrario potere di condizionamento dell’opinione
pubblica assecondando alcuni interessi di parte rappresentati dalle maggioranze
che si possono formare al suo interno;
3) il rischio di produrre pareri concreti, circoscritti, motivati ed argomentati,
sapendo che, in ogni caso, il CNB non potrà mai avere il consenso da parte
di tutta l’opinione pubblica e di tutti coloro che sono all’origine del conflitto
teorico affrontato.
Solo il terzo è il rischio compatibile con un impegno etico e scientifico
come quello che ci si attende dal Comitato Nazionale per la Bioetica, che
ha saputo dare miglior prova di sé in altre occasioni (e con gli stessi componenti).
Nessuno pretende che i componenti del CNB siano i
migliori studiosi possibili del miglior comitato etico possibile, né che formulino
il miglior parere possibile: il cittadino si accontenterebbe di pareri precisi,
motivati, espliciti e circostanziati.
Altrimenti a che serve un CNB? Forse questa domanda non è sempre del tutto
peregrina.
Adriano Pessina
Cattedra di Bioetica
Università Cattolica di Milano
NOTE
(1)
Il testo è pubblicato sul sito di Palazzo Chigi al seguente indirizzo: http://www.palazzochigi.it/bioetica/notizie/notizie_etici.html
(2) I compiti dichiarati sono i seguenti:
a) elaborare, anche avvalendosi della facoltà di accedere alle necessarie
informazioni presso i centri operativi esistenti in sede nazionale, e in collegamento
con gli analoghi comitati istituiti presso altri Paesi nonché le altre organizzazioni
internazionali operanti nel settore, un quadro riassuntivo dei programmi,
degli obiettivi e dei risultati della ricerca e della sperimentazione nel
campo delle scienze della vita e della salute dell’uomo;
b) formulare pareri e indicare soluzioni, anche ai fini della predisposizione
di atti legislativi, per affrontare i problemi di natura etica e giuridica
che possono emergere con il progredire delle ricerche e con la comparsa di
nuove possibili applicazioni di interesse clinico con il dovuto riguardo alla
salvaguardia dei diritti fondamentali e della dignità dell’uomo e degli altri
valori così come sono espressi dalla Carta costituzionale e dagli strumenti
internazionali ai quali l’Italia aderisce;
c) prospettare soluzioni per le funzioni di controllo rivolte sia alla tutela
della sicurezza dell’uomo e dell’ambiente nella produzione di materiale biologico,
sia alla protezione da eventuali rischi dei pazienti trattati con prodotti
dell’ingegneria genetica o sottoposti a terapia genica;
d) promuovere la redazione di codici di comportamento per gli operatori dei
vari settori interessati a favorire una corretta informazione dell’opinione
pubblica.
(1) - The text is published in Palazzo Chigi’s website: http://www.palazzochigi.it/bioetica
/notizie/notizie_etici.html
(2) - The duties declared are the following:
a) Develop an outline of the programmes, objectives and results of research
and experimentation in the field of life sciences and human health, also making
use of the power to access the necessary information in operations centres
present throughout the nation, and in connection with similar committees established
in other countries and other international organizations operating in the
sector;
b) Express opinions on and specify solutions, even leading to legislative
acts, for ethical and juridical problems that can rise with the progress of
research and the discovery of new applications of clinical interest, with
due regard for the safety of man’s fundamental rights and dignity and other
values as defined in the Constitution and by the international organizations
Italy belongs to;
c) Propose control solutions targeted both at the protection of the safety
of man and the environment in the production of biological material and at
protecting patients treated with genetic engineering products or subject to
genic treatment from possible risks;
d) Encourage the drafting of behavioural codes applying to operators in various
sectors who encourage giving

La
medicina
può ancora essere definita soltanto
in funzione
della salute dell’uomo e, quindi,
secondo una caratterizzazione esclusivamente di stampo terapeutico?







