L’isterectomia addominale rimane l’intervento ginecologico
più frequentemente eseguito, nonostante la crescente diffusione della isterectomia
laparoscopica e della isterectomia vaginale laparoscopicamente assistita.
E, sebbene si insista nell’affermare che la via di approccio all’isterectomia
debba essere personalizzata, privilegiando quella vaginale tutte le volte
che ciò sia possibile, di fatto è principalmente l’esperienza del chirurgo
a dettare la scelta su quale tipo di intervento eseguire. Poiché sia la chirurgia
vaginale sia quella laparoscopica richiedono una maggiore esperienza, la scelta
cade spesso sull’isterectomia addominale. Anche a questo proposito, tuttavia,
c’è stato nell’ultimo decennio una evoluzione verso tecniche meno invasive
con l’introduzione dell’approccio minilaparotomico che consente l’esecuzione
dell’intervento praticando una incisione cutanea mediamente di soli 6 cm e
senza impiego di divaricatori autostatici o teli addominali. In questo modo
il trauma tissutale viene notevolmente ridotto e ne conseguono una minore
morbilità e dolore postoperatori che si confrontano favorevolmente con l’approccio
vaginale e laparoscopico. Inoltre, l’impiego di una tecnica intrafasciale,
in cui la cervice viene rimossa preservandone la fascia che la avvolge (fascia
cervicale) offre i vantaggi di conservare le connessioni tra fascia endopelvica
e terzo superiore della vagina, con la possibilità di una efficace prevenzione
del prolasso della cupola, nonché di risparmiare i rami cervico-vaginali della
arteria uterina, garantendo un migliore trofismo tessutale, e di mantenersi
a maggiore distanza dal tratto terminale dell’uretere, prevenendone lesioni
accidentali. Riteniamo pertanto l’isterectomia minilaparotomica intrafasciale
una vantaggiosa alternativa alle procedure laparotomiche classiche, alla portata
di ogni chirurgo pelvico.
Despite
the increasing number of laparoscopic hysterectomies and of laparoscopically
assisted vaginal hysterectomies, the abdominal hysterectomy is still the procedure
more frequently performed by the gynaecologists. Although many Authors recommend
that the approach to the hysterectmy should be tailored to the patient, favouring
the vaginal route whenever it is possible, the surgical procedure actually
performed is mainly dictated by the surgeon experience. Because the vaginal
and laparoscopic surgery require more expertise, the abdominal hysterectomy
is often the selected operation. On this regard, in recent years a minilaparotomic
approach has been developed by which the uterus is removed through a skin
incision of 6 cm in length. Neither self - retaining retractors nor abdominal
packs are employed. In this manner, less surgical trauma, less morbidity and
less posoperative pain does result that favourably compare with the vaginal
and laparoscopic approach. Moreover, the intrafascial technique, by which
the cervix is removed with the preservation of the cervical fascia, protects
against the vaginal vault prolapse , by preserving the connexions between
the endopelvic fascia and the superior vaginal third, and it avoids ureteral
injuries, by putting the dissection away from the ureter. Furthermore, the
preservation of the cervico-vaginal branches of the uterine arteries gives
a better irroration of the vaginal mucosa. For these reasons, we believe that
the minilaparotomic intrafascial hysterectomy has many advantages over the
classical laparotomic procedure and that all pelvic surgeons can feel comfortable
with this procedure.