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ABSTRACT - Nicola Gasbarro

L’isterectomia addominale rimane l’intervento ginecologico più frequentemente eseguito, nonostante la crescente diffusione della isterectomia laparoscopica e della isterectomia vaginale laparoscopicamente assistita. E, sebbene si insista nell’affermare che la via di approccio all’isterectomia debba essere personalizzata, privilegiando quella vaginale tutte le volte che ciò sia possibile, di fatto è principalmente l’esperienza del chirurgo a dettare la scelta su quale tipo di intervento eseguire. Poiché sia la chirurgia vaginale sia quella laparoscopica richiedono una maggiore esperienza, la scelta cade spesso sull’isterectomia addominale. Anche a questo proposito, tuttavia, c’è stato nell’ultimo decennio una evoluzione verso tecniche meno invasive con l’introduzione dell’approccio minilaparotomico che consente l’esecuzione dell’intervento praticando una incisione cutanea mediamente di soli 6 cm e senza impiego di divaricatori autostatici o teli addominali. In questo modo il trauma tissutale viene notevolmente ridotto e ne conseguono una minore morbilità e dolore postoperatori che si confrontano favorevolmente con l’approccio vaginale e laparoscopico. Inoltre, l’impiego di una tecnica intrafasciale, in cui la cervice viene rimossa preservandone la fascia che la avvolge (fascia cervicale) offre i vantaggi di conservare le connessioni tra fascia endopelvica e terzo superiore della vagina, con la possibilità di una efficace prevenzione del prolasso della cupola, nonché di risparmiare i rami cervico-vaginali della arteria uterina, garantendo un migliore trofismo tessutale, e di mantenersi a maggiore distanza dal tratto terminale dell’uretere, prevenendone lesioni accidentali. Riteniamo pertanto l’isterectomia minilaparotomica intrafasciale una vantaggiosa alternativa alle procedure laparotomiche classiche, alla portata di ogni chirurgo pelvico.

Despite the increasing number of laparoscopic hysterectomies and of laparoscopically assisted vaginal hysterectomies, the abdominal hysterectomy is still the procedure more frequently performed by the gynaecologists. Although many Authors recommend that the approach to the hysterectmy should be tailored to the patient, favouring the vaginal route whenever it is possible, the surgical procedure actually performed is mainly dictated by the surgeon experience. Because the vaginal and laparoscopic surgery require more expertise, the abdominal hysterectomy is often the selected operation. On this regard, in recent years a minilaparotomic approach has been developed by which the uterus is removed through a skin incision of 6 cm in length. Neither self - retaining retractors nor abdominal packs are employed. In this manner, less surgical trauma, less morbidity and less posoperative pain does result that favourably compare with the vaginal and laparoscopic approach. Moreover, the intrafascial technique, by which the cervix is removed with the preservation of the cervical fascia, protects against the vaginal vault prolapse , by preserving the connexions between the endopelvic fascia and the superior vaginal third, and it avoids ureteral injuries, by putting the dissection away from the ureter. Furthermore, the preservation of the cervico-vaginal branches of the uterine arteries gives a better irroration of the vaginal mucosa. For these reasons, we believe that the minilaparotomic intrafascial hysterectomy has many advantages over the classical laparotomic procedure and that all pelvic surgeons can feel comfortable with this procedure.