

I
mass-media hanno evidenziato il recente riscontro dei metaboliti del nandrolone
nelle urine di molti calciatori durante i test di controllo antidoping effettuati
presso il laboratorio del CONI di Roma, accreditato dal Comitato Olimpico
Internazionale (CIO).
Non
ci sono evidenze scientifiche dirette che l’uso di steroidi anabolizzanti,
incluso il nandrolone, sia in grado di determinare negli atleti un aumento
della velocità, della forza e della resistenza. In base ad osservazioni aneddotiche
si è radicata, tuttavia, la convinzione che l’assunzione di steroidi anabolizzanti
consenta agli atleti sia di sottoporsi più frequentemente a carichi di lavoro
d’elevata intensità, sia di aumentare le performance.
Il nandrolone, in modo particolare, può incrementare nei calciatori la loro
propensione al “fight and flight”, molto efficace ai fini agonistici. Tuttavia,
questa situazione può risultare non controllabile ed ingenerare nell’atleta
irritabilità, violenza, frequenti ed immotivati sbalzi d’umore, comportamento
irrazionale, aggressività, ecc. (steroid rage).
Lo “stacking” (utilizzo contemporaneo di molti steroidi anabolizzanti) e il
“pyramiding” (aumento della dose ad ogni ciclo di somministrazione) hanno
lo scopo di incrementare la performance e diminuire le reazioni avverse sia
negli atleti praticanti discipline di forza e di potenza, sia nei culturisti.
L’assunzione di steroidi anabolizzanti per incrementare la potenza e la massa
muscolare sembrerebbe efficace a condizione che l’atleta si alleni in palestra
con i pesi e segua una dieta ad elevato contenuto proteico e calorico (Benzi,
1993).
Caratteristiche farmacologiche degli steroidi anabolizzanti, incluso il
nandrolone
Il testosterone
è il capostipite e rappresenta l’androgeno più potente della classe di ormoni
cui appartiene il nor-testosterone, meglio noto nel mondo sportivo come “Nandrolone”
(trade name), caratterizzato da significativi effetti anabolici (muscle building).
A livello dei muscoli scheletrici, gli steroidi anabolizzanti oltre a stimolarne
la crescita ponderale ne aumentano il contenuto di glicogeno.
La somministrazione continuativa di steroidi anabolizzanti, tuttavia, non
determina un aumento progressivo dei depositi di glicogeno, ma ne può indurre
una graduale diminuzione.
Gli androgeni agiscono sulla matrice osteoide, stimolano la funzione osteoblastica
e promuovono la crescita lineare dello scheletro mediante la loro interferenza
a livello epifisario.
Durante la pubertà, tuttavia, gli androgeni possono accelerare la chiusura
epifisaria, a discapito dell’accrescimento della statura dei giovani atleti.
Gli effetti stimolanti degli steroidi anabolizzanti sulla sintesi proteica
hanno attivato la ricerca e lo sviluppo di molti composti sintetici (nandrolone,
mesterolone, ossandrolone, ossimetolone, stanozololo, stebolone, etc.), nella
speranza di riuscire a separare l’effetto anabolico dall’attività androgenica.
Sebbene qualche dissociazione sia stata realizzata, tutti i composti sintetici
– incluso il nandrolone – possiedono sempre un’attività androgenica su testicoli,
prostata, pene, liquido seminale etc. (Benzi e Bellotti, 1990). Il grado di
assorbimento degli androgeni è correlato alla via di somministrazione.
Il testosterone è quasi completamente inattivato se ingerito per os a causa
del passaggio primario attraverso il fegato e solamente alcune modifiche chimiche
hanno permesso una protezione nei confronti della metabolizzazione epatica.
Più appropriate sembrano essere le preparazioni sublinguali, anche se la maggior
parte dell’ormone è inghiottito con la saliva, dato il lungo periodo di tempo
necessario per il contatto con la mucosa boccale. L’efficacia della somministrazione
parenterale (sottocutanea, intramuscolare, etc.) di soluzioni di steroidi
in sospensione oleosa od acquosa è correlata al ritardo nel tempo di assorbimento
nel sito dell’iniezione.
Il nandrolone fenpropionato (Durabolin) è una preparazione per uso parenterale
in soluzione oleosa la cui attività è prolungata a causa dell’esterificazione
con il propionato.
Iniezioni di nandrolone fenpropionato a cadenza settimanale consentono di
mantenere una buona attività anabolica. Inoltre, un altro estere del nandrolone,
il nandrolone decanoato (Deca-Durabolin) induce degli effetti anabolici più
duraturi anche se somministrato una volta ogni 3 o 4 settimane.
Reazioni avverse da steroidi anabolizzanti, incluso il nandrolone
Gli androgeni favoriscono sia la ritenzione di sodio e di potassio, sia
l’edema dei tessuti. Inoltre, la somministrazione di composti di sintesi,
compreso il nandrolone, induce nel maschio: atrofia testicolare oppure inibizione
della crescita e della funzione testicolare (ipospermia, ipozoospermia, azoospermia),
ginecomastia, ipertrofia prostatica ed incremento della secrezione ghiandolare
della prostata.
L’uso discontinuo ed intermittente degli steroidi anabolizzanti da parte degli
atleti consente probabilmente la reversibilità di alcuni effetti collaterali.
A livello cutaneo, un tipico effetto collaterale degli anabolizzanti è rappresentato
dallo sviluppo dell’acne, dovuto all’aumento sia della secrezione delle ghiandole
sebacee, sia dell’untuosità della cute, sia dei materiali che bloccano i dotti
delle ghiandole sebacee e sudoripare.
A livello epatico, gli steroidi anabolizzanti agiscono soprattutto determinando
l’accumulo di bile nel sistema dei dotti collettori con conseguente ittero,
aumento della bilirubina serica, delle transaminasi e della fosfatasi alcalina.
Un problema ancora molto dibattuto riguarda la possibile induzione della comparsa
di tumori epatici. Gli steroidi anabolizzanti possono provocare la comparsa
della peliosi epatica, caratterizzata dalla presenza di cisti ematiche disseminate
nel parenchima epatico.
Si sospetta che la peliosi epatica possa evolvere in tumori benigni o maligni.
Nelle femmine, gli steroidi anabolizzanti inducono anche altre reazioni avverse
quali: alopecia, irsutismo, abbassamento del tono della voce, ipertrofia clitoridea,
amenorrea, atrofia della mucosa uterina, diminuzione del volume delle mammelle,
incremento o (meno frequentemente) diminuzione della libido, aumento dell’appetito,
etc. (Benzi, 1993).
Metodologie analitiche per rivelare la presenza di nandrolone negli atleti
Nel passato,
le modalità di screening per evidenziare l’abuso e/o il maluso del nandrolone
negli atleti sono state oggetto di discussione e di controversie a causa della
possibile presenza di nor-androgeni di origine endogena in alcuni mammiferi,
incluso l’uomo.
Attualmente, le valutazioni analitiche ad alta tecnologia permettono di rilevare
quantità molto piccole di steroidi nel sangue e nelle urine.
A tal proposito, la metodica gas-cromatografia/spettroscopia di massa (GC-MS)
è considerata la più affidabile per la determinazione quantitativa sia del
nandrolone nel sangue, sia dei suoi due maggiori metaboliti, il 19-nor-androsterone
e il 19-nor-etiocolanolone, nelle urine (Björkhem e Ek, 1982; Masse et al,
1985; Ozer e Temizer, 1987; De Boer et al, 1990; Dehennin et al, 1996; Meier-Augenstein,
1999; Dehennin et al, 1999; Müller et al, 1999). In tal senso, nelle urine
il 19-nor-androsterone è considerato come lo specifico metabolita marker del
nandrolone.
In generale, la presenza nelle urine del 19-nor-androsterone ad una concentrazione
superiore a 2 ng/ml per i maschi (5 ng/ml per le femmine) è considerata la
prova dell’assunzione del nandrolone da parte degli atleti per migliorare
le loro prestazioni psicofisiche. Questo valore soglia è il risultato di una
decisione consensuale di diverse autorità, compresa la Sottocommissione per
il doping e la biochimica nello sport del CIO.
La FIFA ha confermato questo valore per quanto riguarda i calciatori. Questo
significa che è considerato “positivo” un calciatore nelle cui urine venga
superata la concentrazione di 2 ng/ml di 19-nor-androsterone.
Formazione del metabolita marker del nandrolone: il 19-nor-androsterone
Per tutto quanto detto, risulta necessario chiarire se è possibile una correlazione tra elevati livelli del metabolita 19-nor-androsterone nelle urine e gli eventi correlati all’assunzione di nandrolone o dei suoi pro-ormoni da parte degli atleti.
Produzione endogena di nandrolone o 19-nor-androsterone da parte degli atleti
Il nandrolone
è stato trovato nel liquido ovarico umano, probabilmente come intermediario
nella conversione enzimatica degli androgeni ad estrogeni (Dehennin et al,
1987), nelle urine di donne gravide tra la 6th e la 14th settimana di gestazione
(Van Eenoo et al, 1999; Mareck-Engelke et al, 1999), nelle urine di volontari
sani prima e dopo sforzo intenso e prolungato (Le Bizec et al, 1999) ed in
volontari che praticano moderata attività sportiva ricreazionale (Reznik et
al, 2001).
Uno studio, condotto su 137 calciatori amatoriali e 358 calciatori professionisti
della prima e seconda divisione della nazionale svizzera, ha dimostrato che
prima della competizione nessun calciatore presentava traccia nelle urine
di 19-nor-androsterone o altri metaboliti del nandrolone. Dopo la partita,
la produzione endogena di 19-nor-androsterone era un evento eccezionale, poiché
solo 27 calciatori sui complessivi 495 studiati (5,4 %) mostravano tracce
di metaboliti del nandrolone nelle urine (concentrazione nelle urine < 2 ng/ml:
valore soglia del CIO per i maschi) e solo 3 calciatori sui complessivi 495
studiati (0,6 %) avevano una concentrazione urinaria di 19-nor-androsterone
compresa tra 2 e 3 ng/ml (Saugy et al, 1999; Robinson et al, 2001).
Questo studio è stato effettuato senza preavvisare i calciatori di evitare
l’eventuale assunzione di farmaci, integratori etc. Pertanto la presenza di
19-nor-androsterone nelle urine dei suddetti 3 calciatori è probabilmente
dovuta all’assunzione di prepati contenenti nandrolone, pro-ormoni, etc.
Questo studio sperimentale conferma che la presenza di 19-nor-androsterone
nelle urine ad una concentrazione maggiore di 2 ng/ml può essere considerata
la prova dell’assunzione di nandrolone o di pro-ormoni da parte dei calciatori.
Consumo
di cibo contenente nandrolone
Vari tipi di carne (maiale, manzo, cinghiale, agnello, pollo, pesce, ecc)
possono contenere nandrolone e, in teoria, potrebbero contribuire all’innalzamento
dei livelli di 19-nor-androsterone nelle urine ad una concentrazione maggiore
di 2 ng/ ml.
A questo proposito bisogna distinguere due possibilità: la presenza di nandrolone
nelle carni a causa del trattamento illegale degli animali con anabolizzanti,
o la presenza di nandrolone endogeno nelle carni.
Nella carne di animali sottoposti a trattamento illegale con nandrolone, la
concentrazione muscolare dello stesso è troppo bassa per determinare - negli
atleti che la ingeriscono - un aumento della concentrazione del 19-nor-androsterone
nelle loro urine superiore a 2 ng/ml dopo uno due o più giorni dall’ingestione.
D’altro canto, risulta essere molto improbabile l’ingestione della porzione
di carne relativa proprio al punto dove è avvenuta l’introduzione di nandrolone
(“injection spot”).
Infatti, prima di ingerirla, l’atleta sottopone istintivamente la carne (steak,
cotoletta, filetto, ecc.) ad un semplice controllo visivo e la porzione che
dovesse contenere una disgustosa cisti di nandrolone non assimilato sarebbe
facile da riconoscere ed impossibile da ingerire.
L’ipotesi di assunzione non intenzionale di nandrolone attraverso il consumo
di carni di maiale non-castrato e di cinghiale (La Bizec et al, 2000) può
essere esclusa poiché nell’Unione Europea sono consumate quantità veramente
esigue di tali carni. In ogni modo, le quantità di carne ingerita sarebbero
troppo basse perché giustifichino un aumento della concentrazione del 19-nor-androsterone
nelle urine superiore a 2 ng/ml dopo uno due o più giorni dall’assunzione.
Le frattaglie, quali fegato e reni, contengono quantità più elevate di nandrolone.
Tuttavia, nell’Unione Europea le macellazioni di verri e di cinghiali sono
piuttosto esigue e le normative Europee sull’uso delle frattaglie sono molto
restrittive. Infine, va rilevato che la carne di verro e di cinghiale non
incontra il gusto dei consumatori e, d’altra parte, ha un sapore facilmente
distinguibile da quello delle altre carni di maiale, per cui se ne può escludere
l’ingestione involontaria.
Consumo
di integratori che contengono nandrolone o pro-ormoni
Per quanto riguarda l’Unione Europea, in base alle vigenti normative inerenti
alla produzione di integratori è escluso che gli integratori possano contenere
nandrolone, androstenedione, pro-ormoni o metaboliti in grado di essere convertiti
in 19-nor-androsterone una volta assunti dai calciatori.
Diversa è la situazione per quanto riguarda gli integratori prodotti negli
Stati Uniti (USA), dove le industrie del settore vantano un fatturato annuale
di circa 12 bilioni di dollari. Secondo il “Dietary Supplement Health and
Education Act of 1994”, negli USA è possibile preparare prodotti contenenti
steroidi anabolizzanti, incorporati o no in un “mélange” di aminoacidi, carboidrati,
vitamine etc.
Diversi steroidi anabolizzanti sono venduti come farmaci OTC (over-the-counter,
vale a dire: farmaci che non richiedono prescrizione medica), giacché l’Atto
prima citato consente alle Industrie di commercializzare gli steroidi al di
fuori dell’uso medico per la diagnosi, la prevenzione o la cura delle malattie.
Quindi, le Industrie interessate possono aggirare i rigidi regolamenti della
FDA (Food and Drug Administration) per cui il contenuto e la purezza dei costituenti
degli integratori sono lasciati alla discrezione dei produttori stessi (Angell
e Kassirer, 1998).
Nei prodotti sopra citati provenienti dagli USA, la presenza di steroidi anabolizzanti
è a volte indicata nell’etichetta. Spesso, però, le delucidazioni presenti
nelle confezioni non mettono in guardia il consumatore circa la presenza di
sostanze proibite dagli organismi sportivi, sostanze che possono portare al
ritrovamento dei loro metaboliti nelle urine.
Quindi, anche l’uso non intenzionale di integratori provenienti dagli USA
ed addizionati con steroidi (che notoriamente non sono consentiti dal CIO)
può portare ad un test delle urine positivo per il nandrolone. La legislazione
Europea definisce come “prodotti medicinali” i preparati contenenti steroidi
anabolizzanti e, pertanto, gli integratori provenienti dagli USA e contenenti
steroidi sono illegali nell’Unione Europea.
Tuttavia, questi prodotti si possono facilmente trovare sul mercato sia perché
importati illegalmente da alcune aziende, sia perché illegalmente acquistati
via Internet.
Negli USA gli steroidi androstenedione e 4-androstene-3,17-dione sono spesso
presenti nelle capsule vendute come OTC. Il 19-nor-androsterone, metabolita
marker del nandrolone, si può ritrovare nelle urine di persone che hanno assunto
queste capsule contenenti androstenedione. Le concentrazioni urinarie sono
molto piccole, ma se i campioni d’urina provengono da calciatori, in pratica
tutti i soggetti esaminati potrebbero risultare “positivi” per il nandrolone
(Catlin et al, 2000).
Esiste anche la possibilità che, nelle capsule contenenti androstenedione,
il 19-nor-androstenedione possa esser presente come contaminante formatosi,
ad esempio, durante la produzione industriale. In tal caso, la presenza del
metabolita marker del nandrolone nelle urine dei calciatori potrebbe essere
dovuta alla conversione metabolica del contaminante 19-nor-androstenedione
attuata dall’organismo dell’atleta stesso.
Non si può, tuttavia, escludere la conversione nell’uomo dell’androstenedione
stesso a 19-nor-androstenedione, poiché gli androgeni aromatici possono essere
convertiti ad estrogeni e questa reazione è associata ad una demetilazione
C-19 che porta alla formazione di 19-nor-steroidi.
Utilizzo
di prodotti omeopatici contenenti steroli e steroidi
Gli steroli e gli steroidi d’origine vegetale o animale possono essere
presenti nei prodotti omeopatici. In base alla legislazione italiana ed europea,
i prodotti omeopatici devono essere caratterizzati da una concentrazione di
principio attivo pari o inferiore ad 1/100 del dosaggio più basso di molecola
attiva presente nelle preparazioni allopatiche.
Quindi, 1/100 del dosaggio più basso di nandrolone fenpropionato (25 mg/settimana,
pari a 3,6 mg/die) corrisponde ad una concentrazione di 36 microgrammi di
principio attivo nella tintura madre che, a sua volta, è sottoposta a diluizioni
graduate (potenziamento graduale: D1 = 1:10; D2 = 1:100; D3 = 1:1.000; etc.).
L’aumento dei livelli di 19-nor-androsterone nelle urine degli atleti non
può quindi essere attribuito all’assunzione di prodotti omeopatici, data la
bassissima concentrazione di steroidi presente in questo tipo di preparazioni.
D’altro canto, nell’uomo, non sembra possibile la conversione biochimica degli
steroli e steroidi d’origine vegetale od animale nel metabolita marker 19-nor-androsterone.
Uso del nandrolone come farmaco
Si deve
ritenere poco probabile l’uso di iniezioni intramuscolari di specialità medicinali
a base di nandrolone fenpropionato, o decanoate, o undecilato, etc., giacché
la presenza dell’ormone nell’atleta è rilevabile anche dopo una, due o tre
settimane rispettivamente.
Pertanto, il metabolita 19-nor-androsterone sarebbe facilmente riscontrabile
nelle urine duranti i normali controlli anti-doping. Questo non avviene con
la somministrazione orale di tavolette, polveri, etc., di steroidi anabolizzanti
o pro-ormoni durante il periodo di recupero post-partita (quando l’attività
agonistica è ferma) o proprio al primo giorno dei “tre, quatto o cinque giorni
di pausa” tra due partite di calcio.
La presenza del metabolita marker per il doping può essere limitata ad uno
o due giorni dopo l’ingestione, mentre si realizzano i vantaggi sia di un
aumento dell’effetto del training durante la pausa, sia del mantenimento nei
calciatori dell’effetto”fight and flight” durante la partita successiva.
Infatti, durante la partita, la “coda” degli effetti psicofisici indotti dal
nandrolone può essere ancora presente, anche se il nandrolone e i suoi metaboliti
sono stati eliminati dal corpo del calciatore già uno o due giorni prima,
possibilmente non consentendo il riscontro di 19-nor-androsterone durante
un eventuale controllo anti-doping. In questo modo, la “coda” di un’attività
farmacologia si realizza in presenza del “fantasma” del farmaco.
Naturalmente questo protocollo di alternate somministrazioni orali di steroidi
anabolizzanti è abbastanza complicato ed un errore nella programmazione delle
somministrazioni determina il ritrovamento del metabolita 19-nor-androsterone
nelle urine.
Conclusioni
La presenza
del metabolita marker per il doping 19-nor-androsterone nelle urine dei calciatori
ad una concentrazione superiore a 2 ng/ml nel maschio (5 ng/ml nella femmina)
è considerata come il risultato dell’assunzione di nandrolone e/o dei suoi
pro-ormoni. In particolare, questi ormoni possono essere incorporati in integratori
importati illegalmente dagli USA o da altri paesi extra-europei.
Recentemente nelle urine di molti calciatori sono state riscontrate delle
elevate concentrazioni dei metaboliti del nandrolone. Questa attuale “lezione
impartita dal nandrolone” conferma che l’inclusione di farmaci nella lista
CIO delle sostanze proibite non è idonea ad impedire l’abuso ed il maluso
di tali farmaci nello sport, se le autorità competenti sono restie ad intervenire,
o chiudono un occhio su ciò che succede nel campo del doping, o prendono provvedimenti
“leggeri” nei confronti dei soggetti trovati “positivi”. Quarant’anni di politica
ambigua sono stati inidonei a bloccare l’abuso ed il maluso dei farmaci nello
sport.
Come dice il proverbio: la cattiva lavandaia non trova mai il sapone buono.
Tuttavia, si deve considerare la questione da tutti i punti di vista. Le società
sportive si sono trasformate in attività industriali e commerciali, talvolta
quotate in borsa. I calciatori e, in generale tutti gli atleti, possono essere
considerati “macchine “ più o meno ben pagate per far soldi e/o potere: la
logica di mercato richiede di aumentare la produttività di tali “macchine”.
L’abuso ed il maluso dei farmaci sono ritenuti idonei allo scopo. Per interrompere
questa ‘sports connection’ è necessaria una forte azione a livello internazionale
- basata soprattutto su una trasparente informazione - anche per evitare che
aumentino l’abuso ed il maluso dei farmaci tra gli atleti amatoriali ed i
giovani.
Questo tipo di azione sembra però improbabile, perché metterebbe i bastoni
nelle ruote delle parti interessate.
D’altra parte, come dice il proverbio, non si può fare una frittata senza
rompere le uova. Altrimenti non rimane che considerare la costosa attività
antidoping come uno strumento non idoneo e, quindi, dare via libera all’abuso
ed al maluso dei farmaci nello sport.
Gianni
Benzi
Dipartimento di Scienze Fisiologiche-Farmacologiche – Università degli Studi
di Pavia – Italia European Medicines Evaluation Agency (EMEA) - London - UK











