Il trapianto renale è oggi senz’altro l’alternativa terapeutica più valida ed efficace per l’insufficienza renale terminale.
Molti sono gli eventi favorevoli che hanno portato questo trattamento ad essere la massima aspirazione sia dei pazienti in dialisi sia degli operatori sanitari e delle politiche sociali, in quanto un trapianto renale riuscito oltre che ad un recupero totale della persona porta ad un notevole risparmio economico sia per il Sistema Sanitario Nazionale che per gli Enti previdenziali ed Assicurativi. La sopravvivenza dell’organo trapiantato è oggi molto buona grazie alle nuove terapie immunosoppressive, al perfezionamento delle tecniche chirurgiche, al miglioramento della conservazione degli organi, al prelievo degli stessi più precocemente (da 24 a 6 ore dalla morte), ai nuovi modelli legislativi ed organizzativi (L 91/99; Linee Guida G.U. n.144 del 21/6/02).
Il trapianto renale è l’unico trattamento in grado di correggere, insieme alla funzione emuntoria, anche le alterazioni metaboliche, ematologiche ed endocrine che compongono il quadro della insufficienza renale cronica.
Inoltre il trapianto è la forma di terapia che offre i più alti livelli di riabilitazione, ripresa lavorativa e buona soggettiva Qualità della Vita (QOL): la maggioranza degli studi pubblicati, sia prospettici, ma soprattutto retrospettivi, sostiene che il soggetto trapiantato raggiunge un recupero della vita sessuale, familiare, sociale e professionale notevolmente alto rispetto ai soggetti dializzati.
La riacquistata capacità di lavoro ottenuta nella gran parte dei casi pone conseguentemente il medico legale previdenziale di fronte alla necessità di avere dei criteri valutativi il più possibili oggettivi e senz’altro confluenti in valutazioni diverse del soggetto trapiantato rispetto al soggetto con in atto altri trattamenti terapeutici sostitutivi, quali emodialisi e la dialisi peritoneale.Antonietta Trinchillo ....ABSTRACT