François Andrè Philidor

 Adriano Bassi

Il compositore e flautista François Andrè Philidor, nato a Dreux il 7 Settembre 1726 e morto a Londra il 31 Agosto 1795 fu un campione di scacchi ed un teorico di grande bravura.

È possibile coniugare la musica con gli scacchi? La risposta è positiva. Può sembrare piuttosto strano iniziare un articolo con questa domanda ma la ragione non è peregrina.
Lo sapevate che il compositore e flautista François Andrè Philidor, nato a Dreux il 7 Settembre 1726 e morto a Londra il 31 Agosto 1795 fu un campione di scacchi ed un teorico di grande bravura? Ebbene sì! Per quanto riguarda la musica, egli portò a compimento il genere dell’opèra-comique francese valorizzando lo stile francese e la vocalità in un teatro basato sulla leziosità. Allievo di Campra, studiò alla Cappella Reale di Versailles riuscendo a far eseguire alcune composizioni presso i “ Concerts Spirituels”, una delle massime istituzioni del tempo. Comunque, l’elemento essenziale che ci rende particolare e indispensabile la conoscenza del musicista, si basa sull’originalità e sull’idea di vivere la musica in modo disincantato allargando i propri interessi ed orizzonti cognitivi verso gli scacchi che gli offrivano l’opportunità di spaziare in territori non propriamente sonori. Lo fece talmente bene che nel 1749 scrisse “L’Analyze des èchecs“ poi mutato in “Analyse du jeu des èchecs” su volontà del Duca di Cumberland, il quale rimase colpito dalla sua bravura e genialità.
Il suo ruolo di accademico degli scacchi lo sottrasse per alcuni anni al mondo della musica e per volontà degli Enciclopedisti ed in particolare chiamato dall’amico Diderot, ritornò nell’agone sonoro tentando di entrare alla Cappella Reale come maestro, facendo eseguire ai “Concerts Spirituels” nel 1755 il Mottetto “ Lauda Jerusalem”, che, non entusiasmando la famiglia reale, non gli dette l’opportunità di entrare alla Cappella.
Non si arrese alla sorte avversa e decise di ritornare all’opera collaborando con il “Foire Saint Germain” ed ottenendo un meritato successo con il lavoro “Blaise le savetier” rappresentato nel 1759.
Da sottolineare il fatto che Philidor fu attivo in un momento storico particolare della musica riguardante la volontà da parte della “intelligentia” francese di creare un solido contrafforte allo strapotere dell’opera buffa italiana che aveva generato la famosa “querelles des bouffons” intorno alla quale gravitavano non solo interessi cultural-musicali ma anche seri aspetti nazionalistici. Egli batteva nuove strade e in un’epoca di sconvolgimenti e rivolgimenti era diventata di moda la sinfonia che esercitava una profonda attrazione; dall’altro versante con il “drame lyrique” fece la sua comparsa nel settore dell’opèra comique una ventata nuova ed affascinante ed i compositori si avvicinarono con interesse alle nuove tendenze artistiche.
Quindi il Nostro aveva riscoperto l’amore e la passione per la musica non solo operistica ma anche strumentale, componendo “L’art de la modulation”, 6 quartetti con il titolo di Sinfonia per oboe (flauto o violino), 2 violini e basso continuo, edito a Parigi nel 1755.
Fu la Rivoluzione francese a troncargli totalmente le speranze di uomo e di artista, in quanto prendendo le difese dei repubblicani, quando nel 1792 si recò a Londra per la sua attività scacchistica, fu inserito nella lista dei proscritti non riuscendo più a tornare nella sua amata Parigi. A Londra fu amato e rispettato nella duplice veste di scacchista e di musicista, ottenendo addirittura la pensione dal “Club degli scacchi”. Una soddisfazione parziale, dato che la sua amarezza era totale poiché la propria patria gli aveva voltato ingenerosamente le spalle.
Dopo numerosi tentativi per tornare in Francia, morì nel momento in cui gli fu accordato il sospirato permesso. Un destino avverso che fino all’ultimo lo aveva perseguitato.
Indubbiamente Philidor fu un valente maestro di scacchi, ma nel settore della musica si difendeva altrettanto bene?
Cerchiamo di addentrarci nella sua produzione per comprenderne lo stile e le metamorfosi attraverso gli anni.
Prevalentemente troviamo nel suo catalogo melodrammi che attestano una profonda ricerca vocale non disgiunta da una scelta orchestrale che trova il suo pieno e convinto risultato in sonorità raffinate e di ottimo equilibrio fra la voce e lo strumento. E che dire della musica sacra? È rimasto negli annali l’Oratorio profano “Carmen seculare” dedicato all’Imperatrice Caterina di Russia e dato a Londra nel 1779 con un grande successo. Il lavoro, su versi di Orazio, tradotti in francese dal gesuita Sanadon, rispecchia il fondamentale desiderio del musicista di uscire dai canoni della tradizione, spingendosi verso un connubio fra il mondo sacro e quello profano. La sua musica è integrata nella vicenda in modo più intenso rispetto alle altre opere dello stesso periodo. I brani rivelano un metodo compositivo tipico della musica strumentale indirizzato verso tecniche vicine alla contemporaneità della sinfonia e della forma sonata. L’influenza della Scuola di Mannheim è presente nelle figure dei sospiri, nell’uso dei ritmi lombardi e nei “Walzen” che servono ad esprimere l’aspetto sentimentale.
Con le parti vocali affiancate dall’accompagnamento da strumenti solisti, far i quali figura più volte il flauto, Philidor contribuì allo sviluppo della “scena” del secolo XIX° creando conseguentemente una strada stilistica per i suoi successori.
Possiamo concludere sottolineando il fatto che per l’ennesima volta il mondo della musica e della ricerca ha trascurato un altro compositore non meno importante di altri, impoverendo la conoscenza di una storia del XVIII° che ha ancora molto bisogno di essere studiata e portata in superficie.

Adriano Bassi