Nella Commissione Igiene e Sanità del Senato riunitasi
il 19 gennaio sotto la Presidenza del Presidente Tomassini e del
Vice Mascioni, sono intervenuti, ai sensi dell’articolo
48 del Regolamento, il professor Enrico Terrazzi, direttore della
Clinica Ostetrica e ginecologica del Dipartimento di Scienze cliniche
dell’Istituto Sacco dell’Università degli Studi
di Milano, la dottoressa Paola Mosconi, delegata europea del Forum
italiano d’Europa Donna, nonché capo unità
di outcome research dell’Istituto di ricerche farmacologiche
Mario Negri di Milano ed il dottor Marco Rosselli, direttore sanitario
e scientifico del Centro per lo studio e la prevenzione oncologica
della Regione Toscana, per discutere le Procedure Informative
a “Seguito dell’indagine conoscitiva sulle iniziative
di prevenzione del tabagismo e del tumore al seno in Italia”,come
persone esperte su tematiche attinenti alla materia in esame.
Il presidente Mascioni che dà la parola il professor Amadori,
il quale afferma che i molti studi effettuati sul tema del rapporto
tra il fumo ed il tumore al seno non hanno ancora portato a risultati
certi ed univoci, per quanto paia sussistere un aumento del rischio
a carico delle fumatrici. Una rilevanza notevole è inoltre
da attribuire ai fattori genetici collegati all’attivazione
dei meccanismi di difesa dalle sostanze tossiche presenti nel
fumo. Si sofferma sull’esperienza nell’ambito della
prevenzione acquisita nelle province della Romagna, dove si è
notato un aumento degli interventi conservativi in ragione di
una maggiore precocità della diagnosi. Conclude osservando
come i tassi di sopravvivenza a cinque anni siano, limitatamente
alle regioni del Centro-Nord, paragonabili a quelli dei paesi
del Nord Europa.
Il Professor Ferrazzi si sofferma su alcuni aspetti relativi alla
metodologia della ricerca epidemiologica. Sottolinea quindi l’esistenza
di una correlazione significativa, rilevata dai più recenti
studi, tra il tabagismo e l’insorgenza del tumore mammario,
e considera di estrema importanza il peso del fattore genetico.
La dottoressa Mosconi illustra le iniziative intraprese dall’associazionismo
femminile a livello europeo e nazionale, mirate principalmente
e tre obiettivi prioritari: 1) l’innalzamento della qualità
nelle terapie anche nelle aree attualmente più svantaggiate,
in modo da garantire a tutte le donne pari possibilità
di guarigione; 2) la diffusione della pratica della diagnosi
precoce; 3) ilpotenziamento della ricerca nel settore
del cancro alla mammella. Ricorda in particolare la risoluzione
approvata nel giugno del 2003 dal Parlamento europeo, con la quale
a livello comunitario è stata evidenziata la priorità
della lotta al tumore al seno.
Il dottor Rosselli osserva che l’attuale propensione al
tabagismo della popolazione femminile farà sì che,
a meno di un cambiamento delle tendenze in atto, entro vent’anni,
sarà il cancro ai polmoni e non più il cancro al
seno la prima causa di morte per le donne in Italia. Il nesso
causale tra il fumo ed il tumore al seno è infatti assai
più debole rispetto a quello riguardante il tumore ai polmoni.
Prosegue osservando come tuttora vi siano notevoli squilibri tra
le regioni del Centro-Nord e le regioni del Sud nell’ambito
della diagnosi precoce. Rileva come sia alta la percentuale dei
medici di base fumatori (28 per cento), stando ad un recente sondaggio,
mentre il ruolo del medico di base stesso è fondamentale
nella lotta al tabagismo.
Interviene la senatrice Bianconi (FI), ponendo circa l’età
della donna da coinvolgere negli screening e la formazione del
personale medico delle unità di senologia.
Il presidente Mascioni auspica che l’indagine conoscitiva
in corso possa costituire lo spunto ad ulteriori iniziative politiche
volte alla cancellazione degli attuali squilibri tra le diverse
aree del Paese. Rileva inoltre la delicatezza del problema dell’alto
numero di medici di base fumatori e ritiene che di tale aspetto
si debba utilmente tenere conto anche in sede di definizione delle
convenzioni con gli stessi medici di base.
Il dottor Rosselli osserva che l’abbassamento dell’età
delle donne da coinvolgere nelle iniziative di screening, fino
a quaranta-quarantacinque anni, può comportare vantaggi
che rischiano di essere tuttavia annullati da una maggiore frequenza
dei casi di falsi negativi.
Il professor Ferrazzi sottolinea la necessità di potenziare
la ricerca al fine di aumentare la qualità produttiva del
sistema sanitario e delle aziende.
Il professor Amadori sottolinea la multidisciplinarietà
della senologia, la quale deve costituire il settore di attività
di unità dedicate. Il coordinamento di queste può
essere affidato a ciascuna delle diverse figure di specialisti
coinvolti, esclusivamente sulla base delle qualità dei
singoli operatori, senza privilegiare alcune delle specializzazioni
coinvolte. Per quanto riguarda l’età migliore a partire
dalla quale sottoporsi alle pratiche di diagnosi precoce, ritiene
che questa si situi intorno ai quarantacinque anni.
La dottoressa Mosconi si sofferma sulla redazione di un’apposita
“Carta delle utenti”, come momento di comune impegno
delle diverse società scientifiche e mediche.
Prende la parola la senatrice Boldi ponendo un quesito sull’opportunità
di riservare ai medici in possesso di una determinata specializzazione
l’accesso ad eventuali futuri corsi di specializzazione
o master in senologia.
Il dottor Rosselli ritiene che l’accesso debba essere con
consentito a tutti i medici di una delle specializzazioni che
contribuiscono alla multidisciplinarietà della senologia.
Concordano il professor Amadori ed il professor Ferrazzi.
Il presidente Mascioni ringrazia gli auditi per la loro collaborazione
e dichiara chiusa l’audizione.