60° Congresso medici cattolici italiani

 Amedeo Pavone

Per discutere un tema molto importante per tutti i medici, quale quello del profondo rapporto che esiste tra la professione del Medico e la dignità dell’uomo si sono riuniti a Bari oltre 500 medici con personaggi altamente qualificati che hanno dibattuto argomenti che toccano da vicino tanto la vita del medico, quanto quella del malato.
Al dibattito che si è articolato nel corso di tre giornate pregne di incontri, hanno partecipato Parlamentari, Il Ministro della Sanità,il Sottosegretario Antonio Guidi, Il Direttore Generale della Sanità Militare generale medico Michele Donvito, il Presidente della FNOMCeO Del Barone, il Rabbino Capo della Comunità ebraica di Roma, Don Oreste Benzi, Andrea Muccioli, e numerosissimi cattedratici esperti sopratutto nel campo della bioetica e della filosofia; il tutto sotto l’occhio vigile dell’Assistente Nazionale dell’Associazione Medici Cattolici Cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano che ha voluto partecipare in prima persona al dibattito ed essere presente per l’intera durata del Congresso.
Dopo aver preso parte a numerosissimi Congressi scientifici e sindacali non mi aspettavo che ad un Congresso dedicato ai temi dei rapporti tra medicina e dignità umana ci fosse una partecipazione così numerosa e così costante da parte di un uditorio medico.
Il tormentato vissuto del medico tra fede e ragione ha rappresentato il tema di una intera sessione con la diretta partecipazione del Cardinale Tettamanzi che ha saputo conquistare l’uditorio rappresentando questa consonanza tra Fede e Ragione, tra spirito e scienza, tra Medico e Uomo.
E se la Scienza corre troppo, non c’è problema basta saper capire quando è arrivato il momento di fare una pausa di riflessione per riconsiderare tutto il lavoro fatto con la ragione alla luce della Fede. Come il medico deve affrontare le nuove povertà ha costituito Il tema di una apposita sessione in cui sono stati affrontati problemi relativi a immigrati e comunità etniche, le nuove schiavitù di donne e bambini, tema molto caro a Don Oreste Benzi, noto per la sua campagna contro la schiavizzazione delle prostitute, i tossicodipendenti, i disabili visti con l’occhio della valenza positiva del loro percorso da parte del sottosegretario Guidi.
Una parola a parte è stata quella del Ministro Sirchia che mai come in questa occasione ha parlato da medico ai medici. Aggredito da una campagna assillante fatta da persone e gruppi mediatici che scambiano la scienza con la lotta politica, Sirchia ha parlato da scienziato che sà distinguere la montagna di ricerche di alto prestigio sull’uso già in atto di cellule staminali adulte dalle poche ricerche, fini a se stesse, sulle cellule embrionali.
Un vero e proprio assalto viene fatto al Ministro definito “Talebano” da ben determinati gruppi politici perché farebbe morire persone affette da Parkinson, epilessia, leucemia ed altre patologie non dando credito a ricerche, peraltro inesistenti, sull’uso delle cellule staminali embrionali.
Il Ministro ha anche sottolineato il fatto che per stabilire quel rispetto reciproco tra medicina e dignità umana, occorre piantarla di gestire gli Ospedali con l’occhio fisso sul bilancio dell’Azienda, anzicché sul rapporto umano tra medico e malato.
In nome dell’efficientismo e del funzionalismo, la professione medica viene svilita dalle sue dimensioni di servizio all’uomo nelle sue caratteristiche di missione, vocazione, amore, misurandola su criteri economici di efficacia e rendimento.
La medicina del nostro tempo, ha sostenuto il Presidente della FNOMCeO Del Barone, pur con i molti successi che è in grado di vantare , non è esente da condizionamenti e limiti, che hanno visto inaridire alcuni tradizionali valori di competenza professionale e di partecipazione umana. Una sezione a parte ha riguardato i medici in frontiera con gli interventi del Generale medico Michele Donvito che ha illustrato con ricchezza di mezzi l’assistenza sanitaria organizzata in Kossovo dall’Esercito Italiano e dal Capo Militare della Croce Rossa Italiana, colonnello medico Alessandro Pagliacci , che ha illustrato il lavoro e lo spirito autenticamente umanitario espresso dalla C.R.I. nell’assistenza alle popolazioni irakene a Baghdad con una documentazione iconografica unica.
Ma l’intervento sicuramente più toccante e commovente dell’intero Congresso è stato quella della dottoressa Dominique Corti, che ha documentato l’enorme lavoro svolto dal St. Mary’s Hospital Lacor a Gulu in Uganda, uno dei maggiori Ospedali non governativi e non profit dell’Africa equatoriale, sviluppatosi per la eroica dedizione alla medicina in zona di guerra svolta dai suoi genitori Piero e Lucille Corti nel corso di 50 anni di attività medica. La dottoressa Lucille Corti è deceduta nel 1996 in seguito ad AIDS contratto durante la sua attività di chirurgo svolta sempre in regime di emergenza mentre guerriglieri della LRA imperversavano nel Nord Uganda con rapimenti di personale sanitario e ripetuti saccheggi con violenza spietata della stessa struttura ospedaliera. Il dr. Piero Corti, deceduto di recente anche lui, è stato decorato con medaglia d’oro al valor civile dal Presidente della Repubblica italiana per la sua opera instancabile nell’assistere la popolazione ugandese Recentemente L’Ospedale è stato scelto come meta per un rifugio notturno, nei cortili e negli edifici dell’Ospedale, da parte di migliaia di persone che cercano di sfuggire, almeno per una notte, ai saccheggi ed ai rapimenti da parte di guerriglieri che si accaniscono contro i villaggi isolati.
L dottoressa Dominique Corti, Presidente della Fondazione onlus Piero e Lucille Corti e Consigliere del St. Mary’s Hospital , continua l’opera dei genitori nel ricercare fondi per tenere in vita e sviluppare l’Ospedale di Gulu in Uganda..
Dopo aver affrontato anche il tema dei valori comuni e della politica sanitaria per una Europa Unita, il Congresso si è concluso trattando il delicato tema del testamento di vita nel rispetto della dignità dell’uomo. Cattedratici di medicina legale e di bioetica hanno discusso sulla liceità di consentire dichiarazioni di volontà anticipata in trattamenti sanitari ipotizzabili in futuro. La fatica di seguire tutto il Congresso è stata certamente ripagata da un grande respiro dello spirito nell’ascoltare come possa esistere ancora un grande rispetto della dignità umana nella nostra Medicina.

Amedeo Pavone