Luciana Gallo

 Carlo Franza

Nella Prefazione al volume monografico uscito per i tipi della Collana Archivi di Stato in occasione della sua mostra in Palazzo del Senato a Milano, il Prof. Salvatore Italia, Direttore Generale del Ministero dei Beni Culturali, ebbe a scrivere che “la Gallo ha saputo tradurre nella sua pittura un intimo senso armonico e uno spirito creativo fuori dal comune”. Indicazione felice e riassuntiva di un lavoro che Luciana Gallo va portando avanti da qualche anno e che riassume nel titolo della recente mostra a Roma al Centrale Ristotheatre, “Confini e percorsi del Segno”, l’incontro più interessante con il grande pubblico nazionale.

    

La mostra si campionava all’interno di un percorso artistico internazionale che aveva come titolo “Belvedere”, dando prova di come questo suo lavoro su carta e su tela viva da qualche tempo un rapporto diretto con l’internazionalità, e cioè vada a campionare i risvolti più sinceri e veri di un neoinformale che dagli Stati Uniti all’Europa intera investe il mondo dell’arte. Il balzo e la crescita nel mercato e l’attenzione della critica di spessore avvengono proprio con l’inizio del terzo millennio, pur avendo la nostra pittrice dato prova di partecipazioni a diverse rassegne nazionali ed aver avuto la richiesta di opere significative da diversi Musei d’Arte Contemporanea (Tricase, Martano e Poggiardo).
Il suo apprendistato vanta l’Accademia di Belle Arti di Brera e l’incontro con la musica e la danza che la segnala in seno al Teatro alla Scala e in programmi televisivi con Gino Landi.
Brava, anzi bravissima, nel disegno che usa e porta avanti con grande facilità. Basti osservare tutti i figurini legati all’ambiente moda e la capacità di ritrarre parti del corpo o modelli in posa, in cui il nudo, totale o parziale, acquisisce e sostiene la calibrata visione della figura che si carica di gesti, articolazioni, e ritmi. Non meno belli certi soggetti in cui il sacro vive la sua forza estrema, specie nel volto di Cristo e nella Crocefissione che rimane il senso di alfa e omega del mondo. L’impianto figurale delle immagini si stempera attraverso un segno-colore di stampo espressionista, ogni segno è una virgola di colore e ogni colore o tono di esso si carica di pulsioni interne, magmatiche, che oltre al ritmo organico manifestano il dato fisico e sensuale di una pittura ormai volta a descrivere più che raccontare.
Questa descrizione che insegue an-che il versante non iconico o figurale caricandosi come di un moto interno, per avviarsi sul dato neoinformale che ci pare la sua prova più intensa e più vitale, trova il suo tempestoso avvio in quello spazio confine in cui ogni forma si sgretola dando origine a uno sfarfallio di parti che a volte si sfrangiano e a volte si concentrano, come un dato astronomico. E’ come leggere un cielo infinito in cui si volatilizzano parti di un tutto, così che forme danno corpo, frammenti si dimensionano e lasciano qui intendere anche l’influenza mortherwelliana.
La Gallo è una pittrice che, pur citando e dialogando con l’immagine, dà di sé e del suo lavoro una particolare sicurezza e una sensibile invenzione di un nuovo che lascia intendere come la pittura per essere vera e certa deve saper comunicare e trasmettere cariche emozionali forti, degne di potersi raccontare in poesia, pur raccogliendo gusti e modernità.

Carlo Franza