Istruzioni
per l’uso di questa nota: tenete d’occhio la &
di questo titolo.
Dopo una campagna elettorale pressoché permanente,siamo
ormai prossimi alle elezioni regionali,ultima tappa importante
prima delle elezioni politiche della primavera 2006 che confermeranno
o congederanno Silvio Berlusconi. Ovviamente la tv, e la stampa,
giocheranno un ruolo fondamentale nell’indirizzo di voto
degli italiani. Da come si sono messe le cose ormai da qualche
tempo,pare assolutamente normale che un giornalista si schieri
da una parte o dall’altra, in questo bipolarismo un po’
straccione e volutamente imperfetto. Volutamente imperfetto perché
le due parti negli ultimi dodici anni, da quando siamo passati
al maggioritario per ripulsa del proporzionale vissuto come sentina
di tutti i mali della politica(clamoroso abbaglio del sintomo
scambiato per la malattia), tale maggioritario si sono ben guardate
dal completare e perfezionare.
Perché,se a parole sia la destra che la sinistra concordano
sui limiti e la difettosità di questo bipolarismo mitigato
e ridotto? Semplicemente perché entrambe non sono riuscite
a capire se un maggioritario completo e un bipolarismo integrale
li favorirebbe oppure no. Nel dubbio, quindi, soprassiedono e
si limitano a lamentarsene. Del paese, della politica nel paese,
della sua governabilità, efficienza, trasparenza, non frega
nulla a nessuno.
L’importante è ovviamente vincere le elezioni, e
governare. Con tutto quello che una vittoria si porta dietro in
termini di potere, denaro, poltrone, ”agenzie di collocamento”
per i tuoi ecc. Il paese non è mai di tutti, ma è
sempre dei tuoi, a condizione che tu vinca, concetto esasperato
dallo “spoil sistem”. Come se la nostra vita fosse
tutta e solo una integrale conseguenza della politica e della
sua amministrazione pratica ed economica, in ogni momento della
nostra giornata. Come se la & tra destra e sinistra fosse
appunto solo una “e” commerciale,da denaro, business,
aziende, e invece non è così, come dovrebbe essere
evidente. Ma torniamo alla stampa.
A quanto pare “deve” essere schierata, e chiaramente,patentemente.
Se no, secondo la scuola di pensiero (!!!) più in voga
un giornalista è equivoco, non si sa da che parte sta,
è opportunista, confuso, codardo ecc.
Mentre, che so, un dentista o un fioraio non necessariamente deve
schierarsi. Se si schiera,e ne è convinto, meglio per lui.
Ma nessuno glielo chiede, nel suo lavoro. Anzi, direi –
e forse è un bel tema per “Leadership medica”-
che andare a farsi curare da un medico perché “è
di destra”, o al contrario, naturalmente, parrebbe forse
a tutti uno sproposito.
Invece per un giornalista lo fanno passare per indispensabile.
Più è dichiaratamente schierato, meglio è,par
di capire. Ma perché? E che vuol dire,schierato? Che se
è di destra, è d’accordo con tutto quello
che fa la destra, e lascia ai “nemici” di parte guelfa
bianca il compito e l’onere di criticare la destra? Follia,
perché lo faranno nella stessa logica, attaccando quindi
la destra comunque e a prescindere (cfr.Totò), non per
i suoi eventuali torti ma solo perché è la destra,
e perché presuppongono che la stampa di destra farebbe
e faccia lo stesso contro la sinistra.
Di questo immane,sterile,degradante guazzabuglio nessuno parla.
Anzi, viene spacciato alla pubblica opinione come “normale”,
come dato relativo alla professione giornalistica, in subordine
alla classe politica. Per riprenderci da questi guasti culturali
non basterà un cambio di stagione, e forse se continua
così, a degradare tutto, neppure un cambio generazionale.Una
politica accomunata nella sua fase quasi esclusivamente politicante
da una & di business, una stampa che fa il tifo o investe
come fosse in borsa sui titoli/nomi dei due schieramenti: il risultato
è una regressione culturale paurosa,una sfiducia generalizzata
nell’informazione e nella politica, una retrocessione professionale
allargata, per l’una e l’altra categoria.Come diceva
quello, ”è questo che vogliamo?” E quando e
dove e a chi si potrà parlare di questo processo degenerativo
che ci riguarda tutti, che si sia di destra &/o di sinistra?
Oliviero Beha