Per vari motivi siamo entrati in contatto con la realtà
dei paesi africani.
Come sempre, non accettiamo passivamente quanto ci viene riferito
dalle cosiddette fonti dirette, quindi, stiamo acquisendo informazioni
a tutto campo, ovviamente, compreso quello ufficiale, per trovare
delle risposte che giustifichino la situazione attuale di questi
paesi in quanto il risultato ottenuto nello sviluppo sociale e
ambientale non corrisponde all’entità dei finanziamenti
inviati dall’Occidente.
Quali le motivazioni? Perché questo non è avvenuto
e non avviene?
Da una prima analisi fatta unitamente a degli esperti (inviati
dell’ONU che sul posto verificano lo stato delle cose),
si evince che il problema della non soluzione dei problemi è
dovuto nella maggior parte dei casi ad una frammentarietà
degli interventi, dal moltiplicarsi di associazioni religiose
e laiche che operano ognuno per proprio conto spesso in competizione
fra loro e in zone circoscritte.
Così capita a volte che gli interventi delle Istituzioni
Umanitarie Internazionali sono opposti alle reali necessità
di questi paesi, spesso si utilizzano metodi e prodotti ormai
scientificamente obsoleti.
È anacronistico, ad esempio, pensare di affrontare malattie
infettive endemiche con farmaci superati solo perché al
momento non ve ne sono altri disponibili.
Questo è comprensibile ed è consentito in un momento
di emergenza, ma dopo anni e anni di aiuti economici da parte
dell’Occidente non è più tollerabile.
La filosofia, le motivazioni per aiutare queste popolazioni per
ottenere dei risultati concreti devono cambiare. Si devono porre
dei traguardi concreti in tempi definiti.
L’assistenzialismo missionario, per quanto ammirevole nei
singoli, non è e non può essere risolutivo per la
sopravvivenza di intere popolazioni. Basta con il considerare
la popolazione indigena inferiore tanto da non capire ciò
che ad essi viene insegnato ed iniziare a pensare che forse e
non forse sono sbagliati i metodi superati di insegnamento.
Su questo confermiamo il nostro impegno a non lasciarci condizionare
nelle nostre scelte.
Diceva spesso Padre Virgilio Rotondi questa frase “un messaggio
è come un seme, trasmettilo a chi è in grado di
capire e il seme germoglierà”. Noi trasmetteremo
a chi è in grado di capire questo messaggio fino a quando
il seme germoglierà, darà i suoi frutti e metterà
in evidenza l’assurdità di certe posizioni.
Genina Iacobone
Direttore di Leadership Medica