Editoriale

Genina Iacobone

Per vari motivi siamo entrati in contatto con la realtà dei paesi africani.
Come sempre, non accettiamo passivamente quanto ci viene riferito dalle cosiddette fonti dirette, quindi, stiamo acquisendo informazioni a tutto campo, ovviamente, compreso quello ufficiale, per trovare delle risposte che giustifichino la situazione attuale di questi paesi in quanto il risultato ottenuto nello sviluppo sociale e ambientale non corrisponde all’entità dei finanziamenti inviati dall’Occidente.
Quali le motivazioni? Perché questo non è avvenuto e non avviene?
Da una prima analisi fatta unitamente a degli esperti (inviati dell’ONU che sul posto verificano lo stato delle cose), si evince che il problema della non soluzione dei problemi è dovuto nella maggior parte dei casi ad una frammentarietà degli interventi, dal moltiplicarsi di associazioni religiose e laiche che operano ognuno per proprio conto spesso in competizione fra loro e in zone circoscritte.
Così capita a volte che gli interventi delle Istituzioni Umanitarie Internazionali sono opposti alle reali necessità di questi paesi, spesso si utilizzano metodi e prodotti ormai scientificamente obsoleti.
È anacronistico, ad esempio, pensare di affrontare malattie infettive endemiche con farmaci superati solo perché al momento non ve ne sono altri disponibili.
Questo è comprensibile ed è consentito in un momento di emergenza, ma dopo anni e anni di aiuti economici da parte dell’Occidente non è più tollerabile.
La filosofia, le motivazioni per aiutare queste popolazioni per ottenere dei risultati concreti devono cambiare. Si devono porre dei traguardi concreti in tempi definiti.
L’assistenzialismo missionario, per quanto ammirevole nei singoli, non è e non può essere risolutivo per la sopravvivenza di intere popolazioni. Basta con il considerare la popolazione indigena inferiore tanto da non capire ciò che ad essi viene insegnato ed iniziare a pensare che forse e non forse sono sbagliati i metodi superati di insegnamento.
Su questo confermiamo il nostro impegno a non lasciarci condizionare nelle nostre scelte.
Diceva spesso Padre Virgilio Rotondi questa frase “un messaggio è come un seme, trasmettilo a chi è in grado di capire e il seme germoglierà”. Noi trasmetteremo a chi è in grado di capire questo messaggio fino a quando il seme germoglierà, darà i suoi frutti e metterà in evidenza l’assurdità di certe posizioni.

Genina Iacobone
Direttore di Leadership Medica