Per comprendere meglio lo stato dell’assistenza
sanitaria, in Italia, riteniamo opportuno svolgere un approfondimento
regione per regione perché solo così possiamo ragionevolmente
confrontare l’efficacia e le carenze dei metodi adottati
e le differenze concrete prodotte dalle diverse filosofie alle
quali si ispirano.
A breve scadenza ci saranno le elezioni regionali, pertanto, abbiamo
intervistato i responsabili nelle regioni Lombardia e Lazio del
settore sanitario del medesimo schieramento politico. Nel prossimo
numero, pubblicheremo quanto verrà detto dai responsabili
della sanità delle regioni in cui gli stessi ruoli vengono
occupati dai partiti dell’opposizione Campania ed Emilia
Romagna.
Più che alle domande e alle risposte, preferiamo dare spazio
in prevalenza ai numeri che ognuno potrà personalmente
interpretare.
Iniziamo quindi con la regione Lazio e la regione
Lombardia, le quali si identificano come capitali d’Italia
politica ed economica.
Intervista
a Carlo Borsani |
Durante
il nostro colloquio, l’Assessore Borsani ha posto l’accento
sulla realizzazione del progetto che di fatto ha modificato il
rapporto fra il cittadino e l’assistenza sanitaria: il cittadino
con l’applicazione della riforma è libero di scegliere
fra le strutture pubbliche e quelle private, con gli stessi diritti
ad essere curato, come persona e non come numero di riferimento:
C.B. Io credo di poter dire che la riforma sanitaria
applicata in Lombardia abbia una filosofia particolare ed unica.
Il primo elemento di diversificazione dalle altre è dato
dal fatto che la centralità dei provvedimenti è
la persona.
Finalmente una persona può scegliere liberamente dove e
da chi andare per essere curato.
In sostanza il cittadino è l’elemento centrale di
ogni finalità della politica sanitaria per cui la persona
deve avere tutte le strutture che forniscono servizi a sua disposizione
.
Era inevitabile,perciò, accreditare nella stessa maniera
le strutture pubbliche e private.
Questo ha dato degli ottimi risultati non solo nell’abbattimento
delle liste d’attesa ma ha prodotto anche una positiva competitività
professionale e quindi nella qualità delle prestazioni.
Come lei giustamente ricordava, la sanità è sempre
in evoluzione e non ci si può fermare, quando si crede
di avere raggiunto un obbiettivo, si aprono altri spazi, la perfezione
non esiste.

G.I. Da una ricerca demoscopia risulta che
circa l’80% della popolazione è abbastanza soddisfatta
delle erogazioni dei servizi sanitari in Lomardia, e l’altro
20%?
C.B. E’ vero che vi è l’80%
- 70% che è abbastanza soddisfatto ed in equilibrio nel
rapporto con la sanità, purtroppo c’è ancora
un 20% che si sente in difficoltà soprattutto per la lunghezza
delle liste d’attesa, anche se queste si sono ridotte di
molto, non siamo ancora al 100% e crea esasperazione. Questo è
un obbiettivo che per noi è sempre presente. C’è
da dire che come tutte le riforme passati i primi tempi vi è
sempre qualche intervento necessario di correzione da fare.
L’ambizione che noi abbiamo, come dire ufficializzato e
preso incarico come volontà politica, attraverso il piano
regionale sociosanitario del 2004, è di provvedere a chiudere
finalmente anche un percorso che il paziente deve fare da quando
lascia l’ospedale.

G.I. Quale è la parte del piano sociosanitario
alla quale fa riferimento?
C.B. E’ quella in cui il paziente che lascia
l’ospedale, ma che comunque ha bisogno di assistenza, è
necessario consentire che sia seguito anche in tutte le fasi riabilitative,
in particolare in geriatria, consentire a chi per motivi vari,
familiari, economici ecc. non è in grado di ricevere un’assistenza
continua.
G.I. La sanità sta cambiando ed è
in rapida evoluzione, come avete programmato l’adeguamento
all’invecchiamento della popolazione? Questo fenomeno in
base più sulla prevenzione che alla cura della malattia
vera e propria, come intervenire?
C.B. Sì, infatti la sanità sta
cambiando, non ci sarà più molta…ospedalocentrico.come
è stato fino ad oggi, tutto si fonderà sulla prevenzione,
su stili di vita che consentano di avere meno malattie e quindi
meno ospedalizzazioni. Per fortuna la popolazione invecchia, io
amo dire: “invece di allungare la vecchiaia, dobbiamo allungare
la gioventù”.
Composizione della
spesa
70% della spesa per ricoveri e prestazioni ambulatoriali erogate
da strutture pubbliche
30% della spesa pubblica per ricoveri e prestazioni
ambulatoriali erogate
da strutture private. |
Prestazioni extra-LEA
La regione Lombardia, oltre a quelle previste a livello
Nazionale, garantisce con risorse a carico del SSR:
• le cure riabilitative e fisiatriche ambulatoriali
• le cure odontoiatriche
Si prevede inoltre un indice di posti letto per cure riabilitative
maggiore del 50% rispetto a quello previsto a livello Nazionale. |
G.I. Vi è una parte politica che sostiene
la necessità di scindere la sanità in due linee
una quella della cura vera e propria della malattia l’altra
nella prevenzione. Qual è il suo parere.
C.B. Questa non l’ho mai sentita, devo
dire che è impossibile, la prevenzione affidata al sociale
non ha senso.
Il sociale, dirò di più, dovrebbe dedicarsi ad altre
funzioni, come ad esempio, preoccuparsi di trovare soluzioni ai
problemi inerenti l’alimentazione, l’abitazione, i
disagi di chi vive in stato d’indigenza ecc.
Inoltre esiste un ministero delle politiche sociali che le rappresenta.
Fra l’altro non ha nemmeno fondi se non quelli che vengono
in qualche modo erosi alla sanità.
G.I. Il tempo scorre velocemente e con altrettanta
velocità fuori in sala d’attesa si allunga la fila,
ringrazio quindi l’assessore e amico Borsani per la lunga
intervista che riprenderemo quando i giochi saranno fatti e potremo
parlare dei programmi futuri. Siamo in fase di bilancio e quindi
di analisi dei risultati, i bilanci si fanno con i numeri perciò
lasciamo ai numeri la parola e supportiamo questa intervista con
le rispettive tabelle che confermano quanto l’assessore
ha detto.
|
Carlo Borsani
vive a Milano dove
è nato il 26 settembre 1945. Sposato e padre di tre
figli, è impegnato in politica dal 1971 ed è
stato consigliere comunale del MSI (Movimento Sociale Italiano)
prima a Monza, poi a Milano, dal 1985 al 1990.
Componente dal 1981 del comitato centrale e dal 1990 della
direzione nazionale del MSI-DN, fa parte attualmente della
direzione nazionale di AN. Consigliere regionale della Lombardia
dal 1992, viene rieletto nel 1995 e nominato Assessore alla
Sanità, incarico nel quale si distingue per l’impegno
nel garantire efficienza e qualità al settore. Pone
le basi per un nuovo modello organizzativo del sistema sanitario
ed elabora un’innovativa proposta di riordino del
servizio lombardo, la Legge Regionale 31/1997: questa legge
si caratterizza per l’aziendalizzazione degli enti
preposti alla gestione del Sistema Sanitario Regionale e
per la netta separazione di funzioni tra ASL ed Aziende
Ospedaliere, garantendo al cittadino la totale libertà
di scelta della cura e la piena parificazione dei soggetti
erogatori pubblici e privati. Particolarmente significativi
sono anche il Piano Oncologico e la riorganizzazione del
118 e della rete di emergenza-urgenza.
Alle elezioni regionali del 2000, Borsani rifiuta la candidatura
nella lista bloccata scegliendo di misurarsi con il consenso
dei cittadini.
Ne riceve un importante riscontro: viene rieletto e confermato
nell’incarico di Assessore alla Sanità, che
ricopre tuttora.
Di questo secondo mandato va ricordata l’approvazione
del primo Piano-Socio Sanitario Regionale varato da Regione
Lombardia. |

In foto Francesco Storace e
Domenico Gramazio |
Regione
Lazio |
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Intervista
a On. Domenico Gramazio |
Per quanto è stato fatto nell’ambito della sanità
nella regione Lazio, l’abbiamo chiesto al Presidente dell’agenzia
della sanità l’Onorevole Gramazio. Riportiamo di
seguito una sintesi di quanto lui ha risposto.
La Sanità in questi ultimi cinque anni ha avuto grazie
all’impegno profuso, un notevole impulso e miglioramento.
E’ cambiato realmente il volto del Sistema Sanitario, il
Lazio era negli scorsi anni una Regione bypassata dal Servizio
Sanitario oggi è diventata un riferimento importante, a
tal punto che nel Lazio arrivano pazienti per interventi di alta
specializzazione da tutta l’Italia e anche dall’estero,
si ricovera sia instrutture pubbliche che in strutture accreditate
del Sistema Sanitario Regionale.
Un evento di cambiamento non è stato solo la nascita di
tre nuove importanti strutture ospedaliere.
G.I. Precisamente?
D.G. La riorganizzazione complessiva del Servizio
ed il riconoscimento a strutture accreditate che sono passate
con decreto regionale e nazionale a ricoprire il ruolo degli IRCCS
– Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico. 70
milioni di euro è il bilancio attivo sulla mobilità
interregionale, riportato in uno studio monografico dell’ASP
“Rapporto sulla Mobilità Sanitaria Interregionale”,
dal quale si evince in chiare note come la Regione Lazio sia diventata
un riferimento importante nel Servizio Sanitario Nazionale.
G.I.
Dove e come avete reperito i finanziamenti?
D.G. Con l’ex articolo 20, abbiamo finanziato
e ammodernato le strutture, questo vuol dire aver dato un respiro
ed un impulso non solo al rinnovamento delle strutture, ma anche
a un ulteriore potenziamento.
G.I. L’approvazione del piano di riforma
è stato realizzsto in tempi lunghi?
D.G. Il piano Sanitario Regionale, per li anni
2002/2004 è stato approvato dal Consiglio Regionale del
Lazio in due giorni ed è stato approvato e confrontato
anche con tutto il mondo sindacale socio-sanitario, e di seguito
questo ha fatto si che dopo 32 anni per la prima volta nel Lazio,
ci fosse una programmazione sanitaria per ogni singola azienda
e chiarezza di scelta per gli operatori.
G.I.
E’ soddisfatto dei risultati ottenuti?
D.G. Posso dire con soddisfazione che quanto
è stato raggiunto lo è stato soprattutto grazie
all’impegno concreto avuto da Francesco Storace Presidente
della Regione Lazio, e del Vice Presidente del Consiglio Regionale
Tommaso Luzzi, componente della Commissione di Sanità della
Regione Lazio, ha realmente operato affinché l’intero
Sistema del Servizio Sanitario fosse adeguato ad una Regione importante
qual è il Lazio , che ad oggi è diventata l’ottava
Regione in Europa.
Ovviamnete ringraziamo l’Assessore Borsani e l’Onorevole
Gramazio per la loro disponibilità e attendiamo dai nostri
lettori i loro commenti e le loro osservazioni.
Domenico
Gramazio è nato a Roma il 6 febbraio 1947.
Laureato in Scienze Politiche. E’ Funzionario dell’
I.N.P.S. e svolge attività politica dal 1962. Nel
1979 viene eletto dal Consiglio Comunale di Roma come Consigliere
del Comitato di gestione della U.S.L. RM/9 che comprende
l’Ospedale S. Giovanni Addolorata e il territorio
della IX Circoscrizione. Successivamente viene nominato
Segretario dello stesso Comitato di Gestione. Nel 1980 entra
a far parte dell’Assemblea Generale delle UU.SS.LL.
di Roma. Nel 1981 è Consigliere Comunale di Roma
e membro della Commissione Sanità e Coordinamento
UU.SS.LL. del Comune. Nel 1983 è Consigliere Regionale
del Lazio , Vice Presidente della Commissione Personale
e Problemi del Lavoro e anche componente della Commissione
Sanità dello stesso Consiglio. Nel 1985 entra a far
parte della Commissione Sanità di cui diventa Vice
Presidente fino alla chiusura della legislatura regionale.
Nel 1990 è rieletto Consigliere Regionale assumendo
nuovamente l’incarico di Vice Presidente della Commissione
Sanità.Nel 1994 eletto nella 12a legislatura, entra
a far parte della 12a Commissione Parlamentare Affari Sociali
e Sanità e, come Capogruppo, diventa componente dell’Ufficio
di Presidenza della Commissione stessa. Nella 13a legislatura,
torna a far parte della Commissione Affari Sociali della
Camera e componente, quale Capo Gruppo, dell’Ufficio
di Presidenza della Commissione stessa. Partecipa a numerosi
convegni nazionali ed internazionali sulla Sanità
rappresentando il Parlamento Italiano e la Commissione Affari
Sociali e Sanità. |