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| Guareschi
- Trastulli democratici. La vispa Teresa, 1952 |
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| Galantara
- Carità pretina, Per prendere, 1904 |
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| Scalarini
- La spremitura dell’Italia, 1914 |
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| Altan
- La patria e come la mamma: sempre pronta quando serve |
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| Mario Sironi
- Si tratta di gonfiarsi a vicenda, 1922 |
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| Mario Sironi -
Dopo le riunoini socialisti |
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| Mario Sironi
- I cani e l’osso, 1922 |
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| Mario Sironi
- Così?!!, 1924 |
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| Altan - Si tratta
di gonfiarsi a vicenda, 1922 |
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“La satira è una sorta di specchio, dove
gli osservatori in genere vedono le facce di tutti tranne
la loro”, sosteneva il grande iniziatore del romanzo
settecentesco Jonathan Swift, l’autore de “I
Viaggi di Gulliver”. Ebbene, sulla satira e sul
disegno poggia la bellissima mostra, già presentata
a Milano e a Bagnacavallo nel 2003, e ora aperta fino
all’11 maggio presso la bella Basilica Palladiana
di Vicenza nel Salone degli Zavatteri, dal titolo “Seduzioni
e miserie del potere. Visto da destra – visto da
sinistra” con cinque grandi maestri del disegno
e della satira italiana, vale a dire Galantara, Sironi,
Scalarini, Guareschi e Altan. La mostra è curata
dalla Fondazione Mazzotta che ne ha curato anche il catalogo
e ha già incontrato grande entusiasmo presso la
critica nazionale e internazionale. Non dimentichiamo
che proprio Gabriele Mazzotta dell’omonima Fondazione
ha vinto il premio “Pino Zac” per la Satira
politica 2003 di Forte dei Marmi.
In mostra, dunque, troviamo le opere dei suddetti cinque
artisti tra i massimi esponenti del disegno satirico e
della caricatura, e si compie così un impressionante
excursus nella storia sociale, politica e del costume
del nostro paese dal 1890 ai nostri giorni. Sono esposti
450 disegni su carta e preziosi acquerelli di Galantara,
Scalarini, Sironi, Guareschi e Altan. Curiosa questa mostra,
fortemente storica e rappresentativa del nostro paese,
capace di raccontare non solo il fine Ottocento ma tutto
il secolo del Novecento, siglato come “secolo breve”
per via di due guerre mondiali e soprattutto funesto per
le dittature che ci sono state in Europa, ad iniziare
dal comunismo ovvero dallo spavento dei rossi. Studiosi
attenti hanno analizzato nel prezioso catalogo della casa
Editrice Mazzotta le opere degli artisti e gli ambiti
in cui questi disegni satirici sono stati pubblicati.
Eccoli i testi:
Mimmo Franzinelli su “Galantara. L’Asino anticlericale”,
G. Seveso su “Scalarini e la passione del socialismo”,
Claudia Gian Ferrari su “Mario Sironi. L’illustrazione
e la satira politica”. Paola Pallottino su “Piccolo
Atlante delle metafore iconografiche di Guareschi”,
e Ferruccio Giromini su “Altan ovvero un franco
e leale sgomento”.
Bisogna partire dalla satira ottocentesca, certamente
inferiore a Daumier e ad altri modelli europei, quando
a fine Ottocento troviamo qui in Italia Galantara e Scalarini
– è con loro che si apre la mostra –
che danno inizio alla caricatura politica italiana, nuova
e soprattutto temibile, e che trova affermazione presso
il grande pubblico (si pensi che “L’Asino”
vendeva 60.000 copie) anche se l’apprezzamento lo
si riscontra anche all’estero. Dalle vignette rappresentative
si leggono gli anni dell’Unificazione italiana fino
ai tempi nostri, e quindi attraverso la monarchia prima,
le guerre mondiali e le guerre di colonizzazione, il ventennio
fascista, il referendum per la Repubblica, la ricostruzione,
il passaggio dal mondo rurale all’industrializzazione
ovvero dalla famiglia patriarcale alla famiglia cellulare,
e ancora le lotte sociali e le grandi svolte politiche
quali i referendum e le elezioni, fino ai nostri giorni,
con la satira sul partito-azienda e il crollo della sinistra.
Tutti gli autori artisti presentano una potente e caustica
vena satirica, dissacratoria nei confronti delle istituzioni
governative, prima monarchiche e oggi repubblicane, sempre
comunque anticlericale, e contro le disuguaglianze sociali
e le ingiustizie inflitte al popolo. Galantara fece addirittura
delle satire contro Giosué Carducci, e come giornalista
politico e disegnatore satirico sull’Asino, al quale
rimarrà legato fino al 1922 con l’avvento
del fascismo, punterà il dito con la sua carica
polemica sanguigna alle masse contadine e ai diseredati.
Del Galantara abbiamo 87 opere esposte, in parte realizzate
a matita, altre a china e acquerello su carta e cartoncino.
La posizione politica da cui partono questi disegnatori
non è sempre la stessa, perché alcuni sono
socialisti o, in breve, di sinistra, altri sono contro
i partiti di sinistra come Guareschi, o allineati a posizioni
governative fasciste come il grande Sironi.
Il loro sguardo cattura etiche, ipocrisie e moralismi,
e talvolta, prendendo la parte dei deboli, sono stati
scomodi incorrendo persino nel carcere o nella deportazione
come è stato nel caso di Guareschi e Scalarini.
Guareschi, non dimentichiamo, fu condannato e messo in
prigione nel 1951 per offesa al Presidente della Repubblica
Einaudi e nel 1954 per diffamazione nei confronti di De
Gasperi. Con segno graffiante hanno descritto i difetti
degli italiani, hanno contribuito a scrivere la storia
– la mostra ce la descrive nella sua totalità
perché vista da destra e da sinistra – puntando
il dito su ingiustizie, tragedie, e drammi della nostra
nazione che dopo il secondo dopoguerra, e non solo, ma
anche negli anni Settanta del Novecento doveva –
o voleva – divenire comunista. Memorabile il disegno
di Guareschi che nel 1954 metteva in scena il grasso Malenkov
russo in palandrana rossa con in mano un’arma sulla
cui canna spiccava un biglietto di auguri su cui era scritto
“Buon anno Occidente”.
Carlo Franza
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