Bode, serial Miller dello sci

Paolo Ghisoni

Dopo anni di personalità decisamente “piatte”, il mondo del circo bianco ha di nuovo una figura carismatica: anticonformista, antimoda, antitutto.

Non ditelo ad Alberto Tomba e soprattutto al suo smisurato ego. Ma dopo anni di personalità decisamente “piatte”, il mondo del circo bianco ha di nuovo una figura carismatica.
Bode Miller, a 29 anni , riporta la Coppa del Mondo nella mani di un americano.
L’ultimo era stato Phil Mahre che a dire il vero aveva in comune con il successore solo la nazionalità. Ci puo’ stare nell’evoluzione dello sport-spettacolo che un atleta, per ragioni di immagini, affianchi alle proprie gesta agonistiche degli atteggiamenti perlomeno bizzarri.
Un paio di decenni fa, Mahre, come Stenmark o Thoeni, erano soprattutto campioni seriosi, naturalmente impegnati a dare di se un’immagine altamente professionale.
Dopo c’è stato l’uragano Tomba, ovvero il campione quasi infallibile, dotato di uno strapotere atletico che ha saputo anche metter in mostra una guasconesca genuinità capace di conquistare il cuore degli italiani. Vittorie e dichiarazioni a metà tra il comico e lo sbruffonesco ne hanno fatto un personaggio ricercato da televisioni e sponsor. E proprio aprendo le pagine dei quotidiani sportivi, all’indomani della conquista del trofeo di cristallo, abbiamo avuto la conferma che il nostro mitico Albertone nazionale aveva trovato un erede quanto a carisma.
“Grazie Miller” titolava a tutta pagina una nota casa produttrice di pasta che aveva avuto come testimonial in precedenza proprio Tomba. Ovvero la conferma che questo ragazzone del New Hampshire non solo è diventato un numero uno della sua specialità: Ma anche e soprattutto un esempio comunicativo.
Analizzando pero’la sua infanzia si puo’ azzardare una teoria ancora piu’ radicale. Ovvero che Miller, rispetto a Tomba, personaggio lo sia diventato naturalmente, senza le luci dei riflettori.
La sua storia familiare soprattutto testimonia come due genitori hippies, anticonformisti al massimo, siano anche capaci di educare e crescere un futuro fenomeno dello sport.
Franconia, pieno New Hampshire, America del nord. Scarsissima densita’ della popolazione. A sette anni il piccolo Bode viveva in una tenuta di 550 acri, in una capanna senza elettricità e acqua corrente. Forse il sogno attuale di molti padri e madri, quello di allevare i propri figli tornando alle tradizioni e ai metodi di un tempo. Di fatto pero’ un’autentica dimostrazione di come , sul finire degli anni 90, quando già gli Stati Uniti progettavano l’invasione irachena, all’interno del paese c’era gente che campava all’insegna del “less is more”. Ovvero avere meno a disposizione ma essere ugualmente felici. Perché padroni di vivere liberamente, lontani da inquinamento e da altre situazioni di compromesso. Non sara’ un caso che, cresciuto, Bode prenderà nettamente una posizione contraria all’amministrazione Bush sia sulla vicenda bellica medio-orientale che sulla non ratificazione da parte statunitense del trattato di Kyoto
Che Miller sia un guascone , un tipo decisamente anticonformista, lo si evince dalla prima visita concessa ai giornalisti proprio all’abitazione dov’era cresciuto. Insistevano da anni per poter accedere a questa sorta di paradiso naturale. E quando il campione americano ha finalmente dato il suo benestare, lo ha fatto guidando lui stesso la visita. E cominciando dal…bagno. In realtà una latrina un po spartana, che è servita a Bode proprio come spunto per catechizzare una categoria a volte un po troppo impicciona o fuori pista nei giudizi forzati.
“Dovete capire che il vostro pensiero non è necessariamente la verità”. Questo il sunto del sermone al gruppetto di cronisti. Un messaggio sul filosofico andante per far capire come parecchi giudizi necessitano di un approfondimento e non solo di impressioni momentanee.
“Sara’ proprio la pressione della stampa e degli sponsor a farmi ritirare in anticipo. Perché in fonfo a me il piacere di una sciata me la da anche un fuori pista dalle mie parti”.
Un avvertimento. Ma anche un modo per difendersi da chi lo vuole a tutti i costi sulle copertine.
L’altro, è quello di finirci per scelta propria, scrivendo una sorta di Diario quotidiano sul “Denver Post” . Lì ci sono le sue impressioni e le sue emozioni. E se i giornalisti se ne vogliono “abbeverare” lo facciano pure; senza pero’ andare oltre con intrusioni o richieste di ulteriori interviste.
Da Mister “DNF”, (Do not Finish, ovvero non classificato) per le 27 “inforcate” in slalom in sole tre stagioni, ha saputo trasformarsi in vincente. Senza pero’ rinunciare all’istinto; sciando per piu’ di un minuto sulla sola gamba destra con il rischio di distruggersi i legamenti appunto sopo una di queste uscite premature. Oppure andando in discoteca per festeggiare un successo e rientrare alle 5. Per poi riinforcare il giorno dopo. E il suo “carpe diem” sciistico alla fine gli è valso la qualifica di inallenabile, dopo una serie interminabile di tentativi di sodalizio non andati a buon fine con coach del circuito bianco. E’ così, Miller. Anticonformista, anti.moda, anti tutto. Nemmeno quando c’e’ semplicemente da alzare le braccia al cielo in segno di vittoria. Così lo esortava lo speaker dei mondiali di Bormio, dopo che aveva appena centrato il secondo oro. E lui, impassibile, a fare esattamente il contrario, con le stesse incollate lungo il corpo.
D’altronde da uno che dimentica la propria medaglia d’oro (centrata a Insbruck nella combinata) nella toilette della stanza d’albergo perché usata come bilanciamento dello scarico d’acqua in continua caduta cosa volete aspettarvi?

Paolo Ghisoni