Attività antitumorali di
oligonucleotidi antisenso

 Brignole C.,  Pastorino F., Marimpietri D., Di Paolo D.,
Zancolli M., Pagnan G., Ponzoni M.

Veicolazione al neuroblastoma di oligonucleotidi antisenso specifici per il gene c-myb mediati da immunoliposomi anti-GD2: attività antitumorali immunomediate.

Riassunto
L’incapsulamento liposomico degli agenti antitumorali induce una riduzione degli effetti collaterali del farmaco intrappolato migliorandone l’efficacia terapeutica. La superficie esterna dell’involucro lipidico può formare dei legami con anticorpi specifici per antigeni associati al tumore. Gli immunoliposomi che ne risultano permettono di aumentare l’indice terapeutico dei farmaci citotossici, minimizzando allo stesso tempo la loro tossicità sistemica. A questo proposito il disialoganglioside GD2 è un antigene associato al tumore molto promettente in quanto si esprime intensamente nei neuroblastomi umani, ma è rilevabile solo nel normale cervelletto e nei nervi periferici. Gli immunoliposomi si possono usare come vettori per veicolare oligonucleotidi antisenso alle cellule tumorali per modularne l’espressione oncogenica. Inoltre, gli oligonucleotidi antisenso sono stati oggetto di grande interesse per la loro capacità di stimolare risposte a carico del sistema immunitario.
In questo contesto descriveremo un nuovo approccio terapeutico sperimentale per il neuroblastoma basato su oligonucleotidi antisenso specifici per il gene c-myb mediati da immunoliposomi anti-GD2.

Introduzione
Il Neuroblastoma (NB) è il più comune tumore solido extracranico dell’infanzia. Nonostante l’applicazione dei protocolli terapeutici tradizionalmente utilizzati in clinica, e che prevedono la chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia ad alte dosi ed il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, la sopravvivenza a lungo termine per i pazienti affetti da Neuroblastoma in stadi avanzati non è stata migliorata in maniera soddisfacente. In particolare l’utilizzo di alte concentrazioni di farmaci anti-tumorali porta, nella maggior parte dei casi, ad una diffusa tossicità sistemica. Una questione emergente, risulta quindi quella di rendere sempre più selettiva l’azione dei farmaci utilizzati, al fine di ridurne gli eventuali effetti tossici e aumentarne, contemporaneamente l’efficacia terapeutica.
Ormai da qualche anno, nel Laboratorio di Oncologia dell’Istituto G. Gaslini, ci occupiamo di liposomi, vescicole a doppio strato lipidico, che possono essere utilizzati come eccellenti veicoli per la somministrazione di farmaci. Essi, infatti, sono in grado di incrementare l’efficacia terapeutica del farmaco incapsulato riducendone, al tempo stesso, gli effetti tossici, grazie ad un più mirato bersagliamento tumorale. I liposomi tendono, infatti, ad accumularsi a livello tumorale, extravasando attraverso le fenestrature dei neo vasi formatisi all’interno della massa tumorale stessa. La selettività di base dei liposomi può essere ulteriormente migliorata andando a ricoprire la loro superficie esterna con anticorpi diretti contro antigeni tumore-associati (immunoliposomi). Il disialoganglioside GD2 è, a questo riguardo, un antigene tumore-associato molto promettente, in quanto è largamente espresso da cellule di derivazione neuroectodermica, come il NB, mentre sulle cellule normali è espresso blandamente solo da cervelletto e nervi periferici.

Figura 1
Representative image of the novel lipid-based carrier for antisense oligonucleotides: antibody-targeted coated cationic liposomes.

Lo scopo del mio progetto è quello di utilizzare i liposomi come veicoli per la somministrazione di oligonucleotidi antisenso. Gli oligonucleotidi antisenso sono corte sequenze di DNA a singolo filamento che vengono sintetizzate con lo scopo di appaiarsi, in modo sequenza-specifico, all’RNA messaggero di una determinata proteina bersaglio. Questo legame andrebbe ad impedire, come conseguenza, la traduzione dell’RNA messaggero in proteina.
L’applicazione degli oligonucleotidi antisenso nella ricerca oncologica trova il suo significato nell’individuazione di oncogeni e geni tumore-associati che diversificano le cellule normali da quelle maligne. Oncogeni e geni tumore-associati risultano quindi, sotto questo punto di vista, ottimi bersagli in quella che può essere definita “terapia antisenso”.
Il protooncogene c-myb è un fattore trascrizionale molto ben caratterizzato e la sua espressione è stata individuata in diverse forme tumorali tra cui anche il Neuroblastoma, dove è associato alla proliferazione cellulare.
Oltre all’intrinseco effetto sequenza-specifico, gli oligonucleotidi antisenso possono funzionare attraverso una diversa attività, legata alla presenza di sequenze CpG (ripetizioni di coppie di citosina e guanina non metilate). Queste, infatti, sarebbero in grado di stimolare la risposta immunitaria innata, che si tradurrebbe in diverse manifestazioni quali ad esempio attivazione di diverse popolazioni cellulari del sistema immunitario e produzione di citochine.

Figura 2
Cell growth inhibition of two GD2-positive NB cell lines (GI-LI-N and HTLA-230) and two GD2-negative cell lines (HeLa and Jurkat), by treatment with targeted-liposome-myb-as. Cells were treated with the liposomal formulation at a concentration of 100 mg/ml of oligonucleotides from the start of the experiments and every other day for 8 days. Two hours after each treatment cells were washed to remove unbound asODNs and transferred to fresh and complete medium. Finally, cells were detached, stained with trypan blue and counted by microscope. Data are expressed as mean ± STD of three different experiments.

Efficacia terapeutica in vivo di liposomi GD2-targettati e contenenti oligonucleotidi
anti-c-myb in un modello murino di Neuroblastoma umano.

I liposomi contenenti l’oligonucleotide antisenso per il c-myb e diretti specificamente contro il GD2 sono stati prodotti seguendo una metodica già descritta ( Pagnan G. et al, J Natl Cancer Inst 2000, 923: 253-261). I liposomi così ottenuti sono stati utilizzati in esperimenti in vivo, con lo scopo di verificarne l’efficacia terapeutica. Il modello animale utilizzato è già stato descritto nel nostro laboratorio (Pastorino F. et al, Cancer Res 2003, 63: 86-92) e prevede l’inoculo endovena in topi nudi di 3.5 X 106 HTLA-230 (linea cellulare di NB umano). Il protocollo terapeutico prevedeva l’inizio del trattamento 4 ore dopo l’inoculo delle cellule. I topi venivano trattati per 2 settimane consecutive, 4 giorni a settimana, con tre giorni di intervallo fra i due blocchi di trattamento. I gruppi di trattamento erano rappresentati da: oligonucleotidi antisenso (anti-c-myb) dotati di isole CpG, dati in forma libera (free CpG-myb-as); liposomi non targettati e contenenti oligonucleotidi antisenso o sequenze di controllo, entrambe dotati di isole CpG, (liposome-CpG-myb-as e liposome-CpG-myb-scr); liposomi targettati contenenti oligonucleotidi antisenso o sequenze di controllo (targeted-liposome-CpG-myb-as e targeted-liposome-CpG-myb-scr). I topi di controllo venivano inoculati con “HEPES buffer”.
Fatta eccezione per il gruppo trattato con oligonucleotidi antisenso dati in forma libera, che mostrano una curva di sopravvivenza totalmente sovrapponibile a quella dei topi di controllo, tutti i gruppi di trattamento hanno evidenziato un incremento del tempo di sopravvivenza ma, solo nei topi trattati con i liposomi targettati e contenenti la sequenza antisenso si è riscontrata una percentuale di lungo sopravviventi.
Dal momento che anche i topi trattati con la sequenza di controllo, incapsulata sia in liposomi GD2-targettati che in quelli non targettati hanno prodotto un incremento del tempo di sopravvivenza, si intuisce che i risultati ottenuti derivino da un effetto combinato. Infatti da un lato agirebbe la specificità dell’oligonucleotide antisenso, producendo una inibizione dell’espressione della proteina c-myb, dall’altro giocherebbe un ruolo importante la stimolazione aspecifica del sistema immunitario, indotta dalla presenza di isole CpG nello scheletro degli oligonucleotidi utilizzati.

Esperimenti di stimolazione del sistema immunitario.
Esperimenti di stimolazione in vivo del sistema immunitario hanno confermato la capacità, da parte delle formulazioni liposomiali contenenti oligonucleotidi dotati di isole CpG, di attivare diverse popolazioni cellulari del sistema immunitario. Topi nudi, preventivamente inoculati con la linea di neuroblastoma HTLA-230, hanno ricevuto una singola iniezione di oligonucleotidi antisenso incapsulati in liposomi sia targettati che non-targettati. A diversi tempi dall’iniezione, i topi sono stati sacrificati e sono stati prelevati milze e sangue periferico.
La valutazione citofluorimetrica, sulle cellule spleniche, dell’antigene CD69, marker di attivazione precoce, ha dimostrato che i liposomi targettati sono in grado di indurre l’attivazione di linfociti B, cellule natural killer (NK) e macrofagi. Inoltre, la cinetica di attivazione risulta essere molto precoce. Contrariamente, i liposomi non-targettati non sono in grado di indurre l’attivazione delle popolazioni sopra citate. Diversamente, la valutazione dell’espressione del CD69 su macrofagi da sangue periferico ha evidenziato che entrambe le formulazioni sono in grado di indurne l’attivazione con una cinetica tempo dipendente.
Gli stessi risultati sono stati confermati anche in esperimenti in vitro. In questo caso cellule derivate da milze di topi nudi sono state stimolate in vitro e successivamente è stata valutata l’espressione del CD69. I liposomi targettati si sono dimostrati efficaci nell’attivare diverse popolazioni cellulari: linfociti B, cellule NK, macrofagi, granulociti e cellule dendritiche.
Una conferma ulteriore del potere “immuno stimolante” delle formulazioni liposomiali contenenti oligonucleotidi dotati di isole CpG deriva dalla quantificazione di citochine (IL-12, INF-g, IL-1b e TNF-a) nel siero di topi trattati. I liposomi targettati risultavano più efficaci, rispetto a quelli non-targettati, nell’induzione di tutte le citochine sopra citate. Le cinetiche di secrezione, considerate insieme ai risultati di attivazione cellulare, fanno ipotizzare che l’IL-12 possa essere prodotta precocemente dai macrofagi. Tramite un fenomeno a cascata l’IL-12 andrebbe ad attivare le cellule NK che, a loro volta, andrebbero a secernere IFN-g .

Figura 3
Survival of NB-bearing nude mice after injection of oligonucleotides, either free or encapsulated within liposomal formulations. Nude mice were injected intravenously with 3.5 X 106 HTLA-230 neuroblastoma cells. After 4 hours, each mouse received 50 mg of oligonucleotides, either free or encapsulated in targeted or non-targeted liposomes. Control mice received HEPES-buffered saline. Data are representative of three different experiments.

Importanza delle cellule Natural Killer nell’approccio terapeutico utilizzato.
Nel modello murino utilizzato (topi nudi) che manca di cellule T, la popolazione a cui può essere principalmente imputata un’azione litica nei confronti delle cellule tumorali è rappresentata dalle cellule NK. Per confermare questa ipotesi sono stati condotti due diversi tipi di esperimenti:
1) saggio di citotossicità in vitro (rilascio di 51Cr);
2) esperimenti terapeutici condotti su topi SCID-bg (mancanti di cellule NK, oltre che di cellule B e T).
Contemporaneamente sono stati condotti esperimenti terapeutici anche su topi sottoposti ad ablazione chimica di macrofagi, per confermare l’importanza di questa popolazione cellulare nella cascata di attivazione da noi ipotizzata.
Splenociti, derivati da topi nudi (inoculati con cellule di NB) trattati con liposomi targettati o non-targettati, sono stati usati come cellule effettrici nel saggio di citotossicità. Come cellule target sono state utilizzate le HTLA-230 (marcate con 51Cr). I risultati hanno dimostrato che gli splenociti, derivati da topi inoculati con liposomi targettati e non-targettati contenenti oligonucleotidi antisenso dotati di isole CpG, sono in grado di lisare in maniera specifica e tempo dipendente le cellule target.
La conferma finale dell’effettiva importanza delle cellule NK nel nostro approccio terapeutico deriva dai sopracitati esperimenti di sopravvivenza condotti in topi SCID-bg. In questo caso la mancanza di cellule NK porta ad una totale perdita di efficacia anti-tumorale per i topi trattati con liposomi targettati e contenenti una sequenza di controllo, ma pur sempre dotata di isole CpG. Nei topi trattati con i liposomi targettati e contenenti oligonucleotidi antisenso per il c-myb invece, viene mantenuta una parziale efficacia dovuta all’effetto specifico dell’oligonucleotide antisenso. Inoltre, l’ablazione dei macrofagi, effettuata chimicamente mediante l’utilizzo di liposomi contenenti clodronato porta, come supposto, anche in questo caso, alla perdita dell’efficacia terapeutica, sottolineando il ruolo fondamentale di questa popolazione cellulare.

Conclusioni
In conclusione è stata dimostrata l’efficacia terapeutica di liposomi GD2-targettati e contenenti oligonucleotidi anti-c-myb dotati di isole CpG in un modello.

Brignole C., Pastorino F.,
Marimpietri D., Di Paolo D.,
Zancolli M., Pagnan G., Ponzoni M.

Servizio per la terapia di differenziazione,
Laboratorio di oncologia,
Ospedale pediatrico G. Gaslini,
Genova, Italia.