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Norbert Oscar Claude Rosseau

 Adriano Bassi

Nei libri non esiste una voce specifica e dettagliata dedicata al compositore, tranne alcuni cenni che non offrono la possibilità di comprendere lo stile e il metodo compositivo. Eppure approfondendone la conoscenza ed utilizzando altri canali informativi si è piacevolmente scoperto che la sua vena compositiva riflette un’attenzione per la melodia supportata da temi della propria terra.

I libri di storia molte volte non rendono giustizia all’attività di compositori che hanno dedicato tutta la loro esistenza alla musica.
Noi siamo abituati a leggere i cosidetti compositori maggiori e minori, relegandoli in avvilenti classificazioni che semplificano in modo estremamente sbrigativo il lavoro di una vita.
È questo il caso di Norbert Oscar Claude Rosseau, violinista e compositore belga nato a Gand l’11 Dicembre 1907 e morto sempre a Gand l’1 Novembre 1975.
Dopo aver studiato il violino, decise di venire in Italia nel 1915, facendosi scoprire come bambino prodigio e suonando lo strumento nel dehors dei caffè di Torino. Allargando le sue amicizie e dimostrando il suo virtuosismo fu invitato nelle sale da concerto iniziando una importante carriera concertistica.
Il mondo della direzione d’orchestra lo affascinò, come del resto capita alla maggioranza dei musicisti e quando tornò in Belgio nel 1919 si esibì anche come direttore, cogliendo buoni risultati nel campo della critica.
Ma stiamo parlando di un novello Mozart? No, ma non dimentichiamoci il fatto che il ragazzo aveva solo 12 anni quando si esibì come direttore!!
Gli studi non erano certamente completati e quindi continuò a migliorare le sue doti naturali frequentando il Conservatorio di S.Cecilia per il pianoforte con R.Silvestri, con Dobici per la fuga, perfezionandosi dopo il diploma ottenuto nel 1928 con O. Respighi.
Ma, ahimè, il destino era in agguato, poichè militando nel 1940 nell’esercito belga riportò una ferita alla mano destra che interruppe la sua carriera di concertista e lo costrinse ad intensificare l’attività di compositore.
Nei libri non esiste una voce specifica e dettagliata dedicata al compositore, tranne alcuni cenni che non offrono la possibilità di comprendere lo stile e il metodo compositivo. Eppure approfondendone la conoscenza ed utilizzando altri canali informativi si è piacevolmente scoperto che la sua vena compositiva riflette un’attenzione per la melodia supportata da temi della propria terra.
Egli fu testimone di un secolo molto importante per i radicali cambiamenti musicali
che si verificarono dopo la scomparsa di R. Wagner; infatti gli eredi spirituali del Maestro avvertirono l’esigenza di rinnovare i metodi compositivi adattandoli alla società che stava mutando le tradizioni e le scelte di vita. Nacque così la Scuola di Vienna con Schonberg, Berg, Webern che gettarono le fondamenta di un altro percorso musicale.
Contemporaneamente C. Debussy approfondiva i temi dell’Impressionismo in musica, mentre I. Strawinsky percorreva le strade del Neoclassicismo. Quante novità e quanti stimoli per un compositore attento e scrupoloso quale Rosseau!
Se osserviamo la sua produzione si nota in modo evidente che l’intensificazione del suo lavoro compositivo avvenne dal 1940 in poi, prendendo spunto dal suo viaggio in Italia. Non a caso l’opera Sicilienne ( 1947) ha in sè notevoli spunti folkloristici dell’isola, ben contrappuntati da un uso molto elegante delle voci e da un accostamento originale dei timbri strumentali.
Il Maestro fu molto attento al mondo del balletto scrivendo numerosi brani che testimoniavano uno spiccato gusto per la gestualità e per la plasticità del movimento.
Per esempio Le dernier rendez-vous (1946) ha in sè un’eleganza formale che ricorda una larvata sonorità impressionista affiancata ad una accennata dissonanza che offre all’ascoltatore il giusto equilibrio fra passato e presente.
Molto interessante l’Oratorio Il paradiso terrestre dal Purgatorio di Dante (1967) e l’Inferno (1940) da Dante che indica la sua spiccata attenzione e sensibilità per il periodo lungo e intenso che trascorse in Italia.
Possiamo concludere la conoscenza del musicista citando La Messe de Morts à Is (1960) che ricorda l’esemplare e indimenticabile Messa di Berlioz, grandiosa ed irripetibile.
Tutto ciò indica una costruttiva curiosità che si è sempre finalizzata ad una profonda osservazione del mondo musicale che lo circondava, distillando con oculatezza ed equilibrio il proprio stile, sintesi di un secolo molto difficile da capire.

Adriano Bassi