Nei libri non esiste una voce specifica e dettagliata
dedicata al compositore, tranne alcuni cenni che non offrono la
possibilità di comprendere lo stile e il metodo compositivo.
Eppure approfondendone la conoscenza ed utilizzando altri canali
informativi si è piacevolmente scoperto che la sua vena
compositiva riflette un’attenzione per la melodia supportata
da temi della propria terra.
I libri di storia molte volte non rendono giustizia all’attività
di compositori che hanno dedicato tutta la loro esistenza alla
musica.
Noi siamo abituati a leggere i cosidetti compositori maggiori
e minori, relegandoli in avvilenti classificazioni che semplificano
in modo estremamente sbrigativo il lavoro di una vita.
È questo il caso di Norbert Oscar Claude Rosseau, violinista
e compositore belga nato a Gand l’11 Dicembre 1907 e morto
sempre a Gand l’1 Novembre 1975.
Dopo aver studiato il violino, decise di venire in Italia nel
1915, facendosi scoprire come bambino prodigio e suonando lo strumento
nel dehors dei caffè di Torino. Allargando le sue amicizie
e dimostrando il suo virtuosismo fu invitato nelle sale da concerto
iniziando una importante carriera concertistica.
Il mondo della direzione d’orchestra lo affascinò,
come del resto capita alla maggioranza dei musicisti e quando
tornò in Belgio nel 1919 si esibì anche come direttore,
cogliendo buoni risultati nel campo della critica.
Ma stiamo parlando di un novello Mozart? No, ma non dimentichiamoci
il fatto che il ragazzo aveva solo 12 anni quando si esibì
come direttore!!
Gli studi non erano certamente completati e quindi continuò
a migliorare le sue doti naturali frequentando il Conservatorio
di S.Cecilia per il pianoforte con R.Silvestri, con Dobici per
la fuga, perfezionandosi dopo il diploma ottenuto nel 1928 con
O. Respighi.
Ma, ahimè, il destino era in agguato, poichè militando
nel 1940 nell’esercito belga riportò una ferita alla
mano destra che interruppe la sua carriera di concertista e lo
costrinse ad intensificare l’attività di compositore.
Nei libri non esiste una voce specifica e dettagliata dedicata
al compositore, tranne alcuni cenni che non offrono la possibilità
di comprendere lo stile e il metodo compositivo. Eppure approfondendone
la conoscenza ed utilizzando altri canali informativi si è
piacevolmente scoperto che la sua vena compositiva riflette un’attenzione
per la melodia supportata da temi della propria terra.
Egli fu testimone di un secolo molto importante per i radicali
cambiamenti musicali
che si verificarono dopo la scomparsa di R. Wagner; infatti gli
eredi spirituali del Maestro avvertirono l’esigenza di rinnovare
i metodi compositivi adattandoli alla società che stava
mutando le tradizioni e le scelte di vita. Nacque così
la Scuola di Vienna con Schonberg, Berg, Webern che gettarono
le fondamenta di un altro percorso musicale.
Contemporaneamente C. Debussy approfondiva i temi dell’Impressionismo
in musica, mentre I. Strawinsky percorreva le strade del Neoclassicismo.
Quante novità e quanti stimoli per un compositore attento
e scrupoloso quale Rosseau!
Se osserviamo la sua produzione si nota in modo evidente che l’intensificazione
del suo lavoro compositivo avvenne dal 1940 in poi, prendendo
spunto dal suo viaggio in Italia. Non a caso l’opera Sicilienne
( 1947) ha in sè notevoli spunti folkloristici dell’isola,
ben contrappuntati da un uso molto elegante delle voci e da un
accostamento originale dei timbri strumentali.
Il Maestro fu molto attento al mondo del balletto scrivendo numerosi
brani che testimoniavano uno spiccato gusto per la gestualità
e per la plasticità del movimento.
Per esempio Le dernier rendez-vous (1946) ha in sè un’eleganza
formale che ricorda una larvata sonorità impressionista
affiancata ad una accennata dissonanza che offre all’ascoltatore
il giusto equilibrio fra passato e presente.
Molto interessante l’Oratorio Il paradiso terrestre dal
Purgatorio di Dante (1967) e l’Inferno (1940) da Dante che
indica la sua spiccata attenzione e sensibilità per il
periodo lungo e intenso che trascorse in Italia.
Possiamo concludere la conoscenza del musicista citando La Messe
de Morts à Is (1960) che ricorda l’esemplare e indimenticabile
Messa di Berlioz, grandiosa ed irripetibile.
Tutto ciò indica una costruttiva curiosità che si
è sempre finalizzata ad una profonda osservazione del mondo
musicale che lo circondava, distillando con oculatezza ed equilibrio
il proprio stile, sintesi di un secolo molto difficile da capire.
Adriano Bassi