Medico generico, medico generalista, medico
pratico, medico di base, medico della mutua, medico di famiglia,
sono tutti termini in auge da qualche tempo e legati indissolubilmente
alla nascita del Sistema mutuo assistenziale e del SSN, prima
d’allora c’era il “medico” e basta.
Dagli ultimi accordi convenzionali poi nascono altre figure professionali
legate alla medicina di gruppo, ai medici associati ed ad altre
sigle create con un unico scopo: Il Servizio Sanitario Nazionale
costa troppo alla collettività e quindi occorre studiare
sempre nuovi sistemi convenzionali per riuscire nella grande strategia
del risparmio a tutti i costi.
Chiaramente i costi ricadono sulla collettività ma, alla
stessa collettività che ne beneficia e quindi paga il Servizio,
mai nessuno ha chiesto se i cittadini, finanziatori, preferiscono
una assistenza valida oppure delle cure che mirino esclusivamente
al risparmio.
L’importante è che ci sia un accordo tra il Servizio
Sanitario e qualche Sindacato medico che possa contribuire ad
ottenere un risparmio globale, trasferendo alcune voci di spesa
dall’assistenza del malato alla organizzazione del Gruppo
o dell’Associazione ed il giuoco è fatto. In un recente
sondaggio, presentato nella Conferenza dei Servizi di un grande
Ospedale Universitario Milanese, gli intervistati hanno indicato
con chiarezza un miglioramento della organizzazione, ma un peggioramento
delle cure.
Ma cosa resta al malato che chiede oggi e subito l’intervento
del proprio medico di fiducia di quella assistenza qualificata
che nei proclami delle Regioni e del Servizio Sanitario Nazionale
dovrebbe essere incentrata esclusivamente sul medico di medicina
generale? In un’epoca in cui la tecnologia cerca sempre
più di impadronirsi del rapporto medico-paziente, si sta
perdendo un concetto che da sempre è stato alla base di
quella medicina clinica del medico della persona la cui componente
umanitaria si fondava sulla comunicazione comprensiva tra medico
e malato. Per la verità ormai la filosofia imperante nei
politici e nei mass-media ha imposto la sostituzione del concetto
di cura delle malattie con quello della tutela della salute con
l’obbiettivo di ritrovarci alla fine tutti sani e così
lo Stato risparmia. Dopo la chiusura degli Istituti Psichiatrici
in nome della inesistenza della pazzia, arriverà anche
l’ora della chiusura degli Ospedali negando l’esistenza
delle malattie: saremo tutti spartanamente sani, come auspicava
peraltro Adolf Hitler: i malati o saranno morti o saranno tutti
guariti! Purtroppo la vita ci propone una realtà completamente
diversa: tutti i giorni ci sono malati e malattie che necessitano
dell’intervento medico e sopratutto di un medico che abbia
la capacità di ascoltare il paziente , di mettersi in relazione
con il malato, non solo a parole e a gesti, ma anche con la capacità
di accostarsi al malato come essere umano di stabilire con lui
un rapporto di fiducia basato sulla propria preparazione professionale,
sul tempo da dedicare al malato come “persona” e non
come soggetto sul quale mettere in pratica le proprie nozioni
tecnico-scientifiche Già il Menagement Ospedaliero ha trasformato
la Struttura in Azienda con concetti imprenditoriali che mirano
più a far quadrare i bilanci che alla cura dei malati,
in un’ottica di produttività che tende ad ottenere
utili da investire in organizzazione da catena di montaggio piuttosto
che in professionalità. Ma adesso le incongruenze del sistema
dei DRG ospedalieri verrebbero trasferite, con le opportune varianti,
nella medicina generale, quella medicina che si vorrebbe umanizzare
e che invece viene sempre più allontanata proprio dal rapporto
umano di consenso che deve legare l’uomo medico all’uomo
malato. Basta scorrere un solo articolo della nuova Convenzione
per capire come si intende trasformare tale rapporto: l’articolo
8 dell’Accordo, che sinora solo il Sindacato Autonomo SNAMI
non ha firmato, e che riguarda la struttura del compenso delle
prestazioni mediche, recita così:
ART. 8 -
STRUTTURA DEL COMPENSO 2. Concorrono alla costituzione
del compenso dei medici di cui al presente Accordo: a) quota capitaria ponderata per assistito
e/o quote orarie; b) incentivi di struttura, di processo, di
livello erogativo, di partecipazione agli obiettivi e al governo
della compatibilità, nonché incentivi legati
al raggiungimento degli obiettivi di qualificazione e appropriatezza; c) quota per servizi e prestazioni aggiuntive,
per medico singolo o per gruppi, calcolata in base al tipo
ed ai volumi di prestazione; 3. Nel rispetto di quanto indicato
ai commi 1 e 2, le Regioni e le Organizzazioni sindacali concordano
di determinare l'entità del compenso per assistibile
pesato definendone caratteristiche e tipologie....(sic !!!)
Certamente non è questo lo spirito con
cui si vorrebbe umanizzare il rapporto tra medico e malato; un
rapporto che diventa sempre più distaccato, parcellizzato
e strumentalizzato proprio in un’epoca in cui il medico
deve rapportarsi a malattie dal lungo decorso con le quali si
convive per anni e che hanno consentito l’allungamento delle
speranze di vita della intera popolazione, ma hanno anche allungato
la vita di malati cronici o con gravi forme morbose che necessitano
di un medico che riesca a stabilire una comunicazione diretta
per la condivisione delle scelte di cure che spesso non sono risolutive
talvolta anche per malati in giovane età. Occorrono valori
di umanità, di disponibilità, di consonanza, di
affidabilità di partecipazione, di sostegno che devono
affiancarsi alle conoscenze scientifiche e all’impegno professionale.
Sono solo questi ideali che danno al medico, nel quale il malato
ripone la propria fiducia, quel valore aggiunto che lo qualifica
un vero “medico della persona” e che dovrebbero costituire
la vera qualificazione del Servizio Sanitario.