Novantaquattro
capolavori selezionati dagli oltre quattromila pezzi della Collezione
di cui dispone la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma
sono in mostra fino ai primi di giugno presso la Galleria Civica
d’Arte Moderna di Gallarate. L’esposizione lombarda
ha per titolo “ Da Balla a Morandi”.
Capolavori dalla Galleria d’Arte Moderna & Contemporanea
di Roma”, organizzata dai due musei, o meglio dalla collaborazione
delle due direttrici, Giovanna Bonasegale di Roma e Emma Zanella
di Gallarate.
D’altronde le collezioni dei due musei offrono nel loro
insieme, un panorama vasto e articolato di artisti e movimenti
dell’arte, soprattutto italiana, dall’Ottocento ai
nostri giorni, I novantaquattro capolavori si movimentano attraverso
le diverse ricerche artistiche e le scuole che si sono succedute
nei primi anni del Novecento.
La
collezione romana è ricca anzitutto di opere di artisti
legati all’ambiente romano; iniziando a comporsi in occasione
dell’Esposizione Internazionale del 1883, si è arricchita
via via attraverso varie rassegne d’arte ad iniziare dal
1911 con l’Esposizione per il Cinquantenario del Regno d’Italia,
e ancora con le mostre della Secessione, dell’Associazione
Artistica Internazionale, della Società di Amatori e Cultori
di Belle Arti, delle Biennali Romane e soprattutto delle Quadriennali,
unitamente a donazioni di privati.
Si capirà, quindi, come questa scelta che oggi troviamo
in mostra rappresenti il meglio, per dare un excursus singolare
dell’arte italiana del Ventesimo secolo. Capolavori, opere
scelte, uniche nel loro genere, capaci di testimoniare la storia
della cultura italiana più recente. La mostra è
accompagnata da un prestigioso catalogo uscito per i tipi della
Palombi editori di Roma con vari testi critici, riproduzioni delle
opere, schede critiche delle opere esposte e le biografie degli
artisti rappresentati.
Come
non soffermarsi dinanzi a capolavori quali “Il dubbio”di
Giacomo Balla, o “Busto di Signora” di Augusto Rodin,
o “L’angelo rapitore” di Gino Severini? L’itinerario
fa individuare dipinti e sculture della tecnica divisionista,
eppoi la ricerca del gruppo dei XXV della Campagna Romana, e ancora
le esperienze legate al Tonalismo, i fermenti della nuova arte
che si muoveva a Roma proprio intorno agli anni Venti, e ancora
il secondo futurismo e l’aeropittura. La mostra è
articolata in sei sezioni, capaci di raccontarsi diversi e rappresentativi
nuclei tematici della collezione permenente della Galleria Comunale
di Roma. La prima sezione indaga “La Campagna romana”
colta attraverso luoghi solitari e affascinanti propri dei dintorni
di Roma, con soggetti elaborati da artisti come Sartorio, Cecconi
e Cambellotti Duilio. La seconda sezione ha per titolo “Attraverso
la figura: suggestioni simboliste ed espressioniste” con
opere di Lionne, Innocenti e Bocchi dedicate alla sensualità
e alla figura femminile, unitamente a bronzi di Angusto Rodin
e Rutelli. La terza sezione affronta il secondo futurismo e l’aeropittura
con lavori di Tatò, Benedetta e Prampolini; qui leggiamo
la prospettiva aerea, il dinamismo delle forme e le sperimentazioni
cromatiche specie di Balla in ambiente romano.
La
quarta sezione è dedicata a “I Grandi Maestri”,
con nomi che hanno caratterizzato l’arte italiana della
prima metà del secolo, vale a dire Morbelli, Carrà,
De Chirico con le sue piazze e la metafisica, Morandi con le celebri
nature morte, Colla, Marini, Casorati, Rosai, Balla, Serverini,
Turcato. La quinta sezione mette in luce il “tonalismo”
e quindi la vibrazione della luce, l’espressività
delle forme, il recupero di valori, il pathos barocco che bene
intonano il titolo di questa sezione “Roma fra le due guerre”
con opere di Scipione, Ferrazzi, Afro, Sironi, e Mafai. Opere
di straordinaria magia, in cui i toni romani, i rossi pompeiani,
i traversi di luce scendono nelle opere quasi a intonare uno stupore
infinito. L’ultima sala intona la sesta sezione dal titolo
“I ritratti”, con svolgimenti che riguardano il secondo
dopoguerra in cui sono rappresentati pittoricamente avvincente
e soprattutto curiosa, in cui si osservano i volti di grandi maestri
proprio attraverso la loro stessa mano e tramite quella di amici
pittori;
ecco i ritratti di Afro Basaldella e di Alberto Moravia lo scrittore
de “Gli Indifferenti” dipinti di Carlo Levi autore
di “Cristo si è fermato a Eboli”, eppoi il
bronzo di Mariano Fortuny scolpito da Gemito, l’autoritratto
di Renato Guttuso maestro del neorealismo e infine il ritratto
del critico Roberto Longhi realizzato da Amerigo Bartoli.
I temi del corpo, del reale e della quotidianità lasciano
leggere la storia della pittura italiana del ventesimo secolo,
e questa mostra ricca di capolavori rappresenta una opportunità
per molti unica, soprattutto mirata.
Carlo Franza