Un nuovo approccio matematico per l’ottimizzazione della dialisi peritoneale

 Prof. Alfio Quarteroni

Introduzione
I recenti dati statistici della American Society of Nephrology confermano che più di 17 milioni di americani soffrono di insufficienza renale cronica e circa 458.000 americani soffrono di insufficienza renale terminale (ESRD); 400.000 di questi ultimi sono sottoposti a emodialisi o necessitano di un trapianto renale. Questa situazione comporta una spesa complessiva del 5,8% del bilancio del sistema sanitario e corrisponde ad una spesa di circa 13,82 miliardi di dollari all’anno per sostenere e curare i pazienti ESRD. Inoltre questi numeri aumenteranno del 165% entro il 2050.
In questi ultimi due decenni la forma ambulatoriale (CAPD) della dialisi peritoneale (DP) ha occupato una posizione ben consolidata come opzione terapeutica per pazienti ESRD (1,2). Il sangue viene purificato mediante lo scambio di sostanze chimiche fra il sangue stesso e una soluzione iniettata nella cavità peritoneale. La soluzione presente nella cavità peritoneale viene periodicamente sostituita mediante infusioni o drenaggi eseguiti con l’ausilio di una pompa esterna. Lo scambio di sostanze chimiche ha luogo attraverso una rete di capillari che permeano il peritoneo (vedi figura 1).

Fig. 1
• Descrizione sinottica di dialisi peritoneale automatizzata (APD).
A synoptic description of Automated Peritoneal Dialysis.

Tuttavia si è riscontrata di recente una stabilizzazione o anche una diminuzione nell’uso di questa terapia in molti paesi (3). Fra i molti fattori che possono spiegare questa tendenza si è ripetutamente osservato un elevato tasso di dropout. Oggi gli insuccessi di molte tecniche non sono più dovuti a episodi ricorrenti di peritonite ma ad alterazioni nelle caratteristiche del trasporto attraverso la membrana peritoneale che portano al drenaggio inefficace dei soluti di piccole dimensioni e/o dell’acqua (3). La dialisi peritoneale automatizzata (APD) rappresenta un’alternativa che non solo sembra più pratica per molti pazienti ma permette anche di personalizzare la terapia rendendola più efficiente o più biocompatibile.
Finora a causa della complessità delle sue prescrizioni farmaceutiche e dell’allestimento l’APD non è stata ampiamente accettata dal personale che si occupa di dialisi. Per migliorare il consenso generale verso l’APD e la DP abbiamo sviluppato un modello matematico che permette di ottimizzare le terapie della DP, facilitando quindi l’uso di opzioni terapeutiche più complesse. Riportiamo qui le varie sequenze matematiche che hanno portato a questi sviluppi. Il nostro scopo è di sviluppare una procedura che sia in grado di trovare per ciascun paziente le dinamiche dei modelli di infusione e di drenaggio che assicurino un’ottimale purificazione del sangue e rimozione dell’acqua.
Per perseguire questo scopo si è allestito un modello matematico per lo scambio di sostanze chimiche durante la DP, si è convalidato questo modello secondo le misure raccolte dai pazienti e infine si è studiata una metodologia per migliorare l’efficacia della dialisi. Molte pubblicazioni descrivono gli scambi studiati mediante l’applicazione di modelli matematici (4,5). Tutti i modelli proposti sono fondamentalmente simili e sono certamente stati derivati da equazioni che descrivono scambi di molte sostanze chimiche attraverso una membrana che separa due soluzioni aventi concentrazioni diverse. Iniziamo questo studio con un approccio simile, ma proseguiamo proponendo equazioni che siano in grado di dare una descrizione più accurata e realistica della realtà. Questa nuova struttura matematica rende il nostro modello adattabile e preciso per tutte le categorie di pazienti, da quelli che hanno bassi livelli di trasporto a quelli i cui livelli sono invece alti. Inoltre proponiamo un algoritmo generale che è in grado di fornire un’approssimazione numerica precisa a prescindere dalla complessità del modello matematico stesso. L’elaborazione di questo ambiente di simulazione (descritto in dettaglio alla voce (9) e sintetizzato nella figura 2) è il risultato di una collaborazione multidisciplinare fruttuosa fra un socio in affari medico esperto di tecnica strumentale (Debiotech s.a. Losanna) e soci esperti in clinica medica (Inselspital, Berna, Gent University Hospital e l’Ospedale Le Molinette, Torino) mirata a costruire il concetto, l’hardware e il software necessari per assicurare una nuova e più efficace terapia di dialisi peritoneale.

Fig. 2
• L’impostazione dell’ambiente di simulazione della dialisi peritoneale.
The set up of the PD simulation environment.

2. La metodologia
2.1 Un modello matematico per la DP
Nel corso della terapia di DP, lo scambio di sostanze chimiche ha luogo attraverso una rete di capillari situata all’interno della membrana peritoneale ripiegata. Per questo motivo la preparazione di modelli geometrici del dominio che spieghino le variazioni spaziali sarebbe estremamente difficile. Inoltre gli scambi si svolgono con grande rapidità nel tempo a causa dell’alto gradiente di concentrazione fra i due lati della membrana. Un modello di raggruppamento spaziale che trascuri le variazioni spaziali sembra quindi più adatto a studiare la cinetica delle sostanze chimiche durante la terapia.
Il nostro modello considera uno scomparto che rappresenta il corpo (b) e uno che rappresenta la cavità peritoneale del paziente indicata con la lettera (d); sono separati da una membrana semipermeabile che rappresenta la membrana peritoneale. Il secondo scomparto è riempito di una soluzione contenente N sostanze chimiche indicate con le lettere i=1,2,…N. Ipotizzando che le concentrazioni siano uniformi nello spazio, le quantità fisiche che ci interessano sono il volume della soluzione e la quantità totale di ciascun soluto nei due scomparti, e cioè Vb, Vd, Vb*cbi, Vd*cbi dove cbi e cdi sono le concentrazioni (massa di soluto per volume di soluzione). L’interazione fra i due scomparti è regolata dalle equazioni che indicano il flusso del solvente Jv e del soluto Jsi attraverso la membrana. Un modello matematico dei flussi di solvente e di soluto che ha riscontrato un ampio consenso è stato formulato da Kedem e Katchalsky (6). In questo modello la membrana è caratterizzata da una serie di pori che permettono lo scambio di solvente e di soluti fra i due scomparti. I pori possono essere suddivisi in varie classi che indichiamo con l’indice J=1, ...M a seconda della loro dimensione. Introduciamo Lp e Pi, la conduttività idraulica e la permeabilità della membrana relativi alla i-esima molecola. Poi consideriamo la legge della filtrazione di Starling secondo la quale il flusso del solvente attraverso ciascuna classe di pori della membrana è proporzionale alla differenza di pressione fra i due scomparti. Il flusso totale del solvente è la somma dei contributi di ciascuna classe di pori. D’altra parte la pressione si divide in due parti, la pressione statica e la pressione osmotica. Quest’ultima dipende dalla concentrazione del soluto nei due lati della membrana, secondo la legge di Van’t Hoff. Inoltre, secondo i punti (7,8) il flusso del soluto Jsi può essere interpretato come la somma di un valore di diffusione (a seconda del salto di concentrazione attraverso la membrana) e di un valore di trasporto (definito come il prodotto del flusso efficace di solvente e della concentrazione media all’interno della membrana). Applicando queste leggi fisiche possiamo determinare Jv e Jsi e ci troviamo con un sistema di 2N+2 equazioni che descrivono il tasso di variazione delle incognite Vb, Vd, Vb*cbi, Vd*cbi l=1,…N.
Per ulteriori dettagli sulla derivazione del modello si veda la teoria del trasporto di massa attraverso le membrane (6,7,8). L’impostazione matematica generale che abbiamo presentato in questa sede permette l’applicazione del nostro modello a numerose sostanze chimiche, con limitazioni molto deboli. In particolare, il nostro modello tiene conto delle sostanze chimiche basilari considerate nella dialisi, quali l’urea, il glucosio e la creatinina. Inoltre si può anche applicare al sodio, per studiare il drenaggio del sodio, oppure ai polimeri grandi, che oggi rappresentano un’alternativa al glucosio negli scambi di lunga durata della soluzione di dialisi (dialisato).
Purtroppo la complessità del modello non ci permette di risolvere le sue equazioni in modo esatto (con una formula esplicita per le variabili incognite) senza ricorrere a eccessive semplificazioni. A
questo scopo, Pyle Vonesh et al.(4) hanno trovato una soluzione analitica del cosiddetto modello a due scomparti (two compartment model) in seguito ad adeguate semplificazioni. Un approccio alternativo consiste nell’approssimare direttamente la soluzione del modello mediante tecniche numeriche dal momento che l’evoluzione veloce di computer e di algoritmi ha reso possibile la creazione di modelli fisici più dettagliati. Seguendo questa linea applichiamo un metodo efficiente, stabile ed accurato che risulta essere estremamente efficace. Difatti la simulazione di una completa terapia di DP richiede 51 ms su un processore Pentium IV a 2GHz.

3. I risultati
3.1. La prescrizione farmaceutica nella DP

Lo scopo del modello matematico che noi proponiamo è di fornire ai medici informazioni che li aiutino a prescrivere una terapia di DP fatta su misura per ogni paziente. Risulta essenziale mantenere l’estrema flessibilità del modello matematico verso l’esperienza clinica stabilita e le necessità cliniche. Nelle sezioni seguenti descriveremo alcune caratteristiche del nostro modello che lo rendono facilmente adattabile alle necessità dell’utente.

3.2 Modelli a pori uguali (isopori) e a tre pori
Il nostro modello matematico comprende le due categorie principali di modelli di DP elaborate finora: il modello isoporo (da Vonesh et al. (4) e il modello a tre pori. Nel modello isoporo lo scambio attraverso il peritoneo ha luogo attraverso un unico percorso, precisamente attraverso un’unica classe di pori. Il modello isoporo si può ricavare dalle nostre equazioni restringendo l’indice j ad un unico valore j=1 associato all’unica classe di pori considerata. Il modello a tre pori proposto da Rippe (5) è un altro caso particolare considerato dal nostro modello generale a due scomparti per il caso specifico di tre gruppi di pori, j=1,2,3. In quest’ultimo caso teniamo conto degli scambi attraverso i pori di misura media, i pori grandi (che spiegano lo scambio di molecole grandi come le proteine) e i pori ultra piccoli (che spiegano lo scambio dell’acqua). Il modello a tre pori può prevedere la quantità di fluido drenato dal paziente in modo più preciso del modello isoporo(5). Dal momento che il numero di pori non ha limiti, le nostre simulazioni al computer possono considerare sia il modello a tre pori che quello isoporo in modo semplice e automatico.

3.3. Profilo terapeutico generale
Un altro vantaggio del metodo numerico elaborato da noi è la facilità con cui spiega profili di infusione-drenaggio molto generali per definire una terapia specifica attraverso la definizione di input adeguati per l’apparecchio di dialisi peritoneale (detto “cycler”) che esegue la terapia. Molti profili terapeutici come la CAPD (dialisi peritoneale ambulatoriale continua), la CCPD (dialisi peritoneale a ciclo continuo), la TPD (dialisi peritoneale tidal), la NPD (dialisi peritoneale notturna) e l’APD (dialisi peritoneale automatizzata) sono stati considerati. Quindi uno strumento moderno per la simulazione della dialisi peritoneale dev’essere in grado di determinare l’efficienza di tutte le terapie suddette. Inoltre il nostro modello può facilmente spiegare i vari limiti imposti dai medici, come la durata totale della terapia prescritta e il volume del dialisato totale. Difatti è possibile definire un modello generale di infusione-drenaggio che rappresenti tutte le suddette terapie mediante l’impostazione degli input del cycler che esegue la terapia. Questa nuova struttura per la prescrizione della DP si chiama DPD (dialisi peritoneale dinamica).

3.4. Quantificazione dell’efficacia della terapia
L’esecuzione di una simulazione numerica della DP fornisce i valori delle quantità Vb, Vd, cbi, cbi in ogni momento, permettendo quindi di calcolare l’efficacia della terapia. Per quantificare l’efficacia della DP i medici devono concentrarsi su due molecole, l’urea e la creatinina. Si deve anche tener conto dell’ultrafiltrazione o della quantità netta di fluido drenato durante la terapia. Di conseguenza, una terapia efficace è caratterizzata da un adeguato equilibrio dei seguenti indicatori:
• l’urea normalizzata estratta in una settimana, indicato con KT/Vurea
• il clearance della creatinina, indicato con Clcreat
• la quantità netta di fluido drenato durante la terapia, chiamata ultrafiltrazione (UF).
Da un punto di vista quantitativo definiamo il parametro di efficacia (Eff) come la combinazione pesata degli indicatori precedenti, e cioè:

Eff=w1*KT/Vurea+w2*Clcreat+w3*UF,

in cui w1, w2 e w3 sono i coefficienti di ponderazione adatti che soddisfano l’equazione w1+w2+w3=1, che il medico ha la possibilità di scegliere. Inoltre osserviamo che nonostante la KT/Vurea, la Clcreat e l’ultrafiltrazione siano gli indicatori più usati per identificare l’efficacia della terapia, non siamo limitati a queste scelte e l’elevata flessibilità dell’approccio di simulazione numerica permette di introdurre nuovi indicatori. In questa prospettiva le quantità di glucosio e di sodio assorbite dal paziente formano il dialisato durante la terapia, quali fattori aggiuntivi di valutazione dell’efficacia della DP.
Il software di simulazione numerica permette di calcolare l’efficacia della terapia per vari valori di input, ad esempio per vari punti all’interno della seguente gamma: 4 litri<Vtot<16 litri e 4 ore<Ttot<10 ore. I dati risultanti vengono sommati in tabelle, riportate nella figura 3, che descrive la tendenza dell’ultrafiltrazione della KT/Vurea o degli altri indicatori per ciascun paziente. Questo punto di vista globale dell’esito della terapia realizzata in modo paziente-specifico può veramente contribuire a stabilire una prescrizione per la terapia di DP di ciascun paziente.

Fig. 3
• Grafici che sintetizzano la performance della dialisi peritoneale per un paziente specifico. Si possono considerare vari indicatori di efficacia. La KT/Vurea è riportata in alto mentre il drenaggio di sodio è riportato in basso per varie combinazioni di tempo totale e di volume totale.
Charts summarizing the peritoneal dialysis performance for a specific patient. Several efficacy indicators can be considered, KT/Vurea is reported at the top while sodium removal is reported at the bottom for several combinations of total time and total volume.

4. Nuove applicazioni
4.1 Ottimizzazione computerizzata della DP

La dialisi peritoneale dinamica (DPD) è uno strumento potente per migliorare la terapia in dialisi peritoneale dei singoli pazienti. Tuttavia, dal momento che questa terapia gode di un maggior numero di gradi di libertà rispetto alle più tradizionali CCPD e APD, la prescrizione di tale terapia ad un paziente specifico può rappresentare una sfida. La prescrizione di un profilo DPD non è intuitiva né può essere fornita da calcoli manuali. Per questi motivi gli algoritmi matematici e in particolare l’ottimizzazione matematica sono strumenti essenziali per permettere ai medici di sfruttare i vantaggi della DPD nei pazienti. Per realizzare il nostro obiettivo consideriamo una strategia di ottimizzazione multi oggettiva che permette di tener conto di vari fattori di peso diverso e di cercare il limite massimo di alcuni di essi e il limite minimo di altri. Infatti abbiamo introdotto una definizione molto generale dell’efficacia della dialisi che comprende il clearance dell’urea, il clearance della creatinina e l’ultrafiltrazione. Inoltre questa definizione può diventare ancora più generale e flessibile nel contesto dell’ottimizzazione multi oggettiva tenendo conto degli effetti negativi di una nuova somministrazione di sodio e dell’esposizione al glucosio. Infine tutti questi aspetti dovrebbero essere posti all’interno di una struttura matematica rigorosa. A questo scopo definiamo u il vettore che indica i parametri di controllo che definiscono lo schema di infusione-sosta-drenaggio e consideriamo Eff(u) il rapporto fra l’efficacia della terapia e il vettore u dei parametri di controllo. Allora il problema del controllo può essere formulato come segue:

trovare u in modo che uopt = maxuEff(u)

con i seguenti limiti sullo schema di infusione-sosta-drenaggio:
• non si deve superare la durata totale della terapia
• si deve sfruttare appieno la quantità totale del dialisato
• si deve svuotare la cavità peritoneale al termine della terapia.
L’algoritmo di ottimizzazione consiste in un processo iterativo che inizia con un uo scelto a caso (corrispondente alla terapia standard, ad esempio ad un’APD) e genera una sequenza di iterazioni un con n=1,2… (corrispondente a vari casi della terapia di DPD) che termina quando non si può procedere oltre o quando il punto di efficacia massima è stato approssimato in modo abbastanza preciso. Nel nostro caso questi algoritmi richiedono l’esecuzione di una simulazione numerica della DP ad ogni iterazione per i vari valori del vettore u e la ricerca della Eff(u) massima seguendo una sequenza di istruzioni ben precisa.
Forniamo una rappresentazione grafica dell’algoritmo di ottimizzazione nella figura 4. In questo caso abbiamo applicato l’algoritmo all’ottimizzazione della KT/Vurea di una serie generale di schemi di infusione-sosta-drenaggio descritti dalla frequenza degli scambi (rappresentati dal parametro?) e la frazione di volume scambiata rappresentata dal parametro ?). Ciascun punto sul grafico riportato nella fig. 4 rappresenta una combinazione diversa dei parametri? e? corrispondenti ad uno schema di infusione-sosta-drenaggio di forma particolare. Data una gamma di variazioni di? e di?, rappresentiamo su ciascun grafico i livelli di Eff=KT/Vurea in modo da evidenziare la zona dove KT/Vurea è massima per un dato paziente. Il valore n=10,30 evidenzia le sequenze dell’algoritmo di ottimizzazione applicate per ottenere un valore approssimativo di un massimo locale dell’EFF. Osserviamo che il massimo viene approssimato con una precisione soddisfacente dopo 30 iterazioni.

Fig. 4
Rappresentazione grafica dell'algoritmo di ottimizzazione applicato alla massimizzazione della KT/Vurea rispetto ai parametri a e ß che determinano la forma dello schema di infusione-sosta-drenaggio. Le linee colorate rappresentano i livelli di efficacia (KT/Vurea) calcolati per un paziente specifico. I colori caldi rappresentano i picchi e i colori freddi invece le zone di bassa efficacia. La linea rossa dimostra i passaggi dell'algoritmo di ottimizzazione iterativa che ricava i picchi di efficacia da una più ampia gamma di terapie DPD caratterizzate da diversi valori di a e ß.
graphical representation of the optimization algorithm applied to the maximization of KT/Vurea with respect to the parameters a and ß that govern the shape of the injection-dwell-extraction pattern. The color lines represent the levels of efficacy (KT/Vurea) computed for a specific patient. Hor colors represent peaks while cold colors represent regions of low efficacy. The red line shows the steps of the iterative optimization algorithm that seeks the peaks of efficacy among a wide range of DPD therapies, characterized by different values of a and ß.

4.2 Miglioramento potenziale
Abbiamo infine osservato che l’esempio dell’ottimizzazione della KT/Vurea può essere generalizzato in vari modi. In primo luogo si può considerare una descrizione più generalizzata dello schema di infusione-sosta-drenaggio aumentando la serie di parametri di controllo. Inoltre, l’algoritmo di ottimizzazione può affrontare la massimizzazione di alcuni fattori e la minimizzazione di altri, come ad esempio l’esposizione al glucosio o la nuova somministrazione di sodio. Questa procedura di ottimizzazione fornisce lo schema di infusione-sosta-drenaggio che assicura un equilibrio adeguato fra l’elevata efficacia del drenaggio di piccoli soluti e la bassa esposizione al glucosio e una ridotta risomministrazione di sodio. Questo dato può essere molto utile nell’evidenziare la terapia più adatta per un dato paziente.

Conclusioni
Si pensa che il nuovo ambiente di simulazione descritto diventerà un metodo molto interessante per rivedere la possibilità di svolgere la terapia di DP a casa, in particolar modo usando la strategia di ottimizzazione che il metodo offre. Grazie a questo sistema i pazienti in DP potrebbero godere di un maggior periodo di flessibilità e comodità e di una maggior qualità di vita. D’altra parte, dal punto di vista neurologico questo sistema fornisce informazioni quantitative sulla performance di una terapia di DP specifica.

Alfio Quarteroni
MOX, Dipartimento di Matematica,
Politecnico di Milano CMCS
(Chair of Modeling and
Scientific Computing), EPFL, Lausanne.