La Fondazione Mazzotta di Milano dedica a Giuseppe De Nittis (Barletta, 1846 - Saint German en Laye, 1884) una delle figure più significative della pittura dell’Ottocento Italiano, un’articolata e ragguardevole retrospettiva, dopo il successo della stessa, riscontrate a Roma presso il Chiostro del Bramante con la visita di 110.000 visitatori. La mostra campiona tutto il percorso artistico del pittore “italiano a Parigi”, con opere tra le più significative e storiche insieme ad altre che sono inedite. Ma tutte restituiscono lo spirito e l’atmosfera dei luoghi da lui rappresentati, sottolineando la peculiarità di questo “impressionista” “meridionale al sud, francese a Parigi e londinese a Londra” per dirla con il critico italiano Vittorio Pica che così lo ha descritto nel suo saggio “Giuseppe De Nittis, l’uomo e l’artista” del 1914, per evidenziare l’universalità e l’europeismo ante-litteram della sua arte. Sono esposti 161 oli su tavola e 27 disegni, con il nucleo più numeroso che proviene dalla Pinacoteca Comunale “Giuseppe De Nittis” di Barletta che ebbe la donazione delle opere dell’artista dalla moglie Léontine, eppoi altri prestiti del Cimac di Milano, di Palazzo Pitti a Firenze, dal Museo Carnevalet di Parigi, dalle Raccolte Frugone diu Genova, dai Musei Civici di Pavia, dall’Istituto Nazionale della Grafica di Roma, e dal Museo Capodimonte di Napoli.
C’è da dire che De Nittis è stato uno degli artisti più innovatori e originali dell’Ottocento, e nel 1887 Henry Houssaye le considerava “il capo se non il maestro della nuova scuola dei disegnatori dal vero all’aria aperta. Lui ha spirito, colore, una vera conoscenza della prospettiva lineare e il dono della prospettiva aerea”. De Nittis era arrivato a Parigi nel 1867 a 21 anni, vi saliva da Napoli dove la famiglia si era trasferita da Barletta affinché Giuseppe vi frequentasse l’Istituto di Belle Arti, allievo del Mancinelli. Parigi seguiva la parentesi napoletano e l’esperienza della cosiddetta “scuola di Portici”. Vi arriva con centocinquanta franchi in tasca su un vagone di terza classe. Ma nel giro di poco tempo la fama di De Nittis cresce, dopo aver sposato Léontine, avergli comprato un villino al Bois de Boulogne ed essere diventato l’autore di punta della scuderia di Goupil, titolare della più importante galleria d’arte della città. Sicché a trent’anni il nostro artista è già un uomo di successo. I suoi quadri girano e si vendono in tutta Europa e la sua nuova casa accoglie al sabato sera non solo i pittori italiani di passaggio a Parigi ma anche i banchieri londinesi che fanno a gara per essere invitati alle sue cene, insieme allo scrittore Oscar Wilde e alla ricca figlia di Gerolamo Bonaparte, nota anche come la Principessa Clotilde. Nessun sacrificio per De Nittis, nessuna vita bohemienne, ma un artista di successo che ama la bella vita e frequenta la bella gente. Colleghi artisti gli portarono invidia e lo stesso Degas dopo averlo invitato alla prima mostra degli impressionisti, dopo lo digerì a malapena in quanto non concepiva che un giovane artista barlettano possedesse in centro a Parigi un atelier grande il doppio del suo.
Entriamo nel cuore della mostra suddivisa in nove sezioni, che attraversano i temi principali, dalla natura alla ricerca sulla luce, fino alle vedute atmosferiche. La mostra intanto si apre con l’Auroritratto del 1883, e gli stessi titoli delle sezioni sono stati suggeriti da espressioni tratte dal Taccuino di De Nittis. Alla prima sezione appartengono i quadri realizzati dal pittore nel periodo della cosiddetta “Scuola di Resina” e “Repubblica di Portici “, cui vi facevano parte De Gregorio, Romano e Cecioni. Nella seconda sezione opere legate ai colori dell’aria e del cielo, visto che in un suo appunto è scritto “conosco tutti i colori e i segreti del cielo e dell’aria”; vi appartengono opere come “Foschia”, “Golfo di Napoli”, “Plenilunio”, “Riflessi solari”, “Campo di biche”.
Nella terza sezione ci sono quadri dedicati al Vesuvio e che raccontano persino l’eruzione del 1872.
Ai viaggi dell’artista è dedicata la sezione in cui troviamo treni, carrozze e navi; con un quadro cardine che è “La strada da Brindisi a Barletta” mandato dal pittore al Salon di Parigi nel 1872, assente dalla scena espositiva per più di cento anni e rinvenuta in America.
Tra i quadri dei viaggi ecco l’attraversamento della Manica, per giungere a Londra con la nuova Steambeat /nave a vapore.
E ancora la sezione che riunisce alcuni famosi quadri di vedute delle due grandi capitali europee (Parigi e Londra), allora in continua evoluzione (ecco “Lungo la Senna”, Place de Pyramide”, “La profumeria Violet verso il 1880”. Nei paesaggi ha ripreso albe, tramonti, foschie, nebbie e pleniluni, in una maniera a dir poco unica, e ha saputo anche cogliere i vapori cinerei della città industriale qual’era Londra con capolavori come “Nubi su Westminster” e “Trafalgar Square”.
Alla vita mondana è dedicata la sezione ove “la donna moderna” vi appare con i suoi costumi aristocratici, ricco-borghesi, e soggetti femminili che attraversano i salotti parigini, campionati da bellissimi ritratti. C’è da dire che nei paesaggi e nei ritratti in genere il “taglio fotografico” è quanto di nuovo introduce l’artista nella sua pittura.
Accanto poi alla sezione grafica, un vero fiore all’occhiello è la sezione detta del “japonisme”, specie colta attraverso i ventagli dipinti con decorazioni femminili, o ancora certi paraventi di inestimabile fattura.
Una mostra certamente da non perdere, e che lascia vedere un’artista ancora tutto da riscoprire, grande tra i grandi e soprattutto italiano, di un’italia che era appena nata. Dumas figlio, volle sulla tomba dell’amico il seguente epitaffio: “Qui giace/il pittore Giuseppe De Nittis/morto a trentotto anni/In piena giovinezza/In pieno amore/In piena gloria/Come gli eroi e i semidei”.