Massimo Zuppelli

 Carlo Franza






Massimo Zuppelli è tra gli artisti italiani più veri, se per vero si intende in arte tutto ciò che è ancora vicino all’immagine e alla figurazione. Lombardo di Orzivecchi, nella Bassa Bresciana, dove nato nel ’39, è stato fin dagli anni Sessanta uno dei pittori italiani maggiormente legati al mondo della realtà e a quel nucleo di credenti neorealisti che hanno campionato tutta l’Italia del boom economico. L’apprendistato è stato forte, prima all’Accademia di Firenze con Rosai e Primo Conti, poi a Padova dove si specializza nell’affresco. Da qui la crescita del suo lavoro e del suo percorso che trova un avallo significativo nella critica più illustre, da Raffaele De Grada a Giorgio Kaisserlian che lo notò nel famoso Premio San Fedele, soprattutto per la padronanza tecnica e per la vibrante moralità. Il realismo diventa il bandolo della sua arte, sulla traccia dell’intellettualità di quegli anni che lo certifica anche nel cinema, nella letteratura, nella poesia, e nell’arte in genere. Dipinge e descrive la vita della gente della sua valle: ecco apparire gli operai, i minatori, gli emigranti, i vecchi partigiani.
Le vicende, il racconto del mondo passano anche attraverso la presa di coscienza del mondo religioso che trovano in Cristo morente e crocifisso un punto di riferimento per l’umanità intera. La Via Crucis e altre opere pubbliche gli campionano una attività riconosciuta dall’intero mondo artistico, tanto che dopo gli anni d’insegnamento al Liceo Artistico di Brescia ecco il vedersi assegnare la titolarità alla Libera Cattedra del Nudo dell’Accademia di Brera a Milano, dove tutt’oggi esercita la sua passione per l’insegnamento, colto da centinaia e centinaia di frequentanti del Corso a lui assegnato.
Pittura e grafica, quest’ultima è la tecnica in cui il nostro artista ha messo in scena tutto un lessico alto, che lo trova anche vicino ad altri maestri del settore, come Zancanaro, Calandri, Piacesi, Caruso, Calabria, Manfredi e Sassu. Nella grafica, tirata in incisioni acquetinte e acqueforti, il suo mondo respira un segno grafico di articolazioni che dalla lezione memoriale, riscoprono cose, oggetti figure e mondo vegetale. Negli anni Zuppelli ha abbandonato il realismo crudo, per portarsi verso una realtà che sa di sogno, fors’anche imbevuta di un credo romantico, capace di suscitare emozioni forti, dove la donna diventa il punto focale del vissuto, e il segno realista s’intride di angolature barocche e primitive.
Una pittura che sa di saga, come un raccontare con capitoli storie in fertile ripresa, laddove si percepiscono racconti colorati che vivono su immagini bibliche, mitologiche, spaccati della vita contemporanea, generazioni del presente, storie antiche e dell’oggi.
Zuppelli possiede delle grandi qualità tecniche, che si affiancano alle tematiche e ai contenuti forti del suo lavoro, e sono proprio queste qualità tecniche, del “decor”, della decorazione, della fascinazione scenografica, a fa riflettere com’egli ancora oggi riesca a catturare la visione dello spettatore, che entra nei suoi dipinti per il tramite della realtà che vi incontra, ma poi inizia quel volo immaginifico che non è surrealtà, ma è sogno, memoria, ricordo, ritmo lirico. Massimo Zuppelli è ancora uno di quegli ultimi artisti di stampo rinascimentale, perché crede nell’uomo, nell’umanesimo, nel colloquio artigianale, nella favola che si percepisce sempre fresca, nuova, e dà ragione al maestro lombardo in cui linguaggio si è negli anni reso sempre più elegante e costellato di valori.

Carlo Franza