Tennis a Wimbledon: Venus torna... Serena

Paolo Ghisoni

Wimbledon 2005, al femminile, ha invece saputo raccontare un capitolo nuovo ed anche imprevisto di questa epopea familiare. Ovvero dopo anni di semi-oblio agonistico, Venere è tornata a vincere il torneo piu’ prestigioso della stagione. Lo aveva gia’ fatto consecutivamente nel 2000 e 2001.

Cosa scatta nella testa di un giocatore o di una giocatrice quando si è stati numeri uno e poi per una serie di motivi i conti non tornano piu’? Una sorta di spirale negativa rischia di essere il grande male. Si parte da sensazioni contrastanti sulle proprie possibilità per poi arrivare a credere che i momenti di gioia fanno irrimediabilmente parte del recente passato.
Se oltre a questa lotta intestina ne devi affrontare una anche “sorellicida” allora il compito diventa assai arduo. Perchè non solo devi rinascere ma devi anche applicare la legge sportiva del “mors tua, vita mea” ad un familiare, nel caso specifico alla piu’ piccola della famiglia.
Poco importa se lei è Serena, di nome e di fatto. E se ha una stazza fisica piu’ simile a Tyson che ad un usignolo impaurito. Sta di fatto che in casa Williams i valori tennistici si erano clamorosamente invertiti rispetto agli esordi. E Venus, da sorella maggiore e vincente era retrocessa a seconda del clan. Con una quasi inevitabile “depressione” atletica che per molti era solo il preludio ad un declino definitivo.
Wimbledon 2005, al femminile, ha invece saputo raccontare un capitolo nuovo ed anche imprevisto di questa epopea familiare. Ovvero dopo anni di semi-oblio agonistico, Venere è tornata a vincere il torneo piu’ prestigioso della stagione. Lo aveva gia’ fatto consecutivamente nel 2000 e 2001.
E la sua tirannia, sia sul circuito che nella rivalità familiare, si era protratta sino allo Us Open di due mesi piu’ tardi. Tanto che la vittoria in finale su Serena, la quinta in sei sfide, sembrava ormai aver stabilito allora la definitiva di gerarchia di valori tra le due.
Da lì in avanti però si apre un altro copione per lei. Infortuni a raffica, prima ai muscoli addominali, passando per le esili ginocchia da gazzella, e chiudendo col polso destro la costringono alla ripetuta lontananza dai campi. Addirittura qualcuno ironizza sul fatto che Venus non riesca piu’ a prendere in mano la racchetta per una “tendinite” da shopping mista a demotivazione da primato. Illazione stupida e gratuita, ma per qualcuno comunque fondata. In quanto la campionessa di Los Angeles viene piu’ volte avvistata ad eventi mondani e si mormora che l’origine del suo malanno alla mano destra sia proprio l’aver sollevato una borsa pesante, piena di acquisti appena effettuati.
Ma non è solo l’aspetto fisico a minarne la forza. Nel frattempo esplode una doppia “bomba”, fragorosa ma soprattutto devastante per quanto riguarda l’ego da primattrice finora inscalfibile di Venus. Serena, la minore delle sisters, quella che con lei non vinceva mai, improvvisamente trova la chiave vincente per scardinare le difese di tutte le colleghe. Compresa quella della sorella. Ma non saltuariamente. Semplicemente sempre. Tanto che eredita sia il ruolo di numero uno che quello di rullo compressore del circuito. Non perde praticamente mai, tanto che si sprecano le teorie su come fermarne almeno a tratti la corsa. Ma soprattutto quella che non vince piu’ con lei è Venus. Serena la affronta consecutivamente ben cinque volte in altrettante prove dello Slam. Ed ogni volta ne esce con le ossa rotte. Non solo. Visto che il mondo del tennis femminile diventa di una noia mortale, con solito epilogo tutto in famiglia e con la perdente già scritta, qualcuno si aspetta che prima o poi papà Richard, grande stratega della fenomeno mediatico Williams, pianifichi un blitz per rendere meno monotona la rivalità-recita. Cosi’ quando in un paio di queste due finali Venus sembra poter rinascere, i maligni subito vedono prender consistenza l’ipotesi della finale finalmente “aggiustata”. Ma il finale è sempre il solito, ancorchè solo un po’ piu’ tirato. Serena la spunta, Venus con la testa sempre piu’ sotto la sabbia.
Ad una sua Rinascita addirittura? Non ci crede quasi nessuno. Anche perché nel frattempo tornano in auge Davenport e Cljisters, sboccia il talento della Henin e la potenza affascinante della Sharapova. Venere perde bellezza e sicurezza nei propri mezzi, tanto che si pensa ad un suo eventuale ritiro dal tennis a soli 25 anni. Avrebbe tutto; soldi, fama e anche un futuro da star televisiva, visto che le richieste non mancano. Lei pero’ , nonostante sia allettata da un cambiamento di vita, ha dentro di se ancora una piccola fiammella di tennistico fuoco sacro. Arriva a Wimbledon non compresa tra le favorite. Visto che il tabellone le proporrebbe addirittura negli ottavi la solita sfida sorellicida con Serena. Che pero’ gioca male e perde meritatamente prima contro la Craybas. Un segno? Forse. Ma il torneo è ancora lungo. E Venus nervosa. Memorabile l’intervista con la BBC dopo la sua vittoria-vendetta proprio sulla giustiziatrice della sorella.
Piu’ contenta di aver evitato Serena o di averla vendicata?
Replica. “Non dovevo vendicare nessuno..”
“Allora il tennis è ancora una parte importante della tua vita?”
Risposta sua. “Ancora questa domanda.. Amo il tennis!”
Ultima domanda allora piccata dell’intervistatore. “Allora Venus, facciamo così. Fatti tu una domanda interessante e regalaci una meravigliosa risposta..”
Lei si alza e se ne va.
Meglio sul campo decisamente le sue performance. Perché dopo queste parole , batte la Pierce in gran forma, batte anche la detentrice in carica, la Sharapova e vola in finale. Dove però la bella storia pare poter finire perché la Davenport arriva a match-point nel terzo.
Per entrare nella storia però bisogna proprio fare qualcosa di eccezionale, unico. Come annullare dopo 70 anni dall’ultimo episodio simile, una palla incontro all’avversaria e andare a vincere i Championships. Disputando tra l’altro la finale femminile piu’ lunga a Wimbledon. E tornando a vincere una prova dello Slam dopo 4 anni di sofferenza soprattutto mentale.
Per tornare campionessa. E (troppo facile la battuta) per tornare soprattutto..Serena.

Paolo Ghisoni