Wimbledon
2005, al femminile, ha invece saputo raccontare un capitolo nuovo
ed anche imprevisto di questa epopea familiare. Ovvero dopo anni
di semi-oblio agonistico, Venere è tornata a vincere il
torneo piu’ prestigioso della stagione. Lo aveva gia’
fatto consecutivamente nel 2000 e 2001.
Cosa scatta nella testa di un giocatore o di
una giocatrice quando si è stati numeri uno e poi per una
serie di motivi i conti non tornano piu’? Una sorta di spirale
negativa rischia di essere il grande male. Si parte da sensazioni
contrastanti sulle proprie possibilità per poi arrivare
a credere che i momenti di gioia fanno irrimediabilmente parte
del recente passato.
Se oltre a questa lotta intestina ne devi affrontare una anche
“sorellicida” allora il compito diventa assai arduo.
Perchè non solo devi rinascere ma devi anche applicare
la legge sportiva del “mors tua, vita mea” ad un familiare,
nel caso specifico alla piu’ piccola della famiglia.
Poco importa se lei è Serena, di nome e di fatto. E se
ha una stazza fisica piu’ simile a Tyson che ad un usignolo
impaurito. Sta di fatto che in casa Williams i valori tennistici
si erano clamorosamente invertiti rispetto agli esordi. E Venus,
da sorella maggiore e vincente era retrocessa a seconda del clan.
Con una quasi inevitabile “depressione” atletica che
per molti era solo il preludio ad un declino definitivo.
Wimbledon 2005, al femminile, ha invece saputo raccontare un capitolo
nuovo ed anche imprevisto di questa epopea familiare. Ovvero dopo
anni di semi-oblio agonistico, Venere è tornata a vincere
il torneo piu’ prestigioso della stagione. Lo aveva gia’
fatto consecutivamente nel 2000 e 2001.
E la sua tirannia, sia sul circuito che nella rivalità
familiare, si era protratta sino allo Us Open di due mesi piu’
tardi. Tanto che la vittoria in finale su Serena, la quinta in
sei sfide, sembrava ormai aver stabilito allora la definitiva
di gerarchia di valori tra le due.
Da lì in avanti però si apre un altro copione per
lei. Infortuni a raffica, prima ai muscoli addominali, passando
per le esili ginocchia da gazzella, e chiudendo col polso destro
la costringono alla ripetuta lontananza dai campi. Addirittura
qualcuno ironizza sul fatto che Venus non riesca piu’ a
prendere in mano la racchetta per una “tendinite”
da shopping mista a demotivazione da primato. Illazione stupida
e gratuita, ma per qualcuno comunque fondata. In quanto la campionessa
di Los Angeles viene piu’ volte avvistata ad eventi mondani
e si mormora che l’origine del suo malanno alla mano destra
sia proprio l’aver sollevato una borsa pesante, piena di
acquisti appena effettuati.
Ma non è solo l’aspetto fisico a minarne la forza.
Nel frattempo esplode una doppia “bomba”, fragorosa
ma soprattutto devastante per quanto riguarda l’ego da primattrice
finora inscalfibile di Venus. Serena, la minore delle sisters,
quella che con lei non vinceva mai, improvvisamente trova la chiave
vincente per scardinare le difese di tutte le colleghe. Compresa
quella della sorella. Ma non saltuariamente. Semplicemente sempre.
Tanto che eredita sia il ruolo di numero uno che quello di rullo
compressore del circuito. Non perde praticamente mai, tanto che
si sprecano le teorie su come fermarne almeno a tratti la corsa.
Ma soprattutto quella che non vince piu’ con lei è
Venus. Serena la affronta consecutivamente ben cinque volte in
altrettante prove dello Slam. Ed ogni volta ne esce con le ossa
rotte. Non solo. Visto che il mondo del tennis femminile diventa
di una noia mortale, con solito epilogo tutto in famiglia e con
la perdente già scritta, qualcuno si aspetta che prima
o poi papà Richard, grande stratega della fenomeno mediatico
Williams, pianifichi un blitz per rendere meno monotona la rivalità-recita.
Cosi’ quando in un paio di queste due finali Venus sembra
poter rinascere, i maligni subito vedono prender consistenza l’ipotesi
della finale finalmente “aggiustata”. Ma il finale
è sempre il solito, ancorchè solo un po’ piu’
tirato. Serena la spunta,
Venus
con la testa sempre piu’ sotto la sabbia.
Ad una sua Rinascita addirittura? Non ci crede quasi nessuno.
Anche perché nel frattempo tornano in auge Davenport e
Cljisters, sboccia il talento della Henin e la potenza affascinante
della Sharapova. Venere perde bellezza e sicurezza nei propri
mezzi, tanto che si pensa ad un suo eventuale ritiro dal tennis
a soli 25 anni. Avrebbe tutto; soldi, fama e anche un futuro da
star televisiva, visto che le richieste non mancano. Lei pero’
, nonostante sia allettata da un cambiamento di vita, ha dentro
di se ancora una piccola fiammella di tennistico fuoco sacro.
Arriva a Wimbledon non compresa tra le favorite. Visto che il
tabellone le proporrebbe addirittura negli ottavi la solita sfida
sorellicida con Serena. Che pero’ gioca male e perde meritatamente
prima contro la Craybas. Un segno? Forse. Ma il torneo è
ancora lungo. E Venus nervosa. Memorabile l’intervista con
la BBC dopo la sua vittoria-vendetta proprio sulla giustiziatrice
della sorella.
Piu’ contenta di aver evitato Serena o di averla vendicata?
Replica. “Non dovevo vendicare nessuno..”
“Allora il tennis è ancora una parte importante della
tua vita?”
Risposta sua. “Ancora questa domanda.. Amo il tennis!”
Ultima domanda allora piccata dell’intervistatore. “Allora
Venus, facciamo così. Fatti tu una domanda interessante
e regalaci una meravigliosa risposta..”
Lei si alza e se ne va.
Meglio sul campo decisamente le sue performance. Perché
dopo queste parole , batte la Pierce in gran forma, batte anche
la detentrice in carica, la Sharapova e vola in finale. Dove però
la bella storia pare poter finire perché la Davenport arriva
a match-point nel terzo.
Per entrare nella storia però bisogna proprio fare qualcosa
di eccezionale, unico. Come annullare dopo 70 anni dall’ultimo
episodio simile, una palla incontro all’avversaria e andare
a vincere i Championships. Disputando tra l’altro la finale
femminile piu’ lunga a Wimbledon. E tornando a vincere una
prova dello Slam dopo 4 anni di sofferenza soprattutto mentale.
Per tornare campionessa. E (troppo facile la battuta) per tornare
soprattutto..Serena.
Paolo Ghisoni