The role of myoepithelial cells
in breast disease.

N. Agnantis

Le cellule mammarie mioepiteliali formano lo strato esterno che circonda le cellule epiteliali interne (luminali) dei dotti e delle strutture tubuloalveolari ed è circondato dalla membrana basale. A causa della loro capacità contrattile svolgono un ruolo importante nell’eiezione del latte durante l’allattamento. Si suppone anche che abbiano un qualche ruolo nello sviluppo del seno e nella tumorigenesi.
L’identità delle cellule precursori mioepiteliali non è ancora chiara. Diversi dati suggeriscono la presenza di una cellula progenitrice mammaria bipotente, che può formare cellule sia luminali che mioepiteliali.
Nelle iperplasie il mioepitelio si mescola con la proliferazione epiteliale e svolge un ruolo attivo in questo processo dal momento che entrambi i tipi cellulari proliferano. I carcinomi in situ sono neoplasie e questo fatto implica un’espansione monoclonale di una popolazione cellulare, che risulta in un aspetto istologico molto monomorfico. Uno dei motivi di questo aspetto è che le cellule mioepiteliali sono escluse dal processo neoplastico.
Il rilevamento immunoistochimico dei marcatori mioepiteliali resta l’approccio ottimale per distinguere le lesioni benigne da quelle maligne.
Quindi, la presenza di uno strato esterno mioepiteliale intatto caratterizza tutte le lesioni mammarie benigne, mentre uno strato continuo o focalmente discontinuo si nota nel carcinoma duttale in situ. Il segno di distinzione del carcinoma invasivo è la perdita dello strato cellulare mioepiteliale.
Molti marcatori sono stati riferiti come ideali per evidenziare le cellule mioepiteliali: actina, SMM-HC, calponina, h-caldesmona, proteina S-100, le cheratine 5, 7, 14 e di recente la maspina e il CD10. Studi recenti hanno dimostrato che le cellule mioepiteliali esprimono anche il p63, una proteina nucleare omologa al p53.
Le cellule mioepiteliali p63-positive sono state notate attorno a lesioni epiteliali benigne e formano un orlo consistente ma discontinuo attorno alle cellule epiteliali dei carcinomi in situ, mentre sono assenti nei carcinomi invasivi.
Il pattern dell’immunoreattività al p63 è nucleare per cui è diverso da quello osservato con gli anticorpi rispetto alle proteine del citoscheletro, che è citoplasmatico.
I risultati ottenuti dal nostro laboratorio sostengono i dati esistenti che il p63 può essere utile nella distinzione fra le adenosi e il carcinoma duttale invasivo o fra il carcinoma in situ e quello invasivo. L’immunocolorazione del p63 si è anche dimostrata utile nella valutazione delle lesioni papillari intraduttali.
Le cellule mioepiteliali esprimono anche importanti molecole regolatorie che si ritiene regolino il loro sviluppo e la loro differenziazione, in particolare il recettore del fattore di crescita epiteliale, il fattore 2 di crescita dei fibroblasti (FGF2), i membri della famiglia Wnt e l’attivina ?. Inoltre, è stato dimostrato che le cellule mioepiteliali sono necessarie per stabilire e mantenere il doppio strato mammario e che hanno una potenziale capacità di soppressione tumorale.
Ad oggi sappiamo molto poco sulle caratteristiche cellulari e molecolari dei precursori delle cellule mioepiteliali e dei meccanismi che regolano il fenotipo mioepiteliale e permettono l’espressione di una doppia entità (muscolo liscio e epiteliale).
Inoltre, la natura dei segnali coinvolti nell'interazione fra le cellule epiteliali e mioepiteliali è in gran parte sconosciuta. Queste domande prive di risposta forniscono un ampio campo per la ricerca futura.

N. J. Agnantis, MD, PhD,
FRC Path, AGE

Professor of Pathology,
President-Elect of ESP (2005-2007)
Director Department of Pathology, University of Ionnina Medical School,
Greece

 

Male breast cancer

I. Roisman

Il carcinoma mammario nell’uomo è una patologia rara, che riguarda circa l’1% di tutti i casi di carcinoma mammario. Benché la letteratura sull’epidemiologia del carcinoma mammario nella donna sia molto ricca, si conosce relativamente poco dell’eziologia della stessa patologia nell’uomo (MBC).
I fattori genetici principali associati all’aumento del rischio di carcinoma mammario negli uomini comprendono le mutazioni BRCA2, che si pensa spieghino la maggior parte dei casi di carcinoma mammario ereditario nell’uomo, la sindrome di Klinefelter e un’anamnesi familiare positiva. I fattori genetici sospetti comprendono mutazioni del gene AR, il polimorfismo CYP17, la sindrome di Cowden e CHEK2.
Le patologie che presentano un’aumentata azione degli estrogeni aumentano il rischio di MBC. Si pensa che le mutazioni di geni distinti spieghino fino a circa il 10% degli MBC.
Le mutazioni del gene BRCA2 sono responsabili di circa l’80% delle famiglie affette dal carcinoma mammario ereditario. Un’anamnesi familiare di carcinoma mammario pone maggiori rischi per le donne ebree rispetto a quelle non ebree, soprattutto per il carcinoma mammario che si manifesta in modo precoce. Questo sembra in gran parte dovuto all’elevata prevalenza (2,5%) di tre mutazioni basilari BRCA1 e BRCA2 negli ebrei Ashkenazi.
Una percentuale del 4-8% circa di pazienti non ebrei con MBC rispetto al 19% dei pazienti ebrei con MBC presenta delle mutazioni BRCA della linea germinale. Le donne ebree sono influenzate in modo sproporzionato dalle mutazioni BRCA nell’intero arco dello loro vita con un tasso del 10% di portatori di tumore al seno diagnosticati a qualsiasi età e un tasso del 21-30% di portatori del carcinoma mammario diagnosticati entro i 40 anni.
Tassi comparabili nelle popolazioni non ebree sono del 6,1% per il carcinoma mammario diagnosticato prima dei 50 anni.
Presentiamo la nostra esperienza con l’MBC.
Dal 2001 al 2004 abbiamo trattato 43 uomini affetti da carcinoma mammario. Un paziente presentava un carcinoma bilaterale. L’età media era di 64 anni. L’89% dei pazienti presentava delle masse nel seno.
In concordanza con la letteratura il 77,3% era affetto da carcinoma duttale di tipo invasivo, il 68% era allo stadio I e l’11% era allo stadio IV. La mastectomia radicale modificata è l’intervento al quale sono stati sottoposti tutti i pazienti. Sopravvivenza fino a cinque anni: stadio I – 73%, stadio II – 42% e stadio III – 26%. Presentiamo i dettagli dei nostri referti e parleremo della letteratura.

I. Roisman1, I. Lifshitz2, G. Raphaeli3, O. Klem4,
I. Goldmann5, A. Bitterman5, Z. Kovacs5
1 Horev Medical Center, Haifa;
2 Kupat Holim Meuchedet, Jerusalem;
2 Hadassah Medical Center, Jerusalem;
4 Kupat Holim Meuchedet, Haifa;
5 Carmel Medical Center, Haifa,
Israel