La comicità in Mozart

Adriano Bassi

La comicità o meglio il senso del comico in Mozart, si può definire in due modi : il sarcasmo derivato dallo studio degli schemi classici (fughe di Bach) e la nuova visione del melodramma, partito da schemi goldoniani dell’opera buffa veneziana.

L’inserimento di questi singolari elementi-che ci fanno scoprire un nuovo interesse per il personaggio- nulla toglie alla sua grandezza innovatrice presente anche in altri campi artistici.
Se esaminiamo il primo punto, notiamo la tendenza a rivoluzionare le regole dei grandi maestri per creare sia sonorità nuove sia spiriti compositivi originali e nello stesso tempo meditati.
Non a caso si ritrovano i giochi armonici che dissacrano gli schematismi del passato, offrendo “ l’errore” come apertura a nuove sonorità e a nuovi mondi creativi.
Il periodo storico si trova nella dimensione del primo Romanticismo (Sturm und Drang) e Mozart è da sempre ritenuto il padre di questo movimento (vedi le ultime quattro sinfonie). Non per questo però non si può collocare il personaggio nel campo della comicità e nel versante dell’irriverente. La sua musica ha nelle proprie sonorità un sottile gioco apparentemente facile e l’inganno che il compositore inserisce ha il chiaro intento di entrare in contrasto con lo stile e con le armonie eccessivamente costruite di Haydn (suo contemporaneo).
Lo stile fresco e quasi goliardico che viene usato nello sviluppo melodico ed armonico si realizza su una semplicità di lettura che lascia spazio al momento creativo dell’ esecutore, la cosidetta agogica.
Occorre anche considerare tutto il mondo che ruota intorno al giovane, che -preso nel vortice dei propri concerti - ha modo di vedere da vicino tutta la società borghese, ricca di vizi e di compromessi.
Il senso della satira nasce da questo sottofondo continuo valorizzato dai passaggi virtuosistici sul pianoforte, moda imperante in quel periodo.
Se riprendiamo l’idea del Romanticismo, esemplificato dalle ultime quattro sinfonie, troviamo specialmente nella famosissima n°41 (Jupiter) K.551 (1788), un coronamento alla produzione sinfonica stessa, dove il raziocinio degli istanti melodici vogliono mettere sotto una luce decadente il gusto per la satira. Non dobbiamo prendere come debolezze romantiche i temi dolci che si inframmezzano nei lavori mozartiani, ma sono solo documenti di un mondo troppo svenevole e facile preda dei sentimenti sulla ragione.
L’ironia, già inserita nei lavori strumentali, la si ritrova anche nelle elaborazioni teatrali dove l’accostamento del senso comico con la musica ci offre un primo esempio con “ La finta semplice” ( opera buffa in tre atti scritta nel 1768), nella quale il tentativo di caratterizzazione e di galanteria esagerata è un misurato commento alla vita dell’epoca. La comicità di Mozart non è facilmente percepibile e bisogna leggere tra le righe lo studio “ giornalistico” che trova un ennesimo esempio con “ La finta giardiniera “ ( scritta nel 1775), dove si distacca dall’opera comica italiana per trovare un proprio linguaggio, basato sul parossismo del tragico, rivelandone così la particolarità della satira. Mozart rifiuta la comicità immediata e semplice, poichè l’analisi più profonda dell’immagine scenica può far gustare maggiormente il sarcasmo che vi si trova nascosto.
L’unico capolavoro mozartiano rimane sempre “Le nozze di Figaro” (1786), dove la caratterizzazione dei personaggi risulta inalterata e la vera comicità si rivela nell’utilizzo di figure serie inseriti in un contesto comico.
Il Mozart caustico e mordace, mette in sintesi estrema sia la sua epoca che il trapasso dalla galanteria settecentesca ai primi ardori romantici.
La musica si fa pari a tutto il discorso melodrammatico, creando delle ambientazioni ottimali, partecipando con tutta la sua sapienza di sinfonista. Vi è tutto un rincorrersi di immagini psicologiche con situazioni complicate, dove le risoluzioni tardano a venire, alfine di garantire allo spettatore la fatica dell’analisi.
I personaggi melodrammatici vivono perennemente in simbiosi con la musica ed ogni risvolto sarcastico che commenta la situazione dell’ istante scenografico viene rilevata dal musicista con un genuino gusto della macchiettistica musicale che si inserisce a mosaico con il personaggio stesso.
La personalità mozartiana si arricchisce da un senso della misura e dell’equilibrio che rende tutto l’operato come un inno al buongusto.
Egli possiede una comicità triste e nobile usata quasi come la firma della propria personalità.
La perplessità, l’inquietudine e l’ansietà sono le formule che egli utilizza in ogni lavoro e la tragedia si rivolge il più delle volte in commedia.
Negli ultimi anni il senso dinamico sia dei dialoghi che delle musiche lo rendono un grande testimone delle innovazioni stilistiche ed inoltre lo definiscono come un grande artefice del melodramma moderno.
Le caratterizzazioni diventano cose opache, dando maggior risalto all’ambientazione e colorandone le scene con una più ampia realtà.
Egli si dimostra un lucido cronista, teso principalmente a portare in superficie le debolezze dei personaggi, basando la propria comicità teatrale su un supporto sarcastico più efficace, considerando il compositore come un rielaboratore delle forme comiche italiane, francesi ed un iniziatore del teatro romantico tedesco.

Adriano Bassi