La comicità o meglio il senso
del comico in Mozart, si può definire in due modi : il
sarcasmo derivato dallo studio degli schemi classici (fughe di
Bach) e la nuova visione del melodramma, partito da schemi goldoniani
dell’opera buffa veneziana.
L’inserimento
di questi singolari elementi-che ci fanno scoprire un nuovo interesse
per il personaggio- nulla toglie alla sua grandezza innovatrice
presente anche in altri campi artistici.
Se esaminiamo il primo punto, notiamo la tendenza a rivoluzionare
le regole dei grandi maestri per creare sia sonorità nuove
sia spiriti compositivi originali e nello stesso tempo meditati.
Non a caso si ritrovano i giochi armonici che dissacrano gli schematismi
del passato, offrendo “ l’errore” come apertura
a nuove sonorità e a nuovi mondi creativi.
Il periodo storico si trova nella dimensione del primo Romanticismo
(Sturm und Drang) e Mozart è da sempre ritenuto il padre
di questo movimento (vedi le ultime quattro sinfonie). Non per
questo però non si può collocare il personaggio
nel campo della comicità e nel versante dell’irriverente.
La sua musica ha nelle proprie sonorità un sottile gioco
apparentemente facile e l’inganno che il compositore inserisce
ha il chiaro intento di entrare in contrasto con lo stile e con
le armonie eccessivamente costruite di Haydn (suo contemporaneo).
Lo stile fresco e quasi goliardico che viene usato nello sviluppo
melodico ed armonico si realizza su una semplicità di lettura
che lascia spazio al momento creativo dell’ esecutore, la
cosidetta agogica.
Occorre anche considerare tutto il mondo che ruota intorno al
giovane, che -preso nel vortice dei propri concerti - ha modo
di vedere da vicino tutta la società borghese, ricca di
vizi e di compromessi.
Il senso della satira nasce da questo sottofondo continuo valorizzato
dai passaggi virtuosistici sul pianoforte, moda imperante in quel
periodo.
Se riprendiamo l’idea del Romanticismo, esemplificato dalle
ultime quattro sinfonie, troviamo specialmente nella famosissima
n°41 (Jupiter) K.551 (1788), un coronamento alla produzione
sinfonica stessa, dove il raziocinio degli istanti melodici vogliono
mettere sotto una luce decadente il gusto per la satira.
Non
dobbiamo prendere come debolezze romantiche i temi dolci che si
inframmezzano nei lavori mozartiani, ma sono solo documenti di
un mondo troppo svenevole e facile preda dei sentimenti sulla
ragione.
L’ironia, già inserita nei lavori strumentali, la
si ritrova anche nelle elaborazioni teatrali dove l’accostamento
del senso comico con la musica ci offre un primo esempio con “
La finta semplice” ( opera buffa in tre atti scritta nel
1768), nella quale il tentativo di caratterizzazione e di galanteria
esagerata è un misurato commento alla vita dell’epoca.
La comicità di Mozart non è facilmente percepibile
e bisogna leggere tra le righe lo studio “ giornalistico”
che trova un ennesimo esempio con “ La finta giardiniera
“ ( scritta nel 1775), dove si distacca dall’opera
comica italiana per trovare un proprio linguaggio, basato sul
parossismo del tragico, rivelandone così la particolarità
della satira. Mozart rifiuta la comicità immediata e semplice,
poichè l’analisi più profonda dell’immagine
scenica può far gustare maggiormente il sarcasmo che vi
si trova nascosto.
L’unico capolavoro mozartiano rimane sempre “Le nozze
di Figaro” (1786), dove la caratterizzazione dei personaggi
risulta inalterata e la vera comicità si rivela nell’utilizzo
di figure serie inseriti in un contesto comico.
Il Mozart caustico e mordace, mette in sintesi estrema sia la
sua epoca che il trapasso dalla galanteria settecentesca ai primi
ardori romantici.
La musica si fa pari a tutto il discorso melodrammatico, creando
delle ambientazioni ottimali, partecipando con tutta la sua sapienza
di sinfonista.
Vi
è tutto un rincorrersi di immagini psicologiche con situazioni
complicate, dove le risoluzioni tardano a venire, alfine di garantire
allo spettatore la fatica dell’analisi.
I personaggi melodrammatici vivono perennemente in simbiosi con
la musica ed ogni risvolto sarcastico che commenta la situazione
dell’ istante scenografico viene rilevata dal musicista
con un genuino gusto della macchiettistica musicale che si inserisce
a mosaico con il personaggio stesso.
La personalità mozartiana si arricchisce da un senso della
misura e dell’equilibrio che rende tutto l’operato
come un inno al buongusto.
Egli possiede una comicità triste e nobile usata quasi
come la firma della propria personalità.
La perplessità, l’inquietudine e l’ansietà
sono le formule che egli utilizza in ogni lavoro e la tragedia
si rivolge il più delle volte in commedia.
Negli ultimi anni il senso dinamico sia dei dialoghi che delle
musiche lo rendono un grande testimone delle innovazioni stilistiche
ed inoltre lo definiscono come un grande artefice del melodramma
moderno.
Le caratterizzazioni diventano cose opache, dando maggior risalto
all’ambientazione e colorandone le scene con una più
ampia realtà.
Egli si dimostra un lucido cronista, teso principalmente a portare
in superficie le debolezze dei personaggi, basando la propria
comicità teatrale su un supporto sarcastico più
efficace, considerando il compositore come un rielaboratore delle
forme comiche italiane, francesi ed un iniziatore del teatro romantico
tedesco.
Adriano Bassi