Banca
Popolare Italiana S.p.A.
Un'assemblea per consuntivi e prospettive.
La Società si è riservata di consegnare la semestrale
entro fine mese. In alternativa ha
emesso un "corposo" Comunicato Stampa.
A commento dei risultati resi noti la stampa quotidiana ha applaudito:
la "pulizia di bilancio" (MF del 4/10); la "pulizia
nei conti" (Il Giornale dell' 1/10); "la Popolare Italiana
fa pulizia, in sei mesi 120 milioni di rosso" (Finanza e
Mercati dell' 1/10). E', dunque, più che lecito e doveroso
approfondire i conti che hanno determinato il saldo del semestre
in perdita per 120 €/mil.
"La Repubblica" del 4 u.s. così ha riferito ai
propri lettori: "i dati relativi al primo semestre, diffusi
venerdì scorso, sono apparsi agli analisti migliori delle
aspettative e al tempo stesso abbastanza rigorosi da innescare
un pò di ottimismo intorno alla nuova gestione della banca
lodigiana e alla sua quotazione di Borsa. Il rosso dei primi sei
mesi è stato di 120 milioni di euro, soprattutto a causa
di accantonamenti per circa 350 milioni, contro un utile di 107
milioni registrato nello stesso periodo dell'anno precedente".
In sintesi, hanno determinato il "rosso" del primo semestre
"Rettifiche ed accantonamenti" per 350 €/milioni,
capovolgendo in negativo l'"Utile" di 107 €/milioni
del primo semestre dell'anno precedente.
Nel Comunicato Stampa è ripetuta più volte la scelta
del Consiglio, di adottare nei conti una linea estremamente prudenziale.
Così, ad esempio, è scritto: "la linea operativa
assunta si riflette in modo evidente sui risultati semestrali
che, a livello consolidato, risentono dell'adozione di una politica
di bilancio fortemente prudenziale, unitamente ad una sensibile
riduzione del grado di concentrazione dell'esposizione creditizia".
"Sulla scorta di questa nuova impostazione operativa e strategica
e della prima applicazione rigorosa dei nuovi principi contabili
IAS/IFRS si è recepito un effetto negativo sul patrimonio
netto pari a circa 700 milioni di euro".
"Nonostante le scelte particolarmente rigorose, il Tier One
Ratio del Gruppo - calcolato ad oggi con una stima degli effetti
derivanti dall'applicazione degli IAS/IFRS e in presenza di un
quadro normativo non ancora definitivo - si posiziona all'8,0%".
"Il risultato economico negativo del Gruppo (-119,9 milioni
di euro) è condizionato oltre che da fattori contingenti,
da una rigorosa politica gestionale, che ha portato ad effettuare
rettifiche ed accantonamenti, non ricorrenti, di rilevante entità
per complessivi 350 milioni di euro".
"In relazione alla politica prudenziale perseguita dal Gruppo,
anche in relazione a posizioni aperte nel 2005, si sono effettuate
rettifiche nette su crediti per 231,5 mln di euro".
"Il risultato risente, inoltre, degli accantonamenti straordinari
per un ammontare di 125,7 milioni di euro legati in particolare
alla revocatoria Parmalat, alla copertura delle cause passive
connesse a prestiti obbligazionari in default e agli oneri connessi
alle operazioni di cartolarizzazione".
Per esprimere un parere in merito alla "pulizia", si
dovrebbe poter disporre in analitico delle appostazioni oggetto
di "Rettifiche ed accantonamenti", e poter così
"pesare" quanto abbia inciso la scelta del Consiglio
di "una politica" di bilancio "fortemente prudenziale".
Probabilmente è in questa ottica che deve essere annotata
la reazione "positiva" registratasi nelle valutazioni
degli analisti e della Borsa. E' indubbio che l'affare "Antonveneta"
ha avuto, ed avrà, sensibili ripercussioni nelle strategie
e sui conti della Popolare. L'esame di questa "pratica"
dovrà essere oggetto di specifico approfondimento, non
potendo essere "liquidata" con sintetica superficialità.
Stà di fatto, comunque, che:
- da un lato la gestione caratteristica del Gruppo ha mantenuto
senza contrazioni, la propria "vitalità";
- dall'altro la mancata OPA e la successiva vendita delle azioni
Antonveneta hanno modificato, non soltanto i conti, ma, anche
e soprattutto, il "porsi" del Gruppo sul mercato.
Sotto questo profilo, indipendentemente dalle iniziative giudiziarie,
dal loro evolversi e dalle loro conclusioni, un giudizio sulle
scelte, le iniziative e le modalità adottate dal topmanagement
nell'impostare e condurre la mancata conquista dell'Antonveneta
è un capitolo ancora tutto da approfondire.
Leggendo il comunicato relativo alla semestrale si apprende che
il Consiglio di Amministrazione ha deciso politiche ed adottato
strategie a "tutto campo".
Forse, sarebbe stato più coerente con la complessità
della situazione del Gruppo e di numerosi qualificati e qualificanti
top-manager, che il Consiglio avesse convocato una assemblea.
In qualche misura, infatti, il Consiglio in carica, è stato
"costretto" a decisioni in contraddizione fra le precedenti
e le attuali iniziative, dovendo, anche, confrontarsi con il sostanziale
mutamento della sua composizione e della titolarietà e
gestione delle deleghe.
Si deve ricordare che nella Popolare, in quanto Cooperativa, in
assemblea vige il voto "capitario".
In occasione di una prossima (auspicabile) assemblea, dovrà,
pertanto, essere monitorato con attenzione, non soltanto il numero
dei soci che chiederanno di partecipare all'assemblea, ma, anche,
la loro "residenza" e, se fosse possibile, con quale
Agenzia della Banca hanno rapporti.
E' noto, infatti, quale peso abbia per molti il sistema di "raccolta"
dei "partecipanti".
Si tratterà di seguire l'iniziativa del nuovo Direttore
Generale sull'autonomia delle sedi distaccate.
I soci, e non soltanto loro, ma un'opinione pubblica fortemente
ancorata alla banca, attendono un' assemblea in cui convergano
e si confrontino consuntivi e prospettive.
Gemina
- Save & C.
La solita solfa
"IN VENDITA QUOTA DEL MARCO POLO".
("Il Giornale" 10/10/05)
"Tra la Save e gli enti locali (Comune e Provincia di Venezia)
è tuttora in corso un contenzioso, anche a livello giudiziario,
sull'operazione che ha portato alla quotazione in Borsa della
società di gestione del Marco Polo". "GEMINA".
("Finanza & Mercati" 12/10/05)
"Visto da un osservatore esterno, nulla appare meno casuale
di quello che stà accadendo in Gemina" "E' GUERRA TRA ROMITI E MARCHI. SU GEMINA C'E' GIA'
ARIA DI OPA".
("Finanza & Mercati" 12/10/05)
"Un imminente quanto tumultuoso rimpasto azionario in Gemina.
E' su questo che scommette Piazza affari: ieri il titolo della
holding milanese, dopo una sospensione per eccesso di rialzo,
ha chiuso gli scambi con un secco più 9,03% a 2,48 euro". "GEMINA, SAVE ACCENDE IL MERCATO".
("Finanza & Mercati" 12/10/05)
"In Piazza Affari si scatena la speculazione sul futuro di
Gemina e il titolo vola del 9,03% a 2,488 euro, dopo essere stato
sospeso per eccesso di rialzo. Il tutto mentre fonti vicine alla
famiglia Romiti smentiscono categoricamente che Cesare abbia venduto
sue azioni e mentre la Consob indagherebbe su chi ha ceduto alla
Save il 5,5% negoziato ieri ai blocchi" "ROMITI GELA SAVE, GEMINA VOLA IN BORSA".
("Corriere della Sera" 12/10/05)
"La Borsa punta sulla scalata. O perlomeno sul duello. E'
bastato che lunedì sera la Save, società che controlla
gli aeroporti di Venezia e Treviso, annunciasse di avere oltre
il 10% della Gemina (la holding che controlla gli aeroporti di
Roma) per scatenare la caccia al titolo. Ieri mattina Gemina è
stata prima sospesa per eccesso di rialzo, per poi chiudere con
un guadagno di oltre il 9% a 2,48 euro". "SU GEMINA E' CACCIA GROSSA".
("MF" 12/10/05)
"Una sospensione per eccesso di rialzo, un balzo del 9% e
quasi il 3% del capitale passato di mano. Gemina ha vissuto ieri,
una giornata movimentata a Piazza Affari, all'indomani del colpo
di mano di Save (-2,3%) che, a sorpresa, ha comunicato di avere
il 10,4% del capitale della holding diventando il terzo azionista
dopo la Miotir dei Romiti e Mediobanca". "IL BLITZ DI SAVE FA VOLARE GEMINA: + 9%".
("Il Giornale " 12/10/05)
"La Borsa sente aria di battaglia intorno a Gemina e si prepara:
ieri i titoli dell'ex salotto buono del capitalismo italiano hanno
fatto scintille. A fine giornata il prezzo si è attestato
a 2,48 euro con un guadagno del 9,03%. A metà seduta la
corsa della quotazione era diventata talmente impetuosa da provocare
una sospensione
per eccesso di rialzo. Durante la giornata è stato scambiato
il 2,6% del capitale". "GEMINA, TUTTI I DUBBI DI CONSOB SULLA SAVE".
("MF" 13/10/05)
"Consob ha deciso di vederci chiaro sul colpo di mano messo
a segno da Save su Gemina. La commissione presieduta da Lamberto
Cardia martedì 11 ottobre ha inviato al patron del Gruppo,
Enrico Marchi, due pagine fitte di domande sugli strumenti finanziari
utilizzati per riuscire a mettere insieme un pacchetto del 10%
della holding dei Romiti e sul perchè la Consob non sia
stata informata della scalata". "GEMINA GLI AZIONISTI DEL PATTO TRATTANO CON SAVE
E CLESSIDRA".
("Il Giorno" 14/10/05)
"Gemina conferma che sono in corso colloqui sia con il fondo
Clessidra, sia con la cordata di Save". "I VENETI DICANO ALMENO SE CI STANNO GUADAGNANDO".
("Corriere della Sera" 14/10/05)
"Il sempre più frequente ricorso ai derivati per evitare
di comunicare al mercato l'acquisto di partecipazioni rilevanti.
Nasce così pare, l'accumulo da parte della neo quotata
Save, gestore dell'aeroporto di Venezia, del 10% di Gemina; questa,
che fu scatola cinese se mai ve ne fu una, oramai è il
contenitore della quota di controllo in Aeroporti di Roma, forse
messa in qualche difficoltà dalle norme "salva-Cimoli"
sui requisiti di sistema, ma sempre interessante" "CACCIARI: BUONA LA MOSSA DI MARCHI. PRONTI A ENTRARE
IN CONSIGLIO".
("Corriere della Sera" 14/10/05)
"Massimo Cacciari mette da parte i contrasti che c'erano
stati tra il Comune - che detiene il 14,6 nella Società
- e lo stesso presidente di Save, Enrico Marchi, in fase di quotazione.
E non nasconde il suo favore per possibili integrazioni industriali
tra gli aeroporti di Venezia e Treviso e quelli di Roma alle quali
Marchi ha detto di puntare" "GEMINA CADE IN BORSA. CONTATTI CON SAVE".
("Corriere della Sera" 14/10/05)
"I veneti di Save annunciano di non avere allo studio per
il momento un'Opa. Alcuni soci del patto di Gemina, che controlla
gli aeroporti di Roma, avviano contatti preliminari con la società
di Enrico Marchi. Il risultato è che dal possibile duello
in casa della holding si passa a un probabile dialogo, e per i
titoli di Gemina in Borsa questo si è tradotto in una nuova
caduta". "LA PACE ROMITI-SAVE FA PRECIPITARE GEMINA IN BORSA".
("Il Giornale " 14/10/05)
"E' sfumata ieri la prospettiva di un'Opa di Save su Gemina
e sul titolo della finanziaria che controlla gli aeroporti di
Roma si sono abbattute le vendite di chi nei giorni scorsi aveva
scommesso su un attacco dell'Aeroporto di Venezia piuttosto che
su un accordo coi soci del patto. A fine seduta Gemina cedeva
l'8,14% mentre Save perdeva il 3,61%." Senza nulla di originale,
la "querelle" continua: è la solita solfa.
Meliorbanca
S.p.A
Non è un buon inizio
Anche se il finale
era scontato, tuttavia l'assemblea di Meliorbanca che ieri ha approvato
la fusione per incorporazione nella Società con Arca Bim
S.P.A. e Arca Merchant S.P.A., non ha lesinato spunti interessanti.
Che il fondatore della Società Gallo non fosse d'accordo
sul concambio era risaputo, che anche l'INPDAP nutrisse perplessità
un po' meno e che con loro anche Sopaf decidesse di assentarsi al
momento del voto non era scontato.
La relazione redatta dal CDA, così ha focalizzato l'opportunità,
quasi la necessità, per Meliorbanca delle fusioni sottoposte
in assemblea:
1. del progressivo inasprirsi delle pressioni concorrenziali e della
crescente globalizzazione del mercato bancario e finanziario;
2. del perdurare da alcuni anni di una condizione economica incerta;
3. dell'opportunità di un rafforzamento patrimoniale propedeutico
all'implementazione;
4. dalla necessità di ottenere un migliore apprezzamento
da parte delle agenzie di rating e, quindi, condizioni più
competitive nel ricorso al mercato dei capitali;
5. del rafforzamento della compagine azionaria con l'ingresso di
nuovi soci istituzionali che contribuiscano all'implementazione
del nuovo piano industriale.
Stà di fatto che leggendo i limiti prefusione di Meliorbanca,
è lecito annotare tutte le carenze di una (o più)
gestioni passate, tutte coerenti nel non dare alla banca un assetto
finanziario ed operativo, quanto meno dignitoso. Veramente poche,
anche, le delucidazioni sul perché e sul come tutte queste
problematiche si risolvono con la fusione per incorporazione delle
due "ARCA" e quali vantaggi derivino a queste Società
dall'unione in Meliorbanca. Le informazioni fornite appaiono superficiali
e "di circostanza", prive come sono state di supporti
documentali e numerici.
Fondata nel 1987 Arca Merchant dal 2001 ha assunto la configurazione
di una holding di partecipazioni che esercita l'attività
di Private Equity con ricorso a fondi propri, selezionando gli investimenti
con logiche simili a quelle adottate dai fondi chiusi gestiti da
Arca Impresa Gestioni S.g.r.
L'attività di Arca BIM, costituita nel 1938 (con la denominazione
di "Società Anonima Immobiliare Foglia", poi Svindisa
S.p.A., per operare come società commissionaria di Borsa)
si sviluppa, invece, in quattro aree di attività: il Private
Banking, l'intermediazione e la negoziazione sui mercati azionari
e obbligazionari, la finanza aziendale e il Private Equity, attraverso
la controllata Arca Impresa Gestioni SGR S.p.A., che opera nella
gestione di Fondi Comuni di investimento mobiliare di tipo chiuso.
Con la fusione in Meliorbanca i singoli comparti di attività
delle due incorporate, dovranno necessariamente trovare nuovi assetti.
La funzionalità di quelli annunciati, dovranno trovare nei
risultati la conferma.
E' opportuno segnalare la nuova composizione dell'azionariato in
Meliorbanca. Il Gruppo Banca Popolare dell'Emilia Romagna, la cui
partecipazione verrà limitatamente ridotta, continuerà
ad essere il primo azionista con il 17,65% (18,61% prima della fusione);
chi invece vedrà la sua quota ridursi in modo significativo
è proprio la Risparmio Famiglia e Servizi S.p.A. (ovvero
Gallo) che passa dal 12,25 al 9,20 e che, soprattutto, non sarà
più il 2° azionista cedendo la "posizione"
alla Banca Popolare Italiana che passa, essendo azionista in entrambe
le ARCA, dal 1,89% al 12,22%. Se alle quote delle due Popolari,
si aggiungono anche i possessi delle altre banche Cooperative e,
quindi, Gruppo Banche Popolari Unite (4,61%) Banca Popolare di Sondrio
(3,19%) Holding di Partecipazioni Finanziarie Popolare di Verona
e Novara S.p.A. (2,2%) e Banca Popolare dell'Etruria e Lazio S.C.a.r.l.
(0.57%), si arriva al 40,44% del capitale.
Tutte queste Popolari già operano con proprie strutture e/o
significative partecipazioni, nei settori in cui dovrà svilupparsi
l'iniziativa di Meliorbanca, per cui è presumibile che non
mancheranno motivi di "conflittualità". A tal proposito
non è stata chiarita la Governance con l'assegnazione dei
posti nel Consiglio e delle deleghe: tutto ancora da definire. Interessante,
a tal proposito, quanto riferito nella sezione "Altre informazioni
ed avvenimenti societari successivi al 31 dicembre 2004": "...
le dimissioni dell'Amministratore Delegato, del dirigente responsabile
dell'attività di Private Banking e di altri tre dipendenti
operativi in tale ambito con mansioni commerciali".
Le dimissioni hanno causato una riduzione significativa (sembra
dell'80%) delle masse in gestione da clientela privata.
Anche qui, a specifica domanda se queste dimissioni fossero da correlarsi
al progetto di fusione della società con Meliorbanca, il
Presidente ha "omesso" di rispondere.
Comunque, dopo due matrimoni mancati, prima con Banca Profilo poi
con Unipol Banca, al terzo tentativo Meliorbanca è riuscita
ad accasarsi, anche se con uno "sposo" meno di lustro
rispetto ai primi due pretendenti.
A spingere la Società sull'altare a giudizio del delegato
in assemblea di Gallo, Pompeo Locatelli, potrebbe essere stata Banca
Italia, e nonostante una sua specifica richiesta in tal senso, sia
Cerchiai che Naef hanno sorvolato sull'argomento.
Nella relazione in assemblea, il Presidente ha voluto sottolineare
come: "i Consigli di Amministra - zione di Meliorbanca, Arca
Merchant e Arca Bim hanno approvato all'unanimità il progetto
di aggregazione".
Ad abundantiam si è dimenticato, tuttavia, di scrivere o
di dire se a quei Consigli che hanno approvato all'unanimità
la fusione fossero presenti o meno tutti gli Amministratori.
Sarebbe stato utile conoscere chi ha partecipato in quello di Meliorbanca;
se "per caso" erano assenti gli eletti in rappresentanza
non solo di Gallo, ma anche di Sopaf e dell'INPDAP; se le dimissioni
dell'Amministratore Delegato di Arca BIM sono avvenute prima o dopo
l'approvazione del progetto.
Se così fosse, enfatizzare un'unanimità relativa ai
soli presenti e non all'intero CDA sarebbe certamente una caduta
di stile, un ulteriore tipico esempio di "mezza verità"
a cui sembra ci si debba ormai abituare.
In buona sostanza, il Presidente e l'Amministratore Delegato hanno
"volutamente" omesso di rispondere a tutte le domande
significative. Per l'informativa agli azionisti e al mercato: non
è un buon inizio.