Non è certo un mistero che in Italia si guardi spesso
ad altri paesi, soprattutto all'America come la patria delle possibilità.
Se questo è indubbiamente vero, è altrettanto vero
che anche nel nostro paese abbiamo dei significativi esempi di
storie di successo, e fra queste non può mancare quella
del Gruppo Campari.
Quando nel 1860 Gaspare Campari inventò la formula del
Campari e diede inizio alla sua attività, benché
probabilmente fosse per natura un ottimista, difficilmente avrebbe
potuto immaginare che 150 anni più tardi il Gruppo Campari
sarebbe diventato uno dei principali player a livello mondiale
nel settore del "beverage".
Eppure, grazie alle capacità e alla dedizione di chi vi
ha lavorato in tutti questi anni, quello che poteva sembrare un
sogno adesso è divenuto realtà.
Il Gruppo Campari , la cui capogruppo è quotata alla Borsa
Italiana dal 2001, è ,infatti, oggi presente in ben 190
paesi con leadership nel mercato italiano e brasiliano nonché
posizioni di primo piano negli USA, in Germania e in Svizzera.
Grazie ad un portafoglio prodotti che include marchi di grande
notorietà internazionale come Campari, SKYY Vodka, Cynar
e Cinzano e marchi leader in mercati locali come CamapariSoda,
Campari Mixx, Crodino, Aperol, Aperol Soda, Sella & Mosca
Zedda Piras, Biancosarti, Lemonsoda, Oransoda e Pelmosoda in Italia,
Ouzo 12 in Grecia e in Germania, Dreher, Old Eight, Druy's e Liebfraumilch
in Brasile, Greson's in Uruguay, Riccadonna in Australia e Nuova
Zelanda e Mondoro in Russia, il Gruppo Campari è diventato
il più grande produttore e distributore italiano di spirit
di marca, il settimo a livello mondiale. L'internazionalizzazione
è stata del resto da sempre uno dei punti di forza del
Gruppo, che iniziò infatti il suo processo di sviluppo
sui mercati esteri già all'inizio degli anni 50. Un altro
anno importante nella storia di Campari è il 1995 anno
nel quale è partita l'attività di acquisizioni che
ha portato il Gruppo oggi ad avere un fatturato consolidato nel
2004 pari a € 779 milioni di euro.
Nel 1995 entrarono infatti a far parte del Gruppo prestigiosi
marchi quali Cynar, Biancosarti, Crodino, Lemonsoda e Oransoda,
ed infine Crodo, a cui seguirono nel 1999 Ouzo 12 e Cinzano, nel
2001 Dreher, Old Eight, Drury's e Liebfraunmilch (marchi leader
in Brasile) e Gregson's (marchio leader in Uruguay) Skyy Spirits,
LLC, nel 2002 Zedda Piras e Sella & Mosca, nel 2003 Riccadonna,
Aperol, Aperol Soda, liquori Barbieri, Mondoro, Enrico Serafino.
Tutte acquisizioni che hanno seguito una precisa scelta strategica
effettuata dalla Società e quindi indirizzate ad ottenere
una solida crescita mantenendo allo stesso tempo il massimo impegno
nell'ottimizzazione dei costi e nell'ottenimento di efficienza
produttiva e distributiva.
Scelta strategica del resto in linea con quella del settore che
è caratterizzato da una delineata tendenza alla concentrazione.
I grandi operatori , infatti, tendono ad acquisire marchi per
la produzione o la distribuzione per consolidare la propria posizione
su mercati maturi e per creare teste di ponte in quelli emergenti.
Il settore wine, in particolare, più frammentato di quello
spirit ha visto affermarsi società e gruppi importanti,
che hanno seguito strategie analoghe, creando ampi portafogli
di marchi noti.
Il Gruppo Campari, in questo scenario ha scelto di fronteggiare
il mercato con una composizione del fatturato che rispecchia la
propensione sempre più internazionale dei marchi e delle
acquisizioni operate: le vendite al di fuori dell'Italia rappresentano
il 49,9% del fatturato netto consolidato nel 2004. L'Europa, esclusa
l'Italia, si attesta al 19%, le Americhe rappresentano il 27,8%
e il resto del mondo il 2,9% del fatturato.
Dal punto di vista delle tipologie di prodotto sempre nel 2004
il portafoglio si compone per il 65% di vendite nel settore spirit,
per il 16,2% di ricavi provenienti da wine e di un 17,3% dall'area
soft drink. Una composizione e un'evoluzione che è in linea
con la strategia perseguita dal Gruppo di realizzare un business
mix equilibrato fra aree geografiche (mercati
consolidati e mercati emergenti) e fra prodotti.
Va, comunque sottolineato che accanto alla citata crescita per
linee esterne, non meno importante è stata quella organica.
Il Gruppo ha infatti dedicato particolare attenzione a individuare
e sfruttare nuovi mercati per
Campari, a mantenere una solida crescita in un mercato importante
come quello degli Stati Uniti, nonché a continuare lo sviluppo
internazionale di SKYY Vodka.
Particolare attenzione è stata inoltre dedicata al rilancio
di un altro marchio storico italiano, ovvero Cinzano.
Gli spumanti Cinzano, hanno infatti realizzato nel 2004 una crescita
delle vendite nette del 8,9% con una positiva evoluzione in tutti
i principali mercati. In particolare, continua ad essere soddisfacente
lo sviluppo del brand in Italia, dove Cinzano ha migliorato ulteriormente
la propria quota in un mercato caratterizzato da una stagione
invernale particolarmente positiva per gli spumanti italiani.
Altrettanto soddisfacente la performance della marca all'estero
che ha mostrato tassi di crescita interessanti anche in tutti
gli altri mercati principali, ovvero Svezia, Giappone e, seppure
modesta, anche in Germania, dove nel secondo semestre è
stato recuperato il ritardo accumulato nel primo.
Interessante anche la crescita perseguita dal vermouth Cinzano,
il secondo vermouth più venduto al mondo, (+ 13,2% rispetto
al 2003) che è stata determinata dalla positiva evoluzione
delle vendite nei principali mercati europei, da interessanti
ampliamenti distributivi nell'Est Europa e dal recupero del Giappone.Altro
elemento importante nella crescita interna è lo sviluppo
e lancio di nuovi prodotti.
Nel 2004, per esempio, il Gruppo, tramite Skyy spirits, LLC ha
introdotto sul mercato due ulteriori line exstenstion di SKYY
Vodka (oltre alle già esistenti SKYY Berry, SKYY Citrus,
SKYY Spiced e SKYY Vanilla ) i nuovi SKYY Melon e SKYY Orange
A suffragare le scelte intraprese dalla Società ci sono
del resto i numeri. Il fatturato è infatti passato dai
366 milioni di Euro del 1999 ai 779 milioni di Euro del 2004 con
un tasso di crescita medio annuo del 16% facendo diventare il
Gruppo, come accennato all'inizio, uno dei principali player a
livello mondiale e permettendogli di guardare al futuro con un
certo ottimismo.
Non si può tuttavia parlare di Campari senza un accenno
all'attenzione che da sempre il Gruppo ha verso la comunicazione.
Quella della comunicazione Campari è, in effetti, una storia
che sa di successo.
Dalle prime intuizioni di Davide Campari, figlio del fondatore
Gaspare, che hanno portato ad identificare il ruolo chiave della
pubblicità, al "Red Passion" dei nostri anni:
da sempre il nome
Campari è associato ad innovazione e creatività.Negli
anni in cui i manifesti prendevano il posto delle reclames e dello
sviluppo industriale arrivavano solo gli echi dalle terre inglesi,
Davide Campari intuì che il marketing doveva includere
un piano di comunicazione efficace e d'effetto in quanto il passaparola
non era più sufficiente a far crescere la fama di un prodotto.
La comunicazione del Campari debuttò nel 1899 con un sintetico
listino prezzi tra le pagine dei piccoli annunci del Corriere
della Sera.
Niente slogan o immagini: solo prezzo indirizzo e firma Campari.
Un annuncio nella sua semplicità estremamente efficace,
difatti, nel giro di poco tempo l'uscita pubblicitaria sui quotidiani
diventò strettamente proporzionale alla crescita della
ditta Campari, che da semplice bottega artigiana diveniva sempre
più un'impresa industriale.
Da allora la comunicazione è sempre stata uno dei fattori
chiave del successo del Gruppo; una comunicazione che ovviamente
si è evoluta nei modi e nei termini seguendo il cambiamento
della società, spesso anzi anticipando i tempi, e che ha
legato il marchio Campari ad alcune delle più belle campagne
pubblicitarie mai realizzate.