FRANCO AZZINARI

 Carlo Franza

L’erede più significativo, in arte, del paesaggio italiano
L’erede più significativo, in arte, del paesaggio italiano è Franco Azzinari.
E’ l’erede dei grandi paesaggisti ad iniziare da Guidi, poi Morandi, Guttuso, Purificato e altri ancora.
Del paesaggio italiano ne dipinge non solo la pelle ma anche l’anima. E dipinge da sempre il paesaggio mediterraneo, specie quello calabrese, il luogo e terra delle sue origini, con le piane, le rocce, le rive e le insenature, i prati e gli alberi.
Quelli d’olivo in modo privilegiato, senza dimenticare fiori ed erbe, e onde di grano.
Claudio Strinati ha scritto che Azzinari è rimasto fedele al suo “fitto e rigoglioso tessuto di erbe e fiori”.
Mentre Sergio Zavoli lo ha descritto come “pittore del vento”, cioè “di quel vento visibile
nel folto leggere su cui si ammulina, in una mostra che lo ha fatto e fa tanto parlare, il nostro stesso sguardo; dando ancora voce e significanza al “museo” dedicato al nostro artista che si trova in un antico torrione di Altomonte in provincia di Cosenza.
La sua arte è tutta italiana anche se ha subito il fascino dell’impressionismo e dei grandi artisti coinvolti in questo movimento.
Il suo nome ha ormai fatto il giro del mondo visto le mostre in Brasile, Stati Uniti, e perfino a Cuba nel 1992 quando ha ritratto Gregorio Fuentes, il marinaio di Hemingway, e il presidente Fidel Castro.
Prestigiose monografie documentano il suo lavoro ormai certificato dalle firme più prestigiose della critica italiana, che ne ha messe in risalto il valore e soprattutto la capacità di veicolare i luoghi del mito, ovvero le storie degli dei, degli eroi e dei guerrieri, che hanno significato la cultura greca.
D’altronde nella famosa Torre Pallotta di origine normanna, risalente al 1052, dov’è locato il suo museo, è possibile vedere un campionario vasto delle sue opere più significative e comunicanti.
Franco Azzinari ha sublimato il paesaggio italiano, lo ha ripreso nelle vedute più intriganti, e ne ha rivelato la percezione panica e pagana insieme, la modernità e la classicità, la bellezza e la poesia, e perfino una certa epicureità come ha sottolineato ultimamente il collega Vittorio Sgarbi in uno scritto per la mostra che la Regione Abruzzo ha dedicato all’artista calabrese nel Castello
di Casoli in provincia di Chieti.Proprio in quest’occasione Ottaviano del Turco presidente della Regione Abruzzo ha sottolineato che Franco Azzinari ama la pittura, ama dipingere, ama la natura e i suoi umori, le sue misteriose, affascinanti, miracolose manifestazioni della propria esistenza.
C’è qualcosa di più del solito paesaggio nell’artista Franco Azzinari, quel qualcosa che tra segno e colore ne caratterizza lo scheletro.


I gialli del grano e delle ginestre, cozzano con i campi rossi di papaveri e gli azzurri delle lavande, su tutto incombe un silenzio irreale come di attesa.

Questi paesaggi hanno anzitutto dei tagli particolari, le riprese sono alte, specie quelle che definiscono meglio i cieli e il mare.
Il corpo del dipinto si affida ai campi che diventano l’agglomerato centrale, con gli alberi, l’erba e i gialli campi di grano che si piegano come stoffe sorprese dal vento. Miracolose e belli questi dipinti. I gialli del grano e delle ginestre, cozzano con i campi rossi di papaveri e gli azzurri delle lavande, su tutto incombe un silenzio irreale come di attesa.
Tutto ciò ce lo consegna uno dei più grandi maestri dell’arte italiana contemporanea.
Franco Azzinari nel suo album d’artista ha campionato le più belle immagini d’Italia. Un traguardo assoluto.

Carlo Franza