Il
cancro alla prostata rappresenta una malattia con diversi esiti
clinici possibili. Le strategie terapeutiche che ottimizzano il
beneficio e minimizzano la morbosità dipendono dall’effettuazione
di una stima precisa dello stato della malattia e della sua possibile
evoluzione.
Le tecnologie emergenti, come quella microarray, in grado di creare
un profilo quali-quantitativo dei geni espressi dai tessuti neoplastici
può fornire dei dati sul comportamento tumorale.
Qui ci concentriamo sui dati microarray generati da studi sul
cancro alla prostata, che sono potenzialmente importanti per la
scoperta dei biomarcatori della progressione e dell’aggressività
e per evidenziare percorsi la cui attivazione o inibizione può
avere un valore terapeutico significativo.
Chiorino G.*, Acquadro F.*, Mellogrand M.*, Ostano P.*, Dotto GP.** *Laboratorio di Farmacogenomica dei Tumori,
Fondo Edo Tempia di Biella, via malta 3 - 13900 Biella (Italy)
** Department of Biochemistry,
Lausanne University, Epalinges 1066 (Suisse)
Age-specific reference ranges
for prostate specific antigen level total and free in patients
with prostatitis symptoms.
M.N.G. Battikhi
L’antigene prostata-specifico (PSA) è un marcatore
tumorale utile nella diagnosi e nel controllo del carcinoma alla
prostata, tuttavia il suo livello può salire per altre
cause oltre al carcinoma alla prostata, come ad esempio nell’iperplasia
prostatica benigna (BPH), nella prostatite acuta, nell’infezione
batterica cronica, nella prostatite batterica. I livelli del PSA
sierico totale (TPSA) e dell’antigene prostataspecifico
libero (FPSA) nei pazienti con sintomi di prostatite, come pure
questi livelli nella popolazione maschile a rischio che non presenta
patologie prostatiche cliniche (>40 anni di età) rispetto
all’età si devono documentare in modo da aumentare
la sensibilità e la specificità del PSA nel carcinoma
alla prostata.
Sono stati analizzati centoquindici pazienti maschi di oltre 40
anni di età appartenenti ad una popolazione a campionamento
casuale con sintomi di prostatismo situata in [manca il luogo]
e privi di un carcinoma prostatico diagnostico. Gli uomini con
valori uguali o superiori a 4,1 ng/ml sono stati inviati per indagini
bioptiche mentre sono stati esclusi quelli con biopsie positive,
la cartella clinica, un registro dei carcinomi o prove autoriferite
di carcinoma alla prostata.
Abbiamo studiato i dati in funzione dell’età per
definire l’utilità della misurazione del TPSA e dell’FPSA
come test di screening del carcinoma nei pazienti a rischio.
A causa della maggior variabilità in età avanzata,
il 95° percentile è aumentato in modo più rapido
di quello mediano, fornendo i seguenti valori di riferimento etàspecifici
del TPSA e dell’FPSA nei pazienti con sintomi di prostatismo:
3,1 e 0,7 ng/ml per il gruppo di 40-49 anni, 4,4 e 0,89 ng/ml
per il gruppo di 50-59 anni, 5,6 e 1,3 ng/ml per il gruppo di
60-69 anni e 6,3 e 1,8 ng/ml per il gruppo di 70- 79 anni. Si
è rilevato un aumento costante dei valori medi e mediani
di TPSA e FPSA con una correlazione significativa (P<0,001,
P<0,005) con l’aumento dell’età del gruppo.
Lo scopo di questo studio era di trovare i valori e le gamme età-specifiche
del TPSA e dell’FPSA nei pazienti con sintomi di prostatismo
per assicurare un basso tasso di biopsie falsamente positive.
M.N.G. Battikhi * , I. Hussein** (MD) *Hashemite University, Faculty of Allied Health Sciences, Department of Medical Laboratory Sciences,
Zarqa ,Jordan,,
** Private clinic, Al-Khalidi street , Jabal
Amman.t, P.O. Amman, Jordann
Bone marker in advanced prostate
cancer.
G. Francini
Premessa
Uno dei maggiori problemi riscontrati nel trattamento del carcinoma
alla prostata allo stadio avanzato è monitorare la risposta
terapeutica delle metastasi ossee.
Dal momento che queste metastasi sono soprattutto osteosclerotiche
e aumentano in modo marcato la necessità del calcio osseo
con possibile squilibrio dell’omeostasi del calcio, gli
autori hanno indagato se i cambiamenti nell’equilibrio del
calcio possono essere utili nel valutare la risposta delle metastasi
ossee al trattamento. Metodica
Lo studio ha coinvolto 268 pazienti affetti da carcinoma alla
prostata: 142 nella fase A-C2 (sistema di stadiazione dell’Unione
internazionale contro il cancro [UICC], 1998) e 126 affetti da
metastasi ossea che non hanno risposto alla terapia ormonale e
che erano trattati con la chemioterapia. L’antigene prostata-specifico
(PSA), il calcio, il metabolismo del fosfato, la principale formazione
ossea e i marcatori del riassorbimento sono stati tutti analizzati
prima e dopo la chemioterapia. Esito
Dei 126 pazienti sottoposti a chemioterapia, le risposte di 109
erano valutabili: secondo i criteri standard 25 (23%) erano migliorati,
43 (39,5%) erano rimasti invariati e 41 (37,5%) erano peggiorati.
Tutti i pazienti che erano migliorati e 16 pazienti che non avevano
subito variazioni presentavano una riduzione del PSA e dei livelli
dei marcatori ossei e un aumentato
rapporto calcio/creatinina nelle urine (UCa/Cr). I pazienti che
erano peggiorati presentavano un aumento del PSA e dei livelli
dei marcatori ossei, e il loro UCa/Cr si era ridotto dopo solo
sei cicli di trattamento. Il PSA e l’UCa/Cr sono i marcatori
biochimici i cui cambiamenti sono più coerenti con una
risposta alla terapia. Conclusioni
Il rapporto UCa/Cr si è dimostrato il marcatore più
utile della risposta clinica, soprattutto perché permette
la formulazione di una decisione precoce di continuare o di interrompere
la chemioterapia. Inoltre, UCa/Cr e il PSA insieme hanno identificato
una percentuale di pazienti classificati come invariati sulla
base di criteri standard ma la cui condizione era veramente migliorata.
Prof. Guido Francini Medical Oncology Division,
Institute of Internal
Medicine, University of Siena,
Siena, Italy.
Extracranial Stereotactic Radiation
Therapy for
early NSCLC and lung metastases :experience of University of Turin.
U. Ricardi
Premessa
La terapia di irraggiamento stereotassico extracraniale (ESRT)
offre una modalità di trattamento non invasiva ai pazienti
con carcinoma polmonare primitivo non a cellule piccole allo stadio
precoce (NSCLC, stadio IA-IB), non idonei per la soluzione chirurgica
per motivi di natura medica o per il rifiuto del paziente, come
pure per le piccole lesioni metastatiche. Lo scopo di questo studio
prospettico era di analizzare la praticabilità, la tossicità
e il tasso di risposta ad un regime ESRT ipofrazionato espressamente
creato. Metodica
Dal giugno 2003 al dicembre 2004, 32 pazienti affetti da tumori
polmonari primari (20) o in metastasi (12) sono stati compresi
in un protocollo di trattamento.
Le indagini effettuate per la stadiazione comprendevano la TAC,
il PET ed esami della funzionalità polmonare.
I pazienti sono stati immobilizzati in una struttura stereotassica
(Sistema oncologico ELEKTA®) e la motilità
respiratoria è stata ridotta in modo meccanico mediante
l’uso di uno strumento per il controllo diaframmatico secondo
la necessità.
Il volume tumorale lordo (GTV), il volume target pianificato (PTV)
e gli organi a rischio sono stati definiti secondo l’ICRU-62
su una serie di dati TAC acquisiti con sezioni aventi uno spessore
di 2,5 mm nell’intero volume polmonare. Il PTV comprendeva
il GTV con un margine standard di 0,5 mm sul piano assiale e 10
mm nella direzione longitudinale.
Tutti i pazienti sono stati trattati con 3 frazioni da 15 Gy nell’arco
di 5 giorni.
La dose è stata prescritta sulla linea di isodose dell’80%
e somministrata con 6-8 campi multipli statici non coplanari.
Secondo la definizione RTOG l’indice medio di conformità
era di 0,65 (gamma da 0,53 a 0,76). Sono stati ottenuti gli istogrammi
dose-volume (DVH), TCP e NTCP (modello LKB), che sono stati valutati
caso per caso mediante l’uso del sistema di RTOG di misurazione
della tossicità.
Il controllo comprendeva la TAC 45 giorni dopo il trattamento
e poi ogni 3 mesi, test di funzionalità polmonare dopo
3 mesi, il PET dopo 4 mesi.
Si è ritenuto che i pazienti avessero una risposta completa
(CR) se erano radiologicamente negativi, una risposta parziale
(PR) se il diametro assiale della lesione era ridotto di almeno
il 30%, una malattia stabile (SD) se non presentavano cambiamenti,
una malattia progressiva (PD) se era aumentata di oltre il 20%.
I pazienti con lesioni radiologicamente valutabili ma con referto
PET negativi sono stati raggruppati nel gruppo a risposta completa. Esito
17 su 20 pazienti affetti da neoplasie primarie e 12 pazienti
con 13 tumori metastatici sono stati presi in considerazione per
l’analisi. Tre pazienti sono stati esclusi a causa del controllo
limitato. Il tempo medio di controllo era di 9,5 mesi (range 1,5-19).
Il trattamento era praticabile in tutti i pazienti a prescindere
dal sito delle lesioni (periferica o centrale).
Due pazienti sono stati colpiti da una polmonite subacuta di grado
II da irraggiamento, necessitando di una terapia a base di steroidi.
Uno è stato trattato per 2 lesioni presenti sullo stesso
lobo, mentre un’infezione concomitante è stata diagnosticata
in un altro. I pazienti con controllo locale erano il 94,05% (4
CR, 8 PR, 4 SD) nei 17 NSCLC e il 100% (6 CR, 2 PR, 5 SD) nei
13 tumori metastici. Conclusioni
La radioterapia stereotassica per il carcinoma polmonare primario
e metastatico a stadio limitato è una procedura praticabile,
sicura ed efficace.
Promette elevati tassi di controllo locale con un profilo di tossicità
molto basso.
Ricardi U., Guarneri A., Ragona R.,Giglioli
F.R. Institute of Radiotherapy of the
Univversity of Turin, Italy.
Surgery for liver metastases from
colorectal carcinoma.
V. Visokai
Premessa La chirurgia resta l’unica opzione per un trattamento
curativo radicale delle metastasi epatiche derivanti dal carcinoma
colorettale. La strategia per la resezione delle metastasi epatiche
sincrone derivanti dal carcinoma colorettale è ancora motivo
di discussione.
Obiettivi e metodiche
Lo scopo di questa relazione è di presentare la nostra
esperienza delle resezioni simultanee di metastasi epatiche sincrone
in una procedura monofasica con resezione del colon o del retto.
Fra il 1996 e il 2004, 95 pazienti sono stati operati per metastasi
epatiche derivanti dal carcinoma colorettale. Quarantotto pazienti
sono stati operati per effetti epatici sincroni secondari e 40
di essi sono stati sottoposti ad un intervento simultaneo. In
9 pazienti la resezione epatica è stata posticipata per
essere eseguita da 6 a 8 settimane dopo la resezione del tumore
primario. Quarantacinque pazienti sono stati operati per effetti
secondari epatici colorettali metacroni.
Nel gruppo degli effetti secondari sincroni operati in un’unica
fase il tumore primario era localizzato nel colon destro in 9
(18,4%) pazienti, nel colon sinistro in 13 (26,5%) e nel retto
in 16 (32,7%) pazienti. In 2 pazienti è stata eseguita
una colectomia subtotale.La linfadenectomia radicale dei nodi
colorettali primari e apicali resecati era d’obbligo. La
linfadenectomia del ligamento epatoduodenale era invece un’opzione.
È stato rimosso un numero complessivo di 71 lesioni metastatiche
e sono state eseguite 3 epatectomie sulla destra, 2 epatectomie
sulla sinistra, 2 bisegmentectomie e 33 resezioni non anatomiche.
Due pazienti sono stati operati d’urgenza a causa di un’estesa
ostruzione intestinale. La perdita media di sangue era di 600
ml, la morbosità postoperativa era del 25% e la mortalità
del 2,5%. Il tasso complessivo di sopravvivenza era del 36% in
3 anni e del 19% in 5 anni. L’analisi multivariata è
stata eseguita per fattori prognostici. Fattori statisticamente
significativi erano lo stato dei linfonodi del carcinoma colorettale
primario (p= 0,0008), stato R della resezione epatica (p=0,0043),
resezione di ulteriori ricadute (p=0,0090) e numerose metastasi
(p=0,0370). Il rapporto più significativo del rischio è
di 7,498 per la condizione dei linfonodi del carcinoma primario
N0 vs N1 e N2 e 3,261 per numerose metastasi. Nel gruppo delle
metastasi metacrone la sopravvivenza complessiva era
del 66% per 3 anni e del 52% per 5 anni. Conclusioni
La resezione simultanea epatica e colorettale è praticabile.
Il vantaggio per il paziente è che si tratta di un unico
intervento.
Vladimir Visokai, Ludmila Lipska,
Miroslav Levy, Stanislav Kormunda Department of Surgery of the First
Faculty of Medicine and Thomayer
Teaching Hospital,
Prague, Czech Republic