IATMO Conference 2005

Gene expression profiling of prostate cancer.

G. Chiorino

Il cancro alla prostata rappresenta una malattia con diversi esiti clinici possibili. Le strategie terapeutiche che ottimizzano il beneficio e minimizzano la morbosità dipendono dall’effettuazione di una stima precisa dello stato della malattia e della sua possibile evoluzione.
Le tecnologie emergenti, come quella microarray, in grado di creare un profilo quali-quantitativo dei geni espressi dai tessuti neoplastici può fornire dei dati sul comportamento tumorale.
Qui ci concentriamo sui dati microarray generati da studi sul cancro alla prostata, che sono potenzialmente importanti per la scoperta dei biomarcatori della progressione e dell’aggressività e per evidenziare percorsi la cui attivazione o inibizione può avere un valore terapeutico significativo.


Chiorino G.*, Acquadro F.*,
Mellogrand M.*, Ostano P.*, Dotto GP.**
*Laboratorio di Farmacogenomica dei Tumori,
Fondo Edo Tempia di Biella, via malta 3 - 13900 Biella (Italy)
** Department of Biochemistry,
Lausanne University, Epalinges 1066 (Suisse)

Age-specific reference ranges for prostate specific antigen level total and free in patients with prostatitis symptoms.

M.N.G. Battikhi

L’antigene prostata-specifico (PSA) è un marcatore tumorale utile nella diagnosi e nel controllo del carcinoma alla prostata, tuttavia il suo livello può salire per altre cause oltre al carcinoma alla prostata, come ad esempio nell’iperplasia prostatica benigna (BPH), nella prostatite acuta, nell’infezione batterica cronica, nella prostatite batterica. I livelli del PSA sierico totale (TPSA) e dell’antigene prostataspecifico libero (FPSA) nei pazienti con sintomi di prostatite, come pure questi livelli nella popolazione maschile a rischio che non presenta patologie prostatiche cliniche (>40 anni di età) rispetto all’età si devono documentare in modo da aumentare la sensibilità e la specificità del PSA nel carcinoma alla prostata.
Sono stati analizzati centoquindici pazienti maschi di oltre 40 anni di età appartenenti ad una popolazione a campionamento casuale con sintomi di prostatismo situata in [manca il luogo] e privi di un carcinoma prostatico diagnostico. Gli uomini con valori uguali o superiori a 4,1 ng/ml sono stati inviati per indagini bioptiche mentre sono stati esclusi quelli con biopsie positive, la cartella clinica, un registro dei carcinomi o prove autoriferite di carcinoma alla prostata.
Abbiamo studiato i dati in funzione dell’età per definire l’utilità della misurazione del TPSA e dell’FPSA come test di screening del carcinoma nei pazienti a rischio.
A causa della maggior variabilità in età avanzata, il 95° percentile è aumentato in modo più rapido di quello mediano, fornendo i seguenti valori di riferimento etàspecifici del TPSA e dell’FPSA nei pazienti con sintomi di prostatismo: 3,1 e 0,7 ng/ml per il gruppo di 40-49 anni, 4,4 e 0,89 ng/ml per il gruppo di 50-59 anni, 5,6 e 1,3 ng/ml per il gruppo di 60-69 anni e 6,3 e 1,8 ng/ml per il gruppo di 70- 79 anni. Si è rilevato un aumento costante dei valori medi e mediani di TPSA e FPSA con una correlazione significativa (P<0,001, P<0,005) con l’aumento dell’età del gruppo. Lo scopo di questo studio era di trovare i valori e le gamme età-specifiche del TPSA e dell’FPSA nei pazienti con sintomi di prostatismo per assicurare un basso tasso di biopsie falsamente positive.


M.N.G. Battikhi * , I. Hussein** (MD)
*Hashemite University, Faculty of Allied
Health Sciences, Department of Medical
Laboratory Sciences,
Zarqa ,Jordan,,
** Private clinic, Al-Khalidi street , Jabal
Amman.t, P.O. Amman, Jordann

Bone marker in advanced prostate cancer.

G. Francini

Premessa
Uno dei maggiori problemi riscontrati nel trattamento del carcinoma alla prostata allo stadio avanzato è monitorare la risposta terapeutica delle metastasi ossee.
Dal momento che queste metastasi sono soprattutto osteosclerotiche e aumentano in modo marcato la necessità del calcio osseo con possibile squilibrio dell’omeostasi del calcio, gli autori hanno indagato se i cambiamenti nell’equilibrio del calcio possono essere utili nel valutare la risposta delle metastasi ossee al trattamento.
Metodica
Lo studio ha coinvolto 268 pazienti affetti da carcinoma alla prostata: 142 nella fase A-C2 (sistema di stadiazione dell’Unione internazionale contro il cancro [UICC], 1998) e 126 affetti da metastasi ossea che non hanno risposto alla terapia ormonale e che erano trattati con la chemioterapia. L’antigene prostata-specifico (PSA), il calcio, il metabolismo del fosfato, la principale formazione ossea e i marcatori del riassorbimento sono stati tutti analizzati prima e dopo la chemioterapia.
Esito
Dei 126 pazienti sottoposti a chemioterapia, le risposte di 109 erano valutabili: secondo i criteri standard 25 (23%) erano migliorati, 43 (39,5%) erano rimasti invariati e 41 (37,5%) erano peggiorati. Tutti i pazienti che erano migliorati e 16 pazienti che non avevano subito variazioni presentavano una riduzione del PSA e dei livelli dei marcatori ossei e un aumentato
rapporto calcio/creatinina nelle urine (UCa/Cr). I pazienti che erano peggiorati presentavano un aumento del PSA e dei livelli dei marcatori ossei, e il loro UCa/Cr si era ridotto dopo solo sei cicli di trattamento. Il PSA e l’UCa/Cr sono i marcatori biochimici i cui cambiamenti sono più coerenti con una risposta alla terapia.
Conclusioni
Il rapporto UCa/Cr si è dimostrato il marcatore più utile della risposta clinica, soprattutto perché permette la formulazione di una decisione precoce di continuare o di interrompere la chemioterapia. Inoltre, UCa/Cr e il PSA insieme hanno identificato una percentuale di pazienti classificati come invariati sulla base di criteri standard ma la cui condizione era veramente migliorata.


Prof. Guido Francini
Medical Oncology Division,
Institute of Internal
Medicine, University of Siena,
Siena, Italy.

Extracranial Stereotactic Radiation Therapy for
early NSCLC and lung metastases :experience of University of Turin.

U. Ricardi

Premessa
La terapia di irraggiamento stereotassico extracraniale (ESRT) offre una modalità di trattamento non invasiva ai pazienti con carcinoma polmonare primitivo non a cellule piccole allo stadio precoce (NSCLC, stadio IA-IB), non idonei per la soluzione chirurgica per motivi di natura medica o per il rifiuto del paziente, come pure per le piccole lesioni metastatiche. Lo scopo di questo studio prospettico era di analizzare la praticabilità, la tossicità e il tasso di risposta ad un regime ESRT ipofrazionato espressamente creato.
Metodica
Dal giugno 2003 al dicembre 2004, 32 pazienti affetti da tumori polmonari primari (20) o in metastasi (12) sono stati compresi in un protocollo di trattamento.
Le indagini effettuate per la stadiazione comprendevano la TAC, il PET ed esami della funzionalità polmonare.
I pazienti sono stati immobilizzati in una struttura stereotassica (Sistema oncologico ELEKTA®) e la motilità respiratoria è stata ridotta in modo meccanico mediante l’uso di uno strumento per il controllo diaframmatico secondo la necessità.
Il volume tumorale lordo (GTV), il volume target pianificato (PTV) e gli organi a rischio sono stati definiti secondo l’ICRU-62 su una serie di dati TAC acquisiti con sezioni aventi uno spessore di 2,5 mm nell’intero volume polmonare. Il PTV comprendeva il GTV con un margine standard di 0,5 mm sul piano assiale e 10 mm nella direzione longitudinale.
Tutti i pazienti sono stati trattati con 3 frazioni da 15 Gy nell’arco di 5 giorni.
La dose è stata prescritta sulla linea di isodose dell’80% e somministrata con 6-8 campi multipli statici non coplanari.
Secondo la definizione RTOG l’indice medio di conformità era di 0,65 (gamma da 0,53 a 0,76). Sono stati ottenuti gli istogrammi dose-volume (DVH), TCP e NTCP (modello LKB), che sono stati valutati caso per caso mediante l’uso del sistema di RTOG di misurazione della tossicità.
Il controllo comprendeva la TAC 45 giorni dopo il trattamento e poi ogni 3 mesi, test di funzionalità polmonare dopo 3 mesi, il PET dopo 4 mesi.
Si è ritenuto che i pazienti avessero una risposta completa (CR) se erano radiologicamente negativi, una risposta parziale (PR) se il diametro assiale della lesione era ridotto di almeno il 30%, una malattia stabile (SD) se non presentavano cambiamenti, una malattia progressiva (PD) se era aumentata di oltre il 20%.
I pazienti con lesioni radiologicamente valutabili ma con referto PET negativi sono stati raggruppati nel gruppo a risposta completa.
Esito
17 su 20 pazienti affetti da neoplasie primarie e 12 pazienti con 13 tumori metastatici sono stati presi in considerazione per l’analisi. Tre pazienti sono stati esclusi a causa del controllo limitato. Il tempo medio di controllo era di 9,5 mesi (range 1,5-19). Il trattamento era praticabile in tutti i pazienti a prescindere dal sito delle lesioni (periferica o centrale).
Due pazienti sono stati colpiti da una polmonite subacuta di grado II da irraggiamento, necessitando di una terapia a base di steroidi. Uno è stato trattato per 2 lesioni presenti sullo stesso lobo, mentre un’infezione concomitante è stata diagnosticata in un altro. I pazienti con controllo locale erano il 94,05% (4 CR, 8 PR, 4 SD) nei 17 NSCLC e il 100% (6 CR, 2 PR, 5 SD) nei 13 tumori metastici.
Conclusioni
La radioterapia stereotassica per il carcinoma polmonare primario e metastatico a stadio limitato è una procedura praticabile, sicura ed efficace.
Promette elevati tassi di controllo locale con un profilo di tossicità molto basso.

Ricardi U., Guarneri A., Ragona R.,Giglioli F.R.
Institute of Radiotherapy of the
Univversity of Turin, Italy.

Surgery for liver metastases from colorectal carcinoma.

V. Visokai

Premessa
La chirurgia resta l’unica opzione per un trattamento curativo radicale delle metastasi epatiche derivanti dal carcinoma colorettale. La strategia per la resezione delle metastasi epatiche sincrone derivanti dal carcinoma colorettale è ancora motivo di discussione.

Obiettivi e metodiche
Lo scopo di questa relazione è di presentare la nostra esperienza delle resezioni simultanee di metastasi epatiche sincrone in una procedura monofasica con resezione del colon o del retto.
Fra il 1996 e il 2004, 95 pazienti sono stati operati per metastasi epatiche derivanti dal carcinoma colorettale. Quarantotto pazienti sono stati operati per effetti epatici sincroni secondari e 40 di essi sono stati sottoposti ad un intervento simultaneo. In 9 pazienti la resezione epatica è stata posticipata per essere eseguita da 6 a 8 settimane dopo la resezione del tumore primario. Quarantacinque pazienti sono stati operati per effetti secondari epatici colorettali metacroni.
Nel gruppo degli effetti secondari sincroni operati in un’unica fase il tumore primario era localizzato nel colon destro in 9 (18,4%) pazienti, nel colon sinistro in 13 (26,5%) e nel retto in 16 (32,7%) pazienti. In 2 pazienti è stata eseguita una colectomia subtotale.La linfadenectomia radicale dei nodi colorettali primari e apicali resecati era d’obbligo. La linfadenectomia del ligamento epatoduodenale era invece un’opzione. È stato rimosso un numero complessivo di 71 lesioni metastatiche e sono state eseguite 3 epatectomie sulla destra, 2 epatectomie sulla sinistra, 2 bisegmentectomie e 33 resezioni non anatomiche.
Due pazienti sono stati operati d’urgenza a causa di un’estesa ostruzione intestinale. La perdita media di sangue era di 600 ml, la morbosità postoperativa era del 25% e la mortalità del 2,5%. Il tasso complessivo di sopravvivenza era del 36% in 3 anni e del 19% in 5 anni. L’analisi multivariata è stata eseguita per fattori prognostici. Fattori statisticamente significativi erano lo stato dei linfonodi del carcinoma colorettale primario (p= 0,0008), stato R della resezione epatica (p=0,0043), resezione di ulteriori ricadute (p=0,0090) e numerose metastasi (p=0,0370). Il rapporto più significativo del rischio è di 7,498 per la condizione dei linfonodi del carcinoma primario N0 vs N1 e N2 e 3,261 per numerose metastasi. Nel gruppo delle metastasi metacrone la sopravvivenza complessiva era
del 66% per 3 anni e del 52% per 5 anni.
Conclusioni
La resezione simultanea epatica e colorettale è praticabile. Il vantaggio per il paziente è che si tratta di un unico intervento.


Vladimir Visokai, Ludmila Lipska,
Miroslav Levy, Stanislav Kormunda

Department of Surgery of the First
Faculty of Medicine and Thomayer
Teaching Hospital,
Prague, Czech Republic