BUGA 05: per cambiare la prospettiva

Lorena Lombroso

Un’idea originale di grande respiro. Educazione alla natura e giardinaggio, recupero urbanistico, sport, feste e musica..
Lago, 23 minuti, 4,5 chilometri. Funivia, 16 minuti, 3,8 chilometri.
Si capisce subito la dimensione della mostra Buga leggendo le incoraggianti e dettagliate informazioni appese a ogni angolo su giganteschi covoni di paglia, gli stessi che, sparsi per la città di Monaco di Baviera, invitano a visitare una delle realizzazioni più sorprendenti degli ultimi anni infatto di giardino e paesaggio.
Se il Chelsea Flower Show è, in un certo senso, per “iniziati”,maniacidel giardino, la Buga (che staper Bundesgartenschau, mostra nazionale del giardinaggio) è, al contrario, un invito aperto a tutti, un contenitore divulgativo nel quale fiori, giardinie orti sono tasselli di un gigantesco collage.
La Buga di Monaco eredita una lunga tradizione: nate negli anni '50 con lo scopo di rivitalizzare le città tedesche sconvolte dalla guerra, le mostre Buga si sono spostate di regione in regione, diventando un originale motore di sviluppo urbano. Approdando nella ricca Monaco, moderna e civile metropoli multietnica dalla vivace vita culturale, la Buga ha assunto una dimensione che lascia stupefatti. L’area interessata è quella dell’ex aereoporto; la zona attualmente occupata dalla Buga, che chiude il 9 ottobre, diventerà un grande parco e alcune delle installazioni espositive diventeranno permanenti, dall’enorme skate-park al bosco piantumato appositamente. La valorizzazione urbanistica prevede il completamento di un quartiere modello realizzato con criteri di bioarchitettura; rientra in un più vasto progetto regionale di gestione sostenibile e salvaguardia dell’ambiente, con la rinaturalizzazione di fiumi e ruscelli e ben 170 km di piste ciclabili. Allestimenti strabilianti. In questo quadro d’insieme risulta più facile comprendere la curiosa miscela di installazioni concettuali, giardini dimostrativi, padiglioni dedicati alla formazione ed educazione ambientale e tantissime proposte per lo svago e lo sport dirette a un pubblico variegato: cittadini stressati, giardinieri del tempo libero, entusiastici fan dei fiori, frequentatori di concerti, sportivi e naturalisti, giovani rocker, famiglie con nonni e bambini.

Sunken garden / Il giardino sommerso
Cell garden "Change in the
Wheather"
/ Il giardino delle
cellule “Cambio nel tempo”
Art Object / Opera d’arte
Flower Hall / Mostra dei fiori
Flower Pots / Vasi da fiori

Si arriva alla Buga da ben tre ingressi ottimamente serviti da parcheggi e bus; uno di essi è raggiungibile in 10 minuti di metropolitana dal centro storico, e subito si viene accolti da grandiosi spazi fioriti, punteggiati dallestrabilianti "cellule", installazioni gigantesche che propongono le parole d’ordine della Buga, cambiare la prospettiva, ovvero unosguardo diverso sul mondo naturale.
C’è un nido composto da un intreccio di pali alti 20 metri, al cui centro giacciono uova alte 2 metri, da guardare con il naso all’aria, e un labirinto di alti lastroni di pietra tra i quali va a perdersi un rivolo d’acqua, per riflettere sui cambiamenti del clima e la desertificazione che avanza. Una tana di talpe, così grande da poterci entrare percorrendo una scalinata, osservando nel buio odoroso di terra i pannelli esplicativi della vita vegetale, sezioni di radici, ricostruzioni di nidi di insetti.
Strutture microscopiche diventano enormi, dando al visitatore l’impressione di essere rimpicciolito fino ad assumere le dimensioni di un topolino, per osservare così il mondo con occhi nuovi.
Grazie alla spettacolare e confortevole funivia lunga tre chilometri, la prospettiva cambia nuovamente: come uccelli si sorvolano i prati e i giardini osservando il formicolio delle persone, prima di immergersi nell’acqua: per la prima volta i visitatori di una mostra di giardinaggio sono invitati a portare con sé il costume da bagno per tuffarsi nel bio-lago, ampio ben 14 ettari.Un parco divertimenti?
Anche. Ma non solo: se cercate silenzio e riposo, percorrete il groviglio di sentieri e rifugiatevi
nel bosco, oppure salite sulla funivia che vi risparmia la lunghissima camminata da un capo all’altro dell’area Buga. Andate a visitare gli orti dimostrativi, il labirinto di piante officinali, le geometriche bordure dei “giardini paralleli”. Un gioiello di tecnica agronomica. Ai puristi del giardinaggio può risultare fastidiosa questa sorta di Disneyland della natura spettacolarizzata. Ma vale la pena di soffermarsi a riflettere sui risvolti applicativi che nascono da un’esperienza di questo genere. L’esempio più significativo è rappresentato dalle praterie fiorite, aree vastissime dislocate prevalentemente intorno alle 12 installazioni tematiche sopra descritte (le “cellule” prima segnalate). Qui sbocciano continuamente, e con stupefacente sincronismo, centinaia di migliaia di annuali e perenni da fiore, selezionate fra quelle più resistenti e parche, in modo da limitare al minimo i consumi idrici. Le fioriture attirano api, farfalle e picco
la fauna e sottolineano la possibilità di rinunciare al piatto tappeto erboso a favore di coperture più colorate e divertenti, e più in sintonia con l’ambiente naturale. Enorme il lavoro necessario per individuare le corrette proporzioni fra le diverse specie e i giusti periodi di sfalcio per rigenerare le fioriture in breve tempo; una équipe di agronomi, botanici e paesaggisti ha sperimentato per 4 anni le diverse associazioni. Max Kronenbitter, il giovane paesaggista addetto stampa della Buga, ci garantisce che le fioriture sono programmate fino a ottobre, e che l’esperienza sarà poi trasferita in ambito di verde pubblico e di recupero naturalistico. Modelli di orti e giardini. Strettamente “giardiniera” è anche l’area dei tappeti fioriti, dove sono esposte, correttamente cartellinate, centinaia di varietà di piante da bordura con proposte di accostamenti cromatici e formali.

Una proposta di sviluppo urbano ecologico e sostenibile.

E interessante è la zona dedicata ai giardini dimostrativi, realizzati o patrocinati da paesaggisti, garden center o aziende del settore.
La peculiarità di questi giardinimodello, a differenza di quanto accade normalmente nelle mostre, è che vi si può entrare e rimanerci a piacimento, fare picnic, togliersi le scarpe e rinfrescarsi nelle cascatelle, farsi un pisolino all’ombra sui lettini da sole e sulle sedie a dondolo a disposizione dei visitatori. Curiosa, e non priva di spunti, è anche la grande area degli orti familiari, completata da gigantesche aiuole dimostrative di varietà orticole, piante aromatiche, arbusti da piccoli frutti e via dicendo. Mentre gli appassionati di giardinaggio si perdono, e non solo metaforicamente, fra queste zone tematiche, ai bambini è offerto un paradiso di proposte: in pratica tutta la Buga è un enorme parco giochi, con prati, acqua,sabbia, installazionigioco enormi. Per il pubblico giovane ci sono i concerti rock e i percorsi acrobatici skate e roller, pigri e anziani possono salire sui risciò a pedali, condotti da atletici giovanotti che sfrecciano per chilometri senza dare il minimo segno di affaticamento. Senza tabù.
Insomma, proposte per ogni età della vita. E anche per dopo. Tra le proposte più spiazzanti c’è l’area dei giardini cimiteriali: una cinquantina di allestimenti, con lapidi e monumenti funebri, disegnati da paesaggisti con tanto di progetti ed elenchi delle specie utilizzate. È facile individuare il visitatore italiano: è quello che arriva, attirato dalle tante aiuole coloratissime, e poi comprende di cosa si tratta e si allontana rapidissimo, agitando freneticamente ogni sorta di amuleto. Meno gravato da tabù culturali, il visitatore nordeuropeo si sofferma, e non è raro vedere chi prende appunti e ricopia i modelli di aiuole. Nessun tabù culturale anche nell’ospitare confessioni diverse in un’unica grande “chiesa” all’aperto, né nel prevedere la giornata gay-lesbo: la regione bavarese, tradizionalista e cattolica, ha saputo esprimere una metropoli aperta e moderna che alla Buga ha trasmesso la capacità di assorbire le diverse realtà sociali. Ma chi paga? La macchina organizzativa è ciclopica, i servizi ineccepibili, la dimensione è poderosa.
Ovvio chiedersi da dove vengono questi soldi. Lo chiediamo a Max Kronenbitter, l’addetto stampa:orgogliosamente ci informa che la città di Monaco ha fatto tuttoda sola, a differenza di Rostock nell’ex Germania Est, dove si è tenuta la precedente edizione della Buga, che ha goduto di forti aiuti dal governo federale.

Cell Garden “The Forest Laboratory” / Giardino delle cellule “La foresta laboratorio”
House of the knowledge aviary / Casa della conoscenza aviaria
Cell Garden “The Gap”/ Il giordino delle cellule “La breccia”

Qui i finanziamenti per l’operazione nel suo insieme (Buga e riqualificazione urbana su larga scala) sono del Comune e della Regione, a cui si aggiungono i contributi degli sponsor e gli introiti dai biglietti di ingresso, peraltro a prezzi popolari: adulti 14 Euro, bambini solo 3 Euro. Se decidete di regalarvi un weekend a Monaco ed esplorare la stupefacente Buga, procuratevi
scarpe comode e portate con voi il costume da bagno: dopo fiori e giardini, un tuffo fra menta, canne e giacinti d’acqua, esperienza davvero inconsueta. Info: apertura fino al 9 ottobre.







Sito:
www.buga2005.de, offre anche
alcune informazioni e pianta descrittiva
in lingua italiana.
Ufficio del Turismo di Monaco di
Baviera: tel. 0049/8923396500.

Info in Italia:
Germania Turismo,
tel. 02/84744444.
Si ringrazia
l’Ufficio Stampa Buga
per la documentazione fornita.
Fonte:“Giardinaggio”- Anno 4 - n.10