Un’idea
originale di grande respiro. Educazione alla natura e giardinaggio,
recupero urbanistico, sport, feste e musica..
Lago, 23 minuti, 4,5 chilometri. Funivia, 16 minuti, 3,8 chilometri.
Si capisce subito la dimensione della mostra Buga leggendo le
incoraggianti e dettagliate informazioni appese a ogni angolo
su giganteschi covoni di paglia, gli stessi che, sparsi per la
città di Monaco di Baviera, invitano a visitare una delle
realizzazioni più sorprendenti degli ultimi anni infatto
di giardino e paesaggio.
Se il Chelsea Flower Show è, in un certo senso, per “iniziati”,maniacidel
giardino, la Buga (che staper Bundesgartenschau, mostra nazionale
del giardinaggio) è, al contrario, un invito aperto a tutti,
un contenitore divulgativo nel quale fiori, giardinie orti sono
tasselli di un gigantesco collage.
La Buga di Monaco eredita una lunga tradizione: nate negli anni
'50 con lo scopo di rivitalizzare le città tedesche sconvolte
dalla guerra, le mostre Buga si sono spostate di regione in regione,
diventando un originale motore di sviluppo urbano. Approdando
nella ricca Monaco, moderna e civile metropoli multietnica dalla
vivace vita culturale, la Buga ha assunto una dimensione che lascia
stupefatti. L’area interessata è quella dell’ex
aereoporto; la zona attualmente occupata dalla Buga, che chiude
il 9 ottobre, diventerà un grande parco e alcune delle
installazioni espositive diventeranno permanenti, dall’enorme
skate-park al bosco piantumato appositamente. La valorizzazione
urbanistica prevede il completamento di un quartiere modello realizzato
con criteri di bioarchitettura; rientra in un più vasto
progetto regionale di gestione sostenibile e salvaguardia dell’ambiente,
con la rinaturalizzazione di fiumi e ruscelli e ben 170 km di
piste ciclabili. Allestimenti strabilianti. In questo quadro d’insieme
risulta più facile comprendere la curiosa miscela di installazioni
concettuali, giardini dimostrativi, padiglioni dedicati alla formazione
ed educazione ambientale e tantissime proposte per lo svago e
lo sport dirette a un pubblico variegato: cittadini stressati,
giardinieri del tempo libero, entusiastici fan dei fiori, frequentatori
di concerti, sportivi e naturalisti, giovani rocker, famiglie
con nonni e bambini.
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Sunken garden / Il
giardino sommerso
Cell garden "Change in the
Wheather"/ Il giardino delle
cellule “Cambio nel tempo” |
Art Object / Opera
d’arte
Flower Hall / Mostra dei fiori
Flower Pots / Vasi da fiori |
Si arriva alla Buga da ben tre ingressi ottimamente
serviti da parcheggi e bus; uno di essi è raggiungibile
in 10 minuti di metropolitana dal centro storico, e subito si
viene accolti da grandiosi spazi fioriti, punteggiati dallestrabilianti
"cellule", installazioni gigantesche che propongono
le parole d’ordine della Buga, cambiare la prospettiva,
ovvero unosguardo diverso sul mondo naturale.
C’è un nido composto da un intreccio di pali alti
20 metri, al cui centro giacciono uova alte 2 metri, da guardare
con il naso all’aria, e un labirinto di alti lastroni di
pietra tra i quali va a perdersi un rivolo d’acqua, per
riflettere sui cambiamenti del clima e la desertificazione che
avanza. Una tana di talpe, così grande da poterci entrare
percorrendo una scalinata, osservando nel buio odoroso di terra
i pannelli esplicativi della vita vegetale, sezioni di radici,
ricostruzioni di nidi di insetti.
Strutture microscopiche diventano enormi, dando al visitatore
l’impressione di essere rimpicciolito fino ad assumere le
dimensioni di un topolino, per osservare così il mondo
con occhi nuovi.
Grazie alla spettacolare e confortevole funivia lunga tre chilometri,
la prospettiva cambia nuovamente: come uccelli si sorvolano i
prati e i giardini osservando il formicolio delle persone, prima
di immergersi nell’acqua: per la prima volta i visitatori
di una mostra di giardinaggio sono invitati a portare con sé
il costume da bagno per tuffarsi nel bio-lago, ampio ben 14 ettari.Un
parco divertimenti?
Anche. Ma non solo: se cercate silenzio e riposo, percorrete il
groviglio di sentieri e rifugiatevi
nel bosco, oppure salite sulla funivia che vi risparmia la lunghissima
camminata da un capo all’altro dell’area Buga. Andate
a visitare gli orti dimostrativi, il labirinto di piante officinali,
le geometriche bordure dei “giardini paralleli”. Un
gioiello di tecnica agronomica. Ai puristi del giardinaggio può
risultare fastidiosa questa sorta di Disneyland della natura spettacolarizzata.
Ma vale la pena di soffermarsi a riflettere sui risvolti applicativi
che nascono da un’esperienza di questo genere. L’esempio
più significativo è rappresentato dalle praterie
fiorite, aree vastissime dislocate prevalentemente intorno alle
12 installazioni tematiche sopra descritte (le “cellule”
prima segnalate). Qui sbocciano continuamente, e con stupefacente
sincronismo, centinaia di migliaia di annuali e perenni da fiore,
selezionate fra quelle più resistenti e parche, in modo
da limitare al minimo i consumi idrici. Le fioriture attirano
api, farfalle e picco
la fauna e sottolineano la possibilità di rinunciare al
piatto tappeto erboso a favore di coperture più colorate
e divertenti, e più in sintonia con l’ambiente naturale.
Enorme il lavoro necessario per individuare le corrette proporzioni
fra le diverse specie e i giusti periodi di sfalcio per rigenerare
le fioriture in breve tempo; una équipe di agronomi, botanici
e paesaggisti ha sperimentato per 4 anni le diverse associazioni.
Max Kronenbitter, il giovane paesaggista addetto stampa della
Buga, ci garantisce che le fioriture sono programmate fino a ottobre,
e che l’esperienza sarà poi trasferita in ambito
di verde pubblico e di recupero naturalistico. Modelli di orti
e giardini. Strettamente “giardiniera” è anche
l’area dei tappeti fioriti, dove sono esposte, correttamente
cartellinate, centinaia di varietà di piante da bordura
con proposte di accostamenti cromatici e formali.
Una proposta
di sviluppo urbano ecologico e sostenibile. |
E interessante è la zona dedicata ai
giardini dimostrativi, realizzati o patrocinati da paesaggisti,
garden center o aziende del settore.
La peculiarità di questi giardinimodello, a differenza
di quanto accade normalmente nelle mostre, è che vi si
può entrare e rimanerci a piacimento, fare picnic, togliersi
le scarpe e rinfrescarsi nelle cascatelle, farsi un pisolino all’ombra
sui lettini da sole e sulle sedie a dondolo a disposizione dei
visitatori. Curiosa, e non priva di spunti, è anche la
grande area degli orti familiari, completata da gigantesche aiuole
dimostrative di varietà orticole, piante aromatiche, arbusti
da piccoli frutti e via dicendo. Mentre gli appassionati di giardinaggio
si perdono, e non solo metaforicamente, fra queste zone tematiche,
ai bambini è offerto un paradiso di proposte: in pratica
tutta la Buga è un enorme parco giochi, con prati, acqua,sabbia,
installazionigioco enormi. Per il pubblico giovane ci sono i concerti
rock e i percorsi acrobatici skate e roller, pigri e anziani possono
salire sui risciò a pedali, condotti da atletici giovanotti
che sfrecciano per chilometri senza dare il minimo segno di affaticamento.
Senza tabù.
Insomma, proposte per ogni età della vita. E anche per
dopo. Tra le proposte più spiazzanti c’è l’area
dei giardini cimiteriali: una cinquantina di allestimenti, con
lapidi e monumenti funebri, disegnati da paesaggisti con tanto
di progetti ed elenchi delle specie utilizzate. È facile
individuare il visitatore italiano: è quello che arriva,
attirato dalle tante aiuole coloratissime, e poi comprende di
cosa si tratta e si allontana rapidissimo, agitando freneticamente
ogni sorta di amuleto. Meno gravato da tabù culturali,
il visitatore nordeuropeo si sofferma, e non è raro vedere
chi prende appunti e ricopia i modelli di aiuole. Nessun tabù
culturale anche nell’ospitare confessioni diverse in un’unica
grande “chiesa” all’aperto, né nel prevedere
la giornata gay-lesbo: la regione bavarese, tradizionalista e
cattolica, ha saputo esprimere una metropoli aperta e moderna
che alla Buga ha trasmesso la capacità di assorbire le
diverse realtà sociali. Ma chi paga? La macchina organizzativa
è ciclopica, i servizi ineccepibili, la dimensione è
poderosa.
Ovvio chiedersi da dove vengono questi soldi. Lo chiediamo a Max
Kronenbitter, l’addetto stampa:orgogliosamente ci informa
che la città di Monaco ha fatto tuttoda sola, a differenza
di Rostock nell’ex Germania Est, dove si è tenuta
la precedente edizione della Buga, che ha goduto di forti aiuti
dal governo federale.
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| Cell
Garden “The Forest Laboratory” / Giardino
delle cellule “La foresta laboratorio”
House of the knowledge aviary / Casa della
conoscenza aviaria
Cell Garden “The Gap”/ Il giordino
delle cellule “La breccia”
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Qui
i finanziamenti per l’operazione nel suo insieme (Buga
e riqualificazione urbana su larga scala) sono del Comune e della
Regione, a cui si aggiungono i contributi degli sponsor e gli
introiti dai biglietti di ingresso, peraltro a prezzi popolari:
adulti 14 Euro, bambini solo 3 Euro. Se decidete di regalarvi
un weekend a Monaco ed esplorare la stupefacente Buga, procuratevi
scarpe comode e portate con voi il costume da bagno: dopo fiori
e giardini, un tuffo fra menta, canne e giacinti d’acqua,
esperienza davvero inconsueta. Info: apertura fino al 9 ottobre.
Sito:
www.buga2005.de, offre anche
alcune informazioni e pianta descrittiva
in lingua italiana.
Ufficio del Turismo di Monaco di
Baviera: tel. 0049/8923396500.
Info in Italia:
Germania Turismo,
tel. 02/84744444.
Si ringrazia
l’Ufficio Stampa Buga
per la documentazione fornita.
Fonte:“Giardinaggio”- Anno 4 - n.10