Dante
si ritrova in un clima di riflessione nella realtà musicale
del suo tempo. Il canto gregoriano aveva infatti da poco terminato
la sua egemonia aprendo il campo a dimensioni che potevano sconcertare
gli addetti culturali dell'epoca.
Chiarire prima i retroterra della letteratura
musicale è tappa d'obbligo per comprendere la figura di
Dante nel fenomeno musicale. La musica ,infatti, nel 1300 usciva
dalle strutture monodiche ( un'unica melodia )per cominciare un
lento ampliamento delle proprie possibilità con l'inserimento
della polifonia che si sarebbe imposta nei secoli futuri in ogni
schema divulgativo.
L'elemento sonoro presente in Dante vuole commentare in modo esauriente
lo spostamento dell'arte neumatica ( scrittura delle note ) del
canto gregoriano per accostarsi a quelle scritture delle note
tonde o romboidali a più voci che davano un maggior respiro
alle conquiste in campo musicale.
E’ importante ricordare che la musica in questi tempi era
considerata come l'ultima arte inserita nel “Quadrivio”;
per le sue possibilità scientifiche all'interno dell'aritmetica,
della geometria e dell'astronomia; così come va ricordato
che nella società dell'epoca la funzione di musico era
in netto contrasto con quella del "cantore e sonatore".
Questa divisione creava quei parametri èlitari che la cultura
ufficiale avrebbe trascinato nei secoli a venire sino al XIX°
secolo e Dante è stato testimone attento di questa realtà.
Egli analizza i cambiamenti del magma sonoro nato dalle idee greche
di Platone (che distingueva tra musica volgare e musica superiore)
e la funzione precipua di Aristotele espressamente a livello scientifico
(modi e tropi).
" malo citarista biasima la
cetera,
credendo dare la colpa....
del mal sonare...
alla cetera...."
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Da questa simbologia nasce perciò la
struttura intima del Quadrivio, che ripercorre i tracciati già
creati dai filosofi trascorsi, per giungere ad aspetti mistici
ampliati da analisi teologiche giunte dallo spirito nuovo del
Cristianesimo, vista dalla concezione dello stesso Pitagora.
In questa spirale di concetti Dante giunge ad accettare la verità
conosciuta, inserendo "germi" del proprio studio nella
Divina Commedia e, principalmente, nel Paradiso.
Ma
già nel "De vulgari eloquentia" troviamo un primo
inserimento del concetto musicale con l'utilizzo di una canzone
di Folchetto di Marsiglia: "Tan m'abellis..." dove l'interesse
per la musica viene realizzato in correlazione con il testo. Da
questa prima tappa giunge nuovamente alla Commedia che riproduce
degli aspetti sintomatici della problematica musicale inserita
con l'aiuto di Casella (intimo amico di Dante), il quale esemplificava
la situazione musicale con canti ripresi poi dal Poeta, il quale
ammette di comporre una canzone senza musica ed infatti bisogna
ricordare un'affermazione di uno studioso, quale il Battaglia,
che difendeva la superiorità della poesia: "...il
trovatore si sentiva piuttosto poeta che musicista...". Bisogna,
inoltre,chiarire le due possibilità (Ars Nova e Dolce stil
novo), che in quel periodo potevano creare con il loro utilizzo
degli squilibri di ordine etimologico, affermando che l'Ars Nova
in Italia era il Dolce Stil Novo della musica; ma tutto ciò
non lo si deve assolutamente generalizzare, poichè la musica
stilnovistica era monodica (trovadorica) e l'Ars Nova si accostava
alla tradizione del Conductus francese di origine polifonica (a
più voci).
Dante si ritrova in un clima di riflessione del materiale trascorso;
infatti il canto gregoriano aveva da poco terminato la sua influenza
aprendo il campo a dimensioni che potevano sconcertare gli addetti
culturali dell'epoca.
"Innumerevoli sono i risvolti
trattati dal Poeta nella Commedia e
le citazioni di strumenti quali" l'arpa, la tromba,
l'organo..."
ripercorrono le tappe che Dante compie attraverso i suoi
scritti."
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Nel Poeta riscontriamo una continua alternanza
di idee e la sua amicizia con i maggiori musicisti lo fa credere
soggetto pienamente partecipe con le mutazioni in fase di ampliamento.
Di conseguenza nel "De vulgari eloquentia" e nel "Convivio"
egli esprime in modo netto la sua conoscenza musicale, riportata
non in veste epidermica ma con citazioni riguardanti nomi di strumenti
e con immagini riproducenti i movimenti del corpo riguardo alla
armonia del canto.
Sono questi risvolti che fanno meditare il lettore riguardo alla
duplice personalità di Dante che commenta in modo critico
le esecuzioni dei sonatori del tempo ed una frase tratta dal Convivio
chiarisce ulteriormente questa concezione: "malo citarista
biasima la cetera, credendo dare la colpa....del mal sonare...alla
cetera....".
Riguardo a questa frase notiamo solo una superficialità
della sua analisi del fattore musicale, ma esiste già un
inizio, che lentamente si amplierà, per sfociare nella
Commedia, dove il Poeta tratterà esaurientemente il valore
personale che ha la musica sulla sua psicologia creativa ed analitica.
Nelle "Rime" e nella "Vita nova" esistono
vari agganci con i riferimenti musicali che non offrono un particolare
slancio all'analisi accurata, poiché non sussiste alcun
risvolto storico che possa chiarire le maturazioni avvenute in
se stesso.
Ritroviamo nuovamente sul nostro percorso la Commedia, come unico
punto fermo per ricondurre l'analisi su tracciati più coerenti
con il fattore sonoro trattato in questo studio. Si scoprono risvolti
sulla musica viva del tempo con discussioni basate prevalentemente
su questioni di effetto sonoro ed inoltre troviamo nel "Paradiso"
il massimo delle possibilità dantesche nella citazione
del "moro delle sfere" dove la precipua funzione del
ritmo ci ricongiunge con le filosofie pitagoriche fatte proprie
da Dante stesso.
Sintomatico è l'incontro avvenuto nel Purgatorio con Belacqua
(liutaio fiorentino) che ci svela l'altra possibilità della
visione della musica in Dante, vista in una dimensione priva di
spiritualità e completamente avulsa dalla figura del Casella
che commenta da solo la completezza del rapporto "musica-poesia".
Innumerevoli sono i risvolti trattati dal Poeta nella Commedia
e le citazioni di strumenti quali " l'arpa, la tromba, l'organo..."
ripercorrono le tappe che il nostro personaggio compie attraverso
i suoi scritti. Pure nell'Inferno un riferimento con la musica
si crea in forma netta, poiché in questa ampia voragine
cosmica non poteva esistere una musica, ma doveva dominare il
rumore ed infatti Dante propone un ritmo irregolare del suono,
quasi allo stato animale.
Un ultimo fattore risulta essere una parte integrante nell'elaborato
dantesco: è il comun denominatore del canto gregoriano
che domina tutta la panoramica del rapporto culturale che unisce
il Poeta al mondo musicale.
E' un percorso itinerante, il quale lo si ritrova nel Purgatorio
nel Salmo CXIII, "In Exitu Israel de Aegypto".
L'utilizzo di questa forma vuol purificare l'anima che ritorna
alla dimensione del peccato veniale entrando nel Paradiso, dove
l'armonia domina incontrastata.
Ogni immagine che riproduce il mondo musicale dominante all'epoca
dantesca viene commentata ed inserita nei suoi componimenti e
l'ennesima possibilità di "far musica" la si
ritrova nella danza che è pur sempre la genesi del ritmo
e della musica vista in ogni suo intrinseco aspetto.
Quindi la visione del musicista Dante è completa in ogni
lato anche quando la figura di Dio si staglia all'orizzonte delle
sue frasi ostracizzando ogni rapporto con il fattore musicale.
Il Purgatorio rimane come sintesi nel nostro studio il più
ricco esempio di musica nella psicologia dantesca e nella credibilità
delle testimonianze estrapolate dai suoi scritti. In questa veste
abbiamo tutto un patrimonio che sorto dai fasti del canto gregoriano
giunge alla profonda evoluzione dell'arte musicale dall'Ars antiqua
fino al Rinascimento.
Dante si ritrova in un clima di riflessione del materiale trascorso;
infatti il canto gregoriano aveva da poco terminato la sua influenza
aprendo il campo a dimensioni che potevano sconcertare gli addetti
culturali dell'epoca.
Adriano Bassi