La musica di Dante

Adriano Bassi

Dante si ritrova in un clima di riflessione nella realtà musicale del suo tempo. Il canto gregoriano aveva infatti da poco terminato la sua egemonia aprendo il campo a dimensioni che potevano sconcertare gli addetti culturali dell'epoca.

Chiarire prima i retroterra della letteratura musicale è tappa d'obbligo per comprendere la figura di Dante nel fenomeno musicale. La musica ,infatti, nel 1300 usciva dalle strutture monodiche ( un'unica melodia )per cominciare un lento ampliamento delle proprie possibilità con l'inserimento della polifonia che si sarebbe imposta nei secoli futuri in ogni schema divulgativo.
L'elemento sonoro presente in Dante vuole commentare in modo esauriente lo spostamento dell'arte neumatica ( scrittura delle note ) del canto gregoriano per accostarsi a quelle scritture delle note tonde o romboidali a più voci che davano un maggior respiro alle conquiste in campo musicale.
E’ importante ricordare che la musica in questi tempi era considerata come l'ultima arte inserita nel “Quadrivio”; per le sue possibilità scientifiche all'interno dell'aritmetica, della geometria e dell'astronomia; così come va ricordato che nella società dell'epoca la funzione di musico era in netto contrasto con quella del "cantore e sonatore".
Questa divisione creava quei parametri èlitari che la cultura ufficiale avrebbe trascinato nei secoli a venire sino al XIX° secolo e Dante è stato testimone attento di questa realtà.
Egli analizza i cambiamenti del magma sonoro nato dalle idee greche di Platone (che distingueva tra musica volgare e musica superiore) e la funzione precipua di Aristotele espressamente a livello scientifico (modi e tropi).

" malo citarista biasima la cetera,
credendo dare la colpa.... del mal sonare...
alla cetera...."

Da questa simbologia nasce perciò la struttura intima del Quadrivio, che ripercorre i tracciati già creati dai filosofi trascorsi, per giungere ad aspetti mistici ampliati da analisi teologiche giunte dallo spirito nuovo del Cristianesimo, vista dalla concezione dello stesso Pitagora.
In questa spirale di concetti Dante giunge ad accettare la verità conosciuta, inserendo "germi" del proprio studio nella Divina Commedia e, principalmente, nel Paradiso. Ma già nel "De vulgari eloquentia" troviamo un primo inserimento del concetto musicale con l'utilizzo di una canzone di Folchetto di Marsiglia: "Tan m'abellis..." dove l'interesse per la musica viene realizzato in correlazione con il testo. Da questa prima tappa giunge nuovamente alla Commedia che riproduce degli aspetti sintomatici della problematica musicale inserita con l'aiuto di Casella (intimo amico di Dante), il quale esemplificava la situazione musicale con canti ripresi poi dal Poeta, il quale ammette di comporre una canzone senza musica ed infatti bisogna ricordare un'affermazione di uno studioso, quale il Battaglia, che difendeva la superiorità della poesia: "...il trovatore si sentiva piuttosto poeta che musicista...". Bisogna, inoltre,chiarire le due possibilità (Ars Nova e Dolce stil novo), che in quel periodo potevano creare con il loro utilizzo degli squilibri di ordine etimologico, affermando che l'Ars Nova in Italia era il Dolce Stil Novo della musica; ma tutto ciò non lo si deve assolutamente generalizzare, poichè la musica stilnovistica era monodica (trovadorica) e l'Ars Nova si accostava alla tradizione del Conductus francese di origine polifonica (a più voci).
Dante si ritrova in un clima di riflessione del materiale trascorso; infatti il canto gregoriano aveva da poco terminato la sua influenza aprendo il campo a dimensioni che potevano sconcertare gli addetti culturali dell'epoca.

"Innumerevoli sono i risvolti trattati dal Poeta nella Commedia e
le citazioni di strumenti quali" l'arpa, la tromba, l'organo..."
ripercorrono le tappe che Dante compie attraverso i suoi scritti.
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Nel Poeta riscontriamo una continua alternanza di idee e la sua amicizia con i maggiori musicisti lo fa credere soggetto pienamente partecipe con le mutazioni in fase di ampliamento.
Di conseguenza nel "De vulgari eloquentia" e nel "Convivio" egli esprime in modo netto la sua conoscenza musicale, riportata non in veste epidermica ma con citazioni riguardanti nomi di strumenti e con immagini riproducenti i movimenti del corpo riguardo alla armonia del canto.
Sono questi risvolti che fanno meditare il lettore riguardo alla duplice personalità di Dante che commenta in modo critico le esecuzioni dei sonatori del tempo ed una frase tratta dal Convivio chiarisce ulteriormente questa concezione: "malo citarista biasima la cetera, credendo dare la colpa....del mal sonare...alla cetera....".
Riguardo a questa frase notiamo solo una superficialità della sua analisi del fattore musicale, ma esiste già un inizio, che lentamente si amplierà, per sfociare nella Commedia, dove il Poeta tratterà esaurientemente il valore personale che ha la musica sulla sua psicologia creativa ed analitica.
Nelle "Rime" e nella "Vita nova" esistono vari agganci con i riferimenti musicali che non offrono un particolare slancio all'analisi accurata, poiché non sussiste alcun risvolto storico che possa chiarire le maturazioni avvenute in se stesso.
Ritroviamo nuovamente sul nostro percorso la Commedia, come unico punto fermo per ricondurre l'analisi su tracciati più coerenti con il fattore sonoro trattato in questo studio. Si scoprono risvolti sulla musica viva del tempo con discussioni basate prevalentemente su questioni di effetto sonoro ed inoltre troviamo nel "Paradiso" il massimo delle possibilità dantesche nella citazione del "moro delle sfere" dove la precipua funzione del ritmo ci ricongiunge con le filosofie pitagoriche fatte proprie da Dante stesso.
Sintomatico è l'incontro avvenuto nel Purgatorio con Belacqua (liutaio fiorentino) che ci svela l'altra possibilità della visione della musica in Dante, vista in una dimensione priva di spiritualità e completamente avulsa dalla figura del Casella che commenta da solo la completezza del rapporto "musica-poesia".
Innumerevoli sono i risvolti trattati dal Poeta nella Commedia e le citazioni di strumenti quali " l'arpa, la tromba, l'organo..." ripercorrono le tappe che il nostro personaggio compie attraverso i suoi scritti. Pure nell'Inferno un riferimento con la musica si crea in forma netta, poiché in questa ampia voragine cosmica non poteva esistere una musica, ma doveva dominare il rumore ed infatti Dante propone un ritmo irregolare del suono, quasi allo stato animale.
Un ultimo fattore risulta essere una parte integrante nell'elaborato dantesco: è il comun denominatore del canto gregoriano che domina tutta la panoramica del rapporto culturale che unisce il Poeta al mondo musicale.
E' un percorso itinerante, il quale lo si ritrova nel Purgatorio nel Salmo CXIII, "In Exitu Israel de Aegypto".
L'utilizzo di questa forma vuol purificare l'anima che ritorna alla dimensione del peccato veniale entrando nel Paradiso, dove l'armonia domina incontrastata.
Ogni immagine che riproduce il mondo musicale dominante all'epoca dantesca viene commentata ed inserita nei suoi componimenti e l'ennesima possibilità di "far musica" la si ritrova nella danza che è pur sempre la genesi del ritmo e della musica vista in ogni suo intrinseco aspetto.
Quindi la visione del musicista Dante è completa in ogni lato anche quando la figura di Dio si staglia all'orizzonte delle sue frasi ostracizzando ogni rapporto con il fattore musicale.
Il Purgatorio rimane come sintesi nel nostro studio il più ricco esempio di musica nella psicologia dantesca e nella credibilità delle testimonianze estrapolate dai suoi scritti. In questa veste abbiamo tutto un patrimonio che sorto dai fasti del canto gregoriano giunge alla profonda evoluzione dell'arte musicale dall'Ars antiqua fino al Rinascimento.
Dante si ritrova in un clima di riflessione del materiale trascorso; infatti il canto gregoriano aveva da poco terminato la sua influenza aprendo il campo a dimensioni che potevano sconcertare gli addetti culturali dell'epoca.

Adriano Bassi