La
notizia che l'Alitalia a garanzia di un ingente prestito chiesto
a banche estere è disposta a ipotecare i suoi aerei, merita
di essere annotata. Vero o falso che sia (ma pare che sia vero),
il solo fatto che la notizia sia stata ripresa e riferita con
ampio risvolto, è una ulteriore conferma di quello che
si potrebbe definire uno stato confusionale nel valutare i cespiti
delle società nella loro reale consistenza.
Non a caso MF del 18 u.s. ha titolato un pezzo: "ipoteca
Alitalia la flotta vale l'alluminio delle fusoliere": un
articolo tutto da leggere.
Sollecitati da Bankitalia e inquadrati dai vincoli di Basilea
2, i concedenti finanziamenti stanno vivendo una stagione all'insegna
delle garanzie che devono supportare i prestiti.
In questa ottica si colloca il rifiorire dei "pegni"
alla cui entità e alla cui consistenza è subordinata
la possibilità e l'entità di uno scoperto.
"Il Sole 24 Ore" del 21 settembre ha riferito: "pegni
record in Borsa. A garanzia in banca il 2% del listino".
In sostanza, si evidenzia il paradosso che il finanziamento non
viene valutato e concesso in funzione della validità dell'impiego
che dovrebbe supportare. Non se ne verifica la redditività,
non vengono richiesti documentati e fondati piani di rientro,
ciò che conta è che ci siano garanzie adeguate.
Si è quindi (soprattutto per le piccole e medie imprese),
in nome di Basilea 2, giunti a stabilire dei parametri affidati
all'elaborazione di computer scavalcando l'intervento umano. In
sintesi, si giunge così, in nome di una dottrinale teorizzazione,
all'affermazione di una sostanziale identità fra aziende
diverse, ignorandone la "personalità", in tutti
i risvolti che sono peculiari ad ogni azienda. La localizzazione,
il marketing, il mercato, i macchinari, gli organici, sono alcuni
(e non tutti) elementi non omologabili, che devono essere valutati
e, perciò, pesati, e, perciò, "parametrati"
in modo differenziato.
L'elenco degli Istituti di Credito che gestiscono i rapporti finanziari
con indici inseriti in computer è, purtroppo, molto più
ampio di quanto si possa credere dall'esterno.
Nell'elenco primeggiano, anche, primari Istituti.
In conclusione, delegare a parametri standard e predeterminati
la valutazione di un affidamento è, in qualche misura,
elemento di supporto per quanti sostengono (e non da oggi) che
il rapporto Banca-Impresa ha molte analogie con l'operatività
del Monte di Pietà.
E' noto, infatti, quale peso abbia per molti il sistema di "raccolta"
dei "partecipanti". Si tratterà di seguire l'iniziativa
del nuovo Direttore Generale sull'autonomia delle sedi distaccate.
I soci, e non soltanto loro, ma un'opinione pubblica fortemente
ancorata alla banca, attendono un' assemblea in cui convergano
e si confrontino consuntivi e prospettive. La notizia che l'Alitalia
a garanzia di un ingente prestito chiesto a banche estere è
disposta a ipotecare i suoi aerei, merita di essere annotata.
Vero o falso che sia (ma pare che sia vero), il solo fatto che
la notizia sia stata ripresa e riferita con ampio risvolto, è
una ulteriore conferma di quello che si potrebbe definire uno
stato confusionale nel valutare i cespiti delle società
nella loro reale consistenza.
Non a caso MF del 18 u.s. ha titolato un pezzo: "ipoteca
Alitalia la flotta vale l'alluminio delle fusoliere": un
articolo tutto da leggere.
Sollecitati da Bankitalia e inquadrati dai vincoli di Basilea
2, i concedenti finanziamenti stanno vivendo una stagione all'insegna
delle garanzie che devono supportare i prestiti.
In questa ottica si colloca il rifiorire dei "pegni"
alla cui entità e alla cui consistenza è subordinata
la possibilità e l'entità di uno scoperto. "Il
Sole 24 Ore" del 21 settembre ha riferito: "pegni record
in Borsa. A garanzia in banca il 2% del listino".
In sostanza, si evidenzia il paradosso che il finanziamento non
viene valutato e concesso in funzione della validità dell'impiego
che dovrebbe supportare. Non se ne verifica la redditività,
non vengono richiesti documentati e fondati piani di rientro,
ciò che conta è che ci siano garanzie adeguate.
Si è quindi (soprattutto per le piccole e medie imprese),
in nome di Basilea 2, giunti a stabilire dei parametri affidati
all'elaborazione di computer scavalcando l'intervento umano. In
sintesi, si giunge così, in nome di una dottrinale teorizzazione,
all'affermazione di una sostanziale identità fra aziende
diverse, ignorandone la "personalità", in tutti
i risvolti che sono peculiari ad ogni azienda.
La localizzazione, il marketing, il mercato, i macchinari, gli
organici, sono alcuni (e non tutti) elementi non omologabili,
che devono essere valutati e, perciò, pesati, e, perciò,
"parametrati" in modo differenziato.
L'elenco degli Istituti di Credito che gestiscono i rapporti finanziari
con indici inseriti in computer è, purtroppo, molto più
ampio di quanto si possa credere dall'esterno.
Nell'elenco primeggiano, anche, primari Istituti.
In conclusione, delegare a parametri standard
e predeterminati la valutazione di un affidamento è, in
qualche misura, elemento di supporto per quanti sostengono (e
non da oggi) che il rapporto Banca-Impresa ha molte analogie con
l'operatività del Monte di Pietà.
Asso
di PICCHE
L’arte messa da parte
Si condivide, senza riserva, ogni iniziativa utile a valorizzare
quel patrimonio inestimabile che è costituito dalle opere
d'arte, spesso, quasi "dimenticate" nei sotterranei
o nei caveau.
Molti Istituti di Credito e Finanziarie, sono proprietari di pitture,
sculture e mobili d'arte che non valorizzano e che, per di più,
non elencano fra i propri beni patrimoniali.
Sarebbe ora, pertanto, che nei bilanci fosse allegato l'elenco
delle opere d'arte possedute, il prezzo pagato, l'eventuale rivalutazione
ed una quotazione aggiornata asseverata da una firma autorevole.
Si auspica che il problema emerga e venga posto all'attenzione
dei Consigli di Amministrazione e dei Collegi Sindacali, anche
in sede assembleare, e che vengano, pertanto, illustrati ed adottati,
in quella sede, i possessi con i loro valori, affinchè
nel Conto patrimoniale venga inserita una specifica consultazione.
Attualmente (salvo errore) non è agevolmente reperibile
(ammesso che ci sia) dove i beni artistici sono catalogati e valutati.
L'iniziativa di interessare i clienti, i dipendenti, ma, anche,
il pubblico esterno con il concorso delle autorità e delle
associazioni di categoria con periodiche esposizioni, sarebbe
senz'altro da attuare.
Tutti i Consigli di Amministrazione dispongono di fondi per im-pieghi
discrezionali spesso annotati con la voce "beneficienza";
i costi per le esposizioni, dunque, ci sono e sono di immediato
utilizzo.
Altro canale di finanziamento disponibile con indubbio profitto
è quello delle Fondazioni, patrocinate e finanziate da
Istituti ed Assicurazioni.
Sempre troppo presi dai problemi del quotidiano "denaro",
gli Amministratori ed il top management disattendono il "ritorno",
non soltanto in chiave di immagine, che appropriate iniziative
mirate possono determinare con conseguenti vantaggi economici.
Si smuovano i dormienti facendo emergere tutta l'arte messa da
parte.
Asso
di PICCHE
Rodolfo De Benedetti l'"avarissimo"
L'ing.
Carlo De Benedetti nell'intervista a RaiSat (citata dal "Corriere
Economia" del 27 giugno 2005), esprimendo un sia pure affettuoso
giudizio sui figli avrebbe dichiarato che Rodolfo è "avarissimo".
Rodolfo De Benedetti è attualmente, con adeguate deleghe,
sul ponte di comando delle Società quotate del Gruppo dell'Ingegnere:
Amministratore Delegato della Cofide S.p.A., Amministratore Delegato
e Direttore Generale della Cir S.p.A., Consigliere del Gruppo
Editoriale L'Espresso, Presidente della Sogefi S.p.A. e della
Energia S.p.A..
Tutte queste Società, tuttavia, hanno un management competente
ed "attrezzato": quanto "pesi" l'avarizia
di Rodolfo nella gestione non è agevole determinarlo dall'esterno.
Certo, però, che Rodolfo non manca di "lesinare"
il suo apporto. Essere prodigo di consigli e direttive non intacca
l'essere "avarissimo".
Marco
De Benedetti la "buonuscita" e la "buonaentrata"
Non
per soddisfare curiosità e/o pettegolezzo, ma per dovere
di informativa, sarebbe bene che Telecom comunicasse l'ammontare
delle cifre che, lasciando, incasserà (o ha già incassato)
Marco De Benedetti, indicando, anche, le sue competenze maturate
(e maturande) con le stock option.
Sarebbe, anche, corretto informare gli azionisti ed il mercato sui
termini (anche economici), derivanti
dal nuovo incarico di "superconsulente".
In definitiva, del super-manager, è bene si conoscano la
"buonuscita" e la "buonentrata".