Gli antichi piaceri di Cipro

 Aristide Malnati

Un'équipe diretta da Maria Rosaria Belgiorno (CNR), ha riportato alla luce in località Pyrgos vestigia inequivocabili: giare risalenti al 2000 a.C. con tracce di antichi profumi, preziose essenze e antichi manufatti di seta.
Benvenuti a Cipro, benvenuti sull'isola dell'amore: qui, in uno scenario di incomparabile bellezza, dove il mare trasparente scivola tra speroni rocciosi e lambisce spiagge bianchissime, l'inesauribile serbatoio del mito greco identifica la nascita di Afrodite, la Venere dei romani, artefice perenne delle gioie e dei patemi degli innamorati, e Signora assoluta di tutte le forme di vita, che da lei hanno tratto origine. Recenti scoperte archeologiche giustificano e quasi suggellano tale ardito abbinamento e suggeriscono l'idea di Cipro come isola rigogliosa e dedita al piacere fin dalla notte dei tempi. Un'équipe di Indiana-Jones italiani, diretti dalla luminare Maria Rosaria Belgiorno (CNR), ha riportato alla luce in località Pyrgos vestigia inequivocabili: innanzitutto giare risalenti al 2000 a. C. con tracce di antichi profumi, preziose essenze con cui le donne dell'epoca (ma anche gli uomini!) affinavano il loro sexappeal per conquistare la persona amata o più semplicemente per stare bene con se stesse.
I profumi di Cipro, da subito esportati in tutto il bacino del Mediterraneo, 2000 anni più tardi sarebbero stati apprezzati persino dall'immortale Cleopatra: la femme fatale regina d'Egitto con i preziosi aromi dell'isola di Afrodite, a cui lei stessa era devota, avrebbe intriso le vele della propria nave, con cui stava facendo rotta sulla vicina Tarso per raggiungere e con questo stratagemma sedurre Antonio in trepidante attesa. Le essenze cipriote sono state isolate dai chimici ed annusate rivelando così alla base della loro composizione le piante della macchia mediterranea: bergamotto, anice, timo, pino silvestre a testimoniare come l'origine del profumo non debba essere rintracciata nel lontano oriente, terra di aromi più speziati.
Accanto a simili delizie olfattive sono state riportate alla luce anfore per il vino e strumenti per la sua produzione, risalenti sempre a 4000 anni fa: sì perché il vino rosso cipriota era famoso persino sulla tavola dei faraoni egizi, che lo mescolavano ad acqua; e nella tomba di Tut Ankh Amon archeologi spagnoli analizzando i contenitori vinarii tra il corredo funebre hanno rintracciato una sostanza, che rivela l'origine cipriota del vino prediletto dal famoso faraone. E le sorprese della missione italiana a Pyrgos non sono finite: preziosi manufatti in seta testimoniano che l'origine anche di simili tessuti è cipriota, quasi due millenni prima che Alessandro il Macedone riportasse dal suo viaggio in oriente indumenti in seta cinese; e si tratta di tessuti multicolori, mirabile esempio di una "moda" fantasiosa e vivace.
Tutto questo vicino al cuore archeologico e pulsante dell'isolanatale di Afrodite, vicino a Pàphos, ricca di vestigia imponenti e ancora perfettamente conservate.
In una zona non distante dal villaggio moderno, vicino alla casa di Dionìso con i suoi mosaici multicolori, ecco - scavata da poco - la casa di Aeon: è una superba villa romana (II-IV sec. d. C.), dove i proprietari, facoltosi quiriti che svernavano lontano dall'urbe, si godevano la vita tra un festino lussurioso e l'altro; sono ancora ben visibili i bagni termali, delle saune e bagni turchi "ante litteram", dove ci si rilassava e si ammiccava in un gioco erotico senza fine.
Da non dimenticare i mosaici di un'altra dimora, sita nel cuore di Pàphos, in cui sono rappresentati vivaci episodi del mito classico: su tutti quello del tragico amore tra Ippolito e la matrigna Fedra, ispiratore di un capolavoro di Euripide). E non si può non citare i monasteri e le chiesette annoverate di recente nel patrimonio mondiale dell'UNESCO: i loro affreschi riportano gli episodi alla base della vita terrena di Nostro Signore, dall'annunciazione all'ascensione, affiancati a immagini dell'apostolato e del martirio dei principali santi dell'agiografia bizantina; i monasteri (e i numerosi musei) sono poi arricchiti da splendide icone, testimonianza rara, anzi unica del fervore religioso dell'epoca bizantina, che a Cipro furono portate per essere sottratte alla furia iconoclasta dei musulmani.

Aristide Malnati