ENZO BELLINI

 Carlo Franza

Un mondo di fiabe, un mondo fiabesco, un mondo capace di fare sbarrare gli occhi ai bambini, è quello che si legge nella nobile e caratteristica pittura di Enzo Bellini, artista romagnolo che a Milano ha avuto un trascorso artistico talmente alto da attirare l'attenzione della critica italiana che ha così lasciato pagine indimenticabili sulla sua pittura.
Pittura, disegno e grafica sono stati i termini tecnici del suo lavoro che dagli anni Settanta ad oggi ha trovato il consenso forte del pubblico.
Ha dipinto un paesaggio italiano trasfigurato, accentrando l'attenzione su un bestiario divenuto quasi uno stil life.
Basterebbe leggere i titoli dei suoi dipinti, "gazza sul girasole", "coniglio pezzato", "coniglio e merlo sullo steccato", "la colomba bianca", "cornacchie grigie", e non basta, se dietro i dipinti la visione si allarga a cogliere proprio quel mondo da lui vissuto a Santa Sofia nell'Appennino tosco emiliano, quel mondo rurale e montanaro ancora pregno di alti valori.
Difatti i personaggi sembrano attingere a quella vita, è così per l'uomo (quasi un autoritratto) con cagnolino, per la raccolta delle fascine, per la conversazione tra il vicinato, per il contadino che trasporta le fascine, per la venditrice di carbone, per il taglialegna, per il falconiere e persino per certi rituali come l'uccisione del maiale.
Un mondo che Bellini non ha mai perso di vista, anche durante il suo lungo soggiorno milanese, prima di ritornare - nel 2000 - ancora a vivere nei luoghi delle sue radici. In questo mondo che diventa una grande saga, un lungo racconto, un attingere giornalmente per la sua vivace creatività, il nostro pittore ha voluto rivivere un'Italia preindustriale, ancora incontaminata, una natura e un ambiente che ancor oggi è difficile trovare se non in certe zone protette e soprattutto negli intenti di quella politica ambientalista che incomincia finalmente a prendere piede.
Pittura di candore, di meraviglia, di stupore, e soprattutto pittura onesta, in quanto ha sorvolato su tutte le ricerche italiane che si sono cimentate dal settanta ad oggi, attingendo alla grande pittura italiana quattrocentesca e cinquecentesca, senza tralasciare certi influssi nordici, come Bruegel.
Persino lo stupore di certi bambini che guardano incantati il mondo circostante come mondo delle meraviglie sembra aver tratto una qualche lezione da Balthus, anche se in quest'ultimo il dato psicologico è più avanzato per via del salto dell'età che non è più quello fanciullesco, ma adolescenziale. I colori e i toni sorprendono e si adeguano a questa francescana visione, bianchi, azzurri, rossi, neri, compaiono la condizione nuova dell'artista che storicamente va a significarsi sì nel mondo, o almeno, in certo mondo fantastico ma non perde la sua cornice di interprete vero della nuova figurazione italiana.
Dicevamo pittura, e non solo, anche nelle tempere e nella grafica, è alto il suo significarsi. Questo mondo calato nel suo percorso artistico vive la condizione del pensatore, perché Bellini è grande pittore ma anche grande poeta, una qualità quest'ultima che si è persa nella pittura contemporanea.
E' poi lo stesso mondo che leggiamo in Giotto, e via via nei più nobili percorsi di artisti che nella natura hanno attinto la bellezza del creato, la nobiltà del vivere, il trasognato stupore francescano che innesca la convivenza fra uomo e animali.
Ecco chi è Bellini, uno dei pochi artisti italiani ancora veri, campionato nei maggiori musei italiani ed esteri e che la critica, da Carluccio a Valsecchi, da De Micheli ad Arcangeli e senza tralasciare De Grada che né è stato il primo ammiratore, ha voluto leggere come intellettuale che ha fatto storia, anche storia del sentimento.

Carlo Franza