La
scalata della squadra di Prandelli per arrivare a ricoprire il
ruolo di terzo incomodo nel duopolio Milan - Juve C'erano una volta una decina d'anni fa le sette sorelle
del calcio italiano e un campionato all'insegna dell'equilibrio
(teorico).
C'era una volta e c' è ancora un duopolio Milan-Juventus
che si divide ormai da anni lo scudetto. In mezzo a cotanto divario,
si attendeva da anni un’alternativa valida che potesse in
qualche modo minacciare proprio l'asse del nord. Non in modo sporadico,
come hanno fatto Roma e Lazio, che hanno danzato una sola stagione
e poi sono finite quasi travolte dai debiti. In tal senso inutile
nascondersi dietro un dito: adesso per rimanere al vertice del
pallone nazionale o mondiale, servono autentici gruppi imprenditoriali
alle spalle che possano finanziare costantemente una società.
L'unica possibile terza incomoda in quest'ultimo decennio non
a caso è sempre stata l'incompiuta di Moratti, cioè
un Inter nel quale il patron petroliere ha riversato energie e
moneta sonante a profusione.
Come avviene spesso in queste trame ingarbugliate, quando tutti
si aspettano i soliti noti, ecco che spunta la sorpresa, il così
detto incomodo. Ribadiamo. Una sorpresa che solamente una ventina
d'anni fa poteva permettersi il lusso di basarsi solo su risicate
risorse tecniche, ma ora necessita in affiancamento un notevole
potenziale economico.
I numeri della stagione in corso affidano questo ruolo alla Fiorentina.
Un club che recentemente ha vissuto traversie finanziarie simili
a quelle prima citate delle romane. La Fiorentina, che è
passata addirittura tramite un fallimento che l'ha costretta a
ricominciare dalla serie C2. A oggi, però, dopo meno di
tre anni di gestione Della Valle (sì, il signore delle
scarpe Tod's e Hogan) sta tornando ad assaporare gioie importanti.
Una scalata certo aiutata tenendo conto, anche e soprattutto,
della tradizione passata. Quando proprio al termine del campionato
di C2 2002-03 vinto, i viola vengono ripescati in B per meriti
sportivi. Da lì in avanti, però, le sofferenze sul
campo con uno spareggio vinto per salire in A ed uno evitato di
un soffio la passata stagione per non tornare nel purgatorio della
B meritano ampiamente la legge del contrappasso attuale.
Una formazione rovesciata come un guanto già in un paio
di occasioni. Soprattutto, però, cento milioni cento di
euro investiti dai due fratelli, Diego e Andrea per dare a Firenze
un 11 finalmente competitivo, stanno danno i frutti sperati.
Il tutto torna, soprattutto perché al di là delle
iniezioni di denaro, si è scelta la via dell'organizzazione
e della programmazione, con gli arrivi di un direttore sportivo
di primo pelo come Pantaleo Corvino e di un allenatore emergente
come Cesare Prandelli.
Il quale prima di essere un tecnico è soprattutto un uomo
capace di mettere da parte per un anno l'amore per il calcio per
l'amore della donna sposata bisognosa del suo supporto contro
una malattia subdola.
Parlare di individualità di questa Fiorentina volante significa
citare in primis Luca Toni.
Ovvero il capocannoniere del gruppo, serio indiziato alla maglia
azzurra da titolare come centravanti dell'Italia di Lippi ai prossimi
mondiali di Germania.
Ma nel complesso un mosaico di nuovi arrivi composto da Frey,
Di Loreto, Fiore, Donadel, Brocchi e Pazzini, cioè un mix
del meglio in prospettiva linea verde e di un paio di garanzie
maturate altrove, appare come garanzia di risultati. Partita col
dichiarato intentonascondino della salvezza da raggiungere al
più presto (un po' una barzelletta, come quella del Palermo
lo scorso anno che è poi finito in Europa), il club gigliato
ora è atteso dalla fase più difficile. Quando la
corsa a sorpresa dovrà diventare una corsa di vertice da
confermare.
Già nel 1998-99 con Trapattoni alla guida, la Fiorentina
partì a razzo tenendo botta fino al brutto infortunio che
mise Ko il suo trascinatore d'allora, Gabriel Batistuta. Certo
quella attuale pare molto più attrezzata come alternative
e soprattutto come struttura portante. Ma per non lasciare nulla
al caso sembra che i Della Valle's brothers siano pronti già
a gennaio 2006 a regalare ancora un paio di pedine di nome ma
funzionali al rampante progetto viola.
Il tutto naturalmente per ricalibrare eventuali nuovi obiettivi
che già ora paiono più realistici rispetto al troppo
modesto target salvezza. Una sola remora in questo teorico processo
di ulteriore rafforzamento. Attenzione agli equilibri psicologici
del gruppo.
Il calcio è un animale stranissimo. Non sempre aggiungere
qualità significa migliorare la resa di un collettivo che
finora sembra aver trovato la corretta forza
propulsiva. Invidie e malumori di chi finora ha remato alla grande
e potrebbe essere messo da parte con un nuovo arrivo è
il pericolo maggiore con cui eventualmente dovranno confrontarsi
Prandelli, Corvino e la stessa struttura societaria.
Il tutto non vuole naturalmente essere una profezia di sventura.
Anzi. Solo uno spunto di riflessione. Perché un grande
amico della famiglia Della Valle nonché ex presidente di
un club milanese in tal senso non sembra aver ancora imparato
la lezione a distanza di anni..