Una fiorentina dai toni alti

Paolo Ghisoni

La scalata della squadra di Prandelli per arrivare a ricoprire il ruolo di terzo incomodo nel duopolio Milan - Juve
C'erano una volta una decina d'anni fa le sette sorelle del calcio italiano e un campionato all'insegna dell'equilibrio (teorico).
C'era una volta e c' è ancora un duopolio Milan-Juventus che si divide ormai da anni lo scudetto. In mezzo a cotanto divario, si attendeva da anni un’alternativa valida che potesse in qualche modo minacciare proprio l'asse del nord. Non in modo sporadico, come hanno fatto Roma e Lazio, che hanno danzato una sola stagione e poi sono finite quasi travolte dai debiti. In tal senso inutile nascondersi dietro un dito: adesso per rimanere al vertice del pallone nazionale o mondiale, servono autentici gruppi imprenditoriali alle spalle che possano finanziare costantemente una società.
L'unica possibile terza incomoda in quest'ultimo decennio non a caso è sempre stata l'incompiuta di Moratti, cioè un Inter nel quale il patron petroliere ha riversato energie e moneta sonante a profusione.
Come avviene spesso in queste trame ingarbugliate, quando tutti si aspettano i soliti noti, ecco che spunta la sorpresa, il così detto incomodo. Ribadiamo. Una sorpresa che solamente una ventina d'anni fa poteva permettersi il lusso di basarsi solo su risicate risorse tecniche, ma ora necessita in affiancamento un notevole potenziale economico.
I numeri della stagione in corso affidano questo ruolo alla Fiorentina. Un club che recentemente ha vissuto traversie finanziarie simili a quelle prima citate delle romane. La Fiorentina, che è passata addirittura tramite un fallimento che l'ha costretta a ricominciare dalla serie C2. A oggi, però, dopo meno di tre anni di gestione Della Valle (sì, il signore delle scarpe Tod's e Hogan) sta tornando ad assaporare gioie importanti.
Una scalata certo aiutata tenendo conto, anche e soprattutto, della tradizione passata. Quando proprio al termine del campionato di C2 2002-03 vinto, i viola vengono ripescati in B per meriti sportivi. Da lì in avanti, però, le sofferenze sul campo con uno spareggio vinto per salire in A ed uno evitato di un soffio la passata stagione per non tornare nel purgatorio della B meritano ampiamente la legge del contrappasso attuale.
Una formazione rovesciata come un guanto già in un paio di occasioni. Soprattutto, però, cento milioni cento di euro investiti dai due fratelli, Diego e Andrea per dare a Firenze un 11 finalmente competitivo, stanno danno i frutti sperati.
Il tutto torna, soprattutto perché al di là delle iniezioni di denaro, si è scelta la via dell'organizzazione e della programmazione, con gli arrivi di un direttore sportivo di primo pelo come Pantaleo Corvino e di un allenatore emergente come Cesare Prandelli.
Il quale prima di essere un tecnico è soprattutto un uomo capace di mettere da parte per un anno l'amore per il calcio per l'amore della donna sposata bisognosa del suo supporto contro una malattia subdola.
Parlare di individualità di questa Fiorentina volante significa citare in primis Luca Toni.
Ovvero il capocannoniere del gruppo, serio indiziato alla maglia azzurra da titolare come centravanti dell'Italia di Lippi ai prossimi mondiali di Germania.
Ma nel complesso un mosaico di nuovi arrivi composto da Frey, Di Loreto, Fiore, Donadel, Brocchi e Pazzini, cioè un mix del meglio in prospettiva linea verde e di un paio di garanzie maturate altrove, appare come garanzia di risultati. Partita col dichiarato intentonascondino della salvezza da raggiungere al più presto (un po' una barzelletta, come quella del Palermo lo scorso anno che è poi finito in Europa), il club gigliato ora è atteso dalla fase più difficile. Quando la corsa a sorpresa dovrà diventare una corsa di vertice da confermare.
Già nel 1998-99 con Trapattoni alla guida, la Fiorentina partì a razzo tenendo botta fino al brutto infortunio che mise Ko il suo trascinatore d'allora, Gabriel Batistuta. Certo quella attuale pare molto più attrezzata come alternative e soprattutto come struttura portante. Ma per non lasciare nulla al caso sembra che i Della Valle's brothers siano pronti già a gennaio 2006 a regalare ancora un paio di pedine di nome ma funzionali al rampante progetto viola.
Il tutto naturalmente per ricalibrare eventuali nuovi obiettivi che già ora paiono più realistici rispetto al troppo modesto target salvezza. Una sola remora in questo teorico processo di ulteriore rafforzamento. Attenzione agli equilibri psicologici del gruppo.
Il calcio è un animale stranissimo. Non sempre aggiungere qualità significa migliorare la resa di un collettivo che finora sembra aver trovato la corretta forza propulsiva. Invidie e malumori di chi finora ha remato alla grande e potrebbe essere messo da parte con un nuovo arrivo è il pericolo maggiore con cui eventualmente dovranno confrontarsi Prandelli, Corvino e la stessa struttura societaria.
Il tutto non vuole naturalmente essere una profezia di sventura. Anzi. Solo uno spunto di riflessione. Perché un grande amico della famiglia Della Valle nonché ex presidente di un club milanese in tal senso non sembra aver ancora imparato la lezione a distanza di anni..

Paolo Ghisoni