Xante Battaglia

 Carlo Franza

L'artista che da anni detiene la prima cattedra di pittura nella storica Accademia di Belle Arti di Brera a Milano

Xante Battaglia è uno degli artisti più significativi dell'arte non solo italiana ma internazionale. Dico questo alla luce del fatto che non esiste oggi l'arte ma esistono le arti, territori di sconfinamento in altri linguaggi, che creano luoghi di meticiato culturale. E poiché l'arte è un deposito di segni vivi, e non morti, calza a dovere significare l'arte di questo artista italiano, una delle poche icone artistiche, poliedriche ed eccentriche.
Artista di segni vivi, artista concettuale, artista comportamentale, artista che colloquia con segni e gesti, con colori e dripping, con demistificazioni e trasgressioni.
Un lungo percorso che ha vissuto tante stazioni, tanti periodi, tante storie complesse e devote.
Oggi l'artista che da anni detiene la prima cattedra di pittura nella storica Accademia di Belle Arti di Brera a Milano è l'artista più "nuovo" dell'intera compagine italiana, per il fatto di sintonizzare la sua arte con la storia del tempo, nel far rifluire nel suo mondo modelli di comunicazione, a partire dal "contratto con gli italiani" di Silvio Berlusconi, fino al riutilizzo artistico del mondo pubblicitario che così reclama nuove chiavi di lettura.
Dopo la Marylin di Warhol, i tagli di Fontana, gli impacchettamenti di Christo, i linguaggi illustrativi di Haring, ecco le "velate" di Xante Battaglia, artista tra i più veri del Ventesimo e del Ventunesimo secolo. Ai più l'artista è conosciuto come l'interprete del PostArcaico proprio perché da vita alla figura femminile, alla Grande Madre che ha dato origine all'universo ed esso sostiene.
La storia ci ha insegnato che l'arte, quella vera, si rapporta sempre con il proprio tempo, anticipandone gli eventi. Osserviamole le donne di Battaglia, colte in una fissità di volti replicati, tagliati, visi iterati pittoricamente, ritagliati nel viso, come fasciati da un velo da un chador invisibile, che ne ha appena intravedere i lineamenti. Non c'è opera di Battaglia che non si rapporti a fatti storici, insegue la politica, insegue la globalizzazione, insegue l'evoluzione della società e dell'uomo intero. Per tutto l'artista offre un credo artistico, il suo, cui affidare un segnale, una svolta. Il mistero femminile che Battaglia indaga è la chiave di volta del suo lungo racconto che coglie prima nel post arcaico e poi più a noi vicino il glamour delle immagini di una donna sedotta e seduttrice. Non c'è solo pittura, c'è anche pittura, essa si innesta dall'esterno come una finestra, vedi le tele ricoperte di lucido, e l'intervento di sogno, disegno, che intende puntare il dito sull'evento visivo per ricordarlo in una attualità alterata.

Le velate colte in una fissità di volti replicati, tagliati nel viso, come fasciati da un chador invisibile

Battaglia prima osserva, poi sorveglia, infine scende come un rapace visivo sull'immagine catturata, per ricreare in esso un nuovo corso comunicativo.
Il suo non è un intervento finalizzato al bello come fanno ormai troppi artisti, ma un intervento pittorico che irrora l'arte contemporanea con una pioggia di filosofie, con una "pittura altra" a suo dire. E da ultime, le "velate" di Battaglia, che sono un capitolo recente della sua pittura, raccontano la nostra storia, intervengono sul tema donna nei paesi arabi, ne fissano lo sguardo impaurito ma anche pronto alla letta, e marciano a ridare forza a una liberazione sessuale, comportamentale e ideologica. E' così che Xante Battaglia ha dipinto la Divina Commedia del Ventunesimo secolo.


Carlo Franza