L'artista
che da anni detiene la prima cattedra di pittura nella
storica Accademia di Belle Arti di Brera a Milano
Xante Battaglia è uno degli artisti più
significativi dell'arte non solo italiana ma internazionale.
Dico questo alla luce del fatto che non esiste oggi l'arte
ma esistono le arti, territori di sconfinamento in altri
linguaggi, che creano luoghi di meticiato culturale. E
poiché l'arte è un deposito di segni vivi,
e non morti, calza a dovere significare l'arte di questo
artista italiano, una delle poche icone artistiche, poliedriche
ed eccentriche.
Artista di segni vivi, artista concettuale, artista comportamentale,
artista che colloquia con segni e gesti, con colori e
dripping, con demistificazioni e trasgressioni.
Un lungo percorso che ha vissuto tante stazioni, tanti
periodi, tante storie complesse e devote.
Oggi l'artista che da anni detiene la prima cattedra di
pittura nella storica Accademia di Belle Arti di Brera
a Milano è l'artista più "nuovo"
dell'intera compagine italiana, per il fatto di sintonizzare
la sua arte con la storia del tempo, nel far rifluire
nel suo mondo modelli di comunicazione, a partire dal
"contratto con gli italiani" di
Silvio
Berlusconi, fino al riutilizzo artistico del
mondo pubblicitario che così reclama nuove chiavi
di lettura.
Dopo la Marylin di Warhol, i tagli di Fontana, gli impacchettamenti
di Christo, i linguaggi illustrativi di Haring, ecco le
"velate" di Xante Battaglia, artista tra i più
veri del Ventesimo e del Ventunesimo secolo. Ai più
l'artista è conosciuto come l'interprete del PostArcaico
proprio perché da vita alla figura femminile, alla
Grande Madre che ha dato origine all'universo ed esso
sostiene.
La storia ci ha insegnato che l'arte, quella vera, si
rapporta sempre con il proprio tempo, anticipandone gli
eventi. Osserviamole le donne di Battaglia, colte in una
fissità di volti replicati, tagliati, visi iterati
pittoricamente, ritagliati nel viso, come fasciati da
un velo da un chador invisibile, che ne ha appena intravedere
i lineamenti. Non c'è opera di Battaglia che non
si rapporti a fatti storici, insegue la politica, insegue
la globalizzazione, insegue l'evoluzione della società
e dell'uomo intero. Per tutto l'artista offre un credo
artistico, il suo, cui affidare un segnale, una svolta.
Il mistero femminile che Battaglia indaga è la
chiave di volta del suo lungo racconto che coglie prima
nel post arcaico e poi più a noi vicino il glamour
delle immagini di una donna sedotta e seduttrice. Non
c'è solo pittura, c'è anche pittura, essa
si innesta dall'esterno come una finestra, vedi le tele
ricoperte di lucido, e l'intervento di sogno, disegno,
che intende puntare il dito sull'evento visivo per ricordarlo
in una attualità alterata.
Le
velate colte in una fissità di volti replicati,
tagliati nel viso, come fasciati da un chador invisibile |
Battaglia prima osserva, poi sorveglia, infine scende
come un rapace visivo sull'immagine catturata, per ricreare
in esso un nuovo corso comunicativo.
Il suo non è un intervento finalizzato al bello
come fanno ormai troppi artisti, ma un intervento pittorico
che irrora l'arte contemporanea con una pioggia di filosofie,
con una "pittura altra" a suo dire. E da ultime,
le "velate" di Battaglia, che sono un capitolo
recente della sua pittura, raccontano la nostra storia,
intervengono sul tema donna nei paesi arabi, ne fissano
lo sguardo impaurito ma anche pronto alla letta, e marciano
a ridare forza a una liberazione sessuale, comportamentale
e ideologica. E' così che Xante Battaglia ha dipinto
la Divina Commedia del Ventunesimo secolo.