"Händel
è il più grande compositore che sia mai vissuto".
"Vorrei scoprirmi il capo ed inginocchiarmi davanti alla
sua tomba". L.V.Beethoven
Se il severo genitore di Händel, che ricopriva contemporaneamente
le cariche di medico e di stimato barbiere al servizio del duca
di Sassonia nella cittadina di Halle, in Germania, l’avesse
avuta vinta, il giovane George Friderich sarebbe divenuto probabilmente
avvocato, invece che uno dei massimi compositori del XVIII secolo.
Accadde infatti che un giorno, il duca in persona udì casualmente
il bambino suonare l’organo di una chiesa, e ne rimase così
ben impressionato che convinse il padre Häendel, assai restio
a considerare una carriera musicale per il figlio, a concedere
al ragazzo di seguire la sua vocazione musicale e a farlo guidare
da un insegnante.
Quando raggiunse il dodicesimo anno di età, tale era il
suo talento, che il suo maestro Zachow, organista alla Liebfranenkirche,
dichiarò: “il ragazzo non ha più nulla da
apprendere da me.” Händel, personaggio curioso e nel
contempo geniale, nato ad Halle nel 1685 e morto a Londra nel
1759 fu un vero uomo del suo tempo, amante della vita di società
e molto sensibile al fascino femminile si dilettava a inviare
furtive occhiate alle gentil donne che affollavano le case della
nobiltà. Per lui l’amicizia era l’aspetto più
importante e non trascurò assolutamente le “public-relations”
perché erano la formula fondamentale per diventare sempre
più famoso e conosciuto nel panorama musicale del suo tempo.
Si innamorò dell’ Italia per le sue bellezze artistiche
e paesaggistiche tanto che decise di rimanervi e divenne in breve
tempo uno dei compositori più richiesti di melodrammi riscuotendo
un notevole successo di pubblico e di critica.
“E' da Händel
che ho imparato che lo stile consiste nella forza delle
affermazioni.
Se si riesce a dire una cosa con un sol tratto incisivo,
si ha innegabilmente stile: altrimenti si è al massimo
un marchand de plaisir, un littérateur d'ornamento
o un confezionatore di musica o un pittore di ventagli con
cuoidi e cocottes.
Händel aveva questo potere... Si può anche disprezzare
ciò che piace, ma non ci si può opporre alla
perentorietà di Händel.”
G. B. Shaw |
Spirito inquieto ed amante dei viaggi percorse
senza sosta tutta la penisola toccando tra le altre le città
di Firenze e Venezia, che divennero le tappe più importanti
della sua produzione teatrale. Infatti a Firenze rappresentò:
Rodrigo (1707) ed a Venezia: Agrippina (1709) con la quale rese
più solida la sua impronta di compositore. Dopo la parentesi
italiana il suo desiderio di scoprire terre lontane lo portò
a Londra dove nel 1711 fu rappresentata un’altra opera dal
titolo: Rinaldo.
Di successo in successo Händel si trovò sulla bocca
di tutti e fu argomento di attualità nei circoli culturali
di ogni città. Finalmente aveva raggiunto il traguardo
che si era posto fin dal lontano 1705, quando entrò ufficialmente
in carriera con la sua primissima opera: Almira. Per concedersi
il meritato riposo scelse come seconda patria l’Inghilterra,
e nel 1726 divenne cittadino inglese. Venne nominato capo della
Royal Academy facendo rappresentare con successo opere e balli
al Covent Garden e al King’s Theatre. Un premio ben meritato
dato che Händel a questa nazione diede tutto il suo impegno
ed il suo entusiasmo in difesa della Royal Academy of Music.
Nel 1741 cessa, però, sfiduciato, di
comporre
per il teatro, dedicandosi principalmente all’oratorio e
alla musica sacra e strumentale. Anche in questo caso il compositore
non si fece mancare la vita di società dalle sfolgoranti
luci di salotto dove le sue musiche facevano da contorno alle
serate in questo mondo così amato.
Negli anni fu un susseguirsi di contatti e appuntamenti nelle
varie nazioni per poter incontrare nuovi interpreti da inserire
nelle sue opere. I suoi lavori , però, ebbero esiti alterni,
fra questi il: Pastor fido – Rodamisto (1720); Giulio Cesare
(1724); Riccardo I (1727) ed altre fino al Serse del 1738.
Se l’aspetto ufficiale del compositore è fin troppo
conosciuto, poco si sa della sua vita ufficiosa in quanto Händel.
fu geloso della sua “privacy”, non organizzava mai
feste in casa sua e non concedeva agli amici molta confidenza.
Fu, dunque, un uomo tutto dedito al lavoro che sacrificò
all’arte gli altri aspetti della vita.. Se come uomo fu
schivo ed introverso, come compositore,nella sua produzione musicale
fu molto generoso.
A Dublino nel 1742 .presentò il famoso Messiah che ebbe
la sua trionfale rappresentazione. contenente il celeberrimo Alleluia
che, secondo la tradizione, si ascolta in piedi, perché
quando re Giorgio II d’Inghilterra udì per la prima
volta il coro dell’Alleluia del grandioso oratorio, giudicò
che il valore della composizione fosse tale da meritare ch’egli
si levasse in piedi e rimasse in quella posizione, in segno di
rispetto, per il resto della durata dell’intero brano.
Così oramai è d’uso che il pubblico dei concerti
si levi in piedi quando il poderoso e meraviglioso coro viene
eseguito. Fu proprio questo splendido lavoro che lo rese immortale
facendolo ricordare come uno dei più grandi compositori
estetici. Infine egli fu un musicista cosmopolita, seppe unire
le sue le tradizioni con quelle di altre nazioni e seppe fornire
contemporaneamente spunti e metodi per altri compositori.
« Händel
sa meglio di tutti noi che cosa farà effetto - disse
una volta a Rochlitz - e quando decide di colpire, colpisce
come un fulmine »
W.A.Mozart |
Coetaneo
di J.S.Bach fu completamente differente dal suo “collega”
poiché scelse un modo di comporre più spettacolare
e grandioso con colori orchestrali a forti tinte che si allontanano
notevolmente dalla intima musica bachiana. Quasi cieco a partire
dal 1751, non per questo abbandonò l’attività
creativa, e fino agli ultimi giorni di vita detta le sue opere
agli amici più fidati e diresse personalmente un buon numero
dei suoi oratori.
In sintesi Händel fu un grande uomo di teatro, rigoroso,
severo e con quel pizzico di orgoglio che lo fece diventare la
più alta espressione del barocco musicale mondiale.
Adriano Bassi