George Friderich Handel

Adriano Bassi

"Händel è il più grande compositore che sia mai vissuto". "Vorrei scoprirmi il capo ed inginocchiarmi davanti alla sua tomba". L.V.Beethoven

Se il severo genitore di Händel, che ricopriva contemporaneamente le cariche di medico e di stimato barbiere al servizio del duca di Sassonia nella cittadina di Halle, in Germania, l’avesse avuta vinta, il giovane George Friderich sarebbe divenuto probabilmente avvocato, invece che uno dei massimi compositori del XVIII secolo.
Accadde infatti che un giorno, il duca in persona udì casualmente il bambino suonare l’organo di una chiesa, e ne rimase così ben impressionato che convinse il padre Häendel, assai restio a considerare una carriera musicale per il figlio, a concedere al ragazzo di seguire la sua vocazione musicale e a farlo guidare da un insegnante.
Quando raggiunse il dodicesimo anno di età, tale era il suo talento, che il suo maestro Zachow, organista alla Liebfranenkirche, dichiarò: “il ragazzo non ha più nulla da apprendere da me.” Händel, personaggio curioso e nel contempo geniale, nato ad Halle nel 1685 e morto a Londra nel 1759 fu un vero uomo del suo tempo, amante della vita di società e molto sensibile al fascino femminile si dilettava a inviare furtive occhiate alle gentil donne che affollavano le case della nobiltà. Per lui l’amicizia era l’aspetto più importante e non trascurò assolutamente le “public-relations” perché erano la formula fondamentale per diventare sempre più famoso e conosciuto nel panorama musicale del suo tempo. Si innamorò dell’ Italia per le sue bellezze artistiche e paesaggistiche tanto che decise di rimanervi e divenne in breve tempo uno dei compositori più richiesti di melodrammi riscuotendo un notevole successo di pubblico e di critica.

“E' da Händel che ho imparato che lo stile consiste nella forza delle affermazioni.
Se si riesce a dire una cosa con un sol tratto incisivo, si ha innegabilmente stile: altrimenti si è al massimo un marchand de plaisir, un littérateur d'ornamento o un confezionatore di musica o un pittore di ventagli con cuoidi e cocottes.
Händel aveva questo potere... Si può anche disprezzare ciò che piace, ma non ci si può opporre alla perentorietà di Händel.”
G. B. Shaw

Spirito inquieto ed amante dei viaggi percorse senza sosta tutta la penisola toccando tra le altre le città di Firenze e Venezia, che divennero le tappe più importanti della sua produzione teatrale. Infatti a Firenze rappresentò:
Rodrigo (1707) ed a Venezia: Agrippina (1709) con la quale rese più solida la sua impronta di compositore. Dopo la parentesi italiana il suo desiderio di scoprire terre lontane lo portò a Londra dove nel 1711 fu rappresentata un’altra opera dal titolo: Rinaldo.
Di successo in successo Händel si trovò sulla bocca di tutti e fu argomento di attualità nei circoli culturali di ogni città. Finalmente aveva raggiunto il traguardo che si era posto fin dal lontano 1705, quando entrò ufficialmente in carriera con la sua primissima opera: Almira. Per concedersi il meritato riposo scelse come seconda patria l’Inghilterra, e nel 1726 divenne cittadino inglese. Venne nominato capo della Royal Academy facendo rappresentare con successo opere e balli al Covent Garden e al King’s Theatre. Un premio ben meritato dato che Händel a questa nazione diede tutto il suo impegno ed il suo entusiasmo in difesa della Royal Academy of Music.
Nel 1741 cessa, però, sfiduciato, di comporre per il teatro, dedicandosi principalmente all’oratorio e alla musica sacra e strumentale. Anche in questo caso il compositore non si fece mancare la vita di società dalle sfolgoranti luci di salotto dove le sue musiche facevano da contorno alle serate in questo mondo così amato.
Negli anni fu un susseguirsi di contatti e appuntamenti nelle varie nazioni per poter incontrare nuovi interpreti da inserire nelle sue opere. I suoi lavori , però, ebbero esiti alterni, fra questi il: Pastor fido – Rodamisto (1720); Giulio Cesare (1724); Riccardo I (1727) ed altre fino al Serse del 1738.
Se l’aspetto ufficiale del compositore è fin troppo conosciuto, poco si sa della sua vita ufficiosa in quanto Händel. fu geloso della sua “privacy”, non organizzava mai feste in casa sua e non concedeva agli amici molta confidenza.
Fu, dunque, un uomo tutto dedito al lavoro che sacrificò all’arte gli altri aspetti della vita.. Se come uomo fu schivo ed introverso, come compositore,nella sua produzione musicale fu molto generoso.
A Dublino nel 1742 .presentò il famoso Messiah che ebbe la sua trionfale rappresentazione. contenente il celeberrimo Alleluia che, secondo la tradizione, si ascolta in piedi, perché quando re Giorgio II d’Inghilterra udì per la prima volta il coro dell’Alleluia del grandioso oratorio, giudicò che il valore della composizione fosse tale da meritare ch’egli si levasse in piedi e rimasse in quella posizione, in segno di rispetto, per il resto della durata dell’intero brano.
Così oramai è d’uso che il pubblico dei concerti si levi in piedi quando il poderoso e meraviglioso coro viene eseguito. Fu proprio questo splendido lavoro che lo rese immortale facendolo ricordare come uno dei più grandi compositori estetici. Infine egli fu un musicista cosmopolita, seppe unire le sue le tradizioni con quelle di altre nazioni e seppe fornire contemporaneamente spunti e metodi per altri compositori.

« Händel sa meglio di tutti noi che cosa farà effetto - disse una volta a Rochlitz - e quando decide di colpire, colpisce come un fulmine »
W.A.Mozart

Coetaneo di J.S.Bach fu completamente differente dal suo “collega” poiché scelse un modo di comporre più spettacolare e grandioso con colori orchestrali a forti tinte che si allontanano notevolmente dalla intima musica bachiana. Quasi cieco a partire dal 1751, non per questo abbandonò l’attività creativa, e fino agli ultimi giorni di vita detta le sue opere agli amici più fidati e diresse personalmente un buon numero dei suoi oratori.
In sintesi Händel fu un grande uomo di teatro, rigoroso, severo e con quel pizzico di orgoglio che lo fece diventare la più alta espressione del barocco musicale mondiale.

Adriano Bassi