:: Arte
Anna Ravaglia
Carlo Franza

Nelle sue tele c’è una realtà in cui filtra nella costruzione delle forme nei colori il dato
esistenziale, o meglio quella sfaccettatura psicologica che rivela ed emoziona.

Dopo l'alza bandiera dell'arte negli anni Sessanta, in cui crebbero tutti i movimenti più significativi
e nuovi del secondo dopoguerra, dell'arte informale alla nuova figurazione, è negli anni Settanta
del Novecento che il mercato del settore vola. Si aprono gallerie d'arte, lievitano le pubblicazioni e
le happening, tutto si conferma alla cultura artistica che tra Milano e Roma trova i centri di maggior attrazione.

Ebbene, è in questi anni che il percorso artistico di Anna Ravaglia s'avvia, circoscritto subito in uno spazio che è quello figurale, che vale come scelta precisa di una poetica e di un intendimento in cui il colore si adegua ad un mondo crepuscolare che è quello della sua città, Milano, per cui
sulle tele si campionano immagini e figure che vivono una realtà quotidiana, una realtà delle piccole cose, una realtà della memoria, una realtà in cui filtra nella costruzione delle forme nei colori il dato esistenziale, o meglio quella sfaccettatura psicologica che rivela ed emoziona.
Inizialmente la Ravaglia insegue un mondo attraverso una mosaicità del colore, quasi fossero un insieme di tessere musive a significare forme e figure, tenendo conto di certe influenze che dalla pittura francese il cosiddetto pointillisme, e italiana
con l'evidenza macchiaiola, la superba spremitura delle scuole regionali che danno un tocco tutto loro alle diverse specificità di fine ottocento e primo novecento, poi l'avvio di una pittura lombarda, non evasiva e non sorvolata, ma tutta concentrata sui soggetti e sui ritratti, in cui la volumetria delle forme e l'architettura della composizione vengono resi lievi e momentanei dai toni chiari con accenni ad un certo primitivismo garbariano, fino a Semeghini e alla composizione classica del disegno.

Si osservino i luminosi paesaggi, certi luoghi milanesi a lei cari, e quei ritratti, specie i fanciulli colti nel loro stato adolescenziale, come metafora della fragilità dell'esistenza. Un senso di sottile commozione lirica nel rappresentare la natura e figure, una ricerca estrema e non estremista che svela un fiancheggiamento chiarista o neochiarista in cui si legge un segno volutamente incerto, dove i volumi si dissolvono nella luce. La Ravaglia ha costruito con serietà il suo percorso, con talune tappe significative che l'hanno imposta con un suo linguaggio che si distingue dalle coeve tendenze di nostalgia postimpressionista. Alla sequenza delle mostre e delle rassegne hanno trovato pure incidenza talune onorificenze come il recente Premio delle Arti Premio della Cultura nel 2005, e nuove occasioni la troveranno partecipe di segnalazioni, di valorizzazione critica, tenendo conto anche di come il mercato l'abbia accolta sul versante del design e del disegno su stoffa. Ma soprattutto ella deve il suo lavoro alla ricerca
assolutamente interiore e silenziosa.

Carlo Franza

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