A
cura del Ministero della Salute viene compilato ogni
anno un compendio annuario statistico del Servizio
Sanitario Nazionale che di fatto fotografa la Sanità
in Italia, cominciando dagli utenti e dal bisogno
sanitario
espresso nel corso di un triennio.
Una vera e propria rilevazione completa
di tutto quanto possa interessare
la Sanità in Italia, con grafici tabelle e
quant'altro occorre per capire l'andamento dei bisogni
e dei costi. Da una prima analisi del compendio
si evidenzia che nel 2004 c'è stata una riduzione
dei presidi a fronte di un aumento delle prestazioni.
In particolare gli Ospedali sono diminuiti di ben
74 unità, ma vi sono stati numerosi accorpamenti,
riconversioni e nazionalizzazioni dei Servizi. Anche
i Pronti Soccorso sono diminuiti di 82 unità
e gli
Ambulatori di ben 3907 unità. In compenso si
è mostrata una progressiva diffusione della
deospedalizzazione dei pazienti verso forme alternative
di ricovero con un significativo incremento delle
ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) di ben 57562
casi e con un notevole ricorso al ricovero in Day
Hospital, i cui cicli sono cresciuti di circa 262
mila casi , superando i 3 milioni e 500 mila .

Gli stessi ricoveri ospedalieri hanno mostrato un
miglior utilizzo delle risorse con un significativo
incremento nel tempo del tasso di utilizzo dei posti
letto passato dal 72 al 77 per cento. Per quanto riguarda
il personale, negli ultimi anni i tassi per mille
abitanti tendono a rimanere sostanzialmente
stabili: le unità di personale totali ammontano
a circa 634 mila (11,09 ogni mille abitanti), di cui
i medici rappresentano solo il 18,6 per cento, mentre
oltre il 44 per cento è costituito da personale
sanitario ausiliario, in maggioranza infermieristico.

La dotazione di personale medico rispetto alla popolazione
residente risulta prossima alla media,
pari a 2,06 ogni mille abitanti al nord e nel mezzogiorno
d'Italia, mentre nel Centro Italia è del 2,34
per mille.
Ma il compendio entra anche nella struttura della
popolazione e nelle dinamiche demografiche: La popolazione
italiana al 1° gennaio 2003 ammontava a 57.321.070
unità, 29.554.847 donne e 27.766.223 uomini.
Quasi il 20% della popolazione ha più di 64
anni, con una netta prevalenza della componente femminile:
6.414.742 femmine a fronte di 4.486.587 maschi. L'indice
di vecchiaia (rapporto percentuale fra anziani con
più di 64 anni e giovani con meno di 14 anni)
e l'indice di dipendenza economica (rapporto percentuale
fra popolazione in età non lavorativa e popolazione
"attiva") registrano, a livello nazionale,
rispettivamente, un valore di 135,4 "anziani"
ogni 100 "giovani" e 50,2 persone "non
attive" ogni 100 lità a livello regionale:
240 sono gli
anziani in Liguria ogni 100 giovani, mentre in Campania
si registra un valore dell'indice di vecchiaia pari
a 81,9. Più uniforme è la situazione
territoriale per quel che concerne l'indice di dipendenza
economica.

Tra l'altro dalla analisi delle varie tabelle si evidenzia
che in Italia abbiamo una popolazione considerevolmente
anziana che tende ad invecchiare progressivamente.
Confrontando il nostro Paese con gli altri Paesi dell'Unione
Europea emerge che esso è uno dei più
"vecchi", assieme a Spagna e Germania. Una
particolare attenzione il compendio dedica anche all'assistenza
a cittadini stranieri in Italia: La maggior parte
dei ricoverati stranieri proviene da Paesi europei
non appartenenti all'Unione Europea (considerando
la situazione prima dell'allargamento dell'Unione
Europea ai nuovi 10 Stati avvenuto il 1° maggio
2004). In particolare il Paese da cui proviene il
maggior numero di pazienti ricoverati è la
Romania, seguito dall'Albania.
Per quanto riguarda le cause di ricovero di pazienti
stranieri le principali sono, per i maschi, i traumatismi
e gli avvelenamenti (20,6%), seguiti dalle malattie
dell'apparato digerente (12,3%) e dell'apparato respiratorio
(10,4%); le femmine invece si ricoverano in circa
la metà dei casi per
motivi legati alla gravidanza, al parto ed al puerperio
(49,5%). Ciò è dovuto al fatto che la
popolazione straniera, essendo il fenomeno migratorio
verso il nostro Paese relativamente
recente, è in gran parte concentrata nella
fascia di età adulta e quindi non ancora esposta
a tutte le patologie cronico degenerative che invece
colpiscono la nostra popolazione.

Infine analizzando la popolazione di pazienti stranieri
secondo il sesso si registra un numero di ricoveri
di donne che rappresenta quasi i due terzi del totale:
251.719 pazienti di sesso femminile contro 146.586
pazienti maschi. Anche l'AIDS è stato tenuto
sotto osservazione dal Ministero:
Dal 1982, anno della prima diagnosi di AIDS in Italia,
al 31 Dicembre 2003, sono stati notificati al COA
(Centro Operativo Aids) 52.836 casi cumulativi di
AIDS. Di questi, 41.056 (77,7%) erano di sesso maschile,
733 (1,4%) in età pediatrica (<13 anni)
o con infezione trasmessa da madre a figlio, e 3.179
(6,0%) erano stranieri. L'età mediana alla
diagnosi, calcolata per gli adulti, era
di 34 anni per i maschi (13 - 86 anni), e di 32 anni
(13 - 80 anni) per le femmine.
Al 31/12/2003 risultano deceduti 33.774 pazienti (63,9%).

Tale dato è sottostimato per la non obbligatorietà
della notifica di decesso. Il tasso di sottonotifica
è stimato, per l'Italia, vicino al 10%. Per
quanto riguarda l'Assistenza farmaceutica convenzionata
il SSN ha provveduto alla fornitura di specialità
medicinali e preparati galenici utili per la cura
e la prevenzione delle malattie; essa rappresenta
nell'ambito dei sevizi, erogati dal SSN,
quella più suscettibile di variazione poiché
è strettamente dipendente dalle disposizioni
dettate anno per anno dalla legge finanziaria. Il
numero delle ricette prescritte, dopo aver raggiunto
un massimo di 450 milioni nel 2002, nel 2003 è
diminuito del 2,9%, con la conseguente riduzione,
pari al 5,6%, dell'importo lordo che nel 2002 aveva
raggiunto i 12,3 miliardi di euro (grafici 2.10 e
2.11). Anche l'importo medio è passato da 27,3
euro per ricetta nel 2002 a 26,6 nel 2003, con una
riduzione pari al 2,7%. Ultimo punto della analisi
ministeriale è il capitolo della spesa:
Con l'Accordo Stato-Regioni sottoscritto in data 8
agosto 2001, è stato disegnato il nuovo modello
di collaborazione tra lo Stato e le Regioni, in particolare
è stato concordato tra Stato e Regioni l'ammontare
complessivo del fabbisogno sanitario per gli anni
2002-2004 e riconosciuto un maggiore fabbisogno per
l'anno 2001.

E' stato dunque avviato il federalismo fiscale,
previsto dal
D.L.vo 56/2000 ed attribuite nuove responsabilità
alle Regioni nella gestione della materia sanitaria,
anche in merito alla copertura di eventuali disavanzi
di gestione, garantendo l'attuazione del nuovo Titolo
V della Costituzione, contenuto nella Legge 3/2001.
Nel corso del 2002 le Regioni hanno dovuto provvedere
con proprie risorse o con risparmi alla copertura
dei disavanzi
di gestione dell'anno precedente.

Per aumentare le entrate finanziarie sono state in
alcuni casi variate le aliquote delle addizionali
regionali dell'Irpef, le aliquote dell'Irap o di tributi
regionali e sono stati varati provvedimenti volti
al contenimento del costo per il personale, per l'assistenza
farmaceutica, specialistica,
ospedaliera e per le altre prestazioni di assistenza
sanitaria.
Nel 2004 la spesa del Servizio Sanitario Nazionale
(SSN) ammonta complessivamente
a 87.958 xmilioni, di cui 87.509 milioni riferiti
alle Regioni e alle Province Autonome e 449 milioni
agli altri enti del SSN finanziati direttamente dallo
Stato (Croce Rossa Italiana, Istituti Zooprofilattici
Sperimentali, Università per borse di studio
agli specializzandi, Cassa Depositi e Prestiti).

Per spesa del SSN si intende la somma dei costi di
produzione delle sole funzioni assistenziali e dei
saldi delle funzioni non tipicamente sanitarie, quali
la gestione straordinaria e quella relativa all'intramoenia.
Il rapporto tra spesa del SSN e PIL si attesta al
6,5% con un incremento di 0,2 punti percentuali rispetto
al 2003. Le norme sul federalismo fiscale (Decreto
legislativo 56/2000) hanno modificato ilmeccanismo
di finanziamento ed attualmente il SSN risulta finanziato
per circa il 95% dalla fiscalità generale mentre
la quota residua è rappresentata
da ulteriori trasferimenti del settore pubblico e
privato e da ricavi propri ed entrate varie e straordinarie
delle Aziende sanitarie. Nel 2004 il finanziamento
ammonta a 84.598
milioni di euro, pari al 96,2% dell'intera spesa sanitaria.
L'incremento annuale della spesa subisce un graduale
rallentamento fino al 2003 che rappresenta l'anno
con minore incremento (+2,9%) per poi registrare una
crescita più sostenuta nel 2004 con un aumento
del 7,5% rispetto all'anno precedente. La quota più
rilevante della spesa è destinata al costo
del personale (33,4%), di questa, il 79% è
relativa al costo per il personale del ruolo sanitario
(medici, infermieri e tecnici sanitari). Tutto il
compendio è costellato di tabelle e grafici
che confermano in modo analitico i vari capitoli citati
e che costituiscono una valida base per poter intervenire
nei vari campi della Sanità.
Amedeo
Pavone