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TORINO: euforia olimpica !
Paolo Ghisoni

Le donne protagoniste di neve e trionfi hanno saputo scrivere i tratti di una cerimonia d’apertura all’insegna del miglior made in Italy.

Per i piu' scettici ed anche per i critici ad ogni costo era il minimo che
ci si potesse attendere. Una cerimonia d'apertura accattivante, di gusto,
che mostrasse il lato estremante creativo di un paese rinomato nel
mondo per le sue capacità artistiche. Dicevamo, una manifestazione sfarzosa e perfetta nella riuscita, organizzata nei minimi dettagli che mettesse a tacere i tanti troppi mugugni della vigilia.
Dalle "vittime" della viabilità torinese a chi, sulla carta, ha nel DNA piemontese l'essere schivo e poco incline ai bagordi. Sino ai piu' folcloristici disturbatori del percorso della torcia olimpica lungo il nostro paese e addirittura chi non voleva il percorso dell'alta velocità su una tratta ormai pianificata da anni. La lente d'ingrandimento mondiale fa miracoli. Sia per chi vuole essere protagonista e per chi deve esserlo. Torino ha scelto di provarci tra molti scetticismi iniziali, per la dispersione dei luoghi identificati per la disputa delle gare ma soprattutto per la mancanza ad esempio di una linea metropolitana che smaltisse non poco il traffico quotidiano.
E se non altro dal punto di vista del cerimoniale d'apertura la sua scommessa l'ha saputa vincere.
Puntando sulle donne, cosi come l'aveva fatto scegliendo Evelina Cristillin, torinese doc e presidente esecutivo del comitato per Torino Olimpica (TOROC). Da Eleonora Benetti, bimba di 9 anni, simbolo della gioventu' e voce solista dell'inno di Mameli. Passando per Carolina Kostner, 19enne gardenese, portababandiera azzurra e per Eva Herzigova, simbolo della coreografia nella conchiglia di Botticelli da cui usciva la Venere. Senza dimenticare Sophia Loren, Isabel Allende e Susan Sarandon che hanno introdotto nello stadio la bandiera olimpica di bianco candido vestite. Sino a quella Rossa fiammante, piu' che mai vicina e capace cerchi olimpici in testacoda. La
Ferrari. Un ora di sfilata degli atleti e due ore di show sulle note musicali nostrane di Battisti, Sorrenti e c., fatto di mantelli bianchi, campanacci, fuochi e acrobati. Una perfetta chiusura per giorni e giorni di lavoro alle spalle, per quella scenografia pre evento fatta di drappi rossi sparsi per la città (quasi 11mila) ma di una tinta completamente diversa rispetto a quella tonalità scelta dalla bandiera della Cina comunista. Un rosso caldo, vivo, che ha accompagnato la verve per qualcuno troppo pacata dei torinesi.

E' qui che la città olimpica ha saputo per molti vincere la scommessa piu' grande. Un'autentica
scoperta l'allegria e l'abbraccio che la folla piemontese ha saputo regalare all'evento.
Il piacere del divertimento insomma è di casa anche nella città che nella retorica settentrionale è
quella della nebbia , dell'operosità eccessiva e della relativa tristezza d'animo. La Torino multicolor
uscita dal congelatore di temperature artiche ha come artefici volontari e ragazzi trascinanti nell'entusiasmo che li ha portati ad essere protagonisti anche solo per un giorno di un momento storico. Parenti, amici e chi insomma ha avuto la pazienza di seguire prove su prove al freddo, forse solo per poter dire "io c'ero" all'Olimpiade invernale del 2006.Abbiamo detto delle donne protagoniste. Di quelle che a proposito di neve e trionfi hanno saputo scrivere un copione importante nella storia di queste discipline. Si è sfiorato l'incidente diplomatico tutto nostrano nel momento della scelta su chi dovesse poi accendere nello stadio il tripode. Tomba o la Belmondo.
Ovvero l'icona guascona dell'Italia vincente e quella piu' silenziosa e defilata della campionessa tra l'altro cuneese, tra la figura possente e maschile dell'Albertone nazionale e quella da scricciolo sprintoso di Stefania. Un ballottaggio protrattosi sino a poche ore dall'inizio che vedeva contrapposta la visione degli organizzatori e quella del Coni. Volete mettere il carisma e come sa bucare il video.
L' "ex- bomba" rispetto alla deliziosa, ma pur sconosciuta a livello internazionale, Belmondo?
Ebbene, se per tante volte si è accusato il nostro paese per aver compiuto scelte "politiche" e poco legate a meriti e responsi del campo di gara, questa volta va riconosciuta la limpidezza e la liceità della scelta caduta infine sulla 36enne piemontese. In fondo bastava fare i conti con le medaglie nei giochi dei cinque cerchi per non sbagliare. Sette individuali e tre di squadra per il "Trapulìn" del fondo italico. Nessuno meglio di lei. E allora nessun vero uomo di sport potrebbe e dovrebbe aver nulla da obiettare.

Paolo Ghisoni

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