:: Medicina

Studio osservazionale con una dieta
a basso indice glicemico
e integrata con acidi grassi a catena lunga omega-3:
dati antropometrici, ematologici e clinici

Piergiorgio Spaggiari, Daniela Morandi, Bruno Berra
 
P.Spaggiari, D.Morandi, B.Berra

Abstract
Lo Studio osservazionale e' stato autorizzato dalla Regione Lombardia nell'ambito delle ricerche nel settore delle medicine non convenzionali.
Lo Studio e' stato iniziato presso l'Azienda Ospedaliera della Valtellina e Val Chiavenna diretta dal prof Piergiorgio Spaggiari.
Unica responsabile esterna dello studio e' stata designata la Dott.DanielaMorandi che si e' occupata di tutta la parte nutrizionale e del monitoraggio periodico dei soggetti appartenenti al gruppo. La parte pertinente alla misurazione dei livelli di AA/EPA e' stata seguita e diretta dal prof. Bruno Berra dell'Universita' di Milano con la collaborazione della Dott. A. M. Rizzo, Dott. Adorni e sig. G. Montorfano. Responsabili interni all'Azienda il Dott. Orlandi, per la parte pertinente
alla cardiologia e il Dott. Alaimo, per la parte relativa alla diabetologia. Le 12 settimane di Studio osservazionale si sono svolte in Valtellina, mentre la conclusione dello Studio si e' svolta presso l'Azienda Ospedaliera della Provincia di Lodi, a causa della nomina del Prof. Spaggiari quale nuovo direttore dello stessa. Le valutazioni finali sui dati clinici sono state eseguite dal Dott. Orlandi primario di Cardiologia presso l'ospedale di Lodi e dal Dott. Alaimo primario della medicina seconda della stessa struttura.



Introduzione

Gli acidi grassi omega-3 e omega- 6

Nel 1928 Burr e collaboratori notarono che ratti nutriti con una dieta povera di lipidi alla quale erano state peraltro aggiunte le vitamine A e D mostravano un rallentamento della crescita e alterazioni della riproduzione. Successivamente gli stessi autori dimostrarono che questi sintomi
erano dovuti alla carenza degli acidi linoleico LA (C18:2ƒÖ6), a-linolenico (C18:3ƒÖ3, ALA) e arachidonico (C20:4ƒÖ6, AA). I primi due furono definiti essenziali; (1, 2); l'acido arachidonico diventa essenziale solo in carenza del suo precursore, l'acido linoleico. Gli acidi grassi della famiglia ?6 sono contenuti in alta concentrazione in diversi oli vegetali e, in piccole quantita, nelle
carcasse degli animali, mentre quelli della famiglia ƒÖ3 sono concentrati nel fegato dei pesci dei mari freddi e che scendono a grande profondita. A partire dai precursori sopraindicati si producono nel nostro organismo metaboliti a lunga catena tra i quali: l'acido arachidonico (AA)
(20:4ƒÖ6), l'acido eicosapentaenoico (EPA) (20:5ƒÖ3) e docosaesaenoico (DHA) (22:6ƒÖ3). Gli acidi grassi essenziali ed i loro derivati si incorporano nei lipidi strutturali della cellula e sono importanti per il mantenimento dell'integrita della membrana cellulare. In particolare l'AA costituisce il 5-15% degli acidi grassi dei fosfolipidi di membrana, mentre il DHA e presente in concentrazioni elevate nella retina, nella corteccia cerebrale, nei testicoli e nello sperma,
ed e fondamentale per lo sviluppo del cervello e della retina.

Metabolismo dell'acido linoleico e a-linolenico
L'acido linoleico e a-linolenico, assorbiti a livello intestinale, vengono veicolati dalle lipoproteine e trasportati, principalmente nel fegato (3), dove possono essere allungati e desaturati, come mostrato nella Figura 1, secondo un meccanismo per il quale viene mantenuta l'isomeria
dei doppi legami, dando origine, partendo dall'acido linoleico, alla classe di acidi grassi denominata
omega-6, e, partendo invece dall'acido a-linolenico, alla classe degli omega-3.
Nelle complesse reazioni coinvolte in questa via metabolica il fattore limitante e la .6- desaturasi,
la cui attivita e condizionata da vari fattori, quali il sesso, l'eta (4, 5), variabili legate all'alimentazione, come alti livelli di colesterolo e grassi saturi, carenza di zinco, magnesio, piridossina, biotina e vitamina C. L'attivita dell'enzima risulta ridotta anche in alcune patologie quali il diabete, alcune forme neoplastiche, la sindrome premestruale, le malattie cardiovascolari, l'eczema atopico, l'alcolismo, le infezioni virali e lo stress. Essa risulta influenzata anche
dall'assunzione incongrua di alcuni farmaci. Esiste una competizione per gli enzimi elongasi e desaturasi tra LA e ALA; pertanto i PUFA (Polyunsaturated Fatty Acids) omega-3 inibiscono il metabolismo dei PUFA omega-6 e viceversa (6).

Figura 1

Considerazioni nutrizionali
EPA e DHA si ritrovano negli animali di origine marina,sebbene in concentrazioni differenti nelle diverse specie di pesci; specificando meglio essi sono presenti in organismi marini unicellulari che pesci e molluschi assumono regolarmente come cibo (7, 8). Alcune alghe e funghi sono fonti di DHA; essi vengono coltivati, commercializzati e talvolta utilizzati come integratori.
Il DHA da essi prodotto viene aggiunto al latte adattato per l'alimentazione dei neonati prematuri (9). I cloroplasti delle piante sono in grado di sintetizzare l'acido ¥á-linolenico, per cui questo composto si puo ritrovare in alcuni semi e oli di semi (10, 11); una grossa fonte di ALA e
rappresentata dai semi di lino; un olio comunemente utilizzato perche contiene buone concentrazioni di ALA e quello di soia. Gli acidi grassi omega-6, in particolare l'acido linoleico
e arachidonico, si trovano in diversi oli vegetali; ne sono particolarmente ricchi l'olio di girasole, di
mais e di colza; essi si ritrovano anche nel germe di grano e nel latte materno, e sono particolarmente abbondanti in due piante: la Borrago Officinalis e l'Oenothera Biennis
o Primula notturna. Il fabbisogno giornaliero e di 9-18 g di acido linoleico, mentre per l'acido a-linolenico varia da 2 a 9 g; sono molecole difficili da conservare perche si ossidano facilmente e si degradano nella lavorazione a caldo dei cibi. Il contenuto di omega-6 nella dieta delle popolazioni occidentali (ad esempio Italia, Francia, Inghilterra e Stati Uniti) e molto elevato data la presenza nella dieta di oli vegetali, mentre nelle popolazioni orientali il consumo di pesce contenente
w3PUFA e' molto elevato. Questa situazione ha portato nel tempo un notevole squilibrio nel rapporto delle due famiglie nelle varie popolazioni (vedi Tabella I).

Tabella I

Per riportare il rapporto alla norma si possono applicare svariate strategie:
1. aumentare il consumo del precursore a-linolenico per maggiorare la quota di polinsaturi omega-3; tuttavia è stato osservato che la conversione precursore-metabolita bioattivo non è molto efficiente e difficilmente valutabile;
2. utilizzare alimenti funzionali arricchiti con omega-3 (latte, pasta all'uovo, margarine); ma le quantità in essi contenute di omega-3 a lunga catena (LCPUFA) non sono sempre sufficienti allo scopo;
3. utilizzare integratori che vengono particolarmente arricchiti in EPA e DHA, ottenuti mediante procedimenti particolari.

Biolipidi Omega-6 e Omega- 3 come precursori dei prostanoidi
Dai PUFA a lunga catena, quali AA e EPA, si ottengono derivati che a loro volta vengono trasformati in metaboliti bioattivi globalmente indicati con il termine di "prostanoidi", sostanze fisiologicamente e farmacologicamente attive che vengono considerate a tutti gli effetti degli
ormoni locali. Essi comprendono diverse classi di sostanze: le prostaglandine (PG), le prostacicline, i tromboxani (TX), i leucotrieni (LT) e le lipoxine (LX).
Le azioni fisiologiche degli eicosanoidi sono schematicamente riportate nella Tabella II

Tabella II

Acidi grassi polinsaturi come parte di domini di membrana
I PUFA sono incorporati negli etanolamminofosfolipidi, colinfosfolipidi e nei derivati della fosfatidilserina (18). Vi è comunque un limite alla quantità di acidi grassi poliinsaturi che possono essere incorporati nella frazione fosfolipidica della membrana. Gli acidi grassi omega-6 e omega-3 competono per la posizione 2 dei fosfolipidi e l'incorporazione dipende dall'attività dell'enzima
aciltransferasi verso i diversi acidi grassi polinsaturi e dall'efficienza della conversione dei precursori nei derivati a lunga catena AA ed EPA.
Si ritiene che vengano incorporati preferenzialmente nelle membrane entrambi i tipi di acidi grassi quando sono presenti in un rapporto variabile da 1:1 a 5-10:1. Diversi esperimenti hanno dimostrato che i fosfolipidi che contengono DHA hanno un notevole effetto sulle proprietà delle membrane biologiche, ad esempio ne incrementano la permeabilità (19), favoriscono la fusione
(20) e la formazione di vescicole (21), incrementano il "flip flop" dei fosfolipidi (22), aumentano
l'elasticità (23) e possono promuovere la segregazione dei lipidi nei cosiddetti domini di membrana
(24). Osservazioni effettuate "in vitro" hanno suggerito che i microdomini lipidici sono sensibili a rimodellamento variando il tipo di PUFA somministrato alle cellule in coltura, con conseguente soppressione della trasduzione del segnale attraverso lo spostamento di proteine che normalmente sono localizzate in questi domini di membrana (25, 26, 27). In particolare ci sono dati che indicano come i PUFA omega- 3 siano in grado di sopprimere l'attivazione delle cellule-T attraverso lo spostamento di proteine specifiche dai "rafts" lipidici.

Patologie interessate dagli acidi grassi a lunga catena
L'interesse per gli effetti favorevoli degli acidi grassi omega-3 sulla salute umana è nato verso la fine degli anni '70 in seguito ad osservazioni effettuate sulla popolazione della Groelandia (28). Questi soggetti, nonostante la loro dieta sia ipercalorica e ricca di grassi, consumano grandi quantità di pesce e presentano un'incidenza di mortalità per cause cardiovascolari o tromboemboliche molto più bassa se paragonata a quella di altre popolazioni che hanno invece una dieta a basso consumo di pesce (29). Da queste osservazioni iniziali sono nate una
serie di ricerche per dimostrare il ruolo favorevole svolto dagli acidi grassi omega-3 sullo stato di salute e la loro azione nella prevenzione e nel trattamento di patologie cardiovascolari, oculari, renali, oncologiche, neurodegenerative, infiammatorie e la loro utilizzazione in neonatologia
(soprattutto negli immaturi).

Finalità dello studio
Lo studio ha la finalità di registrare le possibili variazioni (sia a livello ematico, antropometrico delle condizioni di vita generale), che si verificano applicando a soggetti a rischio di patologia cardiovascolare e a soggetti diabetici già in osservazione presso altri centri specializzati,
un particolare protocollo nutrizionale basato sull'impatto ormonale di carboidrati a basso indice glicemico e di una integrazione a base di acidi grassi a lunga catena omega-3. L' attenzione è stata rivolta alle patologie cardiovascolari e diabetiche, dove la presenza di massa grassa in eccesso è un fattore di rischio per le complicanze correlate. E' altrettanto noto che la compliance a
lungo termine per una dieta ipocalorica tradizionale sia scarsa anche per le oggettive difficoltà realizzative ed il senso di privazione ad essa associata.
Sulla base di questa osservazione, si e' applicata una strategia alternativa alla mera dieta ipocalorica.

Materiali e metodi
Selezione dei pazienti
Sono stati selezionati due gruppi di pazienti, uno a rischio per malattia cardiovascolare composto da cinque persone, e uno di soggetti diabetici già in osservazione presso centri specializzati; il secondo gruppo era composto da quattro soggetti.
Ad ogni paziente partecipante allo studio è stata richiesta la firma del consenso informato. I pazienti di entrambi i gruppi erano caratterizzati da un passato ricco di esperienze negative per quanto riguarda l'aspetto dieto-terapico.I partecipanti allo studio sono stati valutati nella loro composizione corporea utilizzando un metodo antropometrico che prevede la misurazione di
specifiche parti del corpo ed il calcolo della massa grassa e magra tramite delle costanti contenute in apposite tabelle. All'inizio dello studio a tutti i pazienti è stato effettuato un prelievo di sangue per l'esame dei normali dati ematochimici.
Ogni 4 settimane, i soggetti sono stati monitorati dal punto di vista nutrizionale e sottoposti ad altri accertamenti ematochimici.
Selezione della dieta
Sulla base delle misure antropometriche sono stati formulati protocolli personalizzati atti a evitare fluttuazioni di peso e scompensi metabolici. Uno degli obiettivi è stato quello di provocare la diminuzione dell'eccesso di massa grassa utilizzando alimenti a basso indice glicemico.
La dieta comprendeva proteine (di preferenza magre), carboidrati (a basso indice glicemico) e lipidi (insaturi). I macro nutrienti sono stati somministrati secondo i seguenti rapporti (40 % carboidrati, 30% proteine e 30% lipidi) e secondo tempi prestabiliti in modo da ottenere
il minor impatto sugli ormoni che "governano" direttamente l'approvvigionamento (insulina ) e il
rilascio delle scorte energetiche (glucagone) e sugli ormoni locali, gli eicosanoidi, che controllano diverse funzioni metaboliche, lo stato di infiammazione, la proliferazione cellulare, la funzionalità renale. Ai soggetti in esame è stato anche prescritto di assumere giornalmente 2.5g diLCPUFA con un rapporto EPA/DHA 2:1. La valutazione della utilizzazione metabolica degli LCPUFA omega-3 è stata verificata con un metodo che dosa il rapporto AA/EPA nel sangue messo a punto nei nostri laboratori.

Risultati
Soggetti a rischio di patologie cardiovascolari (Vedi Tabella III e figura 2)

Tabella III

Figura 2

Figura 3

Soggetti con patologie diabetiche
I fattori di rischio comuni tra soggetti a rischio di patologie cardiovascolari e pazienti diabetici sono:
......Ipertensione Arteriosa
......Ridotta tolleranza al glucosio (I.G.T.)
......Dislipidemia
......Sovrappeso inteso come obesità viscerale correlata con l'aumento della circonferenza addominale e significativamente espressa dalla percentuale di massa grassa. A questo proposito giova ricordare il particolare ruolo degli adipociti del tessuto viscerale che promuovono attivamente
la lipolisi provocando una maggior liberazione di acidi grassi liberi e di citokine con parallelo aumento dell'insulino-resistenza e della attività simpatica. Questi sono fattori che, sul piano clinico, si traducono in un incremento dei valori glicemici, pressori e del danno coronario.
Da tempo poi, peraltro, è nata l'importanza della presenza nella dieta quotidiana non solo di
alimenti a basso indice glicemico ma anche di acidi grassi polinsaturi derivati dagli acidi grassi essenziali.

Pazienti Cardiopatici
Dopo 4 settimane di trattamento abbiamo evidenziato una significativa:
.......riduzione della circonferenza addominale (espressione dell'obesità viscerale)
.......riduzione del peso corporeo
.......riduzione della percentuale di massa grassa
.......riduzione rapporto AA/EPA
.......riduzione colesterolo totale
.......riduzione trigliceridi
Si e' osservata anche una tendenza alla riduzione delle LDL ad un aumento delle HDL, pur supportato al breve periodo preso in considerazione. Non significative variazioni dei valori dell'urea.

Pazienti Cardiopatici
Dopo 4 settimane di trattamento abbiamo evidenziato una significativa:
......riduzione della circonferenza addominale (espressione dell'obesità viscerale)
......riduzione del peso corporeo
......riduzione della percentuale di massa grassa
......riduzione rapporto AA/EPA
......riduzione colesterolo totale
......riduzione trigliceridi
Si e' osservata anche una tendenza alla riduzione delle LDL ad un aumento delle HDL, pur supportato al breve periodo preso in considerazione.
Non significative variazioni dei valori dell'urea.

Pazienti con diabete Mellito tipo II e/o Intolleranza glucidica (IGT)
In questo gruppo di pazienti è stata presa in considerazione anche l'emoglobina glicosilata (HbA1c)
parametro che "fotografa" l'equilibrio glucametabolico del paziente: è ben noto che il danno vascolare microangiopatico è maggiore nei pazienti diabetici ove si realizza uno squilibrio metabolico o un insufficiente equilibrio metabolico.
Dopo 4 settimane di trattamento abbiamo osservato una significativa:
......riduzione della circonferenza addominale (espressione dell'obesità viscerale)
......riduzione del peso corporeo
......riduzione della percentuale di massa grassa
......riduzione rapporto AA/EPA
......riduzione HbA1c

Tabella IV



Discussione e conclusioni
La numerosità del campione non consente di arrivare a conclusioni definitive, anche per i vari problemi che si sono verificati nel corso dello studio (vedi note alle tabelle III e IV). Sembra comunque lecito affermare che in entrambi i gruppi si sia verificata una significativa diminuzione
della massa grassa e una perdita di peso in concomitanza con la caduta del rapporto AA/EPA.
I dati, in accordo con quanto da noi precedentemente osservato in soggetti sani (30) starebbero ad indicare un sinergismo tra la modifica del piano alimentare e l'assunzione dell'integratore.
Per quanto riguarda i parametri ematochimici, abbiamo selezionato da riportare quelli da
noi considerati più attinenti alle due patologie prese in considerazione.
E' da sottolineare nel gruppo dei pazienti a rischio di malattie cardiovascolari non tanto la diminuzione dei trigliceridi, effetto già ampiamente provato quando la dieta viene integrata con i LCPUFA ?3, quanto l'aumento, che rasenta la significatività, delle HDL. Non destano meraviglia al contrario le piccole variazioni, complessivamente con tendenza alla diminuzione della colesterolemia, probabilmente dovute ad un più consono regime alimentare.
E' noto infatti che i LCPUFA? 3 non influenzano in modo significativo il metabolismo del colesterolo.
Nei soggetti diabetici è da sottolineare soprattutto la significativa diminuzione dell'emoglobina glicata. Anche per questo parametro non si può escludere un sinergismo tra dieta e integratore, sembra di poter attribuire una maggior importanza a quest'ultimo (vedasi ad esempio il
soggetto 02D in cui si osserva la maggiore diminuzione dell'emoglobina glicata sia del rapporto
AA/EPA). In conclusione questostudio, assolutamente preliminare, sembra indicare che la dieta praticata (con un minore apporto di glucidi per di più a basso indice glicemico) possa risultare più vantaggiosa nel ridurre i fattori di rischio delle due patologie prese in osservazione, quando è associata ad un integratore ad hoc contenente il 75% di EPA+DHA con un rapporto di 2:1
con un dosaggio di 2,5 gr/die.
Si ritiene quindi che, pur in presenza dei succitati limiti, lo studio in oggetto, alla luce della disamina dei dati acquisiti e dei positivi risultati ottenuti ed evidenziati, sia da tenere in considerazione per le sue potenzialità terapeutiche e di prevenzione.


P. Spaggiari, M. Orlandi, A. Alamo
Deputy Head of Unit - Dg Enterprise: Pharmaceutical
products; legislation and marketing authorisations
- European Commission.
D.Morandi
External experimenter of the observational study
B. Berra, A.M. Rizzo,
G. Montorfano, L. Adorni

University of Milan, Faculty of Pharmacy

 

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