Un musicista che merita di essere riscoperto in un secolo dove i musicologi cercano freneticamente nomi sconosciuti del ‘700.
Spesse volte si dimentica nell'articolata e ricca storia della musica Christoph Willibald Gluck, un grande personaggio che riuscì a riformare il melodramma in un momento nel quale il "teatro in musica" conosceva un periodo di grave crisi. Il musicista, nato a Erasbach nel 1714 e morto a Vienna nel 1787, ricoprì il ruolo di "musico da camera" presso il principe G. Lobkowitz a Vienna, componendo vari brani, però non ancora legati alla filosofia riformistica che sarebbe apparsa soltanto con "l'Orfeo ed Euridice". Il suo stile, proiettato verso il futuro e permeato da una profonda volontà di rinnovare lo spettacolo lirico, lo portò a realizzare delle modifiche sostanziali quali la sinfonia d'introduzione che introduce l'atmosfera dell'azione e della trama, senza trascurare un irrigidimento del compositore nei confronti dei cantanti non offrendo l'opportunità all'interprete di cantare liberamente la propria parte per mettere in evidenza il virtuosismo, a volte inutile. Scompare la differenza fra il recitativo e l'aria riportando queste due forme a un'unica parte musicale delegata alla parola. Nel settore discografico la sua presenza è piuttosto massiccia e per quanto riguarda l'Orfeo si può ricordare una bellissima registrazione della RCA (ZL 30878 EX) interpretata da un "casr" vocale non famoso, ma ricco di una musicalità che rende giustizia alla genialità di Gluck. La direzione è affidata a Leppard alla testa della Glyndebourne Chor e dalla Philarmonica Orchestra di Londra.
“Suite du Divertissements”: un’interpretazione lucida, forse eccessivamente lenta negli stacchi, ma che riporta l’ascoltatore nelle atmosferespettacolari del settecento più vivo e polemico |
Comunque il musicista è ricordato anche per l'"Alceste"che ha in sé tutti gli elementi innovativi presenti nell'Orfeo e perfezionati nell'ultimo lavoro teatrale. Nel settore discografico si può citare la registrazione effettuata dall'Orfeo (L'Orfeo International, Music Munchen) in compact (C027 823) unica testimonianza positiva, data la interpretazione rigorosamente filologica effettuata da Serge Baudo alla testa del Coro e orchestra della Bayer di Monaco. Al di là dell'apporto personale di Gluck, bisogna ricordare la polemica con il Piccinni che divenne un "caso" entrato nella storia. Del resto la storia musicale ha sempre progredito attraverso le lotte, le "querelles" che hanno avuto il pregio di migliorare le tecniche e le strutture compositive. Anche un clamoroso insuccesso, dovuto alla brutta rappresentazione dell'Echo e Narcisse del 1779 gli offrì l'opportunità di maturare nel suo stile e sulle sue idee. Stranamente l'opera non è presente nel settore discografico, forse per dimenticare un momento difficile della sua vita chissà! Altro capolavoro che viene ricordato ogni qualvolta si pronuncia il suo nome è L'Ifigenia in Aulide (1774) che rinnega il principio dell'opera
settecentesca convenzionale, valida e intercambiabile per ogni trama. L'Ifigenia di Aulide è presente discograficamente in una veste incompleta e l'unico documento degno di nota riguarda la "Suite du Divertissements" incisa della CHR (Christophorus Verlag Freiburg DC GL V 773978) e diretta da Corazolla con la Kammer orchester Koln. Un'interpretazione lucida, forse eccessivamente lenta negli stacchi, ma che riporta l'ascoltatore nelle atmosfere spettacolari del settecento più vivo e polemico. Anche il balletto fu una parte della sua produzione sviluppata in modo articolato e il balletto: "Reigm Seliger Geister" per flauto e orchestra è stato inciso da molte orchestre, fra le quali spicca per musicalità e e colore la registrazione del flautista Galway diretto da Gerhardt alla testa della National Philarmonik Orchestra London (RCA VL 70025 SF) il virtuosismo di Galway si diluisce con gusto nello stile settecentesco offrendo all'ascoltatore un prodotto di grande professionalità. Ritornando brevemente al personaggio dobbiamo riscontrare che per molti anni la sua innovazione non ebbe un grande seguito, ma fortunatamente con Spontini, Cherubini e Berlioz la sua politica ritornò in auge ripresa attualmente dalla bacchetta di Muti che ha rinnovato l'interesse verso un musicista che merita di essere riscoperto in un secolo dove i musicologi cercano freneticamente nomi sconosciuti del Settecento.
Adriano
Bassi