Il
drammaturco spagnolo del XX secolo, è considerato
oramai uno dei maestri riconosciuti della letteratura
ispanica per la sua fantasia tra gioco e poesia.
Contemporaneamente alle cupe tragedie
simboliche di García Lorca e a quelle mistico-filosofiche
di Miguel de Unamuno, il dramma in lingua spagnola
ebbe la sua migliore espressione in Alejandro Rodríguez
Álvarez, che scelse lo pseudonimo artistico
di Casona. Anche lui fece parte della cosiddetta "generazione
del 1898", quando la letteratura spagnola entrò
in una fase di straordinaria creatività e di
profonda trasformazione delle tecniche e dello stile.
In generale fu comune a questi autori la capacità
di osservare criticamente e mettere in discussione
le realtà, la consapevolezza della necessità
di liberalizzare e modernizzare il paese e una conoscenza
e un amore profondi per la cultura spagnola della
tradizione popolare. Alejandro Casona nacque nel 1903
a Besullo, un villaggio delle Asturie. Viveva in un
paesino di pastori, fabbri e contadini. Da piccolo
la fantasia del drammaturgo venne colpita dal lavoro
del nonno, che faceva il fabbro. Addirittura affermò
da adulto che, se non avesse fatto lo scrittore, avrebbe
dedicato tutta la propria vita a forgiare il metallo
come il nonno. In questo periodo, a tenera età,
ascoltando la trasmissione orale dei cantastorie,
Casona iniziò ad imparare dalla gente di Besullo
antichi racconti. I contadini e i pastori, alla fine
della giornata, dopo
essere
tornati a casa dal lavoro, si mettevano a raccontare
ai bambini fiabe tramandate per generazioni, che si
rifacevano a quelle del Rinascimento. La famiglia
di Alejandro era di umili origini e lui non poteva
permettersi di avere giochi costosi. Allora con i
compagni si divertiva, quasi fosse Peter Pan o un
coniglio nella sua tana, a nascondersi in un enorme
albero di castagno tutto cavo. Nella sua fantasia
di fanciullino il grande albero ogni giorno si trasformava:
ora era un castello, ora un veliero, ora un palazzo.
Fu questa la sua formazione attorno alle visioni del
fantastico, che influenzarono il drammaturgo, autore
di opere fondate principalmente su elementi fiabeschi,
poetici e paradossali. Probabilmente se Casona fosse
cresciuto in una città, non avrebbe potuto
sviluppare tale dote naturale di trasformare la realtà
attraverso metafore di natura fantastica. Naturalmente
quando Alejandro era piccolo le credenze popolari
animavano i racconti e i suoi giochi, mentre si scontravano
principesse e personaggi buoni contro streghe ed elementi
maligni. Soprattutto le streghe lo affascinavano per
le loro arti e conoscenze. A quei tempi venivano indicate
come streghe quelle donne che sapevano bene usare
le erbe, pronunciando strane parole, che i bimbi e
la gente comune credevano fossero magiche. Perciò
avevano paura e il massimo rispetto di queste donne
dei boschi. In realtà queste "streghe"
curavano le malattie, erano utili soprattutto per
consigliare nei momenti di difficoltà. Spesso
i bambini, avendo paura, tiravano pietre contro le
streghe come facevano coi cosiddetti matti e coi cani.
In ogni caso la religione impediva che queste donne
venissero sotterrate in un camposanto. Per questo
spesso erano sepolte sotto un albero, nel mezzo del
bosco. Casona studiò a Gijón per due
anni. Per lui la città fu una scoperta sensazionale:
la vita urbana, il traffico e il mare. Gli rimase
impresso vedere la gente che saliva sulle navi per
andare in America a far fortuna. Pensava che anche
lui un giorno sarebbe partito per fare questo viaggio.
Quando lo scrittore fu costretto ad andare per l'America,
trovò suoi compaesani di Besullo un po' dovunque:
a Cuba, in Messico e in Argentina. I genitori di Casona
erano entrambi insegnanti, ma in Spagna allora venivano
pagati pochissimo e quindi passavano una vita assai
modesta.
Per giunta non potevano insegnare nello stesso luogo
e vivevano lontano l'uno dall'altra, come fossero
divorziati. Le materie che più affascinavano
il giovane Alejandro erano la storia, la geografia
e la letteratura. Il libro che lo affascinò
maggiormente fu La vita è sogno di Calderon
de la Barca, una delle prime edizioni a stampa. Era
di suo padre, che lo conservava come un tesoro, con
la paura che il figlio potesse rovinarlo. La prima
volta che andò a teatro rimase talmente impressionato
che non riuscì a dormire tutta la notte. Aveva
scoperto qualcosa di incredibile, un mondo meraviglioso
e straordinario, che non era paragonabile a nessun
altra cosa, neppure alla lettura di un libro. Visse
a Levante dai quindici ai vent'anni. Qui c'era il
vecchio teatro Romea, dove nel 1917 era stato aperto
il conservatorio di musica e la scuola di recitazione.
Un suo amico lo convinse a studiare teatro. All'inizio
come attore. In quegli anni non pensava di diventare
drammaturgo, comunque cercava di scrivere brevi commedie,
i suoi primi tentativi di autore teatrale. Subito
capì comunque di non essere predisposto a fare
l'interprete, semmai di essere in grado di dirigere
gli attori e di trasmettere loro i movimenti in scena.
La vocazione all'insegnamento della sua famiglia lo
portò a fare il professore di scuola. Cronologicamente
la prima pubblicazione di Casona fu “L'impresa
dell' Ave Maria”, un testo storico e poetico
apparso sulla rivista Polytechnicum, di Murcia.
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Citazioni A. Casona |
- Nel vero amore nessuno comanda; ubbidiscono
tutti e due.
- Piangere, si; però piangere in piedi,
lavorando; è meglio seminare un nuovo raccolto
che piangere per quello che è perso.
- Se sei felice, nasconditi. Non si può
andare pieno di gioielli in un rione di mendicanti.
Non si può passeggiare (portare a passeggio)
una felicità come la tua in un mondo di
disgraziati.
- Ci sono alcuni che sembrano mancini di ambedue
mani.
- Lei non ha bisogno di te. Ha il tuo ricordo,
che vale più di te.
- Non c'è niente di serio che non possa
dirsi con un sorriso.
- Non è più forte la ragione se
la dici gridando. |
Iniziò allora a scrivere pièce teatrali
come Di nuovo il diavolo, finalista al concorso per
giovani autori nel 1928. Destinato lo stesso anno
a Valle de Arán in qualità di docente
dal Ministero della pubblica istruzione, in ottobre
si sposò con Rosalía Martín.
In questa regione pirenaica Alejandro rimase tre anni,
durante i quali scrisse i drammi La sirena arenata
e Il delitto di Lord Arturo. Quest'ultima fu la prima
delle sue opere teatrali rappresentata in pubblico,
nel 1929 a Saragozza. L'anno seguente, nel 1930, nacque
la figlia Marta. Il medesimo anno pubblicò
la silloge poetica intitolata Il flauto del rospo.
Durante il periodo repubblicano Casona fu nominato
direttore del Teatro ambulante o Teatro del Pueblo.
Nel 1932 ottenne il Premio nazionale di Letteratura
con Fiore di leggende. Senza dubbio il 1934 fu un
anno chiave nella vita di Alejandro Casona: la pièce
La sirena arenata, che aveva ottenuto il premio "Lope
de Vega", venne rappresentata a Madrid con un
successo straordinario dalla compagnia Xirgu-Borrás.
L'esito favorevole riscosso non solo dal pubblico
ma anche dalla critica lo portò a mettere in
scena subito altre opere quali Il mistero del "María
Celeste", Di nuovo il diavolo, Nostra Natacha.
Dopo la guerra civile e l'avvento al potere di Franco,
Casona scelse l'esilio in America latina. A partire
dal 1939 si stabilì a Buenos Aires. Qui iniziò
a lavorare instancabilmente per la radio, cinema,
giornali, riviste, scrivendo sempre per il teatro
pièce come Proibito suicidarsi a primavera,
che aveva composto nel 1937, “La dama dell'
alba” (1944), “Gli alberi muoiono in piedi”
('49) e anche libretti d'opera. Nel 1962, dopo venticinque
anni di silenzio, le sue opere teatrali tornarono
ad essere rappresentate in Spagna. La prima pièce
fu “La dama dell' alba”, che venne accolta
con un trionfo unanime. Nel 1964 scrisse e fece rappresentare
“Il cavaliere dagli speroni d'oro”, prima
opera dopo l'esilio scritta in patria e ambientata
in una Spagna contemporanea. Ormai Alejandro Casona
era già un classico del teatro del XX secolo,
uno dei maestri riconosciuti della letteratura in
lingua ispanica. Continuò a collaborare pure
con gli artisti argentini tanto che, proprio nel 1964,
un anno prima della morte, avvenuta il 17 settembre
1965, scrisse il libretto del Don Rodrigo su musiche
di Alberto Ginastera. L'opera, in tre atti e nove
scene, venne allestita per la prima volta al Teatro
Colón di Buenos Aires. L'azione è ambientata
nel secolo VIII, subito prima dell'invasione araba
della Spagna. Durante il primo atto si parla dell'antico
regno di Spagna, che è finalmente riunificato
dal giovane Rodrigo, il quale entra trionfalmente
a Toledo, dove è incoronato re. Florinda prega
il padre Don Julian, fedele governatore delle provincie
africane, di permetterle di rimanere in Spagna. Don
Rodrigo promette all'amico di proteggerla come fosse
sua figlia. Divenuto sovrano, il focoso giovane vìola
con imprudenza il cofanetto che custodisce un segreto
atavico: apprende così una profezia che egli
sarà l'ultimo re, e che la libertà della
Spagna avrà termine. Nell'atto secondo la bella
Florinda viene sorpresa da Rodrigo mentre si bagna
nuda con le ancelle: colto da un accesso di passione
irragionevole, nella notte il re violenta la fanciulla.
Florinda scrive al padre invocando vendetta. Infine,
nel terzo atto, Don Julian, finora baluardo del regno
contro gli arabi, è accecato dall'ira, e volge
le sue forze con impeto selvaggio contro la Spagna,
mettendo in rotta l'esercito di Rodrigo con un'immane
carneficina. Ferito e disperato, Rodrigo erra per
plaghe desolate, pentito del male arrecato alla nazione
a causa della sua proterva arroganza. Ma Florinda
finalmente lo ritrova, per offrirgli il suo amore
nella disgrazia e per incitarlo a far rinascere la
Spagna. Anche nella scrittura di un libretto d'opera
Casona riesce a privilegiare gli elementi fantastici
su quelli storici: non c'è ironia nella scrittura
del Don Rodrigo , nemmeno quando Florinda canta una
canzone gitana o quando nel finale le campane benedicono
la fiammella di speranza accesa nel cuore dei due
giovani. Lo schema drammaturgico è da melodramma
del grande Ottocento: i cori esultano per Rodrigo
vincitore, la figura di Florinda possiede tratti che
assomigliano a caratteri verdiani.
Franco Manzoni