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Carlo Porta e i Promessi Sposi
Franco Manzoni

Il drammaturco spagnolo del XX secolo, è considerato oramai uno dei maestri riconosciuti della letteratura ispanica per la sua fantasia tra gioco e poesia.

Contemporaneamente alle cupe tragedie simboliche di García Lorca e a quelle mistico-filosofiche di Miguel de Unamuno, il dramma in lingua spagnola ebbe la sua migliore espressione in Alejandro Rodríguez Álvarez, che scelse lo pseudonimo artistico di Casona. Anche lui fece parte della cosiddetta "generazione del 1898", quando la letteratura spagnola entrò in una fase di straordinaria creatività e di profonda trasformazione delle tecniche e dello stile. In generale fu comune a questi autori la capacità di osservare criticamente e mettere in discussione le realtà, la consapevolezza della necessità di liberalizzare e modernizzare il paese e una conoscenza e un amore profondi per la cultura spagnola della tradizione popolare. Alejandro Casona nacque nel 1903 a Besullo, un villaggio delle Asturie. Viveva in un paesino di pastori, fabbri e contadini. Da piccolo la fantasia del drammaturgo venne colpita dal lavoro del nonno, che faceva il fabbro. Addirittura affermò da adulto che, se non avesse fatto lo scrittore, avrebbe dedicato tutta la propria vita a forgiare il metallo come il nonno. In questo periodo, a tenera età, ascoltando la trasmissione orale dei cantastorie, Casona iniziò ad imparare dalla gente di Besullo antichi racconti. I contadini e i pastori, alla fine della giornata, dopo essere tornati a casa dal lavoro, si mettevano a raccontare ai bambini fiabe tramandate per generazioni, che si rifacevano a quelle del Rinascimento. La famiglia di Alejandro era di umili origini e lui non poteva permettersi di avere giochi costosi. Allora con i compagni si divertiva, quasi fosse Peter Pan o un coniglio nella sua tana, a nascondersi in un enorme albero di castagno tutto cavo. Nella sua fantasia di fanciullino il grande albero ogni giorno si trasformava: ora era un castello, ora un veliero, ora un palazzo. Fu questa la sua formazione attorno alle visioni del fantastico, che influenzarono il drammaturgo, autore di opere fondate principalmente su elementi fiabeschi, poetici e paradossali. Probabilmente se Casona fosse cresciuto in una città, non avrebbe potuto sviluppare tale dote naturale di trasformare la realtà attraverso metafore di natura fantastica. Naturalmente quando Alejandro era piccolo le credenze popolari animavano i racconti e i suoi giochi, mentre si scontravano principesse e personaggi buoni contro streghe ed elementi maligni. Soprattutto le streghe lo affascinavano per le loro arti e conoscenze. A quei tempi venivano indicate come streghe quelle donne che sapevano bene usare le erbe, pronunciando strane parole, che i bimbi e la gente comune credevano fossero magiche. Perciò avevano paura e il massimo rispetto di queste donne dei boschi. In realtà queste "streghe" curavano le malattie, erano utili soprattutto per consigliare nei momenti di difficoltà. Spesso i bambini, avendo paura, tiravano pietre contro le streghe come facevano coi cosiddetti matti e coi cani. In ogni caso la religione impediva che queste donne venissero sotterrate in un camposanto. Per questo spesso erano sepolte sotto un albero, nel mezzo del bosco. Casona studiò a Gijón per due anni. Per lui la città fu una scoperta sensazionale: la vita urbana, il traffico e il mare. Gli rimase impresso vedere la gente che saliva sulle navi per andare in America a far fortuna. Pensava che anche lui un giorno sarebbe partito per fare questo viaggio. Quando lo scrittore fu costretto ad andare per l'America, trovò suoi compaesani di Besullo un po' dovunque: a Cuba, in Messico e in Argentina. I genitori di Casona erano entrambi insegnanti, ma in Spagna allora venivano pagati pochissimo e quindi passavano una vita assai modesta.
Per giunta non potevano insegnare nello stesso luogo e vivevano lontano l'uno dall'altra, come fossero divorziati. Le materie che più affascinavano il giovane Alejandro erano la storia, la geografia e la letteratura. Il libro che lo affascinò maggiormente fu La vita è sogno di Calderon de la Barca, una delle prime edizioni a stampa. Era di suo padre, che lo conservava come un tesoro, con la paura che il figlio potesse rovinarlo. La prima volta che andò a teatro rimase talmente impressionato che non riuscì a dormire tutta la notte. Aveva scoperto qualcosa di incredibile, un mondo meraviglioso e straordinario, che non era paragonabile a nessun altra cosa, neppure alla lettura di un libro. Visse a Levante dai quindici ai vent'anni. Qui c'era il vecchio teatro Romea, dove nel 1917 era stato aperto il conservatorio di musica e la scuola di recitazione. Un suo amico lo convinse a studiare teatro. All'inizio come attore. In quegli anni non pensava di diventare drammaturgo, comunque cercava di scrivere brevi commedie, i suoi primi tentativi di autore teatrale. Subito capì comunque di non essere predisposto a fare l'interprete, semmai di essere in grado di dirigere gli attori e di trasmettere loro i movimenti in scena. La vocazione all'insegnamento della sua famiglia lo portò a fare il professore di scuola. Cronologicamente la prima pubblicazione di Casona fu “L'impresa dell' Ave Maria”, un testo storico e poetico apparso sulla rivista Polytechnicum, di Murcia.

Citazioni A. Casona
- Nel vero amore nessuno comanda; ubbidiscono tutti e due.
- Piangere, si; però piangere in piedi, lavorando; è meglio seminare un nuovo raccolto che piangere per quello che è perso.
- Se sei felice, nasconditi. Non si può andare pieno di gioielli in un rione di mendicanti. Non si può passeggiare (portare a passeggio) una felicità come la tua in un mondo di disgraziati.
- Ci sono alcuni che sembrano mancini di ambedue mani.
- Lei non ha bisogno di te. Ha il tuo ricordo, che vale più di te.
- Non c'è niente di serio che non possa dirsi con un sorriso.
- Non è più forte la ragione se la dici gridando.


Iniziò allora a scrivere pièce teatrali come Di nuovo il diavolo, finalista al concorso per giovani autori nel 1928. Destinato lo stesso anno a Valle de Arán in qualità di docente dal Ministero della pubblica istruzione, in ottobre si sposò con Rosalía Martín. In questa regione pirenaica Alejandro rimase tre anni, durante i quali scrisse i drammi La sirena arenata e Il delitto di Lord Arturo. Quest'ultima fu la prima delle sue opere teatrali rappresentata in pubblico, nel 1929 a Saragozza. L'anno seguente, nel 1930, nacque la figlia Marta. Il medesimo anno pubblicò la silloge poetica intitolata Il flauto del rospo. Durante il periodo repubblicano Casona fu nominato direttore del Teatro ambulante o Teatro del Pueblo. Nel 1932 ottenne il Premio nazionale di Letteratura con Fiore di leggende. Senza dubbio il 1934 fu un anno chiave nella vita di Alejandro Casona: la pièce La sirena arenata, che aveva ottenuto il premio "Lope de Vega", venne rappresentata a Madrid con un successo straordinario dalla compagnia Xirgu-Borrás. L'esito favorevole riscosso non solo dal pubblico ma anche dalla critica lo portò a mettere in scena subito altre opere quali Il mistero del "María Celeste", Di nuovo il diavolo, Nostra Natacha. Dopo la guerra civile e l'avvento al potere di Franco, Casona scelse l'esilio in America latina. A partire dal 1939 si stabilì a Buenos Aires. Qui iniziò a lavorare instancabilmente per la radio, cinema, giornali, riviste, scrivendo sempre per il teatro pièce come Proibito suicidarsi a primavera, che aveva composto nel 1937, “La dama dell' alba” (1944), “Gli alberi muoiono in piedi” ('49) e anche libretti d'opera. Nel 1962, dopo venticinque anni di silenzio, le sue opere teatrali tornarono ad essere rappresentate in Spagna. La prima pièce fu “La dama dell' alba”, che venne accolta con un trionfo unanime. Nel 1964 scrisse e fece rappresentare “Il cavaliere dagli speroni d'oro”, prima opera dopo l'esilio scritta in patria e ambientata in una Spagna contemporanea. Ormai Alejandro Casona era già un classico del teatro del XX secolo, uno dei maestri riconosciuti della letteratura in lingua ispanica. Continuò a collaborare pure con gli artisti argentini tanto che, proprio nel 1964, un anno prima della morte, avvenuta il 17 settembre 1965, scrisse il libretto del Don Rodrigo su musiche di Alberto Ginastera. L'opera, in tre atti e nove scene, venne allestita per la prima volta al Teatro Colón di Buenos Aires. L'azione è ambientata nel secolo VIII, subito prima dell'invasione araba della Spagna. Durante il primo atto si parla dell'antico regno di Spagna, che è finalmente riunificato dal giovane Rodrigo, il quale entra trionfalmente a Toledo, dove è incoronato re. Florinda prega il padre Don Julian, fedele governatore delle provincie africane, di permetterle di rimanere in Spagna. Don Rodrigo promette all'amico di proteggerla come fosse sua figlia. Divenuto sovrano, il focoso giovane vìola con imprudenza il cofanetto che custodisce un segreto atavico: apprende così una profezia che egli sarà l'ultimo re, e che la libertà della Spagna avrà termine. Nell'atto secondo la bella Florinda viene sorpresa da Rodrigo mentre si bagna nuda con le ancelle: colto da un accesso di passione irragionevole, nella notte il re violenta la fanciulla. Florinda scrive al padre invocando vendetta. Infine, nel terzo atto, Don Julian, finora baluardo del regno contro gli arabi, è accecato dall'ira, e volge le sue forze con impeto selvaggio contro la Spagna, mettendo in rotta l'esercito di Rodrigo con un'immane carneficina. Ferito e disperato, Rodrigo erra per plaghe desolate, pentito del male arrecato alla nazione a causa della sua proterva arroganza. Ma Florinda finalmente lo ritrova, per offrirgli il suo amore nella disgrazia e per incitarlo a far rinascere la Spagna. Anche nella scrittura di un libretto d'opera Casona riesce a privilegiare gli elementi fantastici su quelli storici: non c'è ironia nella scrittura del Don Rodrigo , nemmeno quando Florinda canta una canzone gitana o quando nel finale le campane benedicono la fiammella di speranza accesa nel cuore dei due giovani. Lo schema drammaturgico è da melodramma del grande Ottocento: i cori esultano per Rodrigo vincitore, la figura di Florinda possiede tratti che assomigliano a caratteri verdiani.



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