Abstract
La Neoplasie Peritoneali si sviluppano frequentemente
nella storia naturale di molti tumori rappresentando
uno dei maggiori problemi di gestione oncologica.
I rari tumori primitivi del peritoneo di cui i Mesoteliomi
Peritoneali sono i più frequenti così
come le Carcinosi Peritoneali sono spesso associati
a gravi problemi clinici per il paziente. Considerati
in passato delle condizioni terminali, le Neoplasie
del Peritoneo sono state trattate nelle ultime due
decadi quali malattie curabili. L'introduzione nella
pratica clinica da parte di Sugarbaker della Citoriduzione
Chirurgica/Peritonectomia nel trattamento delle neoplasie
peritoneali e la diffusione della metodica nell'ambito
della comunità scientifica ha drasticamente
cambiato la storia naturale di tali patologie. Un'altra
metodica che ha dimostrato un importante impatto nel
controllo delle neoplasie peritoneali è la
Chemio Ipertermia Intra Peritoneale. E' certamente
una delle aree di ricerca che in atto suscita particolare
interesse nell'ambito della comunità scientifica
sia per l'impatto sulla sopravvivenza che sulla qualità
di vita dei pazienti trattati con un modesto costo
in termini di morbilità e mortalità.
L'obiettivo di questo lavoro è quello di illustrare
il razionale, le tecniche ed i risultati dell'approccio
multimodale alle Neoplasie Peritoneali mediante la
Citoriduzione Chirurgica/Peritonectomia associata
alla Chemio Ipertermia Intra Peritoneale.
Premessa
La Carcinosi Peritoneale (CP) è un evento prognosticamente
sfavorevole che caratterizza in particolare l'evoluzione
delle neoplasie degli organi a sede addomino-pelvica
potendo in misura minore presentarsi quale stadio
terminale di neoplasie extra-addominali ( 1,2 ,3 ).
Il concetto che ad una diagnosi di CP si associ una
prognosi severa per il paziente è ampiamente
diffuso nell'ambito della comunità scientifica.
L'indicazione stessa di un trattamento chirurgico
di un tumore primitivo gastrointestinale è
fortemente influenzata dalla presenza di CP. Ciò
perché, per lungo tempo la CP è stata
considerata una patologia non suscettibile di un trattamento
curativo ed in particolare di un intervento chirurgico.
Le motivazioni sono varie. Il peritoneo non è
infatti considerato un organo, ma semplicemente un
foglietto che riveste la cavità addominale
e gli organi che vi sono alloggiati; eppure ha una
struttura istologica, una vascolarizzazione, una disposizione
e soprattutto una funzione. Parimenti al fegato ed
al polmone, è soggetto a metastatizzazione
da parte di molti tumori ed in particolare quelli
originati dagli organi contenuti nella cavità
addominale. Come qualunque altro organo inoltre, può
essere sede di un tumore primitivo,anche se raro,
definito Mesotelioma Peritoneale e di altri tumori
più rari di origine non mesoteliale. La sua
disposizione è complessa; i suoi 7.600 cm2
si distribuiscono infatti con una disposizione complessa
tale da consentire rapporti con tutte le strutture
che sono contenute o transitano nell'addome; tale
disposizione tuttavia rende complessa anche la distribuzione
di una neoplasia peritoneale, primitiva o secondaria,
che andrà inevitabilmente a seguire l'anatomia
del peritoneo. L'evoluzione delle tecniche chirurgiche
e la disponibilità di presidi terapeutici innovativi
in ambito chirurgico ed anestesiologico hanno consentito
di applicare un trattamento chirurgico anche al peritoneo.
La CP è stata ed in gran parte è tuttora
trattata mediante Chemioterapia (CT) sistemica eventualmente
associata ad interventi di debulking chirurgico con
l'obiettivo di ridurre la massa e migliorare la sintomatologia.
Nel 2000, è stato pubblicato un articolato
lavoro riguardante uno studio prospettico multicentrico
sulla CP (EVOCAPE 1) (4) che ha coinvolto 9 centri
universitari ed ospedalieri francesi, con un reclutamento
nel '95-'97. Lo studio ha arruolato 125 pazienti con
CP da carcinoma gastrico, 118 da carcinoma del colon,
58 da carcinoma del pancreas variamente distribuiti
per stadio (0= no macroscopica evidenza, I < 5mm
localizzato, II < 5mm diffuso, III 5-20mm, IV >
20mm) e sottoposti ad interventi palliativi e/CT.
La sopravvivenza mediana è stata fortemente
influenzata dal tipo istologico del tumore primitivo
essendo di 3.1, 5.2, 2.1 mesi rispettivamente per
carcinoma dello stomaco, del colon e del pancreas.
Se consideriamo il sottogruppo dei 118 pazienti con
CP da carcinoma colorettale, il 60% della casistica
presentava noduli di diametro <2cm; tuttavia quando
trattati senza intento curativo hanno evidenziato
una sopravvivenza limitata.Queste considerazioni note
da tempo e confermate in questo recente lavoro, hanno
indotto molti ricercatori a sviluppare studi mediante
l'utilizzo di metodiche innovative per il trattamento
della CP. Un trattamento che ha sicuramente contribuito
al miglioramento della sopravvivenza dei pazienti
affetti da CP consiste nella strategia terapeutica
locoregionale.
Principi della metodologia
Approccio locoregionale delle malattie neoplastiche
del peritoneo
L'approccio innovativo mediante la combinazione tra
la chirurgia citoriduttiva (CCR) e la chemioipertermia
intraperitoneale (CIIP), trova il suo razionale nella
caratteristica storia naturale della CP. Nel carcinoma
ovarico ed in una elevata percentuale di carcinoma
del colon, la malattia rimane confinata all'addome
per gran parte della sua storia naturale, conferendone
una caratteristica evoluzione loco-regionale. Questa
è la caratteristica biologica che ha consentito
l'opportunità di un approccio selettivo, quale
il trattamento chemioterapico intraperitoneale. L'elevata
concentrazione di farmaco ottenibile mediante un trattamento
locoregionale, consente infatti di superare la resistenza
intrinseca od acquisita nei confronti del farmaco
e simultaneamente ridurre gli effetti collaterali
sistemici.
Il razionale della CIIP
Il concetto fondamentale di un trattamento intraperitoneale
è rappresentato dalla tendenza di alcuni farmaci
a concentrarsi a livello del peritoneo attraversandolo
solo gradualmente. Tale probabilità dipende
da molteplici fattori, tra cui la supposta presenza
di una barriera Plasmatico-Peritoneale. Tale ipotesi
è basata su diversi studi che confermano l'esistenza
di un gradiente plasmatico-peritoneale. La barriera
è rappresentata dal tessuto sottomesoteliale
e dalla membrana basale dei capillari, che limitano
il riassorbimento di farmaci idrofili o ad elevato
peso molecolare come la mitomicina C, il cisplatino
e la doxorubicina. È stato dimostrato che il
cisplatino ha una maggiore capacità di penetrazione
nel tessuto tumorale quando somministrato in condizioni
ipertermiche. Inoltre, a 40-42 C le cellule neoplastiche
diventano più chemiosensibili per l'aumentata
concentrazione intracellulare dei farmaci, la maggiore
attivazione, specialmente per gli agenti alchilanti,la
diminuita capacità di riparo dei danni al DNA.
Questi eventi sono più intensi nelle cellule
tumorali ovariche cisplatino-resistente che nelle
cellule cisplatino-sensibili (5).
La formazione di addotti platino-DNA dopo esposizione
al cisplatino è aumentata e la sua rimozione
ridotta in condizioni ipertermiche, con un conseguente
relativo effetto letale sulle cellule.
Analogo comportamento in condizioni di ipertermia
è tipico di altri farmaci e come la Doxorubicina
e la Mitomicina C.
Descrizione della tecnica(6)
Citoriduzione chirurgica
Il concetto di chirurgia citoriduttiva(CCR) deve essere
inteso come completa asportazione degli impianti neoplastici
con eventuali microresidui di dimensioni non superiori
a 2,5 mm (target ottimale della CIIP).
La metodica necessita di regola di manovre di peritonectomia
secondo la tecnica descritta da Sugarbaker (7)Un dispositivo
chiamato ball-tip electrosurgical handpiece mediante
uno elettrodo sferico di 2 mm viene utilizzato per
dissecare il peritoneo tumorale della parete addominale
normale. Verrà utilizzato il bisturi elettrico
ad alto voltaggio.
Fase chirurgica
La CCR viene ottenuta mediante una sequenza ordinata
di manovre ben codificate che vengono eseguite in
funzione dell'estensione della malattia (Fig.2):
uResezione del grande omento, peritonectomia parietale
destra resezione del colon destro;
uPeritonectomia del quadrante superiore sinistro e
parietale sinistra, splenectomia;
uPeritonectomia del quadrante superiore destro, resezione
della capsula Glissoniana, peritonectomia della tasca
di Morrison;
uResezione del piccolo omento, citoriduzione dell'ilo
epatico ± colecistectomia, ± resezione
parziale o totale dello stomaco
uPeritonectomia pelvica ± resezione del sigma
± isterectomia ed annessectomia bilaterale;
uAltre resezione intestinali e/o resezioni di massa
tumorale;
uAnastomosi intestinali.
Chemioipertermia intraperitoneale
Dopo la citoriduzione, 4 cannule vengono posizionate
nella cavità addominale. Due di queste verranno
utilizzate per l'infusione del liquido, rispettivamente
nella cavità sottofrenica destra e nella pelvi.
Le rimaneti due cannule verranno posizionate rispettivamente
nella cavità in sede centro addominale e superficialmente
nella pelvi per la effusione del liquido (Fig.3).
Macchina per CEC e circuito
La perfusione peritoneale prevede l'utilizzazione
di una macchina che presenti le seguenti peculiarità:
1) un sistema di pompe;
2) un termostato o scambiatore di calore;
3) sistemi integrati di controllo delle temperature,
delle pressioni e del flusso;
4) sistema di analisi dei dati mediante uno specifico
programma computerizzato con visualizzazione in tempo
reale dei parametri e loro registrazione;
5) un circuito extracorporeo (CEC). L'apparecchiatura
deve essere garantita dalla normativa C.E. Vengono
inoltre utilizzati una serie di termometri per la
valutazione costante della temperatura intraaddominale.
Molti centri attivi, in atto utilizzano l'apparecchiatura
Performer LRT (Fig. 4).

Priming
Per priming si intende il liquido di riempimento del
circuito. All'Istituto Tumori di Milano è stata
sperimentata una soluzione composta per 2/3 da soluzione
Normosol R pH 7.4 e per 1/3 da Emagel. Per quanto
riguarda il volume ottimale del priming questo deve
essere sufficientemente abbondante ai fini di garantire
una temperatura omogenea e constante, ma non eccessivo
al punto di causare una distensione addominale e termodiluzione
corporale. Pertanto, per un adeguato funzionamento
del circuito un volume di 3 a 4 litri per la tecnica
ad addome aperto e 6 litri per la tecnica ad addome
chiuso sono sufficienti (8). Nella tecnica ad addome
chiuso, la pelle della parete addominale è
temporaneamente chiusa con sutura continua e le cannule
vengono connesse al circuito ai fini di iniziare la
CIIP. Nella modalità aperta, l'addome è
coperto con uno strato di materiale plastico ed il
vapore dei farmaci sono aspirate per proteggere l'equipe
della sala operatoria. Il perfusato riscaldato contenente
i farmaci viene somministrato nella cavità
peritoneale attraverso la macchina con un flusso medio
di 600-1000 ml/min per 60/90 minuti. Al fini di ottenere
una temperatura intra-addominale di 42.5 C, è
necessario mantenere la temperatura di infusione a
44 C circa. Durante la perfusione, se la tecnica in
utilizzo è ad addome aperto, l'operatore deve
continuamente manipolare l'intestino al fini di garantire
una omogenea distribuzione di calore e chemioterapici.
Dopo la perfusione, il perfusato viene rapidamente
drenato e si procede la chiusura della parete addominale
dopo un'ispezione accurata della cavità.

Periodo post-operatorio immediato.
Nel periodo post-operatorio i pazienti sottoposti
a CCR + CIIP vengono assistiti presso l'unità
di terapia intensiva per un periodo di circa 72 ore.
I pazienti ricevono un trattamento con plasma fresco
congelato in quantità tale da mantenere adeguato
il livello serico di albumina. Al fine di prevenire
un' eventuale insufficienza renale, i pazienti vengono
adeguatamente idratati. Inoltre, sono attentamente
valutati i parametri emodinamici, di funzionalità
renale ed epatica.
Patologie bersaglio
uCP resecabile da carcinoma dell'ovaio (17,88,18)
uMesotelioma peritoneale (19,20)
uCP resecabile da carcinoma colorettale (21,22,23,24,25)
uTumori mucinosi dell'appendice condizionanti un Pseudomixoma
peritonei (26,27)
uCarcinomi dell'appendice con CP resecabile (28)
uCarcinoma dello stomaco con CP resecabile (29,30,31,32)
Elegibilità
Criteri di inclusione
uetà inferiore ai 75 anni;
uadeguata funzionalità renale, epatica e midollare;
uperformance status (ECOG) 0, 1 or 2;
uconsenso informato firmato dal paziente.
Criteri di Esclusione
uimpossibilità di un adeguato follow-up;
upresenza di altre malattie neoplastiche maligne;
uinfezione attiva o altre condizione cliniche contemporanee
che possano interferire nella capacità del
paziente di ricevere il trattamento proposto secondo
il protocollo;
umetastasi extradistrettuali;
uocclusione intestinale completa.
uinadeguata funzionalità renale, epatica o
midollare.
Stato dell'arte
Carcinoma del colon
Interessanti risultati sono stati recentemente pubblicati
da Glehen (23) riguardanti uno studio retrospettivo
condotto su 506 pazienti sottoposti a peritonectomia
e CIIP; a questo studio hanno concorso i più
importanti centri italiani. La sopravvivenza mediana
globale è stata di 19,2 mesi; i pazienti che
hanno ottenuto una citoriduzione completa, hanno avuto
una prognosi migliore con una sopravvivenza mediana
di 32,4 mesi. La completezza della citoriduzione si
è rivelata essere una variabile statisticamente
significativa (p< .001)
Infine, Verwaal- Zoetmuller e collaboratori. (25)
hanno condotto uno studio prospettico in cui 105 pazienti
affetti da CP da carcinoma colorettale sono stati
randomizzati. Il braccio sperimentale prevedeva la
CCR associata alla CIIP, seguita da chemioterapia
sistemica mentre il braccio controllo prevedeva la
terapia standard con chemioterapia sistemica (5-fluorouracile-leucovorin)
con o senza chirurgia palliativa. Il gruppo sperimentale
ha presentato un vantaggio di sopravvivenza significativo
rispetto al gruppo controllo.
Carcinoma gastrico
Recentemente sono stati pubblicati i dati di un trial
randomizzato prospettico su 248 pazienti affetti da
carcinoma gastrico, nei quali la CIIP era stata associata
alla chirurgia tradizionale; i risultati della sopravvivenza
a distanza sono stati statisticamente significativi
per le neoplasie avanzate, con sopravvivenza a 5 anni
del 49% nei pazienti sottoposti a CIIP associata a
chirurgia rispetto al 18% nei pazienti con sola chirurgia
(29).
E' quindi fortemente ipotizzabile un miglioramento
nelle incidenze delle recidive locali e delle sopravvivenze
globali nel cancro dello stomaco avanzato, associando
asportazione di organo, peritonectomia distrettuale
e chemioterapia locoregionale.
In definitiva siamo di fronte ad una rivoluzione di
pensiero: se le carcinosi peritoneali non sono più
considerate malattie sistemiche incurabili, la peritonectomia
associata a chemioterapia intraperitoneale ed ipertermia
ne rappresenta la risposta terapeutica più
razionale e moderna.
Carcinoma ovarico
Un importante studio di fase II è stato condotto
dalla SITILO su 27 pazienti con tumore epiteliale
dell'ovaio avanzato, confermato istologicamente e
sottoposte a Peritonectomia + CIIP (18). Tutte le
pazienti presentavano malattia ricorrente o progressiva
in seguito a Chirurgia di stadiazione e chemioterapia
sistemica. Le pazienti presentavano una età
media di 53 anni (30-67); il follow-up medio è
stato di 17.4 mesi (0.3-36). Dopo l'intervento di
citoriduzione e d'accordo con i criteri descritti
precedentemente, 15 (55%), 4 (15%) 3 (11%)e 5 (19%)
delle pazienti, presentavano rispettivamente una completezza
di citoriduzione CC-0, CC-1, CC-2; e CC-3. La sopravvivenza
globale (SG) a due anni per la serie globale di pazienti
è stata del 55%. La sopravvivenza libera da
malattia e la sopravvivenza libera da malattia locoregionale
per lo stesso periodo sono state del 21% e 44% rispettivamente.
Le variabili che hanno influenzato significativamente
la SG sono state la radicalità della citoriduzione,
l'estensione della carcinomatosi, l'età delle
pazienti e l'intervallo tra la diagnosi e la terapia
con CCR+CIIP. Il volume di malattia residua ha influenzato
significativamente la sopravvivenza globale (SG) (P=0.00025).
Pazienti con malattia residua microscopica o minima
(CC-0/1) hanno avuto il 77% di probabilità
di sopravivenza a due anni (mediana 20,3 mesi), mentre
tutte le pazienti con malattia residua >2.5mm (CC-2/3)
sono decedute entro 20.3 mesi (mediana 4,3 mesi).
Riguardo l'estensione della malattia, pazienti con
carcinosi P1/P2, hanno dimostrato soltanto una tendenza
ad una sopravvivenza più lunga rispetto al
gruppo P3 (SG a due anni- 63% vs 50%, P=0.09). Altro
fattore correlato con la SG è stato l'età.
Il gruppo di pazienti con età superiore a 53
anni hanno presentato 67% di SG a due anni, mentre
il gruppo con età inferiore ha avuto un andamento
prognostico più sfavorevole con una SG a due
anni del 40% (P=0.04).
Pseudomixoma Peritonei
In considerazione della rarità di incidenza
di questa patologia, non vi sono molti studi pubblicati
in letteratura ,se si escludono i cosiddetti case
report. Una delle più importanti casistiche
pubblicate, riguarda uno studio multicentrico condotto
dalla SITILO (27). Sono stati complessivamente inclusi
nello studio 70 pazienti (31 maschi e 39 femmine)
di età media di 56 anni (range: 24 a 76). Un'
ottimale citoriduzione è stata ottenuta nell'
87% dei pazienti. La morbilità post-operatoria
grado III è stata del 14%; un paziente è
deceduto 30 giorni dopo il trattamento per emorragia
e complicanze conseguenti ad una fistola duodenale.
La tossicità correlata alla CIIP è stata
del 9%. Il follow-up medio è di 28.6 mesi (range:
2-72). A 5 anni, la sopravvivenza globale è
stata del 91%, l'intervallo libero da progressione
54% ed un controllo locale della malattia è
stato ottenuto nel 69% dei pazienti.
Mesotelioma Peritoneale
La casistica più numerosa pubblicata in letteratura
scientifica e riguardante il trattamento di peritonectomia
associato a chemio-ipertermia-intra-peritoneale riguarda
un lavoro multicentrico condotto dalla SITILO: 61
pazienti (31M, 30F) di età compresa tra 24-72
anni (media: 51) affetti da MP, sono stati sottoposti
a Peritonectomia+CIIP ±CT (25).
La comparsa di ascite, massa addominale o l'incremento
del marcatore tumorale è stato considerato
segno di progressione. Studi bio-molecolari e di farmacologia
preclinica sono stati condotti su materiale prelevato
al momento della CCR (19 e 7 casi, rispettivamente).
Una soddisfacente peritonectomia è stata possibile
nel 74% dei pazienti, che alla fine dell'intervento
risultavano radicalmente citoridotti oppure presentavano
un residuo <2,5 mm. Il follow-up medio è
attualmente di 20 mesi.
Con questo regime terapeutico, la probabilità
di sopravvivenza globale a 5 anni è del 54%
e la sopravvivenza libera da progressione del 37%.
Dr. Marcello Deraco
Surgeon, Oncologist,
Responsable, Peritoneal Neoplasia,
Program, "National Institute Tumors", Milan,
Italy