Sintesi
La definizione del DCIS si è evoluta con la
nostra maggiore capacità di rilevare forme
precoci di carcinoma mammario.
Dei vari casi di DCIS rilevati mediante lo screening
mammografico circa il 75% si presentano come sole
calcificazioni, il 10% come anomalie dei tessuti molli
e il 12% come forme associate.
La valutazione di fattori quali grado, dimensione
e spessore del margine è stata ottenuta mediante
l'Indice Prognostico di Van Nuys, che fornisce indici
sintetici compresi tra 3 e 9 per il DCIS.
La varietà morfologica del DCIS si riflette
anche nello schema espressivo di numerosi marcatori
biologici importanti. Il carcinoma duttale in situ
(DCIS) è stato definito per la prima volta
da Broders nel 1932(1) come condizione nella quale
le "cellule epiteliali maligne e la loro progenie
si trovano nelle stesse posizioni e relative zone
circostanti occupate dalle loro cellule ancestrali
prima che queste subissero una trasformazione maligna".
Prima dell'avvento dello screening mammografico(2),
questa entità era poco più di una peculiarità
poco diffusa nelle donne e resta tuttora tale negli
uomini.
Per il chirurgo che nell'era moderna tratta pazienti
affetti da carcinoma mammario, il ruolo del trattamento
conservativo del seno nel carcinoma invasivo ha rappresentato
fino a pochi anni fa la maggiore di molte controversie.
Con l'aumentare del riconoscimento del carcinoma duttale
in situ (DCIS) come entità clinicopatologica
distinta, frequente e significativa, l'oggetto del
dibattito si è spostato. Il trattamento ottimale
per pazienti affetti da DCIS è diventato oggetto
di studi approfonditi e di vivaci dibattiti. (3)
La definizione
La definizione del DCIS si è evoluta con la
nostra maggiore capacità di rilevare le forme
precoci del carcinoma mammario.
Attualmente il DCIS viene definito come una malignità
delle cellule epiteliali che rivestono i dotti galattofori
senza che queste cellule penetrino nella membrana
basale (osservazioni al microscopio ottico tradizionale;
la micrografia elettronica rivelerà spesso
l'invasione della membrana basale che non sembra essere
significativa a livello clinico). Non c'è per
definizione alcuna invasione del tessuto stromale
periduttale, per cui teoricamente il DCIS puro non
comporta alcun rischio di metastasi. Il decorso naturale
del DCIS di basso grado si può estendere per
oltre 4 decenni con l'insorgenza del carcinoma mammario
invasivo nello stesso sito del precedente DCIS nella
maggior parte dei pazienti. Questo decorso naturale
è significativamente diverso da quello dei
pazienti affetti dal DCIS di grado elevato. (4)
Il DCIS deve essere chiaramente distinto dal carcinoma
lobulare in situ (LCIS), che deriva dalle cellule
epiteliali che rivestono i lobuli mammari.
E' oggi generalmente accettato che l'LCIS deve essere
considerato come "marcatore" di un maggior
rischio della successiva insorgenza del carcinoma
mammario invasivo; si pensa oggi che di per sé
l'LCIS non richieda alcun intervento, eccettuato attenti
controlli a lungo termine. In questo si differenzia
dal DCIS che necessita di un trattamento locale adeguato.(5)

L'incidenza
L'apparente incidenza del DCIS varia notevolmente
secondo la popolazione studiata.
Fino al 15% delle autopsie consecutive eseguite su
donne che non presentavano un'anamnesi di carcinoma
mammario rivela la presenza del DCIS. Questa incidenza
risulta difatti molto superiore all'incidenza clinica
riferita, suggerendo quindi che la malattia può
non sempre evolversi e che alcune donne possono convivere
con il loro DCIS per molti anni.
-DCIS nelle donne: 9% - 25%
-DCIS negli uomini: 3% - 15%
Una presentazione del DCIS
Oggi il DCIS asintomatico rilevato dallo screening
mammografico non è probabilmente la stessa
lesione che abbiamo riscontrato prima degli anni '70
e che si presentava come massa, secrezioni dal capezzolo
o malattia di Paget (6,7). Quindi potrebbe non essere
appropriato basarci sulla nostra esperienza con il
DCIS sintomatico per valutare quello asintomatico.
D'altronde per quanto riguarda il DCIS asintomatico,
che è la più comune forma che riscontriamo
oggi, abbiamo pochi controlli a lungo termine e poca
esperienza.
Ci troviamo quindi di fronte al dilemma di trattare
i pazienti con strategie basate sui controlli a lungo
termine di una malattia che potrebbe essere diversa
da quella che si presenta oggi, oppure di usare strategie
basate sui controlli relativamente a breve termine
del DCIS asintomatico.
I referti dello screening mammografico
Dei casi di DCIS rilevati mediante lo screening mammografico,
circa il 75% si presentano come sole calcificazioni,
il 10% come anomalie del tessuto molle e il 12% come
forme associate.
La distinzione delle caratteristiche nei casi che
si celano allo screening mammografico abbassa leggermente
l'incidenza di questi casi per spiegare il circa 5%
di casi che si manifestano clinicamente (con la malattia
di Paget, secrezioni dal capezzolo o con una massa
palpabile).
Le calcificazioni possono essere di vari tipi: lineari,
ramificate, granulari o eterogenee.
Le calcificazioni hanno origine da detriti endoluminali
(distrofici), da cellule tumorali necrotiche rimaste
nell'epitelio duttale che non si sono ancora aggregate
per formare delle strutture o da secrezioni delle
cellule tumorali. E' più probabile che il DCIS
di tipo comedonico sia associato alle cosiddette strutture
calcificate (es. lineari con o senza ramificazioni).
In una serie di 66 casi consecutivi di DCIS che presentavano
questo schema di calcificazioni analizzate da Stomper
e Connolly(8), il 78% era di tipo comedonico. E' molto
probabile che i tipi non comedonici, in particolare
quelli cribriformi, siano granulari (94% nella serie
di Stomper e Connolly).
Tuttavia c'è una notevole sovrapposizione nei
tipi non comedonici come pure nei sottotipi comedonici(8).
Le anomalie del tessuto molle variano da masse ben
circoscritte a distorsioni strutturali e densità
dello sviluppo. Questi rilevamenti patologici dello
screening mammografico risultano dal tumore stesso
e dalla fibrosi periduttale provocata dal tumore.(9-16)

Referti ecografici
I progressi recenti della strumentazione americana
e delle tecniche di diagnostica per immagini del seno
hanno migliorato il rilevamento e la caratterizzazione
di piccole lesioni mammarie. Nagashima(17) ha rilevato
lesioni mammarie mediante uno studio associativo con
le microcalcificazioni in 54 pazienti su 73 (74%)
e l'esame patologico ha rivelato la presenza del carcinoma
mammario in tutti i rispettivi campioni.
Sono state pubblicate molte classificazioni del DCIS
basate sul grado nucleare e sulla necrosi come principali
caratteristiche distintive dei sottotipi specifici.
Le suddivisioni ottenute da queste classificazioni
sono varie e in parte possono influenzare l'interpretazione
dell'esito (Tabella 1).
Il DCIS caratterizzato da una morfologia nucleare
di grado III e da necrosi viene classificato in modo
uniforme come carcinoma di grado elevato. Tot (18)
postula che il carcinoma duttale in situ e di conseguenza
il carcinoma mammario in genere siano una malattia
lobulare dal momento che la simultanea o asincrona
comparsa spesso multipla dei focolai in situ del tumore
è localizzata all'interno di un singolo lobo.
Si ritiene che il carcinoma duttale in situ sia una
lesione maligna preinvasiva.
Le lesioni premaligne sono l'iperplasia duttale atipica,
l'iperplasia lobulare atipica e il carcinoma lobulare
in situ.(19) L'analisi immunoistochimica del carcinoma
duttale in situ (DCIS) e del carcinoma duttale invasivo
(IDS) ha dimostrato che la perdita dell'espressione
della proteina Claudin-7 (CLDN-7) è correlata
al grado istologico sia nel DCIS (p<0,001, n =
38) che nell' IDS (p = 0,014, n = 31) e si manifesta
prevalentemente nelle lesioni di alto grado (Nuclear
and Elston grade 4). (20)
L'indice prognostico di Van Nuys (VNPI) (21)
Sulla base dei fattori prognostici di grado, dimensioni
e spessore dei margini è stato creato l'Indice
Prognostico di Van Nuys che fornisce punteggi sintetici
che variano da 3 a 9 per il DCIS.
In questo sistema la gradazione del tumore viene valutata:
1 per basso grado (gruppo I) con lesioni definite
NG I e II senza necrosi; 2 per lesioni di grado intermedio
(gruppo II) definite NG I o II con necrosi; e 3 per
lesioni di alto grado (gruppo I-II) definite NG III.
La dimensione viene valutata 1, 2, e 3 rispettivamente
per 15 mm o meno; 16-40 mm e 41 mm o più.
Lo spessore del margine viene valutato: 1 per margini
spessi 10 mm o più o aventi una nuova rescissione
negativa; 2 per margini compresi fra 1 e 9 mm; e 3
per margini inferiori a 1 mm. La somma di questi singoli
punteggi produce gruppi prognostici con punteggi sintetici
di 3 - 4, 5 - 7 e 8 - 9.
L'incidenza delle recidive locali è minima
per i punteggi VNPI 3 e 4 (5%) e massima per i punteggi
VNPI 8 e 9 (60%). La radioterapia non fornisce alcun
beneficio per i punteggi VNPI 3 e 4, un beneficio
del 13% per punteggi 5, 6 o 7 e un notevole beneficio
per i punteggi VNPI 8 e 9.
Tuttavia nonostante la significativa differenza nell'incidenza
delle recidive locali nel gruppo VNPI 8 e 9, che necessita
dell'irradiazione, per i pazienti irradiati e per
quelli che non hanno un'incidenza di recidive così
alta la radioterapia non risulta essere una scelta
terapeutica. L'analisi dei dati basati sui margini
tuttavia dimostra che i diversi gradi di DCIS rescissi
con un margine uguale o superiore a 10 mm non sono
statisticamente significativi.
Un margine adeguato elimina le differenze cliniche
dell'esito e il beneficio dell'irradiazione per tutti
i sottogruppi.
Rodrigues et al (22) hanno riferito che il DCIS residuo
e/o il carcinoma invasivo era presente nel 58% dei
pazienti i cui tumori primari erano o solo DCIS o
un carcinoma invasivo < 6 mm (Tia), mentre i carcinomi
invasivi > / = 6 mm presentavano il carcinoma residuo
(RD) solo nel 28% dei casi. Ventitre pazienti (64%)
affetti da DCIS esteso avevano un RD <0,001. Il
carcinoma duttale in situ aveva un RD = 0 ed era presente
in 26 pazienti (50%), mentre 18 su 56 pazienti (32%)
che presentavano un carcinoma invasivo vicino al margine
avevano anche il carcinoma residuo (P < 0,05).
Il grado del DCIS e del carcinoma invasivo non era
associato alla presenza del carcinoma residuo, che
era presente nel 38% dei campioni sottoposti ad una
seconda rescissione con margini vicini ma non trasversali
in questo studio.
I marcatori biologici del DCIS (3, 23)
La diversità morfologica del DCIS è
anche rispecchiata nello schema espressivo di numerosi
marcatori biologici importanti. Il DCIS di tipo comedonico
risulta di solito negativo per i recettori estrogeni,
che si esprimono spesso nel DCIS con bassi gradi nucleari.
In modo analogo, la sovraespressione dell'oncogene
c-erbB-2 si vede quasi esclusivamente nel DCIS di
tipo comedonico ed è correlata all'entità
della malattia.
Infatti, la sovraespressione è comune al DCIS
e ai carcinomi invasivi e c'è in genere una
concordanza fra i componenti invasivi e quelli intraduttali
di un singolo tumore. Alterazioni dei geni soppressori
del tumore p53 si hanno nei carcinomi intraduttali
e si vedono soprattutto nel sottotipo comedonico a
grandi cellule con elevato grado nucleare e negativo
per i recettori di estrogeni.
Si osserva spesso una concordanza espressiva fra i
componenti in situ e quelli invasivi. L'aneuploidia
o anomalie del contenuto del DNA si riscontrano anche
più comunemente nel DCIS di grado nucleare
alto e intermedio ed è infatti correlata con
un livello negativo dei recettori di estrogeni e una
sovraespressione del c-erb-B-2.
E' stato dimostrato di recente che la densità
della microvascolarizzazione è sia una misura
dell'attività angiogenetica che un indicatore
prognostico utile nel carcinoma mammario.
Un aumento della densità dei microvasi è
stato osservato attorno ai dotti coinvolti dal DCIS.
Uno studio ha anche osservato un diffuso aumento della
microvascolarizzazione stromale nel DCIS di tipo comedonico,
ma non negli altri sottotipi. Queste osservazioni
hanno implicazioni importanti per quanto riguarda
il ruolo dell'angiogenesi nel progresso neoplastico
del DCIS.
Essendo i livelli negativi dei recettori di estrogeni,
l'aneuploidia, le modifiche dell'oncogene c-erb-B-2
e del gene p53 soppressore tumorale e un'aumentata
angiogenesi parametri prognostici avversi per il carcinoma
mammario invasivo, la loro predilezione per il DCIS
di tipo comedonico è coerente con la propensione
che questo sottotipo ha di presentare recidive e con
la sua potenziale capacità di essere una lesione
preinvasiva obbligata. MacDonald et al (24) hanno
evidenziato che lo spessore dei margini si è
dimostrato essere in precedenza il più importante
indicatore di insuccessi nel trattamento locale in
seguito alla conservazione mammaria per il carcinoma
duttale in situ. Hanno riscontrato che le recidive
locali nei pazienti aventi un margine inferiore a
10 mm erano 5,39 volte superiori a quelle riscontrate
nei pazienti con margini uguali o superiori a 10 mm
(intervallo di confidenza al 95% = 2,68 - 10,64).

Trattamento
Nel corso degli anni, il trattamento del DCIS seguiva
i trattamenti per il carcinoma mammario invasivo fino
all'epoca della conservazione mammaria.
Quando la mastectomia parziale associata alla radioterapia
divenne una terapia standard per il carcinoma mammario
invasivo, la comunità medica non concordava
sulla strada migliore da seguire nel trattamento del
DCIS.
Le opinioni variavano dall'idea che tutti i DCIS dovessero
essere trattati mediante mastectomia totale essendo
il DCIS la malattia più diffusa del seno, all'idea
che il trattamento dovesse essere lo stesso del carcinoma
mammario invasivo con mastectomia parziale e radioterapia,
all'idea che essendo questa una forma di carcinoma
precoce forse la sola mastectomia totale senza radioterapia
potesse bastare.(3)
Controlli forniti da studi in retrospettiva condotti
da singoli istituti e da studi clinici in prospettiva
stanno ora fornendo sufficienti dati utili nell'identificazione
del/dei trattamento/i più adeguato/i per il
DCIS. Benché un confronto randomizzato fra
la mastectomia parziale e quella totale non sia mai
stato fatto perché la conservazione mammaria
si è dimostrata essere un trattamento efficace
per il carcinoma invasivo, la comunità medica
ha deciso che è anche una terapia adeguata
per i carcinomi non invasivi. Sahoo et al (25) hanno
analizzato 103 pazienti affetti da DCIS che sono stati
trattati con la terapia di conservazione mammaria.
Tutti i pazienti sono stati trattati in modo uniforme
con irradiazione esterna (dose media 46 Gy) e un'iniezione
di richiamo al letto tumorale (dose media 14 Gy).
La durata media nel tempo dei controlli è stata
di 63 mesi. L'incidenza del controllo locale effettuato
per 5 anni è stato dell'89%.
Il tempo medio prima dell'insorgenza di una recidiva
locale è stato di 55 mesi. Questo spiega perché,
anche fra i pazienti che hanno subito una mastectomia
totale, un piccolo numero di pazienti manifesta la
malattia sistemica e muore senza recidive locali.
E' concepibile che una certa percentuale del DCIS
sia realmente una malattia sistemica in fase iniziale
e che sia probabilmente inappropriata la sua classificazione
come DCIS. (26-29) Mittendorf et al (30) hanno applicato
la tecnica della biopsia del linfonodo sentinella
nel DCIS. Hanno concluso che l'incidenza della malattia
ascellare nei pazienti con il puro DCIS completamente
rescisso è bassa. Quindi, la biopsia del linfonodo
sentinella non è indicata nei pazienti che
hanno questa diagnosi bioptica. Per quanto riguarda
la necessità della radioterapia d'irradiazione
del seno nella terapia conservativa, l'esame di tutti
i pazienti trattati mediante la conservazione mammaria
senza radioterapia e la conservazione mammaria con
la radioterapia citati dalla letteratura medica ha
rilevato che la complessiva conservazione mammaria
in assenza di radioterapia dovrebbe produrre un tasso
d'incidenza di recidive locali del 18,7%, la metà
delle quali sono carcinomi invasivi. D'altronde la
conservazione mammaria associata alla radioterapia
dovrebbe produrre un'incidenza di recidive locali
del 9,0% di cui circa la metà sono recidive
in forma di carcinomi invasivi. Il decesso dovuto
al carcinoma mammario nei pazienti affetti dal DCIS
viene riferito solo sporadicamente nella letteratura,
e questo potrebbe essere dovuto ai controlli a breve
termine attualmente disponibili. Una conclusione che
si potrebbe trarre da quest'analisi in retrospettiva
è che la radioterapia previene le recidive
locali, in particolare previene le recidive dei carcinomi
invasivi e riduce l'incidenza delle recidive invasive
nel 18,7% - 9,0% dei pazienti trattati. Hayman et
al (31) hanno messo in evidenza che il principale
beneficio associato all'aggiunta della radioterapia
nello studio della conservazione mammaria nel DCIS
sembra essere la sua capacità di ridurre il
numero delle recidive invasive. I pazienti che presentano
una recidiva di una malattia come il DCIS dopo l'intervento
di conservazione mammaria hanno per definizione un
maggior rischio di perdere il seno piuttosto che di
morire.
In vista dei nostri tre obiettivi di prevenire recidive
invasive, di conservare il seno e di minimizzare il
trattamento - sembra che la terapia di irradiazione
del seno sia la più efficace nel prevenire
la recidiva mammaria permettendo alla fine di conservare
il seno.
Intra et al (32) hanno concluso che la biopsia di
un linfonodo sentinella non deve essere ritenuta una
procedura standard nel trattamento di tutti i pazienti
affetti da carcinoma mammario duttale in situ se si
effettua una resezione totale della lesione mediante
chirurgia radicale e restano margini di resezione
chirurgica liberi. Mokbel (26) ha scritto che tre
recenti studi clinici controllati randomizzati (SCR)
hanno dimostrato che la radioterapia adiuvante (RT)
praticata in seguito alla resezione locale (RL) del
DCIS localizzato riduce in modo significativo l'incidenza
delle recidive locali.
Esiti della sola resezione locale ampia
Vari studi hanno valutato gli esiti nei pazienti trattati
con la sola resezione locale ampia. Uno dei primi
studi messi a confronto ha raggiunto conclusioni simili
e la dissezione ascellare in questo gruppo di pazienti
non è più consigliata.
Indvall et al (33) hanno riferito l'incidenza della
recidiva locale omolaterale dopo il DCIS e hanno stabilito
che varia dal 5% al 30% e dipende sia dal tipo di
intervento (mastectomia totale rispetto all'intervento
conservativo del seno) che dall'utilizzo o meno della
radioterapia postoperativa.
La recidiva locale omolaterale può derivare
dalla lesione primaria o essere un nuovo tumore primario.

Il tamoxifene
E' stato dimostrato che il tamoxifene dà rilevanti
benefici nel prolungare la sopravvivenza libera da
malattia nei pazienti affetti da carcinoma mammario.
Una panoramica recente ha dimostrato il ruolo protettivo
svolto dal tamoxifene nel prevenire il carcinoma mammario
controlaterale in seguito al trattamento del carcinoma
mammario invasivo. Attualmente sono in corso studi
clinici su larga scala negli Stati Uniti, nel Regno
Unito e in Italia per valutare l'uso del tamoxifene
come agente chemiopreventivo.
Sono naturalmente sorte domande sul possibile uso
del tamoxifene nel DCIS.
Due studi sono ora in corso per valutare l'efficacia
del tamoxifene nei pazienti affetti dal DCIS. L'United
Kingdom Coordinating Committee for Cancer Research
DCIS Trial [Il comitato di coordinamento britannico
per la ricerca sul cancro nello studio del DCIS] effettua
una comparazione randomizzata della sola chirurgia
(resezione locale), della chirurgia associata alla
radioterapia, della chirurgia associata alla somministrazione
a lungo termine del tamoxifene e della chirurgia associata
sia alla radioterapia che al tamoxifene nei pazienti
affetti dal DCIS rilevato mediante lo screening mammografico.
Lo scopo è di determinare l'incidenza del
risultante sviluppo del carcinoma mammario invasivo
e anche l'incidenza del risultante DCIS nel seno sia
omolaterale che controlaterale. Lo studio clinico
NSABP-B24 è uno studio randomizzato a doppio
cieco sul tamoxifene somministrato come adiuvante
rispetto al placebo in seguito alla mastectomia parziale
e alla terapia d'irraggiamento nei pazienti affetti
dal DCIS. Lo scopo è di studiare il ruolo del
tamoxifene nella prevenzione del risultante carcinoma
mammario omolaterale e controlaterale sia in situ
che invasivo.
Questi studi sono quasi terminati. Attualmente l'uso
del tamoxifene come terapia adiuvante nei pazienti
affetti dal DCIS dovrebbe essere limitato al contesto
dello studio clinico. Lo studio clinico intitolato
International Breast Cancer Intervention Study (IBIS-II)
[Studio internazionale sull'intervento nel carcinoma
mammario] mira a valutare il potenziale ruolo dell'inibizione
delle aromatasi di terza generazione nelle donne in
fase postmenopausale affette dal DCIS ormone-sensibile.
Le ricerche future evidenzieranno l'importanza del
profilo dell'espressione genica, della proteomica,
della laser terapia e della duttoscopia mammaria nel
trattamento del DCIS.
Prof. Roisman Isaac
Reuth Roisman
Horev Medical Center, Haifa