Ci
sono forti possibilità che la civiltà
arcaica, alla base del mito platonico di Atlantide,
abbia avuto luogo sull’isola di Malta in un
periodo ancestrale e che sia sparita drasticamente
nel tardo neolitico (3500 a.C.).
Ci sono forti possibilità che la
civiltà arcaica, alla base del mito platonico
di Atlantide, abbia avuto luogo sull'isola di Malta
in un periodo ancestrale e che sia sparita drasticamente
nel tardo neolitico (3500 a. C.). A sostenere la recente
ipotesi di identificazione di Atlantide con l'isola
posta tra la Sicilia e le coste nordafricane è
un gruppo internazionale di ricercatori, che negli
ultimi anni ha perlustrato i resti archeologici e
i fondali marini di Malta (e della vicina Gozo, a
nord dell'isola principale). Le conclusioni degli
studiosi si fondano su almeno tre elementi, che non
lascerebbero dubbi sull'identificazione, in precedenza
mai avanzata. Innanzitutto alcune grotte non distanti
dal mare hanno conservato scheletri di umani con una
conformazione cranica particolarmente sviluppata:
un simile particolare si riallaccia alla descrizione
di Platone, secondo cui gli atlantidei mostravano
un volume cerebrale sovradimensionato a indicare spiccate
capacità intellettive.
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| Narcy Calamatta |
"Il
gruppo umano, che li costruì, aveva sviluppate
conoscenze di ingegneria, di astronomia e di architettura.
Ma aveva anche una grande sensibilità artistica,
religiosa e aveva sviluppato un pensiero filosoficamente
non banale: concepiva infatti l'uomo come osservatore
al centro dell'universo, una peculiarità, che
si ripeterà solo millenni dopo con la filosofia
socratica."
Nancy Calamatta
In secondo luogo Malta si trova esattamente
sulla linea di separazione tra l'Europa e il continente
africano, che in un passato remoto avrebbe provocato
ciclici terremoti di notevole intensità: un
evento tellurico di particolare violenza sarebbe stato
la causa della distruzione di Atlantide e dell'inizio
del suo mito. Infine recenti ricerche sui resti, ancora
ben conservati, delle numerose costruzioni megalitiche,
che con tutta probabilità costituirono osservatori
astronomici a forma circolare, evidenziano la tendenza
nei millenni a dar vita a strutture a semicerchio
e di strutturazione concentrica del tutto simili alle
mura e ad alcuni edifici dell'Atlantide platonica
(Platone parla di 6 fila di mura a cerchi concentrici):
tali osservatori astronomici, che ricordano Stone
Henge ma che lo precedono di millenni, sono simbolo
di una società straordinariamente evoluta in
pieno neolitico.
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| Hagar Quim: esempio di
templio megalitico |
Si aggiunge così alla lista delle realtà
geografiche, che sarebbero state alla base del mito
atlantideo (riportato principalmente dal dialogo platonico
il "Timeo"), un nuovo sito, anch'esso profondamente
immerso nella millenaria cultura mediterranea. Questo
ad indicare come le tracce del sostrato storico ispiratore
del racconto platonico siano da rintracciare nel bacino
del Mediterraneo piuttosto che in terre remote, come
l'Egitto, che pure per alcuni storici avrebbe ispirato
con la propria variegata mitologia il filosofo ateniese,
influenzato dalla società dei faraoni anche
in altre occasioni. A questo punto non sembra inutile
fornire, a sostegno e completamento dell'analisi eseguita,
alcune informazioni di base su questo lembo di terra,
che emerge nel cuore del Mediterraneo; informazioni
- è ovvio - che riguardino la comparsa della
civiltà umana da queste parti e l'ingresso
nella storia fino al completamento del periodo classico.
Non si può non iniziare ricordando che Malta
è sicuramente abitata dal 5200 a. C. circa
e che si crede sia esistita una cultura preistorica
significativa già un millennio prima delle
piramidi egizie. Eppure la civiltà che ha dato
vita ai templi-osservatori astronomici del neolitico
improvvisamente scomparì (anche di qui - come
visto - prende corpo l'ipotesi di identificazione
con Atlantide) e lasciò spazio ai fenici, che
tuttavia arrivarono dopo un lungo momento di buio,
colonizzando l'isola solo intorno al 1000 a. C. e
usandola come avamposto per la loro espansione e i
loro commerci nel Mediterraneo. Se i fenici la sfruttarono
come base portuale, più significativa fu l'occupazione
a partire dal 736 a. C. da parte dei greci, a cui
tra l'altro si deve il nome di "mélita"
(etimologicamente legato a "tò méli",
il miele) per definire la nuova realtà geografica.
L'isola finì in seguito sotto il controllo
di Cartagine, nel 400 a.C., e poco dopo sotto il dominio
romano (218 a.C.), periodo di fiorente prosperità,
durante il quale venne considerata come "municipium"
e che oggi è ricordato da importanti evidenze
archeologiche. Malta non fu estranea nemmeno al cristianesimo,
pervaso fin dai primi anni da un marcato fervore ecumenico
e dunque intenzionato a diffondere il messaggio salvifico
ai 4 angoli dell'Impero e in particolare nel Mediterraneo.
Fu così che nell'anno 60 d.C. l'isola venne
visitata da San Paolo, che - si dice - attraccò
in quella che viene ora chiamata St. Paul Bay.
E fu così che, dopo un periodo di dominio Bizantino
dal IV secolo al IX secolo e un saccheggio probabilmente
da parte dei Vandali, l'isola venne conquistata dagli
Arabi nel 870 d.C. Anche Malta era pronta a entrare
nel Medioevo e a condividere con la nascente Europa
secoli connotati da aspri confronti religiosi, in
particolare tra cristiani e musulmani o tra le diverse
confessioni all'interno di un sempre maggiormente
frammentato cristianesimo (comunque grazie ai cavalieri-ospedalieri,
derivati dai cavalieri di San Giovanni Battista, attivi
in Terra Santa, si sarebbe imposto il cattolicesimo,
ancora oggi religione ufficiale). E' questo lo scorrere
- sinteticamente riassunto - di un millenario spazio
temporale, che ha - forse - ereditato l'isola dalla
mitica Atlantide e l'ha traghettata nella modernità
e contemporaneità.
Aristide
Malnati