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L’artista
che la sua pittura racconta la storia dell’uomo
contemporaneo tra lotte e tragedie, speranze e sogni.
Esiste
un rapporto strettissimo tra l'operato dell'artista
Francesco Magli e il suo progetto di vita che da anni
ha intessuto a Milano nel quartiere Isola, dove ha
lo studio e dove Ibrahim Kodra, l'ultimo grande artista
postcubista da poco scomparso che abitava in Piazzale
Lagosta, è stato vivace animatore. A questo
punto l'Isola, il quartiere milanese che ha conservato
un'anima popolare e artistica, si configura oggi soprattutto
in Francesco Magli (scrive: "Isola amore mio,
l'Isola in movimento, l'Isola dell'amore, l'Isola
della Lunetta, l'Isola di Ibrahim Kodra maestro di
Magli…l'Isola del sacro Volto, l'Isola e il
suo oratorio, l'Isola coi ragazzi di strada…).
La
strada del nostro artista parte dalla Calabria (è
nato Ad Aiello Calabro nel 1945), ma negli anni Sessanta
è giunto a Milano per proseguire gli studi
presso l'Accademia degli Artefici di Brera con gli
insegnamenti di Nicola Gianmarino per la scultura,
di Pippo Spinoccia per il disegno e di Raffaele De
Grada per la storia dell'Arte e la Critica sociale.
Con il sud e la sua Calabria non ha mai tagliato i
ponti, in quanto non solo si occupa del progetto sulla
Via dei Pignatari, ovvero un corso di manualità
con la creta presso le scuole di Aiello Calabro, ma
a San Pietro in Amantea presso Cosenza è sua
l'idea di realizzare con opere in ceramica la scena
del Museo all'aperto, un capolavoro di ambintazione
cittadina dell'arte contemporanea. L'artista
si dedica quindi non solo alla pittura, ma anche la
scultura entra nel suo mondo creativo, contagiata
dal tema del lavolo che coinvolge l'uomo nella sua
esistenza; tant'è che ad Amantea fanno bella
presenza, quasi fossero un itinerario cittadino, una
serie di bassorilievi in terracotta in cui Magli ha
voluto rappresentare quasi a emblema la storia di
un "uomo di giornata", un bracciante agricolo
che ha trascorso la sua vita insieme ad una zappa
e ad una groccia. C'è di più, Magli
non è un pittore borghese, nel senso che la
sua pittura prende in esame i simboli universali del
mondo, sfuggendo a una sorta di rappresentazione luccicante
del paesaggio e delle cose.
Anzi, direi che ormai è qualche decennio che
Magli ha abbandonato il realismo tout court per incamminarsi
verso un racconto del mondo e dell'uomo, puntando
sulla essenzialità delle forme e di quanto
si viene a calare su carte e tele. Le forme non sono
propriamente rigide o meglio dire geometriche, ma
contengono una sorta di ossificazione, quasi volesse
saltare su elementi marginali e operare una sorta
di sintesi, un po' quello che aveva fatto Kodra, con
questo filtro assoluto della visione che oramai andava
a selezionare linee-forma e colore.

"Isola
amore mio, l'Isola in movimento, l'Isola dell'amore,
l'Isola della Lunetta, l'Isola di Ibrahim Kodra maestro
di Magli…l'Isola del sacro Volto, l'Isola e
il suo oratorio, l'Isola coi ragazzi di strada.
Francesco Magli
Egli ci ripropone una società fortemente mimetica,
un calarsi in una realtà che sfugge alla modernità
corruttrice di valori, per riappropriarsi di archetipi,
di lotte e dolori, ovvero di quell'essere umani troppo
umani. La storia della pittura di Magli oggi è
una delle verità più determinate e sincere
della nostra società, in quanto questa pittura
con segni e sintesi di forme racconta la storia dell'uomo
contemporaneo, delle sue lotte e delle sue tragedie,
del suo radicarsi al prezzo dei cambiamenti e degli
stili di vita, a ridare voce al suo grido di speranza
e di sogno.
Utopie e illuminazioni filosofiche ci raccontano come
Francesco Magli abbia coltivato il suo pensiero di
fare pittura non soltanto alimentando stili archetipali
e primitivi al di là della variegata estensione
di tecniche, ma aggiungendovi e sottolineando l'essenzialità
dei contenuti e delle poetiche introdotte, mai disgiunte
dai valori e dalla interrogazione dell'uomo.
Carlo
Franza