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Montevago
Genina Iacobone

Una realtà pittorica contemporanea espressa attraverso i colori, le pennellate, condensata nella visione di grattacieli, che come scheletri si alzano nel cielo, raffigurano le ansie, le paure dell’umanità proiettate nel futuro.

La pittura di Montevago è l'espressione dell'inconscio individuale. Attravero i colori esplode in chi guarda le sue tele la visione di mondi sconosciuti la rappresentazione concreta che non sempre ciò che non si vede non esiste. E' lo scoprire personaggi strani usciti inconsapevolmente dall’ispirazione del pittore che non a tutti è consentito di vedere.
La pittura di Montevago, insomma, può costituire un test interpretativo che entra nel profondo di ogni individuo. Ogni quadro dona sensazioni diverse: alcuni quadri richiamano alla mente versi danteschi, attraverso le vibrazioni che emanano, e dalla differenziazione dei colori usciti dalla tavolozza e trasportati di volta in volta nel paradiso, nel purgatorio e nell'inferno. Mentre tutto questo accade nelle operedipinte i suoi disegni raffigurano con tratti fermi ben definiti personaggi che richiamano quelli della sua terra madre “la Sicilia” ispiratrice di colori e passioni.
Nell’ evoluzione maturata nel tempo, Montevago ha interpretato il futuro delle città, grattacieli come scheletri che si alzano in alto scarni, funerei risultati dall'assenza di spiritualità e di vita, anche se alla base vi è sempre un misto di pennellate a volte con colori violenti, che riequilibrano la malinconia e manifestano una ribellione forte, che generano, così altre sensazioni distruttive, ma poi dall'irreparabile nasce un moto di speranza. Spesso i critici si dilungano nell'analisi con tortuosi e incomprensibili testi, a noi piace la sintesi. Piace suggerire a chi prova a guardare un quadro di porsi al posto del pittore e fare propri i messaggi trasmessi dall’autore, percorrere insieme quelle emozioni che ha concretizzato sulla tela. E’ un’esperienza da tentare.

 

"... L'artista non può essere lontano dal mondo: Montevago, infatti, non è mai estraneo a nulla e neppure alla realtà più vera e forse più drammatica; ma la rifiuta e nel dolore umano riesce a trovare sempre una grande luce, uno spirito religioso per guardare avanti. Egli accetta di buon grado il dialogo con il visitatore, dimostra una umanità non comune, un desiderio di capire gli altri perché gli altri sono la sua autentica realtà..."
Rocco De Rosa

"...Il "Montevaghismo" apre una nuova vita all'arte che, con Montevago, non è più vuota figurazione elementare e imitativa del reale, non è più significativa del superficiale e del particolare, ma è immediata espressione di un'idea che affonda l'origine e le causali nella meditazione profonda degli abissi e dei misteri del ritomultilaterale e sconfinato delle prospettive universali. Un bosco o una veduta aerea, una città del futuro o un grande cielo è in Montevago molteplicità, potenza, proiezione di una multilateralità di colori qualitativi, che costringono il pensiero a oltrepassare i confini dell'immanente e del terreno per immergersi nel mare degli infiniti mondi in cui l'arte del Montevago attinge integralmente la nota saliente e la caratteristica più eminente del suo contenuto: la spiritualità... "
Antonino Violi

 

 

"... Il paesaggio di Montevago non è, certamente, quello che si guarda dalla finestra, spesso estenuato dall' assuefazione o appena rinverdito dalle presenze di un realtà cincischiata ed effimera: il suo è un reame medianico, sprigionato da un forziere orientale, tra minuzzoli di luce e fremiti d'aria, per lo scatto di una molla nascosta; ma l'innocenza del primo suggerimento resta inalterata, ed è recupero pieno di poesia, anche se nella impaginazione inedita e nella mitizzazione del colore interviene un pizzico di sperimentalismo europeo. Così, rimane esemplare persino la proposta di una impegnata allegoria quale si esprime nella grande tela "La città del futuro": una trama tentacolare che, appunto perché germinata dallo stupore creativo, non si lascia appannare nelle sue valenze pittoriche dal fiato dell'intellettualismo:probabilmente un "vorticista", l'inglese Wyndham Lewis, che agli inizi del secolo cercò di attuare in pittura l'estetica dei cilindri e dei pistoni, non avrebbe tradotto con eguale lirismo drammatico la civiltà del grattacielo..."
Renato Civello

 

Carlo Franza

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