Una realtà
pittorica contemporanea espressa attraverso i colori,
le pennellate, condensata nella visione di grattacieli,
che come scheletri si alzano nel cielo, raffigurano
le ansie, le paure dell’umanità proiettate
nel futuro.
La
pittura di Montevago è l'espressione dell'inconscio
individuale. Attravero i colori esplode in chi guarda
le sue tele la visione di mondi sconosciuti la rappresentazione
concreta che non sempre ciò che non si vede
non esiste. E' lo scoprire personaggi strani usciti
inconsapevolmente dall’ispirazione del pittore
che non a tutti è consentito di vedere.
La pittura di Montevago, insomma, può costituire
un test interpretativo che entra nel profondo di ogni
individuo. Ogni quadro dona sensazioni diverse: alcuni
quadri richiamano alla mente versi danteschi, attraverso
le vibrazioni che emanano, e dalla differenziazione
dei colori usciti dalla tavolozza e trasportati di
volta in volta nel paradiso, nel purgatorio e nell'inferno.
Mentre tutto questo accade nelle operedipinte i suoi
disegni raffigurano con tratti fermi ben definiti
personaggi che richiamano quelli della sua terra madre
“la Sicilia” ispiratrice di colori e passioni.
Nell’ evoluzione maturata nel tempo, Montevago
ha interpretato il futuro delle città, grattacieli
come scheletri che si alzano in alto scarni, funerei
risultati dall'assenza di spiritualità e di
vita, anche se alla base vi è sempre un misto
di pennellate a volte con colori violenti, che riequilibrano
la malinconia e manifestano una ribellione forte,
che generano, così altre sensazioni distruttive,
ma poi dall'irreparabile nasce un moto di speranza.
Spesso i critici si dilungano nell'analisi con tortuosi
e incomprensibili testi, a noi piace la sintesi. Piace
suggerire a chi prova a guardare un quadro di porsi
al posto del pittore e fare propri i messaggi trasmessi
dall’autore, percorrere insieme quelle emozioni
che ha concretizzato sulla tela. E’ un’esperienza
da tentare.
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"...
L'artista non può essere lontano dal mondo:
Montevago, infatti, non è mai estraneo a nulla
e neppure alla realtà più vera e forse
più drammatica; ma la rifiuta e nel dolore
umano riesce a trovare sempre una grande luce, uno
spirito religioso per guardare avanti. Egli accetta
di buon grado il dialogo con il visitatore, dimostra
una umanità non comune, un desiderio di capire
gli altri perché gli altri sono la sua autentica
realtà..."
Rocco De Rosa
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"...Il
"Montevaghismo" apre una nuova vita all'arte
che, con Montevago, non è più vuota
figurazione elementare e imitativa del reale, non
è più significativa del superficiale
e del particolare, ma è immediata espressione
di un'idea che affonda l'origine e le causali nella
meditazione profonda degli abissi e dei misteri del
ritomultilaterale e sconfinato delle prospettive universali.
Un bosco o una veduta aerea, una città del
futuro o un grande cielo è in Montevago molteplicità,
potenza, proiezione di una multilateralità
di colori qualitativi, che costringono il pensiero
a oltrepassare i confini dell'immanente e del terreno
per immergersi nel mare degli infiniti mondi in cui
l'arte del Montevago attinge integralmente la nota
saliente e la caratteristica più eminente del
suo contenuto: la spiritualità... "
Antonino Violi
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"...
Il paesaggio di Montevago non è, certamente,
quello che si guarda dalla finestra, spesso estenuato
dall' assuefazione o appena rinverdito dalle presenze
di un realtà cincischiata ed effimera: il suo
è un reame medianico, sprigionato da un forziere
orientale, tra minuzzoli di luce e fremiti d'aria,
per lo scatto di una molla nascosta; ma l'innocenza
del primo suggerimento resta inalterata, ed è
recupero pieno di poesia, anche se nella impaginazione
inedita e nella mitizzazione del colore interviene
un pizzico di sperimentalismo europeo. Così,
rimane esemplare persino la proposta di una impegnata
allegoria quale si esprime nella grande tela "La
città del futuro": una trama tentacolare
che, appunto perché germinata dallo stupore
creativo, non si lascia appannare nelle sue valenze
pittoriche dal fiato dell'intellettualismo:probabilmente
un "vorticista", l'inglese Wyndham Lewis,
che agli inizi del secolo cercò di attuare
in pittura l'estetica dei cilindri e dei pistoni,
non avrebbe tradotto con eguale lirismo drammatico
la civiltà del grattacielo..."
Renato Civello
Carlo
Franza